Dott.ssa Federica Beglini - Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Federica Beglini - Psicologa Psicoterapeuta “Avete agito conformemente al desiderio che vi abita?”

~ Jacques Lacan Mente e corpo sono strettamente collegati: il corpo è la voce della mente.

Infatti, i sintomi fisici sono la più chiara espressione di un malessere psichico. La mia mission è accompagnarti nel prendere consapevolezza dei tuoi punti di forza e di debolezza, per poter lavorare sul rafforzamento delle tue risorse. Se stai attraversando un momento di stress e/o preoccupazione dovuto alle motivazioni più varie (conflittualità di coppia/famiglia, stress lavoro correlato, elaborazione del lutto, difficoltà nel tono dell'umore, ansia e panico, trauma, ecc) contattami per una consulenza. Anche online.



Dott.ssa Federica Beglini Psicologa

Esiste una presenza silenziosa, delicata, invisibile, capace di farsi piccola in ogni occasione per non disturbare.È la ...
18/03/2026

Esiste una presenza silenziosa, delicata, invisibile, capace di farsi piccola in ogni occasione per non disturbare.

È la presenza di chi c’è, ma che resta in panchina. Ad osservare senza parlare troppo, senza intervenire se non necessario.

È la presenza di chi legge dubbi e paure negli sguardi, di chi si fa bastare una “lettura tra le righe”, di chi impara ad accettare di non ricevere risposte alle proprie domande, e apprende presto — troppo presto — a interpretare i momenti, a saper distinguere quando è giusto parlare da quando è giusto tacere.

È la presenza di chi non gioca mai per davvero, mai fino in fondo. Di chi sa mantenere sempre — da sempre — un occhio vigile anche nei momenti di apparente spensieratezza.

È la presenza di adulti che non sono stati bambini, non del tutto.

È la presenza invisibile di chi sa scomparire quando serve, di chi impara — erroneamente — a intendere i propri bisogni come banali, superficiali, non necessari. A mettersi, talvolta, nei guai pur di essere visto.

È la presenza che non ingombra, perché ha imparato a nominare le emozioni contando solo su di sé: rabbia, tristezza, dolore, gioia, malinconia, nostalgia, senso di colpa, senso di inadeguatezza, solitudine.

È la presenza di chi col dolore ha stretto un legame profondo e che, in qualche modo, prova a dargli forma, spazio, voce, speranza. Come può, quando può, facendo sempre del proprio meglio.

E forse, a volte, è proprio da questa presenza silenziosa che può iniziare un lavoro diverso: quello di portare nella relazione anche ciò che, a lungo, è rimasto fuori campo.

04/03/2026

“Lavoro su me stessa davvero da tanto tempo e ancora oggi spesso mi accade di osservare come le mie zone d’ombra riemergano periodicamente, quasi avessero una personalità propria che si indispettisce al mio tentativo perpetuo di migliorare facendo luce.

Più cerchiamo di migliorare, più diventiamo consapevoli e facciamo azioni allineate a ciò che davvero sentiamo buono per noi, più alcune zone d’ombra sembrano emergere con maggiore chiarezza.

Così può capitare che il giorno prima ci sentiamo integri e tutto sembra esserci chiaro e limpido, vediamo che riusciamo ad avere davvero atteggiamenti differenti…. e il giorno dopo piombiamo di nuovo in pensieri tossici e comportamenti assolutamente disfunzionali per noi.

Questo accade proprio perché più facciamo luce più le zone di buio si si vedono in modo definito.

Fino a qualche tempo fa ritenevo questi momenti come fossero stati degli episodi di regressione: mi rimproveravo, dicendomi che stavo tornando indietro invece che progredire.

Invece sto imparando che questi episodi di riacutizzazione dell’ombra che ci appartiene non sono altro che il segnale che stiamo proseguendo nel modo giusto.

Non possiamo pensare di cambiare da un giorno all’altro e le ombre vanno integrate, non eliminate.
Per farlo dobbiamo conoscerle ed esprimerle per ridurre il loro potere.
Se non osservo i miei comportamenti ombra e non li nomino, come potrei mai pensare di poterli integrare?

