07/02/2026
Grazie Dott. Cerulli 🙏🏻
Spesso quando pubblico un post mi sento fare la classica domanda: "ma come si lavora su se stessi"? Io sto leggendo dei libri di psicologia e spiritualità ma non cambia nulla nella mia vita."
Sapete quanto ami i libri, occupandomi di libroterapia, ma credete veramente che basti leggere un manuale di auto-aiuto o del Guru di turno per risolvere blocchi psicologici, traumi o modificare schemi emotivi e copioni relazionali? Credete veramente che si possa fare tutto da soli?
E' importante sicuramente l'osservazione di se stessi ma la relazione d'aiuto è un campo delicato e complesso in cui ci si forma, dopo anni di studi e di pratica, per aiutare l'altro a prendere coscienza dei suoi meccanismi interiori. Non è una passeggiata e da soli spesso si molla la presa perché non abbiamo qualcuno che ci faccia da specchio, che ci dica quello che non vogliamo sentirci dire, e che attraverso tecniche e metodologie specifiche ci fornisca degli strumenti pratici ed efficaci.
Ciò che cambia le cose è l'esperienza e la pratica continua.
Quasi tutti i percorsi di analisi o spirituali sono una discesa negli inferi. Oggi c'è la tendenza, soprattutto nella spiritualità contemporanea ad andare verso l'alto o verso la luce ma come ci ricorda la psicologia archetipica l'anima discende quando si incarna e va, prima di tutto, verso il basso. Fare Anima significa vivere gli eventi della nostra vita andando oltre il "bene" e il "male".
Le tecniche energetiche o le pratiche sciamaniche e di meditazione sono efficaci ma non possono sostituire un intervento psicologico o di psicoterapia perché lavorano su piani differenti.
La spiritualità è per le persone "sane".
Se non hai una consapevolezza dei tuoi meccanismi egoici la spiritualità non fa altro che sradicarti dal corpo e incrementare i meccanismi di difesa dell'IO inconsci.
Non si può raggiungere la punta della montagna partendo da sopra ma sempre da sotto. Che ci piaccia o no dal primo momento che veniamo al mondo ci dirigiamo verso la morte. Per quanto riguarda la morte, James Hillman riprendendo concetti già espressi nei secoli dalla teologia, dall’alchimia e dalla filosofia ci suggerisce che accettando la morte si accetta di vivere, perché, nel mondo fisico, in ogni cosa viva sono già presenti i segni della morte.
Ma fin quando siamo in vita dobbiamo scegliere di morire e rinascere simbolicamente ogni giorno. Fare qualcosa di nuovo che fino ad oggi non abbiamo fatto, affrontando la paura, o smettere di fare quello che abbiamo fatto fino a ieri e che evidentemente non funziona o non funziona più.
I manuali questo non te lo insegnano. Possono anche darti delle indicazioni ma poi la mente, che è abitudinaria, tende a farci restare nella zona di comfort per rinforzare la percezione che le cose sono difficili da cambiare e sono gli altri a dover cambiare.
Diceva Platone: “Prima di pensare a cambiare il mondo, fare le rivoluzioni, meditare nuove costituzioni, stabilire un nuovo ordine, scendete prima di tutto nel vostro cuore, fatevi regnare l'ordine, l'armonia e la pace. Soltanto dopo, cercate delle anime che vi assomigliano e passate all'azione.”
Se volete lavorare su voi stessi dovete trovare qualcuno che vi accompagni prima all'inferno. Non si può arrivare al paradiso senza un Virgilio, un Maestro, un terapeuta o una guida che ci accompagni, come nel viaggio di Dante, negli abissi dell'anima, anche perché la vita è ciclica e prima o poi si ritorna tutti dall'inferno per ripartire nuovamente.
Ma se affrontiamo la discesa agli inferi con coraggio, invece di puntare subito alla cima della montagna, rinasciamo con una consapevolezza differente. Il resto è solo fuffa New Age.