09/05/2025
Come introdotto in un post precedente, i disturbi alimentari possono essere definiti patologie dell’amore. Nell’anoressia il soggetto ricorre a restrizioni, all’attività fisica estrema, all’astensione dai pasti. Tutto ciò può indurre a pensare che il problema si collochi su un piano alimentare, su un piano dei bisogni primari. Tuttavia, il cibo non è altro che un espediente mediante il quale mascherare una sofferenza che ha radici ben più profonde, e che concernono la relazione con l’altro. Non è il corpo magro il fine ultimo del soggetto anoressico, bensì essere visto dall’altro, essere riconosciuto, amato. Lacan, nello scritto "La direzione della cura e i principi del suo potere" sostiene che il soggetto anoressico mette a repentaglio la propria vita, riduce il proprio corpo a scheletro, a corpo pelle e ossa per provocare l’amore nell’altro, per riceve il segno del suo amore.
Emerge, dunque, una visione romantica dei disturbi alimentari, dove il soggetto è disposto a lasciarsi morire (di fame) per amore.