Michelle Castenetto - Psicologa clinica e dello Sport

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Michelle Castenetto - Psicologa clinica e dello Sport Psicologa del clinica e dello sport Ricevo a Milano, nello studio privato di via Rondoni o presso il Centro Polispecialistico Pacini; consulenze anche on-line.

La storia del pallavolista Roberto Cazzaniga è soltanto una tra tante. Molte persone cadono nella rete del catfishing, l...
26/11/2021

La storia del pallavolista Roberto Cazzaniga è soltanto una tra tante. Molte persone cadono nella rete del catfishing, la maggior parte delle quali rinuncia a denunciare. In gioco ci sono emozioni e sentimenti e, alla fine, un enorme senso di colpa e di vergogna per essere state vittime di un raggiro. Subentra il desiderio di chiudere in silenzio e velocemente l’accaduto.

Ma se queste cose accadono è per la difficoltà con cui, a volte, ascoltiamo noi stessi; per un’autostima zoppicante e bisogni inespressi. Una relazione di dipendenza non è mai funzionale, neanche nella vita reale.

A volte sembriamo dei piccoli pac-man: ci muoviamo tra schemi già scritti (perché già vissuti) mordicchiando ostacoli co...
13/09/2021

A volte sembriamo dei piccoli pac-man: ci muoviamo tra schemi già scritti (perché già vissuti) mordicchiando ostacoli con il meccanismo che abbiamo imparato a mettere in atto, certi che sia l'unico modo di procedere.

E se provassimo a rompere le righe? E se scoprissimo che siamo capaci di qualcosa di diverso e anche sorprendente?

Prenditi del tempo e vieni a parlarne: con Essere Esseri Umani - Centro di Psicoterapia ci vediamo giovedì 23 settembre alle 20:45. Non serve che tu sia a Varese, puoi capire come ottenere il massimo da te stesso anche comodamente da casa. Basta uno smartphone, una connessione e la pre-registrazione a questo link 👇

Scoprire come raggiungere i propri obiettivi (anche quelli che non avresti mai pensato di poter conquistare) Tra incertezza e speranza, come possiamo diventare protagonisti e artefici della nostra vita? Come possiamo aumentare l’autostima e l’efficacia personale? Come possiamo ottenere risultati...

02/08/2021

Dopo la splendida vittoria di Jacobs e le interviste al seguito, molti mi chiedono che differenza ci sia tra mental coach e psicologo dello Sport.

Non starò a spiegarla di nuovo. Se vi interessa la trovate descritta nello psico_bigino su Instagram o sul mio sito.

Quello che non avevo detto è questo: il mental coach alla fine trova il modo di lavorare per sé; uno psicologo dello Sport no: è sempre totalmente al servizio dell’atleta, per deontologia e sensibilità.

Sappiate, dunque, questo: dietro molte medaglie di queste Olimpiadi ci sono colleghi bravissimi. Che non possono (e non vogliono) stare sotto i riflettori, o che per lo meno mai si sognerebbero di parlare di cose delicate come il rapporto con un genitore. Perché anche se l’atleta ti dà il permesso di farlo, si presume che tu debba avere gli strumenti professionali per comprendere che c’è di mezzo privacy, clamore mediatico e ripercussioni.

Ma il punto è proprio che su questo fronte un mental coach gli strumenti non li ha.

Il Time aveva già messo in copertina il più grande messaggio di umanità e normalità di questa nostra epoca contemporanea...
28/07/2021

Il Time aveva già messo in copertina il più grande messaggio di umanità e normalità di questa nostra epoca contemporanea.

“Va bene non stare bene”.

Ma Simone Biles ha fatto di più, ha detto: “devo pensare alla mia salute mentale”. La tempra vera dell’uomo e della donna non si misura soltanto sulla magnificenza dei traguardi, ma sulla consapevolezza di sé e con quale carattere si affrontano le difficoltà.

Perché va bene non sentirsi bene, ma va benissimo fermarsi su di sé per stare meglio.

Cosa fa uno psicologo dello Sport e perché è importante per gli atleti di qualsiasi livello. Ne abbiamo parlato a RTL 10...
15/07/2021

Cosa fa uno psicologo dello Sport e perché è importante per gli atleti di qualsiasi livello.

Ne abbiamo parlato a RTL 102.5 👇

Michelle Castenetto, psicologa clinica dello sport e mental coach ci racconta di cosa si occupa.

