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QUANTO INCIDE IL PROFESSIONISTA NEL PERCORSO TERAPEUTICO?Per quanto riguarda i fattori aspecifici alcuni studiosi metton...
11/05/2026

QUANTO INCIDE IL PROFESSIONISTA NEL PERCORSO TERAPEUTICO?

Per quanto riguarda i fattori aspecifici alcuni studiosi mettono in luce come a livello terapeutico le caratteristiche personali del professionista possano risultare incisive indipendentemente dall’approccio teorico utilizzato (Wampol & Imel, 2017) e come le convinzioni di questo possano incidere implicitamente sull’evoluzione temporale dell’intervento terapeutico (Strohsal et. al, 2012).

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LA PSICOLOGIA DELLO SPORT NON È PIÙ UN SUPPORTO ACCESSORIO. È PARTE DELLA SCIENZA DELLA PERFORMANCE E DELLA RIABILITAZIO...
09/05/2026

LA PSICOLOGIA DELLO SPORT NON È PIÙ UN SUPPORTO ACCESSORIO. È PARTE DELLA SCIENZA DELLA PERFORMANCE E DELLA RIABILITAZIONE.

Oggi sappiamo che prestazione, recupero e salute non dipendono soltanto da forza, tecnica o preparazione fisica. Processi cognitivi, regolazione emotiva, motivazione e gestione dello stress influenzano direttamente adattamento, recupero funzionale e rischio di infortunio (Weinberg & Gould, 2019; Reardon et al., 2019).

Le neuroscienze applicate al movimento mostrano infatti che cervello, sistema nervoso autonomo e controllo motorio lavorano in modo integrato. Attenzione, qualità del sonno, stress e capacità adattiva modificano coordinazione, percezione corporea, timing motorio e recupero fisiologico (Balagué et al., 2020).

Per questo motivo, questi principi non riguardano solo gli atleti professionisti, ma chiunque affronti dolore, stress, affaticamento, infortuni o percorsi di riabilitazione. Ogni processo riabilitativo coinvolge contemporaneamente componenti fisiche, cognitive ed emotive.

La letteratura più recente evidenzia che la qualità della regolazione emotiva, della motivazione e della percezione corporea può influenzare aderenza terapeutica, neuroplasticità e recupero funzionale (Lundy-Ekman, 2021; Mehling et al., 2018). In questa prospettiva, la riabilitazione non consiste soltanto nel recupero di una funzione, ma nella riorganizzazione dell’intero sistema persona.

È proprio qui che l’integrazione tra Psicologia dello Sport, riabilitazione funzionale cognitivo-psicomotoria e approcci corporei assume un ruolo centrale. Integrare aspetti neurofisiologici, emotivi e motori permette interventi più completi, orientati non solo al sintomo o alla performance, ma alla salute globale della persona.

Questo cambiamento culturale è stato riconosciuto anche dalla Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), che ha ufficializzato l’ingresso degli psicologi all’interno della Federazione, confermando il ruolo sempre più strategico della Psicologia dello Sport nella prevenzione e nella riabilitazione.

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MASTER UNIVERSITARIO IN PSICOLOGIA DELLO SPORTOggi mi è arrivata la pergamena di questo importante titolo accademico.Il ...
08/05/2026

MASTER UNIVERSITARIO IN PSICOLOGIA DELLO SPORT

Oggi mi è arrivata la pergamena di questo importante titolo accademico.
Il percorso formativo che ho affrontato mi ha permesso di rafforzare un principio chiave:

lo sport e l'attività motoria non sono solo prestazione fisica, ma anche salute mentale.

La letteratura scientifica mostra come attenzione, motivazione, gestione dello stress e consapevolezza corporea influenzino sia performance che benessere psicologico (Weinberg & Gould, Foundations of Sport and Exercise Psychology, 2021; Smith et al., Journal of Sport & Exercise Psychology, 2020).

🧠 Perché lo Psicologo dello Sport è fondamentale?

- Ottimizza i tempi di recupero nella riabilitazione e nel recupero funzionale

- Supporta un approccio consapevole e sostenibile all’allenamento

- Integra mente e corpo per ottimizzare performance e benessere

- Aiuta a gestire stress, ansia e pressione in modo efficace

- Favorisce il mantenimento della salute mentale a lungo termine

L'attività fisica è equilibrio tra mente e corpo, crescita personale e performance sostenibile.
La psicologia dello sport rende possibile allenarsi in modo efficace e consapevole, valorizzando l'integrazione corpo e mente.

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“Il corpo non tradisce mai la mente: la salute emerge quando struttura, emozioni e sistema nervoso tornano a lavorare ne...
08/05/2026

“Il corpo non tradisce mai la mente: la salute emerge quando struttura, emozioni e sistema nervoso tornano a lavorare nella stessa direzione.”