Quando provo fastidio per qualcuno, quando non riesco ad essere gentile, quando mi sveglio con il cuore pesante, quando l’ansia torna a togliere il fiato, quando torna la memoria di una ferita che brucia, quando i pensieri negativi sembrano occupare tutto lo spazio… non sto tornando indietro, ma sto facendo luce e progredendo.
È così anche per te”.

~ Manuela Toto.

Vi è mai capitato di sentire che il corpo parlasse prima delle parole?A volte il corpo ricorda ciò che non abbiamo potut...
19/02/2026

Vi è mai capitato di sentire che il corpo parlasse prima delle parole?

A volte il corpo ricorda ciò che non abbiamo potuto pensare.

Il corpo incassa gli urti.

Parole dette male, sguardi giudicanti, tocchi che valicano il confine.
Un confine necessario a sancire la distanza tra sé e il mondo, tra ciò che ci appartiene come soggetti e ciò che l’esterno tenta, talvolta, di imporre.

È la pelle il confine.
Ci protegge, ci separa dall’esterno, ma ci permette anche di avvertire e percepire la presenza del mondo, dell’altro.

Sulla pelle si tracciano i segni della nostra memoria: come siamo stati amati? Il confine della nostra individualità è stato rispettato o oltrepassato?

La pelle custodisce segreti che non sempre riusciamo a pensare.
E quando ciò che è trattenuto fatica a trovare parola, può accadere che il corpo provi a esprimere ciò che la mente non riesce a dire.

Non ogni sintomo ha un significato simbolico univoco.
Ma talvolta il corpo diventa il luogo in cui ciò che non è stato elaborato cerca una forma.

Il corpo dice ciò che la mente tace.









È l’unica vera colpa che possiamo rimproverarci: non vivere in conformità al nostro Desiderio. 💘
06/02/2026

È l’unica vera colpa che possiamo rimproverarci: non vivere in conformità al nostro Desiderio.

💘


J. Lacan, Il Seminario. Libro VII, p 372, Einaudi

🤍
23/01/2026

🤍


M. H. Brousse, Modi di godere al femminile, Rosenberg&Sellier, p. 35

20/01/2026

«Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?
Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire...
Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.
Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.
È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte: una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.
La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende; il dolore che non distrugge, ma trasforma; il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.
Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.
È un ritorno di luce — quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via.»

Massimo Recalcati

29/10/2025

La terapia online può funzionare - e infatti in molti casi funziona -, ma necessita di alcune regole.

Si sta diffondendo sempre di più un’idea del tutto sbagliata di questa modalità e le più grandi piattaforme che erogano il servizio ne sono le maggiori responsabili. Per la serie: “ti basta una connessione internet ed è come essere in studio, ma in realtà sei comodamente a casa tua”. O in macchina, o a lavoro, o in vacanza, o in un coworking.

Beh, no. Non funziona così. Non c’è niente di più sbagliato in questo messaggio così svalutante di un lavoro estremamente delicato e profondo - in presenza o online che sia.

Non è vero che puoi connetterti comodamente da dove vuoi, perché il setting è importante. Anche a distanza.

Essere seduti ad una scrivania, su un letto o su un divano, nella tranquillità e nella privacy di una stanza chiusa a chiave, non è la stessa cosa di connettersi da una macchina, da un ufficio o da un qualsiasi altro posto non sia il tuo “posto sicuro”.

Non è la stessa cosa, perché la terapia non è una chiacchierata da bar, un aggiornamento sull’andamento della settimana.

È un momento per te, per esplorare i tuoi temi profondi, per entrare in connessione con le tue emozioni e con quelle parti di te che la quotidianità tiene fermamente a bada. Ma che ci sono, perché sei tu. Perché tu sei l’insieme di tutte quelle parti, anche quelle che spesso reputi sbagliate o cattive.

E se non ti concedi uno spazio sicuro e un tempo per te, lontano dalla frenesia del quotidiano o dalle richieste dell’altro (famiglia, partner, colleghi) non c’è nessuna terapia. C’è un dialogo, una chiacchierata. Ma questo non è psicoterapia.