Parliamo molto, sebbene forse non abbastanza, di omofobia. Ciò che consideriamo ancora meno è la così detta “discriminaz...
14/07/2021

Parliamo molto, sebbene forse non abbastanza, di omofobia. Ciò che consideriamo ancora meno è la così detta “discriminazione anticipata”, ovvero il risvolto della medaglia dell’eventuale aggressione esplicita o implicita che si traduce in ripercussione psicologica per gli individui della comunità LGBT+ . La paura di essere discriminati, infatti, che è tanto più acuta quanto è meno sano l’ambiente in cui si vive, ha effetti negativi sulla salute dell’individuo oltre che sulla sua socialità e sulle scelte lavorative.

Si tratta di un timore che condanna ad uno stato di allerta continua, per cui ci si muove in maniera guardinga, temendo l’imboscata dietro l’angolo, esattamente come succede a ciascuno di noi quando si ha percezione di aggirarsi in un ambiente potenzialmente pericoloso.

Questa paura condiziona tutto, l’atteggiamento e l’approccio alla vita, e anche le scelte. Quella del coming out è una di queste perché esporsi in una società omofoba equivale a cucirsi un bersaglio sulla schiena. Ma anche il lavoro può risentirne: si trascendono le mere competenze e si naviga con molta difficoltà in più in un mare già denso di imprevisti.

La discriminazione percepita, tanto quanto quella reale, può portare a:

➖ Bassa autostima
➖ Mancato senso di appartenenza
➖ Difficoltà ad accettarsi e percezione di essere sbagliati
➖ Disturbi d’ansia e depressione
➖ Maggior uso di sostanze, sopratutto in adolescenza
➖ Maggiore incidenza di tentativi suicidi.

Proprio perché discriminato, l’individuo lgbt+ non è propenso a credersi meritevole di aiuto, né crede di aver diritto alla tutela da parte dell’ordinamento giuridico e, di conseguenza, generalmente non denuncia gli atti di violenza.

Creare contesti inclusivi è fondamentale per proteggere tutti e per promuovere una generale capacità di resilienza e un maggiore livello di benessere. Il ddl Zan serve anche a questo.

I giornali celebrano la sua freddezza sul rigore decisivo. È giusto: Jorginho è stato più che bravo a restare aderente a...
08/07/2021

I giornali celebrano la sua freddezza sul rigore decisivo. È giusto: Jorginho è stato più che bravo a restare aderente alla propria routine.

Cos'è? Non scaramanzia, ma una sequenza di azioni e pensieri sempre uguale, che ha lo scopo di aiutarti a finalizzare il gesto tecnico specifico, nel suo caso un calcio di rigore.

Fare sempre la stessa cosa, come lo stesso numero di passi o guardare lo stesso punto, sostenendosi con un dialogo interno positivo, ti permette di eseguire il gesto tecnico in modo sicuro, senza essere suggestionato dall’ambiente circostante, dal punteggio o da pensieri distraenti.

In una situazione dove un calcio di rigore fa la differenza, gestire le pressioni della squadra, dei tifosi, della partita non è mai facile. Affidarsi agli strumenti che si sa che funzionano diventa essenziale. Jorginho lo sa. Tu?

Jorginho ha spiegato in diretta tv come fa a calciare i rigori in quel modo

Andiamo per lo più aiutati a rimetterci in carreggiata, a ritrovare obiettivi quando li abbiamo smarriti, a capire chi s...
06/07/2021

Andiamo per lo più aiutati a rimetterci in carreggiata, a ritrovare obiettivi quando li abbiamo smarriti, a capire chi siamo. Psicologia preventiva e promozione della salute. Continuo a sostenerlo. Poi certamente c’è chi ha delle difficoltà specifiche e va aiutato diversamente. Ma di fondo, noi siamo resilienti.

Un articolo apparso su The Atlantic afferma che, dopo una prima fase di grave crisi, il mondo ha reagito all’impatto del Covid-19 sulla salute mentale

Fuori da cronaca e polemica politica, il ricorso al reddito di cittadinanza si è ormai stabilizzato nella cultura italia...
15/06/2021

Fuori da cronaca e polemica politica, il ricorso al reddito di cittadinanza si è ormai stabilizzato nella cultura italiana. Ma se qualcuno lo attiva nell’esatta logica per il quale è stato concepito, altri lo hanno trasformato da scialuppa di salvataggio in zattera che si rifiutano di lasciare. Perché?

Si chiama zona di comfort ed è tanto più una gabbia quanto appare salvifica rispetto a un ignoto che ci spaventa moltissimo. Durante l’emergenza sanitaria è cresciuto del 12% il numero degli under 30 che ha avuto accesso all’ammortizzatore sociale e molti di loro, con la ripresa del mercato del lavoro, si sono trovati davanti un picco di contratti a termine che nella loro mente significa “precarietà”. Questa parola è oggi nefasta: il Covid l’ha esasperata e oggi più che mai appare insopportabile. La certezza di un reddito costante e sicuro arriva quindi come una panacea. In sostanza, viene vissuto come un beneficio di fronte al quale l’ipotesi di un lavoro instabile e magari di pari valore non ha alcuna attrattività. Non è assenza di voglia di lavorare, è psicologia.

Ma se un adulto può scegliere di ti**re il freno a mano, per un giovane è un danno notevole tanto sul fronte della crescita personale, quanto su quello dell’autostima. Perché la percezione che la comodità sia il massimo da ottenere è una finzione. Ci inganniamo, se ci riteniamo soddisfatti.

Spingerci fuori e accettare il disagio fa parte del vivere la vita. Rinunciare alla sfida equivale a una morte prematura. Nessuno di noi dovrebbe ambire a una finta pace dei sensi. Ci sono sicuramente responsabilità del sistema, soprattutto in capo alle imprese che dovrebbero ristabilire un’etica del lavoro che valorizzi la manodopera e la forza lavoro in generale. Ma ce ne sono molte altre dei singoli. Perché i meccanismi della mente sono noti e gli alibi ne sono parte integrante.

L’ansia da precarietà si gestisce e si risolve. La staticità dell’assenza di stimoli, purtroppo no.

📌 Negli osservatori, c’è chi lo celebra e chi lo critica; in chi lo vive, c’è chi lo aspetta tutto l’anno e chi lo disco...
14/06/2021

📌 Negli osservatori, c’è chi lo celebra e chi lo critica; in chi lo vive, c’è chi lo aspetta tutto l’anno e chi lo disconosce. Il Pride month è una recente estensione delle colorate sfilate LBGT che in tutto il mondo vengono organizzate per richiamare l’attenzione sulla necessità dei pari diritti, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Ma cosa implica davvero per i ragazzi e le ragazze gay e trans? Il nome dice tutto: “orgoglio”.

🆚 In psicologia ha una doppia valenza, a seconda che esso sia inteso in accezione positiva o negativa. Nel primo caso è sinonimo di autostima ed è tanto importante quanto rappresentativo dell’amor proprio, della piena accettazione di sé e dell’equilibrio personale. Nel secondo caso evoca una sorta di superbia che coglie alcune tipologie di individui, narcisisti su tutti, che si ergono a ranghi di superiorità.

🌈💯Nella comunità LGBT l’orgoglio positivo è essenziale, sia in termini collettivi che di singola persona. Tutte le minoranze hanno nella propria memoria storia di lotta per il raggiungimento del rispetto e dell’inclusione. È un passaggio fondamentale che, sul piano individuale, passa necessariamente per la piena sintonia: amarsi, essere “orgogliosi” significa aver trovato serenità nel guardarsi allo specchio. Nella dimensione delle relazioni, questo è un passo fondamentale per essere altrettanto benvoluti dagli altri, per educare lo sguardo e non farsi interpretare come diverso o emarginato.

Ricorda che orgoglio non significa ostentazione ma fierezza di ciò che si è, di ciò che si rappresenta, dei valori che si incarnano e si diffondono. 👉 Ha insito il principio base della libertà: libertà di essere e di mostrarsi senza avere paura e senza provare vergogna.

✅ Tutti dovremmo voler raggiungere questo obiettivo, ciascuno per proprio conto nella propria vita, insieme nella formazione di una cultura che consenta al cittadino di stare bene con se stesso.

È tempo di pagelle e per qualcuno, purtroppo, di bocciatura. Regole d'oro per il genitore:1️⃣ se sei sorpreso, la boccia...
11/06/2021

È tempo di pagelle e per qualcuno, purtroppo, di bocciatura. Regole d'oro per il genitore:

1️⃣ se sei sorpreso, la bocciatura passa in secondo piano: non è quello il problema;

2️⃣ non è colpa dell'insegnante, se lo pensi la bocciatura passa in secondo piano: non è quello il problema

3️⃣ non è "colpa" del figlio, se lo accusi non lo aiuti a crescere o potresti sottostimare un malessere.

Se vuoi sapere come comportarti, anche solo se tuo figlio non ha portato a casa i voti sperati, dai una sbirciata qui 👇

Un figlio bocciato non può essere una sorpresa, ma può comunque causare dispiacere. Metti da parte la rabbia e aiutalo: ha bisogno di te.

Con Aurora Desio Calcio 1922 e gli studenti della facoltà di Psicologia dell'Università Cattolica di Milano abbiamo inda...
27/04/2021

Con Aurora Desio Calcio 1922 e gli studenti della facoltà di Psicologia dell'Università Cattolica di Milano abbiamo indagato la motivazione dei giovani calciatori a riprendere l'attività sportiva.

Ne è risultato che non vedono l'ora di lasciare il divano e i videogiochi per tornare in campo.

Un messaggio chiaro ai genitori che temono la Playstation e ne fanno un terreno di scontro.

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