29/09/2025
😽Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, rumoresque senum severiorum omnes aestimemus unus minimi. Soles possunt occidere et redire: nobis cm semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, dein usque altera mille, dein centum. Dein, cm milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit, cm tantum sciat esse basiorum.
👉Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci, e le chiacchiere dei vecchi troppo severi le consideriamo tutte un solo soldo [un'inezia]. I soli [i giorni] possono tramontare e tornare: noi, quando una volta è tramontata la nostra breve luce, dobbiamo dormire una sola notte perpetua [infinita]. Dammi mille baci, e poi cento, poi altri mille, e poi ancora cento, poi ancora altri mille, e poi cento. Poi, quando avremo accumulato molte migliaia, le rimescoleremo, per non sapere il loro numero, o perché nessun maligno possa invidiare, sapendo che esiste un numero così grande di baci.
Il poeta innamorato non conta i baci: li moltiplica all’infinito, fino a perderne il numero.
Dietro l’apparente gioco sensuale, Catullo ci lascia un insegnamento profondo: i momenti più autentici della vita sfuggono a ogni calcolo.
Il desiderio di fermare il tempo con Lesbia diventa il simbolo di ciò che non si può misurare: l’intensità dell’amore, la forza del vivere.
Catullo scrive con una voce che attraversa i secoli: il suo latino è diretto, sincero, carnale. Non c’è distanza tra noi e lui, perché il bisogno di infinito appartiene a tutti.