13/05/2026
Il 13 maggio di un anno fa, esattamente oggi, se n’è andata una delle persone più belle che il mondo abbia mai conosciuto.
All’anagrafe di nome faceva José Pepe Mujica. Aveva 89 anni. Una vita intera spesa per gli ultimi, i poveri, gli emarginati, i diseredati, i dimenticati del suo Uruguay e del mondo.
È stato combattente per la liberazione nei Tupamaros e, da combattente, ha visto e vissuto il carcere, le torture, la persecuzione.
Nel 1973, dopo il colpo di Stato militare di Bordaberry, fu incarcerato insieme a diversi compagni. Ci rimase per i successivi 12 anni, molti dei quali trascorsi in totale isolamento in un braccio ricavato da un pozzo sotterraneo.
Li chiamavano “rehenes”, ovvero ostaggi. A ogni azione dei Tupamaros fuori, rischiava di essere di fucilato per vendetta.
Ma riuscì in modo rocambolesco sempre a salvarsi. E infine quando ne uscì, provato dalle condizioni inumane del carcere, invece di ritirarsi a vita privata si dedicò alla politica in un Uruguay finalmente libero e democratico.
È stato deputato, senatore, il ministro più popolare del Paese. Infine, nel 2009, è diventato Presidente dell’Uruguay, come Mandela in Sud Africa, trasformandolo profondamente con una serie di riforme sociali di stampo socialista a cui il mondo ha guardato e che molti hanno osteggiato.
In cinque anni appena di mandato, ha lasciato dietro di sé una lunga scia di successi ed esempi: l’istituzione del matrimonio omosessuale, la legalizzazione della cannabis, la legge sull’aborto, la disoccupazione quasi dimezzata, il tasso di povertà ridotto a un quarto.
E ha fatto tutto questo vivendo in stato di quasi povertà, donando il 90% del suo stipendio. Perché così credeva che dovesse un leader prima di tutto: un esempio.
“Dicono che sono il presidente più povero” ha detto un giorno, “ma io non mi sento povero. Le persone povere sono quelle che lavorano solo per mantenere uno stile di vita agiato e costoso, e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà”.
Quando l’ho incontrato anni fa a Favale di Malvaro, nella “sua” Liguria, terra d’origine della famiglia materna, ho trovato uno degli uomini più saggi e illuminati che abbia mai avuto la fortuna di incontrare in decenni di giornalismo.
Oggi, a un anno esatto dalla sua morte; quanto manca uno come Pepe Mujica. Quanto e cosa avrebbe detto di Trump e dei signori della guerra. Lui che di Trump ne aveva previsto i disastri e la follia in tempi non sospetti.
Pepe Mujica non ha fatto Politica. È stato Politica, l’ha incarnata col suo corpo, ne ha fatto terreno di battaglia, finendo per vivere quella “vita suprema” raccontata da Emir Kusturica nello struggente film-documentario a lui dedicato.
Buon vento compañero Pepe.