Stefano Crosta osteopatia e fisioterapia

Stefano Crosta osteopatia e fisioterapia Osteopata BFD ( biomeccanica funzionale dinamica) è un approccio innovativo e con solide basi scien

COME CAMMINI?E SOPRATTUTTO… PERCHÉ CAMMINI COSÌ? 👣Camminare sembra il gesto più semplice che facciamo durante la giornat...
10/03/2026

COME CAMMINI?
E SOPRATTUTTO… PERCHÉ CAMMINI COSÌ? 👣

Camminare sembra il gesto più semplice che facciamo durante la giornata.
In realtà è uno dei movimenti più complessi e raffinati del corpo umano.

Ogni passo è il risultato di un equilibrio tra molti sistemi diversi:

• piedi
• articolazioni
• muscoli
• catene miofasciali
• bacino e colonna vertebrale
• organi interni
• respirazione
• occhi
• mandibola e deglutizione
• sistema nervoso

Quando uno di questi elementi cambia, il corpo si adatta.
E queste adattamenti costruiscono **il tuo modo personale di camminare**.

Camminare è una conquista dell’evoluzione

La capacità di camminare stabilmente su due gambe, chiamata bipedismo, è una delle caratteristiche più importanti della nostra specie.

Milioni di anni fa i nostri antenati hanno iniziato progressivamente ad assumere una posizione più eretta. Questo cambiamento ha trasformato completamente il corpo umano.

Il piede ha perso parte della sua funzione di presa per diventare una struttura capace di sostenere il peso e spingere il corpo in avanti.
Il bacino si è modificato per sostenere il tronco e stabilizzare il corpo quando siamo su una sola gamba.
La colonna vertebrale ha sviluppato curve che permettono di distribuire meglio i carichi.

Camminare su due gambe ha anche liberato le mani, cambiando il modo di interagire con l’ambiente, di trasportare oggetti e di costruire strumenti.

In altre parole, "camminare ha contribuito a renderci umani".

Ma nessuno cammina esattamente allo stesso modo

Se osserviamo attentamente le persone mentre camminano, ci accorgiamo che ognuno ha un passo diverso.

C’è chi cammina più rigido.
Chi oscilla di più con il bacino.
Chi appoggia di più su un lato.
Chi fa passi più corti.

Perché succede?

Perché la camminata è il risultato di due storie che si incontrano:

• la storia evolutiva della specie
• la storia personale del nostro corpo

I piedi: il primo contatto con il mondo

I piedi sono strutture straordinariamente complesse.

Ogni piede contiene 26 ossa, numerose articolazioni, legamenti e muscoli. Ma soprattutto è ricchissimo di recettori nervosi che informano continuamente il cervello su:

• pressione
• equilibrio
• posizione nello spazio
• tipo di terreno

Quando il piede appoggia a terra deve fare due cose apparentemente opposte: adattarsi al terreno e diventare una leva rigida per spingere il corpo in avanti.

Se questo meccanismo si altera, il resto del corpo può iniziare a compensare.

Il corpo lavora a catene

Nel nostro organismo i muscoli non lavorano isolati. Sono collegati tra loro attraverso una rete continua di tessuto chiamata fascia"

Questa rete crea delle vere e proprie catene che collegano piedi, gambe, bacino, schiena e testa.

Questo significa che una tensione nel piede può influenzare la schiena o il collo, e viceversa.

Il corpo non funziona come una macchina fatta di pezzi separati.
Funziona più come una rete dove tutto è collegato.

Il bacino: il centro della camminata

Durante la camminata il bacino non rimane fermo.

Compie piccoli movimenti fondamentali:

• ruota
• oscilla lateralmente
• si inclina leggermente

Questi movimenti permettono al passo di essere fluido ed economico.

Quando il bacino perde mobilità, il corpo può compensare con altri distretti: la zona lombare, le ginocchia o le caviglie.

