
05/08/2025
PER LA SEZIONE CURIOSITÀ 🔥
Siamo tra il 1600 ed il 1700 le ondate di peste si susseguono ancora con una certa regolarità. Per contrastare questo morbo che lascia ogni volta dietro di sé diverse vittime, vengono applicate diverse strategie tra cui alcune di natura "farmacologica", se così si può chiamare. In questo periodo in medicina è ancora forte la teoria degli Umori il che suggerisce che al "veleno" della peste, venga opposto un altro veleno quello della vipera o dello scorpione, da assumere bevendo miscelato ad altre molte sostanze. Il composto era chiamato Teriaco. Altra soluzione altrettanto creativa, senza altrettanto fondamento scientifico, arriva dai monasteri. In questi luoghi si preparava l'acqua vite (un distillato alcolico). A questa bevanda, per essere efficace contro la peste, venivano infuse durante la lavorazione pietre preziose quali perle o oro al fine di far conservare all'acqua la memoria delle proprietà energetiche- rigeneranti di questi materiali. I più economicamente facoltosi ingerivano anche le pietre preziose in modo da amplificare il potere "curativo". Logicamente erano tutte idee basate solo sulla teoria che per molto tempo non sono mai state verificate anche perché se lo avessero fatto si sarebbe subito notata l'inutilità di questi rimedi se non in alcuni casi anche la nocività.
Queste soluzioni creative del tempo, oggi ci farebbero sorridere e stupire eppure ancora oggi a distanza di molti anni a volte si preferisce credere ad una bella storia fondata su teorie piuttosto che dare adito ai fatti verificati.