18/02/2026
Parlare di salute mentale può peggiorare la salute mentale?
Finalmente si inizia a chiedersi se parlare di salute mentale, nel modo in cui se ne parla, abbia effettivamente un’utilità.
Il problema principale è che se ne parla male, in maniera approssimativa, assillante, spesso con tono rivendicatorio (fai valere il tuo disturbo nel mondo).
Proliferano i neo-disturbi, e il limite tra psicopatologia “ufficiale” e quella “da social” è divenuto nebuloso. I social hanno sì portato attenzione sul tema... ma eccessiva, spingendo a monitorare ossessivamente la qualità della propria salute mentale.
Da una parte vi è una tendenza a sfumare il confine tra normalità e patologia (bene), dall’altra vi è anche una paradossale controtendenza social che vuole categorizzare ogni singola e minima vulnerabilità, inventando costantemente nuovi sintomi e nuove sindromi (“soffro di people pleasing” e simili).
In tal modo è estremamente probabile sentirsi patologici, autoaffibbiarsi una diagnosi, percepirsi malati e molto, molto spesso, in debito con un mondo che non ne tiene conto. Ciò ha portato a una dannosa tendenza all’autodiagnosi difensiva, del tipo “mio figlio si annoia a scuola perché è neurodivergente”, “gli altri non mi capiscono perché ho l’ADHD e penso troppo velocemente”, “al lavoro mi fanno mobbing, vogliono che esponga una relazione anche se ho l’ansia sociale”.
Inoltre, anche ciò che riguarda la psicopatologia ufficiale è stato banalizzato, inflazionato e mal spiegato, in particolare su piattaforme in cui la divulgazione è particolarmente breve, imprecisa, superficiale. Tik Tok, ad esempio.
Uno degli innumerevoli casi: nel 2022 un gruppo di psichiatri tedeschi segnalò una sorta di isteria collettiva, per la quale vari giovani si presentavano negli ambulatori con curiosi tic motori e verbali. In comune, tutti seguivano su Tik Tok popolari influencer affetti da sindrome di Tourette.
“L’espressione di una reazione da stress culturalmente situata, nel quadro di una società che premia gli atteggiamenti vistosi”.
Sembra impossibile?
Abbiamo visto in innumerevoli vicende umane il potere della suggestione, che ha portato individui compiere i peggiori atti, fino al suicidio. Dovremmo stupirci se degli adolescenti inscenano sintomi che hanno visto generare attenzione?
Qualsiasi cosa può andare di moda, e le tendenze possono dettare anche nuovi modi di stare male, nuove forme di sintomatologia, nuove modalità per sentirsi parte di un gruppo.
“La brusca impennata statistica delle sintomatologie ansiose e depressive sembra coincidere con una fase in cui spesso l’esibizione di quei disturbi “romanticizzati, glorificati ed erotizzati”, tiene banco sui social media. I relativi sintomi, pubblicizzati per mezzo di fotografie e video, assurgono così a contrassegni caratteriali che rendono la personalità individuale meglio definita e più interessante di quella altrui.”
Tali riflessioni dovrebbero allertare il senso di responsabilità di chi divulga psicologia sui social, ma soprattutto lo scetticismo di chi ne segue i profili.