12/03/2025
Un libro importante. Quando la scuola, il lavoro, persino i viaggi, le esperienze di piacere, l'amore e i traguardi della vita sono prima di tutto pressioni sociali, la crescita di fenomeni di malessere psicologico in cui ci perdiamo in un vissuto di inadeguatezza senza poterci essere con noi e con gli altri non può stupire. Se viviamo per vivere bene, finiamo per non sopravvivere. Se viviamo per esplorare finiamo per trovare nuove sicurezze
Con “Funzionare o esistere?", Miguel Benasayag offre una profonda riflessione sulla condizione umana nell'era contemporanea, contrapponendo due modalità di essere nel mondo: il mero "funzionare" come ingranaggio di un sistema tecno-economico e l'"esistere" come presenza autentica e incarnata.
Benasayag analizza criticamente come la società neoliberista abbia ridotto l'essere umano a una funzione, a un insieme di prestazioni misurabili e ottimizzabili. In questo contesto, la tecnologia non è più uno strumento al servizio dell'uomo, ma diventa il paradigma stesso che modella l'esistenza, trasformando le persone in "organizzazioni" che devono mostrarsi efficienti, competitive e performanti.
Il filosofo argentino esplora come questa visione funzionalista abbia pervaso ogni aspetto della vita, dai rapporti sociali alla percezione del corpo, fino all'educazione e alla cura. L'ossessione per il calcolo, la prevedibilità e l'efficienza genera quella che Benasayag chiama "la minaccia dell'organizzazione totale", in cui il valore dell'umano è ridotto alla sua utilità e produttività.
Come antidoto a questa disumanizzazione, Benasayag propone di riscoprire l'esistenza in quanto presenza incarnata, situata e relazionale. Richiama l'importanza del corpo vissuto, della vulnerabilità, dell'imprevisto e dell'incontro autentico con l'altro. Solo recuperando questa dimensione esistenziale, secondo l'autore, è possibile resistere alla colonizzazione della vita da parte della logica tecno-economica e ritrovare spazi di libertà e creatività genuina.
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