Anche la respirazione e gli organi hanno un ruolo

Gli organi interni non sono semplicemente “contenuti” nell’addome. Sono collegati al diaframma, alla colonna vertebrale e al bacino attraverso fasce e legamenti.

Il diaframma, per esempio, è un muscolo fondamentale non solo per respirare ma anche per la stabilità del tronco.

Se la respirazione è rigida o poco efficace, il corpo può perdere parte della sua elasticità centrale.
E quando il centro del corpo perde mobilità, anche il passo può diventare meno fluido.

Gli occhi guidano l’equilibrio

Quando camminiamo il cervello integra continuamente informazioni provenienti da tre sistemi:

• vista
• equilibrio dell’orecchio interno
• recettori del corpo

Gli occhi aiutano il corpo a orientarsi nello spazio e a prevedere i movimenti. Se questo sistema lavora male o è sovraccarico, il corpo può modificare la postura per sentirsi più stabile.

E poi ci sono i traumi

Una distorsione alla caviglia.
Una caduta.
Una cicatrice chirurgica.
Un dolore alla schiena durato mesi.

Il corpo raramente “dimentica” questi eventi. Più spesso li integra creando adattamenti.

All’inizio questi adattamenti sono utili: permettono di continuare a muoversi nonostante il problema.

Ma nel tempo possono trasformarsi in nuovi schemi di movimento.

Così la persona continua a camminare, ma lo fa con strategie diverse: meno elastiche, meno simmetriche, più faticose.

In fondo, il modo in cui camminiamo racconta la nostra storia

La camminata è il risultato dell’equilibrio tra:

• evoluzione
• anatomia
• sistema nervoso
• postura
• adattamenti accumulati nel tempo

Osservare come una persona cammina può raccontare molto di ciò che accade nel suo corpo.

Perché il passo non è solo un movimento.

È "il riassunto di come il corpo si è organizzato nel tempo"

E in un certo senso, dentro ogni passo, c’è sempre un pezzo della nostra storia. 👣

28/12/2025
L'articolazione temporo-mandibolare (ATM) e la psicosomatica sono strettamente correlate: stress e ansia possono causare...
21/08/2025

L'articolazione temporo-mandibolare (ATM) e la psicosomatica sono strettamente correlate: stress e ansia possono causare o peggiorare i disturbi dell'ATM, portando a tensione muscolare, digrignamento dei denti (bruxismo), e quindi a dolore, click, o blocco della mascella. La tensione psicologica aumenta lo sforzo sui muscoli masticatori e l'articolazione stessa, manifestandosi con sintomi come mal di testa, dolore al viso e difficoltà a muovere la mandibola.

SINDROME DA IDROCUZIONEI ragazzi non sanno cos'è la sindrome da idrocuzione. Spieghiamolo. Se passi due ore al sole, ti ...
11/08/2025

SINDROME DA IDROCUZIONE
I ragazzi non sanno cos'è la sindrome da idrocuzione. Spieghiamolo. Se passi due ore al sole, ti sei fatto un kebab appena uscito da scuola e magari sotto al sole hai anche fatto due tiri a calcio, devi entrare in acqua con cautela. Specialmente evita di fare tuffi!!! Il tuo corpo è a 37/39°C e l'acqua del mare, o peggio di lago e fiume, non supera probabilmente i 18. Il cervello riceve un sovrastimolo che crea uno shutdown del sistema. La respirazione si ferma, si sviene e trovandosi in acqua, spesso si affonda in quanto, specie in laghi e fiumi, non essendo l'acqua salata, non aiuta a sorreggere il corpo, e si finisce per annegare. Se si conoscessero i sintomi dell'idrocuzione come ronzii alle orecchie, nausea, senso di freddo improvviso, riduzione del campo visivo e affaticamento, si potrebbero salvare molte più persone. Purtroppo l'idrocuzione è infida. Può essere rapida e completamente asintomatica. Quindi conviene sempre ba****si con calma e gradualmente per evitare qualsiasi rischio.
Br**ta cosa che nel 2025 non venga fatta informazione. Si salverebbe qualche vita.

PIEDE PIATTO NEL BAMBINOVostro figlio è stato da poco visitato e vi è stato consigliato un intervento chirurgico “facile...
23/07/2025

PIEDE PIATTO NEL BAMBINO

Vostro figlio è stato da poco visitato e vi è stato consigliato un intervento chirurgico “facile” per correggere il piede piatto, ma avete molti dubbi?
Vi hanno detto che deve essere operato per evitare problemi futuri, ma in questo momento lui sta bene e non lamenta disturbi?
Purtroppo non siete i soli in questa condizione. E giustamente avete i dubbi che ogni genitore avrebbe: “Sto facendo la cosa giusta? Mi hanno detto che o faccio l’intervento in questa fascia di età o non potrò più farlo…”

Sono numerose le domande che rimangono aperte, soprattutto se si parla di chirurgia: proviamo a rispondere a qualcuna di queste!

IL PIEDE PIATTO: QUALE SAREBBE LA SUA STORIA NATURALE?
Il piede piatto rappresenta uno dei motivi più frequenti per cui viene richiesta una visita di ortopedia pediatrica, e, purtroppo, esso rappresenta anche uno degli ambiti più controversi. Tanto per cominciare, non esiste una definizione univoca per questa problematica. Secondo molti, il piede piattorappresenta semplicemente una conformazione normale, nell’ambito della normale variabilità degli individui, e non può essere interpretato come una “deformità”. In effetti, la fase di pronazione (si parla di piede piatto pronato) rappresenta una delle fasi del normale appoggio del ciclo del passo.
Recenti studi di meta-analisi hanno evidenziato l’assenza di una definizione comunemente accettata per il piede piatto e di un comune metodo di valutazione. Questo porta a difficoltà nelle analisi epidemiologiche sia in età pediatrica, che nell’adulto, e conseguente difficoltà nel trarre conclusioni rigorose e scientifiche in molti studi.
Nei bambini che iniziano a camminare, la volta plantare è fisiologicamente piatta per la presenza di abbondante tessuto adiposo sottocutaneo nella parte plantare del piede; tale tessuto con la crescita si atrofizza. Inoltre, fisiologicamente il piede mostra uno sviluppo progressivo dell’arcata plantare, dell’appoggio del piede e un miglioramento del valgismo del tallone nel corso dei primi dieci anni di vita circa.
In sostanza, un’elevata percentuale di bambini presenta un piede piatto flessibile, che nella stragrande maggioranza dei casi andrà incontro a risoluzione spontanea.
Purtroppo, anche se la maggior parte andrà incontro a risoluzione, non esistono studi o metodologie o scale di valutazione che possano aiutare a prevedere quali piedi non mostreranno questo sviluppo fisiologico e rimarranno piatti.
L’altro aspetto però importante da sottolineare è anche che una grande percentuale di piedi che rimarranno piatti in età adulta non mostrerà conseguenze funzionali significative o problematiche cliniche e non necessiterà di chirurgia.

QUANDO È INDICATO UN TRATTAMENTO CHIRURGICO PER PIEDE PIATTO NEL BAMBINO?
E’ indicato nei pazienti che presentino qualche disturbo.
Il bambino con piede piatto candidato alla chirurgia è principalmente quello che lamenta dolore. Tale dolore è generalmente riferito nella zona plantare-interna del piede o nella zona laterale (seno del tarso), è di tipo meccanico (cioè è correlato all’attività e non è presente di solito a riposo), deve essere significativo e rappresentare una limitazione funzionale per il bimbo, si accompagna spesso a una sensazione di facile stancabilità del bimbo nei muscoli della gamba, non si accompagna a segni di infiammazione (gonfiore, arrossamento, calore, versamento). Inoltre, non risponde a un ciclo di trattamento conservativo.

LA CHIRURGIA “PREVENTIVA “ O “PROFILATTICA” PER PIEDE PIATTO È GIUSTIFICATA?
“Mio figlio sta bene, non ha nessun sintomo e pratica sport, mi hanno detto però che, a causa del piede piatto, potrebbe avere disturbi da grande e quindi sarebbe meglio intervenire”.
Spesso l’intervento viene proposto a bambini che svolgono una vita normale, suggerendo che se non viene operato, potrebbero manifestarsi in futuro dolori o problematiche a livello di piedi, ginocchia o mal di schiena.
Bisogna fare chiarezza!
E’ vero che alcuni piedi piatti potrebbero manifestare problematiche, ma questo succede in casi rari e non esistono studi che abbiano chiaramente dimostrato quali sono i piedi che nel tempo manifesteranno queste problematiche.
La decisione chirurgica in questi casi, quindi, deve essere davvero una decisione ponderata, valutando rischi e benefici e va discussa con la famiglia chiaramente.
Occorre prospettare alle famiglie le percentuali di successo e insuccesso e il rischio di possibili complicanze. Ad esempio, un bambino che non ha alcun disturbo ma presenta un piede piatto potrebbe in qualche caso a seguito dell’intervento arrivare ad avere un piede morfologicamente ben allineato ma con episodi di dolore. E questa situazione è difficilmente giustificabile.

IN COSA CONSISTE LA CHIRURGIA CORRETTIVA PER IL PIEDE PIATTO SINTOMATICO?
Esistono numerose procedure chirurgiche per la correzione del piede piatto:
* Artrorisi (calcaneo stop, endortesi, ecc)
* Osteotomie
* Artrodesi (fusioni di articolazioni)
Mentre le osteotomie e artrodesi sono tipiche del piede piatto a fine crescita, le artrorisi trovano il loro campo di applicazione nel bambino in accrescimento.
Le artrorisi sono procedure relativamente semplici. Si tratta di procedure caratterizzate dall’applicazione di un impianto (vite, spaziatore, ecc) a livello del seno del tarso. Tale impianto modifica i rapporti tra le due ossa che costituiscono la parte posteriore del piede (viene sollevato l’astragalo, che era scivolato, e viene fornito uno stop all’eccessiva inclinazione del calcagno). Viene inoltre ipotizzato anche un effetto “propriocettivo” cioè di stimolazione delle fibre nervose presenti a questo livello, che avrebbe nel tempo l’effetto di stimolare la formazione della volta plantare. La ferita chirurgica è molto piccola ed il recupero funzionale è piuttosto rapido: in genere al paziente è concesso di camminare quasi subito, con calzature alte o con tutori di protezione; possono essere associati, se necessario, tempi chirurgici accessori (allungamento del tendine di Achille, ripresa mediale, resezione scafoide accessorio, ecc).
Generalmente queste procedure trovano indicazione e hanno i migliori risultati tra i 9 e i 12 anni. In questa fascia di età la procedura sfrutta la crescita del piede, che viene modificato nella sua morfologia mentre sta crescendo; con la crescita, le strutture si riadattano alla nuova situazione. Col tempo, la presenza dell’impianto non è più necessaria e la vite può essere rimossa o riassorbirsi.
È importante tuttavia tenere presente che questa fascia di età rappresenta una regola generale ma non rigida, ed è da rivalutare nel singolo paziente.
La revisione della letteratura più recente circa il trattamento del piede piatto con artrorisi non offre certezze assolute. La maggior parte degli autori riporta (e questa è la nostra stessa esperienza), nei pazienti in età pediatrica con piede piatto flessibile sintomaticobuoni risultati in termini di soddisfazione, qualità di vita e correzione radiografica, e ritorno all’attività sportiva.
E’ stato riportato un tasso di complicanze, tra il 3,5 e il 19,3%. Le principali sono: problematiche chirurgiche: (iper/ipocorrezione, estrusione dell’impianto, errata dimensione dell’impianto), problematiche del materiale (rottura, degradazione), problematiche biologiche (sinoviti, reazioni da corpo estraneo, infezioni, dolore ricorrente/persistente, contrattura dei peronei, fratture del calcagno, ecc). A queste si aggiunge la possibile perdita di correzione nel tempo, dopo il riassorbimento o la rimozione dell’impianto stesso.
Considerazioni finali: un intervento semplice ed efficace, ma con le giuste indicazioni!
La procedura di artrorisi rappresenta effettivamente una procedura di semplice esecuzione e con risultati buoni nel breve termine nella maggior parte dei casi.
E’ fondamentale che tale indicazione venga proposta con le giuste indicazioni, principalmente in pazienti con piedi piatti sintomatici, pena l’esposizione dei bambini a un rischio di complicanze difficilmente giustificabili