«- Credo che dovrei raddrizzare la mia vita. Sai, Daddy, il mio analista, non fa che ripeterlo.- Chiami il tuo analista ...
12/10/2025

«- Credo che dovrei raddrizzare la mia vita. Sai, Daddy, il mio analista, non fa che ripeterlo.
- Chiami il tuo analista Daddy?
- Sì, lo chiamo Daddy.
- Il mio lo chiamo Dottor Chomsky… quello… quello mi picchia col righello.
- Daddy mi dice comunque che mi metto io in determinate situazioni… questo deliberatamente…»

Ciao, Diane 🤍

Ogni giorno incontro adulti dall’infanzia spezzata, che hanno dovuto misurarsi e confrontarsi troppo presto con il terro...
24/09/2025

Ogni giorno incontro adulti dall’infanzia spezzata, che hanno dovuto misurarsi e confrontarsi troppo presto con il terrore dell’imprevedibilità.

Essere dipendenti da qualcuno che è, contemporaneamente, indispensabile per la propria sopravvivenza e fonte di paura è un’esperienza che frammenta il mondo interno. È un’esperienza che disorganizza, che non contiene e non rassicura.

E così tocca, troppo presto, imparare a bastarsi, a contare su di sé e a darsi spiegazioni relativamente tollerabili di ciò che si vive.

Il passato non si può cambiare, ma si può comprendere e integrare nella propria storia. La terapia concede questo: uno spazio in cui riconoscere i propri vuoti e imparare a riconoscere i propri meccanismi automatici di annullamento di sé come strategia di sopravvivenza all’imprevedibilità dell’altro.

Sono diventata psicoterapeuta non quando ho terminato la scuola di specializzazione e conseguito il diploma. Sono divent...
14/09/2025

Sono diventata psicoterapeuta non quando ho terminato la scuola di specializzazione e conseguito il diploma.
Sono diventata psicoterapeuta quando ho imparato che “guardare” non è “vedere” e che “ascoltare” non è “sentire”. Quattro verbi indispensabili, ma tutti profondamente diversi. “Vedi” se accogli l’altro nella sua interezza, nei suoi bisogni (anche) inconfessabili, se guardi oltre l’ovvio. “Senti” se sintonizzi il tuo mondo interiore con quello dell’altro, se abbandoni la tua visione del mondo per osservare la sua realtà con i suoi occhi. E aiutarlo, così, a scovare un’altra lettura possibile. Perché sì, un’altra strada è sempre possibile.

Sono diventata psicoterapeuta quando ho imparato a stare con l’altro anche nel silenzio, a sorreggere insieme la sua angoscia senza temere di esserne divorati.
Quando ho toccato con mano che per affrontare il dolore, il lutto, la paura non servono manuali statistici che impacchettano le emozioni e le categorizzano privandole della loro umanità.

Sono diventata psicoterapeuta quando ho capito (e accettato) di non poter salvare nessuno, che l’altro può uscire dai propri tunnel solo se lo desidera realmente e che io posso essere un vero testimone di questo desiderio.

Sono diventata psicoterapeuta quando ho deciso di prendermi cura dei miei fantasmi perché è l’unico modo per poter essere di aiuto all’altro. Conoscere le proprie ombre, scoprire e accettare anche le verità più scomode di se stessi è l’unica strada percorribile per imparare a stare davvero con l’altro, senza correre il rischio di contaminare la sua storia con la propria (o, peggio, di ragionare secondo ciò che è giusto per se stessi e non per l’altro).

Sono diventata psicoterapeuta in tutti questi momenti e in tanti altri, e lo divento ancora ogni giorno, quando incontro e accolgo l’altro con la sua storia, la sua anima, il suo sentire.

❤️
12/09/2025

❤️


A. Di Ciaccia, Introduzione all'edizione italiana, in: J. A. Miller (a cura di), Gli imbrogli del corpo, p 7

31/08/2025


J.-A. Miller, Introduzione alla clinica lacaniana, p 46, Astrolabio

Indirizzo

Via Bartolomeo Eustachi, 49
Milan
20129

Orario di apertura

Lunedì 11:00 - 20:00
Martedì 11:00 - 20:00
Mercoledì 11:00 - 20:00
Giovedì 11:00 - 20:00
Venerdì 11:00 - 20:00

Telefono

+393891092926

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Federica Beglini - Psicologa Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare