Dr. Franco Baldo

Dr. Franco Baldo Chirurgo ortopedico esperto in protesizzazione dell'anca con Direct Anterior Approach. Il Dottor Franco Baldo nasce nel 1965.

Si laurea in Medicina & Chirurgia presso l’Università di Pavia. Nel 1998 consegue la specializzazione in Ortopedia & Traumatologia presso l’Università degli Studi dell’Insubria (Varese) con il professor Cherubino. Dal 2009 al 2001 lavora come direttore di struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale di Vercelli. Nel 2011 comincia a svolgere attività di libera professione come responsabile dell’unità operativa presso l’Istituto Clinico San Siro di Milano. Nel 2016 diventa primario del reparto di Ortopedia & Traumatologia dell’Istituto Clinico Humanitas Mater Domini di Castellanza. Attualmente è responsabile dell'unità operativa CROM (Chirurgia Ricostruttiva e Ortopedia Mininvasiva) dell'IRCSS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio di Milano. La sua attività chirurgica si focalizza sulla sostituzione protesica dell’anca tramite Direct Anterior Approach e sulla chirurgia protesica del ginocchio con Tecnica Subvastus. Entrambi gli approcci si contraddistinguono per un bassissimo livello di invasività. Si avvale di soluzioni innovative come la chirurgia robotica: partendo da un modello tridimensionale realizzato ricorrendo alle immagini TC, grazie al robot è possibile migliorare i risultati degli interventi di chirurgia protesica a breve e lungo termine. L'approccio robotico infatti consente un'estrema precisione del taglio osseo e una conseguente riduzione degli errori di posizionamento della protesi, che viene alloggiata nella giusta sede e bilanciata alla perfezione. Nella chirurgia protesica di ginocchio si avvale inoltre della tecnologia della realtà aumentata, un nuovo sistema di navigazione che permette la sovrapposizione delle informazioni cliniche nel campo visivo del chirurgo e si traduce in una rimozione più precisa di osso e cartilagine e nel posizionamento più accurato dell'impianto. Alla suddetta attività chirurgica, il Dottor Franco Baldo affianca un’attività didattica internazionale e incentrata sull’insegnamento della tecnica mini invasiva di chirurgia protesica con accesso anteriore all’anca.

“Dottore, come faccio a capire se la mia protesi sta iniziando a cedere?”Non tutte le protesi durano allo stesso modo, e...
11/03/2026

“Dottore, come faccio a capire se la mia protesi sta iniziando a cedere?”

Non tutte le protesi durano allo stesso modo, e non tutte le sensazioni di fastidio significano un problema.
Tuttavia, alcuni segnali meritano una valutazione accurata, soprattutto quando compaiono anni dopo il primo intervento.

I campanelli d’allarme più frequenti sono:

- dolore crescente durante il carico;
- instabilità o sensazione di cedimento;
- gonfiore ricorrente;
- rigidità che peggiora invece di migliorare;
- radiografie che mostrano mobilizzazione.

Se desideri informazioni sull'intervento di protesi, prenota una visita ortopedica con me 📲 02 3946 1730.

"Dottore, come faccio a sapere se per me va meglio una protesi parziale o totale?”La protesi monocompartimentale è un’op...
10/03/2026

"Dottore, come faccio a sapere se per me va meglio una protesi parziale o totale?”

La protesi monocompartimentale è un’opzione che considero quando l’artrosi coinvolge un solo compartimento del ginocchio e i legamenti sono integri.
Molti pazienti la vivono come un intervento più naturale, perché conserva buona parte del ginocchio originale.

Le situazioni in cui la suggerisco con più convinzione sono:

- artrosi isolata nel comparto mediale o laterale;
- ottima stabilità legamentosa;
- dolore concentrato su un’unica area del ginocchio;
- richiesta di un recupero rapido

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Subvastus + tecnologia patient-specific: un binomio per un recupero più naturaleLa precisione chirurgica incide molto su...
09/03/2026

Subvastus + tecnologia patient-specific: un binomio per un recupero più naturale

La precisione chirurgica incide molto sul recupero dopo una protesi di ginocchio. La via subvastus, che evita di incidere il muscolo vasto mediale, consente di preservare la forza del quadricipite e ridurre la sensazione di “ginocchio pesante” nei primi giorni dopo l’intervento.

Quando questa tecnica viene combinata con strumenti patient-specific – guide realizzate sulla base delle immagini TAC del paziente – l’impianto può seguire in modo più accurato la geometria naturale del ginocchio. Questo approccio permette di rispettare i tessuti e mantenere allineamenti molto precisi, riducendo stress inutili sull’articolazione.

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Riabilitazione: la parte più difficile ma più utileQuasi tutti i miei pazienti dicono che la riabilitazione richiede imp...
06/03/2026

Riabilitazione: la parte più difficile ma più utile

Quasi tutti i miei pazienti dicono che la riabilitazione richiede impegno. Gli esercizi possono essere faticosi, soprattutto nelle prime settimane, quando il ginocchio è ancora sensibile e la muscolatura deve recuperare forza.
Molti raccontano però che proprio la fisioterapia ha segnato i miglioramenti più evidenti: la prima flessione completa, l’estensione piena, la capacità di alzarsi da una sedia senza dolore.
Chi ha seguito il programma con costanza riferisce risultati migliori e un ritorno più rapido alle attività quotidiane. La riabilitazione è un percorso che costruisce autonomia giorno dopo giorno.

