07/04/2022
Il qui ed ora più o meno consapevolmente o inconsapevolmente.
Scrivere, disegnare, scarabbocchiare é fare mindfulness, grownding, emboided cognition. L'importante é solo esserne consapevoli
𝓒𝓱𝓮 𝓬𝓸𝓼𝓪 𝓮̀ 𝓲𝓵 𝓬𝓸𝓶𝓹𝓸𝓻𝓽𝓪𝓶𝓮𝓷𝓽𝓸 𝓰𝓻𝓪𝓯𝓲𝓬𝓸
Scarabocchiare, disegnare, scrivere sono comportamenti che abitualmente poniamo in atto per scopi spesso molto diversi tra loro: giocherellare, rappresentare qualcosa di reale o immaginario, comunicare un messaggio … Quando riflettiamo su ciò che facciamo con una penna o una matita su un foglio, la nostra attenzione si rivolge prevalentemente all’osservazione del prodotto, cioè l’insieme dei segni tracciati, e al suo significato finalistico: desiderio di sfogo delle tensioni, esplicitazione della creatività più o meno artistica, comunicazione di idee, sensazioni, progetti ecc. Ad esempio, normalmente consideriamo la scrittura (il prodotto grafico più complesso) come un canale, uno strumento di comunicazione per cui ciò che è importante è il contenuto e la sua evidenza e non tanto la modalità con cui è tracciato il segno sul foglio. Si è attenti alla chiarezza del messaggio e alla sua organicità o frammentarietà, ecc.
Tanto è vero che, in presenza di dubbi sulla propria capacità di elaborare una scrittura facilmente leggibile, si tende a scrivere in stampatello (script) o si preferisce affidare la leggibilità di un testo all’uso di strumenti digitali.
In fondo da questa esigenza di chiarezza comunicativa è sorto e si è sviluppato il grande dibattito sul valore della scrittura manuale corsiva in confronto all’efficienza propria della scrittura digitale.
Un dibattito che vede la partecipazione di aziende elettroniche, istituzioni universitarie di tutto il mondo, associazioni di genitori e di insegnanti, pedagogisti e istituzioni pubbliche e nel quale si vedono contrapposte posizioni spesso assolutistiche a favore dell’una o dell’altra opzione (scrittura manuale sì, scrittura digitale no o viceversa). Ed è un dibattito spesso senza esclusione di colpi che, tuttavia, a nostro parere deriva da una confusione che riguarda proprio il concetto di grafismo, sia nella sua connotazione di scarabocchio, di disegno o di scrittura. Alla base di esso sembra esserci, come si diceva, il concetto che la scrittura, ogni forma di grafismo, sia fondamentalmente un codice comunicativo la cui finalità è quella di agevolare le relazioni interpersonali e/o la trasmissione di concetti, sentimenti ecc.
È una concezione importante e fondamentale ma incompleta e inadeguata per comprendere il significato globale del grafismo manuale. Occorre, infatti, per comprendere il senso, andare alla sua fonte originaria: la persona umana nella sua unicità, con la sua complessità, con il suo dinamismo globale.
È un dato assodato dalle ricerche delle scienze dell’uomo che ogni comportamento è il risultato dell’interazione organica di tutti i sistemi (fisico, fisiologico, neurologico, affettivo, intellettivo-operativo, relazionale) che identificano l’originalità della persona, di ciascuna persona.
E la modalità di elaborazione individualizzata di ogni comportamento seguono due linee evolutive: la maturazione dei sistemi della persona e il processo di apprendimento conseguente al dialogo con l’ambiente. Anche l’evoluzione del grafismo segue questo percorso da semplice a complesso, dal globale sincretico all’articolato sintetico, dall’istintivo al consapevole, assumendo gradualmente la connotazione di comportamento adattativo(cioè finalizzato ad un obiettivo) e insieme espressivo (cioè frutto della sinergia dei sistemi della persona, una sinergia sempre più complessa e articolata a seconda dei livelli di maturazione degli organi e delle loro funzioni e degli apprendimenti via via introiettati. Ciò significa che ogni comportamento si propone con caratteristiche assolutamente individuali, propria ed esclusive di ogni soggetto, che si ristrutturano dinamicamente e crescono in complessità con l’evoluzione della complessità personale.
Che cosa distingue il comportamento grafico da altre forme di comportamento?
Innanzitutto la sua complessità: è uno dei comportamenti più complessi della persona poiché comporta la dinamizzazione di tutti i sistemi strutturali e dinamici della persona: dalla postura alla respirazione, dalla percezione spazio-temporale alla fisiologia delle emozioni e delle sensazioni, dalle dinamiche cerebrali e di tutto il sistema nervoso alla psicomotricità generale e fine. Nel grafismo questa complessità dinamica si esprime secondo l’organizzazione o disorganizzazione con cui la persona vive il suo mondo interiore, i suoi processi intellettivi e operativi, le sue relazioni, i suoi sogni ecc.. Se la persona è armoniosa il grafismo esprime questa armonia e le caratteristiche che la rendono unica, se la persona sperimenta conflitti il grafismo li evidenzia e ne descrive la natura e l’origine. Se la persona vive una visione progettuale del suo essere e divenire, il grafismo rivela tale progettualità o, al contrario, evidenzia l’ansia e l’angoscia che ne condiziona il percorso esistenziale.
In sintesi il grafismo, e nella sua espressione più complessa la scrittura, non solo è strumento di comunicazione di qualcosa, ma è un comportamento in cui la persona si comunica, si rivela e parla di se stessa.
Un secondo aspetto distintivo del comportamento grafico è la registrazione nel tracciato grafico che rende l’autorivelazione personale permanente e ripercorribile in qualsiasi momento. Tale registrazione ha le caratteristiche:
• della fedeltà (è una registrazione consapevole per quanto riguarda i contenuti, ma prevalentemente inconsapevole per quanto riguarda l’autorivelazione personale. E ciò avviene a causa dell’automatizzazione progressiva del comportamento grafico individualizzato).
• Della sintesi. Le relazioni reciproche tra i sistemi della persona che si attivano sono evidenziati dalla relazione tra le diverse componenti del tracciato grafico. L’analista della scrittura non è chiamato a qualificare o ricostruire l’interdipendenza delle caratteristiche individuali ma a identificare le interazioni presenti, così come sono evidenziate dalla configurazione dinamica del tracciato grafico. È un analista non un interprete che collega dati isolati tra loro. I dati proposti del grafismo si propongono all’osservatore come dati strutturati, organici. Il grafologo li esplicita e li descrive.
• Della dinamicità. Pur essendo un tracciato fissato su un supporto, il grafismo si propone come comportamento che si sviluppa nel tempo e nello spazio, si evolve con gli stessi ritmi evolutivi della persona, ne segue le variazioni dinamiche degli stati d’animo, della salute o del malessere ecc.
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