Dott.ssa Carmen Rinaldi Psicologa - Psicoterapeuta

Dott.ssa Carmen Rinaldi Psicologa - Psicoterapeuta Psicoterapia sistemico-relazionale. Terapia EMDR
Consulenza sessuologica

05/05/2026

"La gente sta male se non viene vista".
​Questa frase di Gianfranco Cecchin racchiude, nella sua semplicità, il cuore di molta sofferenza umana. Spesso tentiamo di dare un nome complesso al nostro malessere, ma il problema, a volte, risiede nel fatto di sentirci trasparenti.

​Il riconoscimento è la condizione essenziale per la formazione e la tenuta del nostro nucleo identitario.
​Non si tratta di ricevere complimenti o essere lodati. Il riconoscimento è l’atto attraverso cui l’altro — il genitore, il partner, il collega — si accorge della nostra esistenza e ci restituisce dignità. Ci riconosce come soggetti dotati di un mondo interno e di emozioni, indipendentemente da ciò che facciamo.

​Quando questo riconoscimento manca, la struttura interna della persona può diventare fragile e possono innescarsi dinamiche relazionali dolorose:

🔸​Si possono attivare comportamenti sintomatici nel tentativo di essere finalmente "visti" dall'altro.

🔸​Ci si può sforzare di essere iper-performanti, nel tentativo di "meritare" il diritto di esistere, attraverso i risultati.

🔸​Oppure ci si può spegnere, convinti che la propria presenza non abbia un impatto o un valore.

​Crescere in un ambiente capace di offrire un attaccamento sicuro significa proprio questo: essere stati "visti" nella propria unicità. È questa esperienza che permette di costruire un’identità definita e forte, capace di non sgretolarsi anche quando il mondo esterno non ci restituisce l'immagine che vorremmo.

Secondo me dovremmo parlarne molto di più e più efficacemente.​
​Dovremmo portare questa consapevolezza nelle famiglie, nelle scuole e negli ambienti di lavoro. Il riconoscimento è l’atto che permette di dire all'altro: "Io ti vedo. Tu ci sei. E la tua presenza ha un senso". Sarebbe un primo e prezioso passo per una società capace di tutelare davvero la salute mentale e la dignità di ogni individuo.

Alcune persone, quando pensano alla psicoterapia, immaginano una figura un po' "distaccata", quasi impassibile, che pren...
11/04/2026

Alcune persone, quando pensano alla psicoterapia, immaginano una figura un po' "distaccata", quasi impassibile, che prende appunti in silenzio. Un "esperto" che applica tecniche su un "paziente".
​Ma la terapia non è solo tecnica: è relazione e ascolto autentico.
​Vi dirò di più: a volte, anche durante una seduta faticosa, ci può scappare un sorriso, perfino una risata, perché la vita entra in studio e noi ne siamo parte. Questi momenti non sono distrazioni. Sono istanti di profonda condivisione umana, che possono allentare la tensione, normalizzare un momento difficile o semplicemente ricordarci che siamo persone, prima di essere terapeuta e paziente.
​Credo profondamente che l'autenticità sia uno strumento clinico potente. Mostrarsi umani, con empatia e calore, non toglie professionalità; al contrario, crea lo spazio di sicurezza necessario affinché il paziente possa re-imparare a narrare la propria storia, non più da solo, ma all'interno di una relazione curativa ed empatica.
​È un viaggio che si fa insieme...

"Agisci sempre in modo da aumentare il numero delle tue possibilità di scelta." Heinz von Foerster​Buon sabato e buona d...
21/03/2026

"Agisci sempre in modo da aumentare il numero delle tue possibilità di scelta." Heinz von Foerster

​Buon sabato e buona domenica di nuove possibilità.

06/03/2026

Esiste una forma di violenza sottile nel mantra contemporaneo del "puoi essere tutto ciò che vuoi".
Ci hanno venduto l’idea che la salute mentale sia un’espansione continua, una performance di benessere, un efficientamento dei processi emotivi. Ma la psiche non è un software da aggiornare.
​Senza la capacità di dire — a se stessi e al mondo — "fin qui arrivo, oltre non posso", restiamo frammentati in mille direzioni, schiavi di un ideale di perfezione che non ci appartiene. Accettare il proprio limite non è un atto di rassegnazione o di pigrizia. È, al contrario, un atto di profonda onestà clinica.
​Curare, a volte, significa proprio questo: restituire dignità alla stanchezza, al "non so", al "non ce la faccio".

Buon weekend a ciascuno di voi!