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Direct Anterior Approach in pazienti obesi: perché funzionaL’approccio anteriore per la protesi d’anca, nei pazienti con...
05/03/2026

Direct Anterior Approach in pazienti obesi: perché funziona

L’approccio anteriore per la protesi d’anca, nei pazienti con BMI elevato, era un tempo considerato rischioso. Oggi i dati a 10 anni mostrano esiti molto positivi: minori infezioni, minor rischio di lussazione, mobilità precoce e durata dell’impianto non compromessa dal peso corporeo.

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Lussazioni protesiche: perché l’approccio anteriore riduce il rischioLa lussazione dopo protesi d’anca è tra le complica...
04/03/2026

Lussazioni protesiche: perché l’approccio anteriore riduce il rischio

La lussazione dopo protesi d’anca è tra le complicanze che più preoccupano i pazienti. L’approccio anteriore diretto riduce drasticamente la probabilità di instabilità.
Questo perché i muscoli posteriori vengono preservati e le strutture che mantengono stabile l’anca non vengono violate.
Il risultato è un recupero più rapido, una maggiore sicurezza nei movimenti e una riduzione significativa degli episodi di dislocazione.

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Il miglioramento della camminata secondo chi l’ha vissutoUno dei cambiamenti più evidenti, secondo i miei pazienti opera...
03/03/2026

Il miglioramento della camminata secondo chi l’ha vissuto

Uno dei cambiamenti più evidenti, secondo i miei pazienti operati, riguarda la camminata. Prima dell’intervento molti pazienti raccontano di doversi fermare spesso, di sentire cedimenti, rigidità o dolore che limitavano anche brevi spostamenti.
Dopo l’impianto, la sensazione è diversa: la camminata diventa più fluida e stabile, e la distanza percorribile cresce di settimana in settimana.

Molti ricordano con entusiasmo il momento in cui hanno potuto salire le scale senza dolore o fare una passeggiata lunga dopo mesi di limitazioni. La protesi non cancella gli sforzi, ma restituisce sicurezza nei movimenti.

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Artrosi avanzata dell’anca: quando il dolore cambia qualità e richiede una valutazione specialisticaQuando l’artrosi del...
02/03/2026

Artrosi avanzata dell’anca: quando il dolore cambia qualità e richiede una valutazione specialistica

Quando l’artrosi dell’anca progredisce, il dolore tende a modificarsi: non riguarda più soltanto i movimenti più impegnativi, ma comincia a comparire anche durante le attività quotidiane, come alzarsi dalla sedia o camminare per pochi minuti. Molti pazienti descrivono una perdita graduale di elasticità, una rigidità mattutina sempre più marcata e la sensazione di “strappo” nella zona inguinale.

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Può l’osso faticare a guarire dopo la protesi?La guarigione dell’osso dopo una protesi non è uguale per tutti. In alcuni...
27/02/2026

Può l’osso faticare a guarire dopo la protesi?

La guarigione dell’osso dopo una protesi non è uguale per tutti. In alcuni pazienti, soprattutto se l’articolazione ha subito molti interventi o se l’osso è fragile, la consolidazione può richiedere più tempo.
Quando emergono segnali di lentezza nella guarigione, preferisco valutare con attenzione radiografie, carico, qualità dell’osso e condizioni generali del paziente, perché spesso basta individuare la causa per modificare il percorso.

L’obiettivo è supportare la stabilità dell’impianto senza ricorrere subito a soluzioni invasive.

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La paura prima dell’intervento: cosa raccontano i pazientiMolti pazienti ricordano che la fase più difficile non è stata...
26/02/2026

La paura prima dell’intervento: cosa raccontano i pazienti

Molti pazienti ricordano che la fase più difficile non è stata l’operazione, ma i giorni precedenti. Dubbi, paura del dolore, incertezza sul recupero: sensazioni comuni a chi convive da anni con una forma avanzata di artrosi.

Le testimonianze mostrano però che le paure iniziali si trasformano rapidamente in sollievo quando il dolore cronico inizia a diminuire. Il primo passo senza quella f***a costante è spesso raccontato come un momento liberatorio.

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Revisione di protesi: quando serve un secondo interventoAnche le protesi più moderne possono, nel tempo, richiedere una ...
25/02/2026

Revisione di protesi: quando serve un secondo intervento

Anche le protesi più moderne possono, nel tempo, richiedere una revisione. Può accadere per usura, instabilità o infezione.
L’intervento di revisione è complesso e richiede grande esperienza: occorre rimuovere l’impianto, ricostruire l’osso e inserire una nuova protesi perfettamente bilanciata.
Oggi, grazie a materiali innovativi e alla chirurgia computer-assistita, i risultati sono eccellenti, con un ritorno completo alle attività quotidiane.

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Necrosi della testa del femore: una diagnosi da non rimandareQuando l’apporto di sangue alla testa del femore diminuisce...
24/02/2026

Necrosi della testa del femore: una diagnosi da non rimandare

Quando l’apporto di sangue alla testa del femore diminuisce, le cellule ossee muoiono e l’articolazione perde stabilità.
È una condizione silenziosa, ma progressiva: il dolore può iniziare con un semplice fastidio, poi diventare continuo.
Una diagnosi precoce con risonanza magnetica permette di intervenire prima che il danno sia irreversibile.
In fase iniziale si possono adottare terapie conservative o chirurgiche che evitano la protesi.
Riconoscere per tempo è il modo migliore per salvare la propria anca.

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