22/11/2023
Gli adulti, in quanto educatori, dovrebbero recuperare l’affetto utilizzando la bussola dell’empatia, ossia, cercando di dare risposta a domande apparentemente molto semplici : “ quel ragazzo, quella ragazza cosa stanno provando? Come hanno vissuto un certo evento? Come lo vivrebbero? Cosa posso fare per far sentire la mia vicinanza emotiva? “
Intervista alla Prof. Lucangeli sul Corriere della Sera.
«Se non comprendiamo bene cosa significa sentimento, e quindi come funziona il sentire della mente, è tutto inutile», osserva Daniela Lucangeli. «Inutile prevedere di insegnare a riconoscere le emozioni, perché le emozioni si riconoscono sentendole. La parola affetto — spiega— viene da ad e facere, che significa fare qualcosa per, quindi aggiungersi al tuo vivere, al tuo fare. Quindi l’affetto è tipico dell’educazione: c’è un tempo della vita in cui dipendiamo dagli altri a cui siamo affidati, in tutta questa fase per filogenesi la connessione si sente, perché passa attraverso le strutture sensoriali, la voce, lo sguardo, il tocco, la vicinanza, l’abbraccio. Purtroppo, per una serie di motivi sociali, l’educazione è stata depauperata del potere affettivo, c’è stata la dominanza della competenza prestazionale e si è generato un malessere».
La soluzione? Non un’ora o due di «nuove nozioni prestazionali e fredde che non ridarebbero equilibrio», non un professore che arrivi in classe con le schede sulle emozioni, «ma piuttosto un piano di formazione profonda per i docenti», che consenta in tutte le fasi dell’educazione «di recuperare quella dimensione affettiva di cui l’essere umano ha bisogno».