Laura Duranti - Psicologa

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- 90 ANNI -  Nel mio lavoro parlo spesso di quanto le persone che ci stanno vicine nei primi anni di vita lascino un’imp...
20/03/2026

- 90 ANNI -

Nel mio lavoro parlo spesso di quanto le persone che ci stanno vicine nei primi anni di vita lascino un’impronta profonda, di come il modo in cui veniamo tenuti, guardati, incoraggiati diventi col tempo la voce con cui parliamo a noi stessi.

Oggi voglio raccontarvi da dove viene una parte importante di me.

Viene da questa donna qui. Una persona che sta bene solo quando stanno bene gli altri. Che si preoccupa, che si chiede, che ti viene incontro prima ancora che tu abbia finito di raccontarle cosa è successo. Una generosità che non conosce misura e che a volte, da figlia, ti fa anche pensare “mamma, pensa un po’ più a te”, ma che è anche la cosa più bella che ho visto in assoluto in una persona.

Quando ero piccola la scuola era difficile per me. La dislessia rendeva tutto più faticoso, le parole sul foglio non stavano ferme, e avrei potuto convincermi abbastanza presto di non essere abbastanza. Lei non me l’ha lasciato fare. Ha spinto, ha creduto, ha tenuto accesa una luce nei momenti in cui io non la vedevo più.

Oggi, vent’anni dopo aver scelto di fare questo lavoro e stare accanto alle persone quando la fiducia in se stessi vacilla, mi rendo conto di quanto quella luce mi abbia orientata. Non solo come figlia. Come professionista. Come persona.

Ho imparato a credere nelle persone guardando lei farlo con me.

Non glielo dico mai abbastanza.
Oggi ho deciso di dirlo qui, davanti a tutti.

Mamma, sei l’origine di tutto il bene che so fare.
Ti voglio un mondo di bene.

Buon compleanno. 🌸

Potete pensarla come volete: che questa cantante o questa trasmissione vi piacciano oppure no.Ma in un mondo in cui la g...
13/03/2026

Potete pensarla come volete: che questa cantante o questa trasmissione vi piacciano oppure no.
Ma in un mondo in cui la gentilezza sembra diventata un lusso, in cui siamo abituati a ferirci con le parole e a giudicare tutto e tutti, momenti come questo fanno bene.

In questo video non ho visto retorica. Ho visto umiltà vera. Ho visto una donna che, pur avendo raggiunto il successo, riconosce il valore dell’altra e le restituisce dignità, speranza, possibilità.

Abbiamo bisogno di più spazi così.
Di più persone così.
Di più momenti in cui ricordarci che, invece di abbaiare e mordere, possiamo scegliere di essere umani.
E rendere il mondo un posto un po’ più bello in cui vivere.

Ho letto questa riflessione di Luca Paladini, che condivido totalmente. Non avrei saputo esprimere meglio quel che ho pr...
17/02/2026

Ho letto questa riflessione di Luca Paladini, che condivido totalmente.
Non avrei saputo esprimere meglio quel che ho provato e pensato vedendo quella scena e credo che sia una riflessione che debba essere letta e condivisa il più possibile per stimolare in ognuno di noi una riflessione profonda su che tipo di persone e soprattutto genitori, vogliamo e dobbiamo essere. 


“Passo le giornate, ma qualche ora, quando riesco, le gare delle Olimpiadi in tv le guardo interessato. Anche di discipline di cui capisco ben poco.

Certo nei giorni dove il calcio e chi lo segue, danno il peggio di sé, questi paiono dei marziani o meglio tutti figli di Pierre de Coubertin.

Ma ugualmente l'altra sera una scena l'ho trovata davvero sgradevole.
Molto sgradevole.
Di gran lunga la più br**ta di questi giorni tra Milano e Cortina.
Altro che spirito olimpico.

Il ragazzo statunitense nella foto è a detta di tutti un fenomeno.
Si chiama Ilia Malinin. Ha solo 21 anni ma da già da 3 è un assoluto dominatore nel pattinaggio artistico.

Cosa succede? Che in una gara dove qui a Milano non è favorito ma di più, dove il tema non è se vincerà, ma che distacco nel punteggio darà al secondo, sbaglia tutto.

Tutto.

Cade rovinosamente due volte sul ghiaccio del Forum durante la sua esibizione.

Addio oro. Clamorosamente addio oro.
Ma non é certo questa la scena sconcertante.

Arriva al box dove lo attende il padre che è anche il suo coach.
Ilia è visibilmente scosso, smarrito. Trattiene a stento le lacrime. Qui non c'è più il “predestinato”, il “dio dei quadrupli”, la copertina già scritta.
C'è solo un ragazzo di 21 anni.

Cerca disperatamente per minuti lo sguardo del padre che non si degna di corrisponderlo.
Ilia pare chiedere in silenzio “Ma mi vuoi bene lo stesso?”

Lo sport sa anche essere feroce.
È a certi livelli competizione selvaggia, selettivo, spietato, è una macchina che macina aspettative e le restituisce in numeri.

Ma almeno la famiglia dovrebbe essere il luogo dove il numero, il piazzamento, la gloria non contano o arrivano dopo molto altro
Dove il punteggio non entra. Dove l’errore non diventa giudizio.

Un genitore è un’altra cosa. Dovrebbe essere un'altra cosa.

Non è il primo a crollare per un punteggio.
Non è il giudice che conferma la sentenza del tabellone.
Non è lo spettatore che vive il sogno per interposta persona.

Un genitore può e deve essere l’ultimo argine. E la prima spalla dove appoggiarsi.

È quello che, mentre il mondo misura, smette di misurare.

È quello che, mentre tutti analizzano l’errore, si fa guscio e protegge.
È quello che distingue tra “hai sbagliato” e “sei sbagliato”.

La delusione è umana.
L’ambizione pure.
È legittimo aver sognato il podio.
È legittimo soffrire per averlo visto sfumare.

Ma c’è un ordine delle priorità.
Prima viene il fatto che è tuo figlio.
Dopo, molto dopo che è pure un atleta.

Perché un podio perso è un fatto sportivo.
Un amore percepito come condizionato è una crepa identitaria.

Noi non siamo modelli pedagogici. Sbagliamo tono, sbagliamo tempi, a volte confondiamo orgoglio e aspettativa. A volte ci facciamo trascinare dall’ansia di fare bene, di vedere riconosciuto il sacrificio, di non sprecare un’occasione che sembra irripetibile.

Però c’è una linea sottile ma decisiva: quella oltre la quale il figlio sente di dover meritare l’abbraccio.

E quell’abbraccio non si merita.
Si garantisce.

Quel ragazzo lì, in quella foto lì , potrebbe essere il figlio di tutti noi. Persino il mio che neanche ce l'ho.

Il giorno in cui non entra in quell’università.
Il giorno in cui sbaglia un esame.
Il giorno in cui perde una gara, un concorso, un amore.
Il giorno in cui il mondo gli si stringe addosso e lui cerca il nostro sguardo per capire se è ancora al sicuro.

In quel momento non serve una lezione.
Non serve un’analisi tecnica.
Non serve un bilancio dei sacrifici fatti.
Non serve soprattutto non ricambiare il suo sguardo sperso.

Servirebbe una certezza. Quella che anche con gli occhi potrebbe fargli capire che “tu sei molto più di questa gara.”

Perché poi le Olimpiadi finiscono.
Le classifiche cambiano.
Le carriere si riscrivono.

Ma uno sguardo smarrito che non trova un porto sicuro dove sentire meno freddo è una ferita difficilmente rimarginabile.

Viva Ilia, per un giorno non una macchina da medaglie.
Viva gli esseri umani imperfetti.”

- APPUNTI DI TERAPIA -   Questa frase ti risuona?
16/02/2026

- APPUNTI DI TERAPIA -

Questa frase ti risuona?

Che br**ta notizia.
02/02/2026

Che br**ta notizia.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta di straordinario spessore umano e professionale, che ha dedicato l’intera sua vita alla tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti.

Con il suo lavoro clinico, scientifico e istituzionale ha rappresentato per decenni un punto di riferimento imprescindibile per la psicologia italiana e internazionale, contribuendo in modo decisivo alla diffusione di una cultura dell’ascolto, della protezione e della responsabilità verso l’infanzia.

Vogliamo ricordare con grande emozione il suo intervento intenso, generoso e appassionato all’ultima Giornata nazionale della Psicologia, lo scorso ottobre, testimonianza viva di un impegno continuo e di una voce capace di parlare al cuore e alla coscienza del Paese.

Alla sua famiglia, ai colleghi e a tutti coloro che hanno condiviso il suo percorso va l’abbraccio commosso della comunità professionale delle psicologhe e degli psicologi, che continuerà a custodire e a far vivere il suo insegnamento.

Una riflessione importante che mi sento di condividere, affinché la “memoria” non duri solo per un giorno all’anno.
28/01/2026

Una riflessione importante che mi sento di condividere, affinché la “memoria” non duri solo per un giorno all’anno.

03/01/2026

Io me lo ricordo quando avevo 16 anni e andavo in discoteca. Mi ricordo che passavo la settimana a decidere cosa mi sarei messa per essere carina.
Mi ricordo che ero felice perché quella sera lì era la sera più bella.
Mi ricordo che scoprivo il mondo ballando, bevendo, fumando e limonando col ragazzo che mi piaceva e che, ai tempi, era vittima di un turnover impressionante.
Mi ricordo che mi preparavo con cura, mi truccavo anche un po’ e che mi sentivo grande.
E mi sentivo forte, invincibile. Immortale.

E non lo so se, al netto di social e smartphone, avrei intuito il pericolo a cui ero esposta se avessi visto delle fiamme che iniziavano a rosicchiare il soffitto.

Perché essere ragazzini è questo: sentirsi invincibili e immortali. Ed è giusto così.

E se davanti a 40 ragazzini morti - alcuni dei quali forse ubriachi, forse strafatti, forse solo troppo impegnati a riprendere quello spettacolo assurdo a cui stavano assistendo - c’è chi trova il barbaro coraggio di giudicarli ricordando che ‘ai suoi tempi’ senza hype e hastag si sarebbe salvato… ecco a quel qualcuno suggerisco una visita geriatrica urgente perché, no, non c’entrano i social e i video e la gratificazione del like, c’entra solo quella favolosa certezza che si ha a 16 anni di essere immuni al male.

Che dio vi aiuti, a voi moralisti che vi sentite migliori di questi ragazzini che, in almeno 40 casi non diventeranno mai adulti, perché o avete avuto un’adolescenza demmerda o avete le sinapsi gravemente compromesse.

- BUON NATALE 🎄-  Come sta andando il vostro Natale? 😉
25/12/2025

- BUON NATALE 🎄-

Come sta andando il vostro Natale? 😉

Da leggere bene! 👏
15/10/2025

Da leggere bene! 👏

“Quando ci vuole… ci vuole!

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“Non si tratta di picchiare i bambini ci mancherebbe! Siamo tutti d’accordo sul no alla violenza in tutte le sue forme, ma non esageriamo!”
“Uno scappellotto non è picchiarli e quando ci vuole ci vuole! Qualche volta è l’unico modo per ottenere un risultato!”

Giusto? Io penso proprio di no.

Certo, uno scapaccione funziona. Perché fa male e soprattutto fa paura. Per paura di “prenderle” si obbedisce!
Ma siamo sicuri che è bene indirizzare i comportamenti corretti con la paura?

“Se lo fai te le suono!” ?? Perchè... "Solo così capisce?"

Capisce? Che capisce? Quale è il nostro obiettivo?

Un risultato a breve termine, “ha obbedito!”, “Come sono stato bravo ad educarlo!” ??

Oppure un risultato a lungo termine, per la vita, che gli insegni a gestire le sue emozioni e l’autocontrollo in un contesto di autostima?

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La verità è che le botte sono inutili e confondono, lasciano una traccia profonda e fanno male alla persona, non al culetto!

Perché?

Perché quando dobbiamo censurare un comportamento dovremmo focalizzarci sul “fare” non “sull’essere” e facilmente i bambini confondono le due cose!

“Non si fa!”
“Ma resti sempre bello buono e bravo!”
“La tua mamma e il tuo papà continuano a stimarti, sempre!”.

Censura sul fare sbagliato; ma "l'essere" non si tocca!

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Servono "le botte" per far “capire meglio”? NO! Servono per non far capire niente!

Il dolore delle "botte" che si accompagnano sempre a minacce, facce brutte e toni di voce aggressivi, occupano infatti tutta la scena!

Il bambino spaventato, attraverso la paura attiva i suoi sistemi di difesa con una inondazione di cortisolo e adrenalina.

Questo blocca la sua azione per sfuggire al danno (“come siamo stati bravi a farci obbedire!”), ma blocca anche tutti i circuiti del suo pensiero!!

E allora… Le "botte" fanno “capire meglio”? No, ripetiamolo: non fanno capire niente!!

Il pensiero razionale, a due tre anni, è immaturo e in formazione, quindi fatica a comprendere il senso e il perché, ma travolto dallo tsunami degli ormoni della paura elabora convinzioni e comportamenti che diventeranno struttura della sua personalità.

Il bambino picchiato si sente cattivo e non riesce a comprende in realtà il senso della censura di un comportamento sbagliato.

“Ma obbedisce!” Certo. Per paura.

Ma la paura è paralizzante ed è uno zaino sulle spalle che diventerà insicurezza, rabbia repressa e incapacità a gestire problemi.

Diventerà percezione di un sé cattivo che sarà devastante.
Senza una buona autostima il bambino sarà infatti destinato ad essere un adulto insicuro e fragile.

Il bambino picchiato sarà probabilmente un adulto che picchierà perchè non saprà gestire il confronto diversamente.
Sarà un adulto che "non si vuol bene" e avrà difficoltà a controllare le sue emozioni negative.
In ogni situazione della vita dovrà fare i conti con la rabbia accumulata e repressa dentro di lui.

Sarà una condanna?
No. La vita è lunga e le capacità riparative del cervello sono grandi. Le carezze possono guarire anche le ferite più brutte.

Ma non avere ferite da guarire è meglio!

E i "cinque minuti" che scappano alle mamme e diventano complessi di colpa raccontati come confessioni?

Sappiamo che non vanno bene, ma le cadute servono per imparare a non cadere di nuovo ed evitare le buche davanti al cammino!
Non per fermarci impantanati in un processo su quanto sono siamo stati stupidi a non evitare quella buca e camminare voltati indietro a guardarla!

Il grande Winnicott lo insegna: viva le “mamme sufficientemente buone”, che nonostante qualche caduta restano sempre le migliori!

❤️
13/07/2025

❤️

🔴ULTIM'ORA - Il piccolo Allen è stato ritrovato vivo

- BUONA FESTA DELLA MAMMA ❤️ -  Ci sono infiniti modi di amare, accudire, proteggere. Oggi celebriamo tutte le forme di ...
11/05/2025

- BUONA FESTA DELLA MAMMA ❤️ -

Ci sono infiniti modi di amare, accudire, proteggere. Oggi celebriamo tutte le forme di maternità, anche quelle che non si vedono, ma che sanno lasciare il segno.
Perché ogni gesto d’amore che nutre, è una madre che vive.
Auguri a tutti! ❤️

❤️

- QUANDO L’AGGRESSIVITÀ DIVENTA SPETTACOLO -  Immagina di essere in un teatro. Sul palco, un uomo insulta pesantemente u...
16/03/2025

- QUANDO L’AGGRESSIVITÀ DIVENTA SPETTACOLO -

Immagina di essere in un teatro. Sul palco, un uomo insulta pesantemente una donna che non è lì per difendersi. La ridicolizza, la umilia, mima atti sessuali con la sua sagoma di cartone.
Il pubblico? Ride e applaude.

No, non è una scena di un film distopico. È successo davvero. E non è nemmeno un caso isolato.

Siamo circondati da AGGRESSIVITÀ esibita come intrattenimento.
Nei talk show vince chi urla di più. Nei social chi insulta meglio. Nelle serie TV chi domina sugli altri. In politica chi offende senza filtri.
E il pubblico? Guarda, ride, applaude.

Ma cosa succede quando la violenza – verbale o fisica – smette di indignarci? Quando diventa normalità? Succede che, piano piano, ci assuefiamo.
Cominciamo a vedere la SOPRAFFAZIONE come una STRATEGIA, la PREPOTENZA come un VALORE, l’EMPATIA come DEBOLEZZA.
E chi prova a dire che forse stiamo andando nella direzione sbagliata?
Viene zittito con un “sei uno sfigato, sei troppo sensibile”, “non capisci le battute… fatti una risata”.

Ma non è questione di sensibilità. È questione di UMANITÀ.

Se smettiamo di scandalizzarci davanti alla VIOLENZA, se smettiamo di chiederci dove sia il limite, se cominciamo a DIVERTIRCI guardando qualcuno che distrugge un altro essere umano… che mondo stiamo costruendo?

Forse è il momento di spegnere il riflettore su certi spettacoli. E accenderlo su di NOI.

Indirizzo

Viale Tunisia 2
Milan
20124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00
Sabato 14:00 - 17:00

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