26/04/2026
Il portone è “questo”. Sono in anticipo. Controllo per l’ennesima volta l’appuntamento che mi ha inviato la pranoterapeuta.
La vita attorno a me scorre rumorosa: sgassate di moto, clacson di auto, il vociare delle persone che camminano sole parlando con qualcuno nascosto in un orecchio. I volti hanno il sapore reale della vita — gioia, rabbia, angoscia — le stesse emozioni che abitano dentro di me e che, mai come ora, dipingono l’oscurità che da mesi avvolge la mia anima.
“È ora.”
Varco l’androne, attraverso un cortile, poi una porta di ferro socchiusa che conduce a un giardinetto curato, quasi un’oasi a Milano.
Uno studio colorato, ordinato nel suo disordine, mi accoglie insieme al caldo sorriso di Lorenza, che mi stringe le mani con il calore di un’amicizia ritrovata.
L’atmosfera è fatta di calma, serenità, quiete. Mi sento a casa, in un porto sicuro. Le parole iniziano a scorrere leggere, naturali. Il buio dentro di me viene accolto, ascoltato.
Un po’ impacciato mi sdraio sul lettino, con gli occhi rivolti al soffitto: pendoli colorati che sembrano penne sospese nello spazio, fluiscono e ritornano come le onde sulla battigia.
La tristezza non si vede, non ha odore — ma c’è. Come le paure, l’odio, l’amore: ondate invisibili di uno tsunami che attraversa la nostra vita ogni giorno, regalandoci quelle montagne russe che ne danno senso e prova tangibile della nostra esistenza.
Lorenza, davanti a me, inizia lentamente una danza ipnotica. Il mio sguardo segue l’ondeggiare del suo corpo, mentre le sue dita sfiorano le piante dei miei piedi — così lontane e, allo stesso tempo, così presenti.
Il movimento ritmico risale: caviglie, polpacci, cosce, addome, petto, spalle…
Poi, leggero come il volo di una coccinella, prende forma qualcosa: una sensazione di benessere, di calma, di pace.
Le parole si spengono.
Chiudo gli occhi.
Il buio si apre.
È un movimento di libertà: dal dolore, dall’angoscia, dalla solitudine, dalla paura che prima divora il corpo e poi l’anima.
Il tocco dei suoi polpastrelli accarezza il mio capo. La mente si dissolve, si solleva, entra in una bolla di energia che migra nella terra dei sogni, dove la realtà perde significato e l’impossibile si concede alla vita.
Il vuoto si apre e mi accoglie.
Poi, lentamente… riemergo.
Apro gli occhi. Il soffitto è di nuovo lì, con i suoi pendoli colorati. Mi volto verso il suono delle parole e ritrovo il suo sorriso, limpido e sincero.
Mi sento allo stesso tempo imbarazzato, svuotato, liberato, sereno… e felice.
Dopo tanto tempo, sto bene dentro il mio corpo. Finalmente in armonia con la mia vita.
Sbircio l’orologio: un’ora e venti.
Incredulo, guardo Lorenza. Lei annuisce, con un lieve sorriso, sussurrando:
“Domani starai meglio.”
Sulla porta, un lungo abbraccio ci unisce. Ho la sensazione di aver ritrovato un legame antico, un’amicizia di un’altra vita, dove le anime si riconoscono senza bisogno di parole.
Esco.
La strada mi sommerge di nuovo con i suoni della vita.
Ma dentro di me… c’è pace.
Grazie, cara Amica.
David Giannetti