C’è una frase che sento risuonare spesso, nei talk show e sui social, ed è quella che punta il dito contro i genitori di...
23/01/2026

C’è una frase che sento risuonare spesso, nei talk show e sui social, ed è quella che punta il dito contro i genitori di oggi, ritraendoli come figure troppo fragili, troppo amici dei figli o semplicemente incapaci di educare. Sembra quasi che ci sia un tribunale sempre aperto, pronto a sentenziare che "ai miei tempi era diverso" e che oggi la famiglia sia un sistema al collasso. Ma da psicoterapeuta che incontra la fatica reale delle persone, sento il bisogno di guardare oltre questa narrazione così severa.
​La verità è che oggi fare il genitore è un atto di equilibrismo. Non è che manchi la volontà di dare regole o la forza di imporsi; è che siamo immersi in un contesto che è cambiato radicalmente, dove la vecchia "comunità educante" è svanita, lasciando madri e padri isolati nel peso di una responsabilità enorme. Quella che spesso viene etichettata come debolezza o eccesso di permissività è forse un tentativo onesto di una generazione che cerca di non ripetere i silenzi e le rigidità del passato? Forse si sta solo provando a sostituire il timore con il dialogo? Certo, a volte si sbaglia e ci si sente smarriti, ma cercare una connessione emotiva con i propri figli non è un fallimento, è un coraggioso investimento relazionale.
La salute mentale di una famiglia non passa attraverso la perfezione o l’assenza di conflitti, ma attraverso la capacità di restare presenti anche quando tutto sembra difficile. Essere quello che Winnicott chiamava un "genitore sufficientemente buono" significa proprio questo: accettare la propria imperfezione e continuare a camminare accanto ai propri figli, nonostante il rumore di fondo di chi giudica da lontano. Forse, invece di altre critiche, ciò di cui i genitori hanno davvero bisogno oggi è di sentirsi dire che la loro fatica ha valore, che i loro dubbi sono legittimi e che non sono soli in questa complessa, bellissima e faticosa costruzione di senso.

18/01/2026

Sicuramente l’ho già detto molte volte, ma oggi voglio dirlo ancora più forte, perché lo vedo ogni giorno negli occhi dei ragazzi che incontro in studio e nelle preoccupazioni dei loro genitori.
​C’è un errore che commettiamo spesso: guardare all'attacco di panico o all'ansia come a un incendio da spegnere il prima possibile, un guasto da riparare, un "fastidio" da eliminare per tornare a funzionare come prima.

​Certo, i sintomi sono spaventosi: il respiro che manca, il cuore a mille, la sensazione di perdere il controllo. Ma se ci limitiamo a "spegnere" l'ansia con una pillola o con la sola forza di volontà, stiamo solo mettendo un cerotto su una ferita che ha bisogno di ossigeno.
Il sintomo di un giovane non è mai un evento isolato. È un messaggio inviato a tutto il "sistema" (famiglia, scuola, relazioni).

▶️​L’ansia ha una funzione: spesso arriva per bloccare una situazione che è diventata insostenibile. È un "fermo biologico" che ci impedisce di andare in una direzione sbagliata.
▶️​Il panico è un paradosso: è un modo per chiedere aiuto restando "forti", o per restare vicini ai genitori proprio quando il desiderio di indipendenza fa troppa paura.
▶️​Il sintomo protegge un equilibrio: a volte il malessere di un figlio serve a tenere unita una famiglia o a coprire altri silenzi che farebbero troppo male.

​Curare l’ansia non significa tornare al "punto di prima". Significa evolvere. Significa capire che quel sintomo è il miglior tentativo che la persona sta facendo, in quel momento, per sopravvivere a un contesto o a una fase di vita difficile.

✨​Non dobbiamo spegnere la luce, dobbiamo capire cosa quella luce sta illuminando.





"Chi vuole viaggiare felice, deve viaggiare leggero." ​...Sentire finalmente le spalle libere e il passo più svelto...​A...
04/01/2026

"Chi vuole viaggiare felice, deve viaggiare leggero."

​...Sentire finalmente le spalle libere e il passo più svelto...
​A volte pensiamo che per farlo basti la forza di volontà, ma la verità è che per "lasciare andare" serve prima di tutto capire. Dobbiamo comprendere perché quei pesi sono stati lì per così tanto tempo: spesso sono stati scudi necessari, modi in cui abbiamo cercato di proteggerci quando non avevamo altre difese.
​Ma questo passaggio non sempre si può fare da soli.

​È nella stanza della terapia che questo incontro diventa possibile. È quello spazio protetto dove possiamo guardare la nostra armatura senza paura e far intervenire la nostra parte adulta. In quel luogo sicuro, possiamo finalmente dire a quel vecchio peso:
​"Ti vedo. So che mi hai protetto quando tutto intorno vacillava. Ma ora ci sono io, la mia parte adulta è qui, e tu puoi finalmente riposare".
​Accogliere il modo in cui abbiamo cercato di sopravvivere è spesso il modo per cambiare davvero.

Viaggiare leggeri non significa viaggiare indifesi: significa aver trasformato il peso del passato nella forza del presente.