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LOMBALGIA: QUANDO IL CORPO ESPRIME DI PIÙ DI UN DOLORESecondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la lombalgia è la ...
08/05/2026

LOMBALGIA: QUANDO IL CORPO ESPRIME DI PIÙ DI UN DOLORE

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la lombalgia è la prima causa di disabilità al mondo: nel 2020 ha colpito circa 619 milioni di persone, con un incremento del 60% rispetto al 1990. Le stime prevedono che entro il 2050 i casi raggiungeranno 843 milioni a livello globale (WHO, 2023).

👉 Non si tratta solo di un dolore meccanico: la ricerca mostra che la lombalgia cronica è influenzata da fattori biologici, psicologici e sociali, richiedendo un approccio integrato. Ansia, stress e depressione possono amplificarne l’intensità e ridurre la capacità di recupero (Pinheiro et al., Lancet Rheumatol, 2020).

Studi recenti evidenziano che il trattamento multidisciplinare - che combina terapia manuale, esercizio mirato, intervento psicologico e strategie di autoregolazione - favorisce la riduzione del dolore e il miglioramento della qualità della vita (Oliveira et al., BMJ, 2020).

In Studio ProSalute® questo approccio prende forma attraverso l’integrazione di Osteopatia, Massoterapia e Riabilitazione Funzionale Cognitivo-Psicomotoria, offrendo percorsi personalizzati per affrontare la lombalgia non solo come sintomo, ma come esperienza complessa che coinvolge corpo e mente.

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SUPERARE UN PREGIUDIZIO: DAI FATTI, NON DALLE PAROLE“I pregiudizi non si discutono: si superano.”La ricerca psicologica ...
07/05/2026

SUPERARE UN PREGIUDIZIO: DAI FATTI, NON DALLE PAROLE

“I pregiudizi non si discutono: si superano.”

La ricerca psicologica mostra che uno dei modi più efficaci per contrastare uno stereotipo è dimostrare il proprio valore attraverso comportamenti coerenti, competenza e impegno nel tempo.

Gli studi sui pregiudizi sociali indicano che le convinzioni stereotipate tendono a persistere quando restano astratte, ma possono modificarsi quando vengono smentite dall’esperienza diretta e ripetuta (Allport, 1954; Pettigrew & Tropp, 2006).

• Il peso invisibile del pregiudizio

Essere oggetto di stereotipi può influenzare negativamente performance, motivazione e autostima. Il fenomeno noto come stereotype threat mostra come la paura di confermare un pregiudizio possa ridurre i risultati reali, anche in persone competenti (Steele & Aronson, 1995; Steele, 2010).

Tuttavia, la letteratura evidenzia anche il lato opposto: la competenza dimostrata nel tempo, supportata da obiettivi chiari e perseveranza, può indebolire gli stereotipi e favorire una ridefinizione dell’identità percepita (Hoyt & Murphy, 2016).

• Fatti, impegno e autoefficacia

La teoria dell’auto-efficacia di Bandura mostra che il successo ripetuto e il lavoro costante rafforzano la fiducia in sé e aumentano la probabilità di mantenere comportamenti efficaci, anche in contesti ostili o svalutanti (Bandura, 1997; Bandura, 2012).

Meta-analisi recenti confermano che le prestazioni osservabili e il comportamento professionale coerente sono tra i fattori più potenti nel modificare giudizi iniziali negativi, soprattutto nei contesti lavorativi e clinici (Fiske, 2018; Casad & Bryant, 2016).

👉 Nel lavoro clinico, aiutare una persona a superare un pregiudizio non significa spingerla a “dimostrare qualcosa agli altri”, ma sostenere la costruzione di competenza, stabilità interna e senso di valore, indipendentemente dallo sguardo esterno.

Perché i fatti parlano, ma il duro lavoro serve prima di tutto a rafforzare la relazione con se stessi.

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L’INTEGRITÀ NASCE QUANDO MENTE, CORPO E COMPORTAMENTO PARLANO LA STESSA LINGUA: SOLO DA QUEL MOMENTO LA REGOLAZIONE PUÒ ...
07/05/2026

L’INTEGRITÀ NASCE QUANDO MENTE, CORPO E COMPORTAMENTO PARLANO LA STESSA LINGUA: SOLO DA QUEL MOMENTO LA REGOLAZIONE PUÒ SOSTITUIRE LA COMPENSAZIONE.

L’integrità non è solo un valore morale o un concetto astratto. È una condizione di coerenza tra cervello, corpo e comportamento.

Le neuroscienze mostrano che il benessere emerge quando esiste un’integrazione stabile tra processi cognitivi, stati emotivi, regolazione fisiologica e azione motoria (Damasio, 2018; Porges, 2011).
In termini psicofisiologici, essere integri significa mantenere un allineamento tra ciò che una persona sente, percepisce e realizza nel comportamento quotidiano.

Ogni esperienza emotiva produce infatti modificazioni neurofisiologiche concrete: variazioni del tono muscolare, cambiamenti respiratori, alterazioni dell’arousal e della regolazione autonomica (Green et al., 1970; Thayer & Lane, 2000).
Quando esiste una discrepanza cronica tra vissuto interno e comportamento esterno, il sistema tende progressivamente verso stati di disregolazione e adattamento disfunzionale.

La coerenza comportamentale non coincide con rigidità o controllo eccessivo. Significa, piuttosto, capacità del sistema nervoso di mantenere stabilità interna adattandosi alle richieste dell’ambiente.
Dal punto di vista neurobiologico, questo implica un’integrazione efficace tra sistemi corticali, limbici e autonomici, con effetti diretti sulla percezione corporea, sulla regolazione dello stress e sull’organizzazione motoria (Pessoa, 2018).

👉 Essere integri significa rispettare l’organizzazione biologica della propria esperienza.

Quando mente, corpo e comportamento smettono di entrare in conflitto, il sistema non spreca più energia per compensare disallineamenti interni.
Ed è proprio in questa condizione di coerenza che la regolazione diventa salute.

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"LO SENTI LÌ? NON SIGNIFICA CHE STAI LAVORANDO LÌ."Quando durante un esercizio pensi: “sto attivando proprio quel muscol...
06/05/2026

"LO SENTI LÌ? NON SIGNIFICA CHE STAI LAVORANDO LÌ."

Quando durante un esercizio pensi: “sto attivando proprio quel muscolo”, in realtà stai percependo un’interpretazione, non una misura diretta.

Il cervello non “vede” i muscoli: integra segnali come tensione, fatica e posizione e costruisce una percezione corporea. Quella sensazione è quindi reale, ma non necessariamente accurata (Proske & Gandevia, 2012; Craig, 2009).

Se ti convinci che un movimento colpisce una zona specifica, succede qualcosa di preciso: aumenti l’attenzione su quell’area, amplifichi i segnali percepiti e riduci la percezione del resto. Il risultato è una sensazione più intensa e “mirata”, che però non sempre corrisponde a un reale maggiore lavoro muscolare.

Questo meccanismo rientra nei modelli di predictive coding, secondo cui il cervello interpreta gli input corporei sulla base delle aspettative, confermando ciò che si aspetta di sentire (Friston, 2010; Clark, 2013).

Ed è qui che nasce uno degli errori più comuni: “se lo sento di più, funziona meglio”. In realtà, percezione e attivazione muscolare non coincidono necessariamente: puoi sentire molto e attivare poco, oppure sentire poco e lavorare in modo efficace. L’attività muscolare dipende dal reclutamento neuromotorio e dal carico, non solo dalla sensazione soggettiva (Enoka & Duchateau, 2017).

👉 La percezione corporea è uno strumento utile, ma non sempre affidabile.
Allenarsi in modo consapevole significa puntare su qualità del movimento, controllo motorio e progressione del carico, più che inseguire una sensazione.

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LO “SGARRO” ALIMENTARE NON ESISTE Nel linguaggio comune si parla spesso di “sgarro” per indicare un’eccezione alla dieta...
06/05/2026

LO “SGARRO” ALIMENTARE NON ESISTE

Nel linguaggio comune si parla spesso di “sgarro” per indicare un’eccezione alla dieta.
Ma in ambito clinico, questo concetto non ha alcuna base scientifica.

Il termine è vago, moralizzante e può risultare controproducente: la ricerca mostra che la restrizione rigida e il pensiero dicotomico (“cibi buoni/cattivi”) aumentano il rischio di abbuffate, senso di fallimento e un rapporto disfunzionale con il cibo (Tylka et al., 2015; Herman & Polivy, 2023).

Parlare di “sgarro” come momento di compensazione rischia di rinforzare colpa e ansia, ostacolando la possibilità di vivere l’alimentazione in modo sereno (Dohle et al., 2020).

Al contrario, gli studi dimostrano che un approccio più flessibile e consapevole riduce gli eccessi, migliora l’autoregolazione e favorisce il benessere psicologico (Hagan et al., 2020).

👉 Questo significa che concedersi un panino di qualità, fatto con ingredienti freschi e materie prime selezionate, non è “uno sgarro” ma una scelta consapevole, che può rientrare in uno stile alimentare equilibrato.
Un alimento scelto con cura, gustato senza colpa, diventa parte di un percorso di benessere e non una deviazione da esso.

Il cibo non è solo nutrizione: è anche relazione, identità, regolazione affettiva. E imparare a viverlo con consapevolezza significa costruire un rapporto più sano con se stessi.

📍 In Studio ProSalute® accompagniamo le persone in percorsi individuali che integrano mente e corpo, per ritrovare equilibrio e benessere.

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"Nel mio lavoro non mi limito a trattare il disturbo: credo che il mio compito sia insegnare la salute per permettere al...
05/05/2026

"Nel mio lavoro non mi limito a trattare il disturbo: credo che il mio compito sia insegnare la salute per permettere al paziente di conservarla.
Integro psicofisiologia e osteopatia perché i processi biologici, mentali e sociali sono nodi di un’unica rete: curare significa agire su queste molteplici interrelazioni"

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"Il futuro non si attende, si costruisce: solo lasciando andare ciò che ci trattiene, possiamo afferrare ciò che ci chia...
04/05/2026

"Il futuro non si attende, si costruisce: solo lasciando andare ciò che ci trattiene, possiamo afferrare ciò che ci chiama."

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