Coma ≠ Morte cerebrale.E questa immagine lo spiega senza bisogno di parole.🔹 A sinistra: un cervello in coma.🧠 L’attivit...
27/06/2025

Coma ≠ Morte cerebrale.
E questa immagine lo spiega senza bisogno di parole.

🔹 A sinistra: un cervello in coma.
🧠 L’attività elettrica è alterata, ma il sangue continua a scorrere.
Il corpo lotta. La vita pulsa. C’è speranza.

🔹 A destra: un cervello in morte cerebrale.
🧠 Niente circolazione. Niente ossigeno. Nessuna attività. Solo silenzio.
È il punto di non ritorno.

Perché è importante capire la differenza?
Perché il coma è uno stato profondo, ma reversibile.
La morte cerebrale, invece, è irreversibile. È la fine della funzione neurologica.
E troppe famiglie, nella confusione, continuano a sperare… senza sapere che il loro caro, in realtà, non c’è più.

📌 La morte cerebrale è l’unica condizione in cui, per legge, si può dichiarare il decesso anche con il supporto vitale ancora attivo.
📌 È anche il momento in cui la vita può continuare… attraverso la donazione degli organi.

Capire tutto questo fa male. Ma è necessario.
Perché la scienza non serve solo a spiegare…
Serve anche a decidere. Con amore. Con dignità. Con chiarezza.

🧠 Il cervello non si vede.
Ma quando si ferma… l’immagine parla da sola.

Una attende.
L’altra… è già andata via.

Quando le due professioni si incontrano in famiglia 💪🔝.
07/03/2025

Quando le due professioni si incontrano in famiglia 💪🔝.

Test di Fukuda e postura Il Test di Fukuda permette di evidenziare in soggetti sani l'influenza di ipertono muscolare du...
01/09/2024

Test di Fukuda e postura

Il Test di Fukuda permette di evidenziare in soggetti sani l'influenza di ipertono muscolare durante la marcia sul posto o valutare l'effetto della stimolazione del recettore
Stomatognatico, Oculomotore, Podalico e
Cutaneo sul sistema tonico-posturale.

La postura ideale descritta nei testi, precisa, simmetrica, con spalle, collo, occhi, mandibola e caviglie allineate, è una postura che non esiste e non può esistere nell'uomo per il semplice fatto che siamo esseri dotati di lateralità, siamo cioè destri, mancini o ambidestri.
Esiste al contrario una postura che riscontriamo nella realtà, che è quella che ognuno di noi ha in funzione del proprio vissuto, dei suoi traumi, delle sue esperienze, della sua lateralità, del suo scheletro e del suo sistema ormonale in generale.

La postura è la naturale posizione del corpo nello spazio, la posizione che gli consente di lavorare con il minimo sforzo

Indirizzo

Via Castellanza. N 8
Milan
20151

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Giovedì 13:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 18:00

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