31/12/2025

Siamo a fine anno, il tempo dei bilanci. È assolutamente normale usare i risultati come termometro della nostra riuscita. È prezioso tagliare traguardi e consolidare relazioni che durano nel tempo. Se quest’anno avete raggiunto degli obiettivi, siate fieri del percorso fatto: sono successi che meritano di essere celebrati.
​Allo stesso tempo, un pensiero va a chi sente di chiudere l'anno senza aver "tagliato traguardi" evidenti, o a chi vive la frustrazione di un progetto che non è decollato. Ricordate che la crescita non è sempre una linea retta verso l'alto: a volte l'evoluzione più importante avviene nel sottosuolo, nel silenzio di un anno che è servito a preparare il terreno e a comprendere cosa non ha funzionato.
​Tuttavia, esiste una dimensione che i soli risultati non possono misurare. Esistono situazioni — lavori o relazioni stabili — che sulla carta sono successi indiscutibili, ma che possono, nel profondo, far risuonare un disaccordo. A chi ha raggiunto molto, ma si sente fermo, e a chi sente di non aver raggiunto i propri obiettivi, vorrei dedicare una domanda che va oltre il bilancio numerico: "In questo sistema di vita che ho costruito o che sto abitando, ho ancora spazio per muovermi, per evolvermi e per restare me stesso?"
​Un traguardo (o una mancanza) che non permette il movimento rischia di diventare una prigione. Sentirsi stretti in una situazione che esternamente appare perfetta — o sentirsi bloccati in un vuoto che sembra immobile — non è un errore: è il segnale che quegli equilibri sono diventati troppo rigidi e non vi permettono più di "cambiare pelle".
​Per questo 2026, il mio augurio è di onorare ciò che è stato, ma di praticare anche il coraggio di una piccola disobbedienza.
​Disobbedite all’idea che il vostro valore coincida solo con i vostri successi visibili.
​Disobbedite all'inerzia di quei patti, espliciti o impliciti, che oggi vi impediscono di stare bene e di trasformarvi.
​Datevi il permesso di rinegoziare la vostra posizione: cercate nuovi spazi, aprite nuovi dialoghi o mettete un punto dove non c’è più possibilità di crescita.

​Vi auguro un anno di orizzonti aperti, di ampi respiri e, soprattutto, di spazio per evolvere. Restate aperti a ciò che la vita può ancora offrire.
​Buon anno di cuore.

Si può sentire il calore di una tavola imbandita e, contemporaneamente, il vuoto di una sedia rimasta vuota. Si può prov...
18/12/2025

Si può sentire il calore di una tavola imbandita e, contemporaneamente, il vuoto di una sedia rimasta vuota. Si può provare gratitudine per ciò che si ha e, insieme, stanchezza per le dinamiche che si ripetono.
​Accogliere la complessità significa smettere di lottare contro una parte di noi a favore di un'altra. Significa darsi il permesso di essere 'interi', con tutte le nostre luci e le nostre zone d’ombra.
​Il mio augurio è di non temere questa ambivalenza. Che possiate vivere queste feste non come una performance di serenità, ma come un atto di gentilezza verso tutto ciò che abita il vostro sistema interiore.
​Buon Natale a voi tutti nella vostra autentica e preziosa complessità.

​"La salute non è l'assenza di conflitto, ma la capacità di accogliere la complessità delle proprie risonanze emotive."

Non si può Non Comunicare!​Questo è il Primo Assioma della Comunicazione di Watzlawick:​ogni nostro gesto, il silenzio, ...
20/11/2025

Non si può Non Comunicare!

​Questo è il Primo Assioma della Comunicazione di Watzlawick:
​ogni nostro gesto, il silenzio, lo sguardo, la postura, è un messaggio. Non esiste un "non-comportamento", e quindi non esiste un "non-comunicare".
​➡️ Perché è importante?
​Spesso, le incomprensioni e i conflitti nascono dal disallineamento tra ciò che diciamo (verbale) e ciò che il nostro corpo comunica (non verbale), creando messaggi ambigui.
​Come psicoterapeuta, aiuto a decifrare questi metamessaggi per comprendere le dinamiche profonde che stanno influenzando il sistema relazionale.
Riconoscere che si comunica anche involontariamente è il primo passo per assumersi la responsabilità del proprio impatto comunicativo sugli altri.

(Sì, l'ho già detto e non poche volte, ma doppio cucito tiene meglio! 😉)

Vorrei condividere con voi questa riflessione:​Siamo inondati da checklist online: “Se hai questi 3 sintomi, soffri di X...
16/11/2025

Vorrei condividere con voi questa riflessione:
​Siamo inondati da checklist online: “Se hai questi 3 sintomi, soffri di X.” La tentazione dell'autodiagnosi è forte, ma rischia di liquidare l'esperienza della sofferenza e del disagio ad una semplice e veloce etichetta, priva di vero significato.
​Personalmente, ritengo che il disagio debba prima di tutto essere riconosciuto, non etichettato.
​Una vera comprensione non è un'etichetta. È la costruzione di una mappa complessa per capire come il sintomo si manifesta nella vita e nel contesto relazionale della persona. Il sintomo non è isolato, ma è legato alle interazioni e ai pattern presenti.
​Questo tipo di analisi non è facile, ma è l'unico modo per orientare un percorso di cambiamento autentico.
​Perciò, se percepite un disagio persistente, non fermatevi alla lista!

Indirizzo

Via Tertulliano, 35
Milan
20137

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393470139818

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Carmen Rinaldi Psicologa - Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare