Bioenergetica Modena - Psicoterapeuta Barbara Banella

Bioenergetica Modena - Psicoterapeuta Barbara Banella Integrazione Mente/Corpo, Evoluzione personale, Psicoterapia, Psicologia dello Sport Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.

L' Analisi Bioenergetica è un metodo di PSICOTERAPIA riconosciuto ufficialmente in Italia ai sensi della Legge 56/89, da non confondere con pratiche utilizzate in ambiti e modi molto disparati, che nulla hanno però a che fare con questa metodologia. L'Analisi Bioenergetica si basa sulla combinazione di psicoterapia verbale e corporea. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corp

o formano un'unità. Il metodo operativo comprende una serie di tecniche utilizzabili nella psicoterapia, tali da consentire un approccio profondo e completo alla persona. Le sedute in Analisi Bioenergetica coinvolgono sia il versante psichico che quello corporeo: i temi che di volta in volta possono emergere, infatti, vengono affrontati utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo conduce al coinvolgimento corporeo, sia quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall'espressione corporea permette l'affiorare di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi il recupero e l'elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell'organismo ( livelli psichico-emozionale-corporeo)

01/05/2026

"Ogni giorno,
quello che scegli,
quello che pensi
e quello che fai,
è ciò che diventi."
_Eraclito_

24/04/2026

"Il lavoro terapeutico inizia quando una persona smette di chiedersi
“di chi è la colpa?” e inizia a domandarsi:
“che cosa sto ancora portando che non è mio?” Ricostruire una genealogia diversa
non significa rinnegare le origini. Significa interrompere la trasmissione automatica del trauma. Dare un nome a ciò che era solo destino. Restituire all’umano una forma abitabile."
Dott. D'Angelo docet

22/04/2026

Tutti abbiamo tratti narcisistici. Il narcisismo non è solo mancanza di empatia o senso di grandiosità. È anche bisogno di essere visti e desiderio di riconoscimento, costruzione dell’identità e capacità di dire “io valgo”.
Sono aspetti sani, necessari allo sviluppo.
Diventano un problema solo quando diventano rigidi, difensivi, incapaci di creare reciprocità.
Tutti abbiamo anche tratti manipolatori e sono più comuni di quanto pensiamo: la manipolazione non è sempre tossica. Fin da bambini impariamo strategie per ottenere ciò che vogliamo. Da adulti, alcune forme di influenza reciproca sono normali: persuadere, negoziare, convincere.
Diventa una manipolazione disfunzionale quando c’è intenzione di controllare l'altro, mancanza di empatia e uso dell’altro come oggetto e non come soggetto.
La differenza sta nella consapevolezza e nella responsabilità.
Perché questi tratti sono così diffusi?
1. Siamo animali sociali: per sopravvivere abbiamo bisogno di essere accettati, riconosciuti, considerati. Quindi sviluppiamo strategie per farci spazio.
2. La società contemporanea amplifica il narcisismo: i social media, la filosofia della performance, la competizione costante. Non creano il narcisismo ma lo potenziano.
3. La manipolazione è spesso un adattamento: quando non sappiamo comunicare bisogni e limiti in modo diretto, usiamo delle scorciatoie come compiacere, colpevolizzare, evitare, sedurre o fare la vittima.
Sono strategie apprese e non diagnosi.
La domanda più utile non è “ce l’hanno tutti?”, ma come distinguere i tratti normali dai pattern di comportamento disfunzionali?
Il punto non è demonizzare, ma comprendere partendo da noi. Il narcisismo può essere una ferita, una difesa, una fase evolutiva, una maschera.
La manipolazione può essere un linguaggio appreso quando non abbiamo avuto modelli educativi e familiari di comunicazione chiara.
Comprendere questi aspetti ci permette di:
- proteggerci meglio;
- comunicare in modo più autentico;
- riconoscere i nostri bisogni;
- costruire relazioni più sane.
Questi aspetti influenzano, nel bene e nel male, le dinamiche relazionali attuali almeno fino a quando non cambieranno i modelli sociali di riferimento.
_T. Cerulli_ 🙏🏻

21/04/2026

Grazie alla Dott.ssa Valentina Scoppio per questa preziosa riflessione 🙏🏻

Ci sono bambini che crescono nel silenzio di un amore non ricevuto o ricevuto a metà. Bambini che imparano presto che il mondo non sempre si accorge di loro, che la fame di attenzioni, di dolcezza o di comprensione non trova risposta.
A volte è una mancanza sottile, quasi invisibile, genitori presenti ma emotivamente lontani, troppo presi dai propri pensieri, dal lavoro o da una vita che li travolge.
Altre volte, invece, quella mancanza ha il volto più duro della trascuratezza o della violenza, parole che feriscono, mani che spaventano e silenzi che diventano muri.
Ci sono famiglie in cui i genitori, pur amando, non hanno gli strumenti per amare davvero. Sono persone che portano a loro volta ferite mai guarite, storie irrisolte con i propri genitori, schemi di dolore che si ripetono come un’eco di generazione in generazione. Altri ancora crescono in contesti di povertà o disagio, dove tutto ruota intorno alla sopravvivenza, e non c’è spazio per la tenerezza, per l’ascolto e per i bisogni invisibili ma vitali dell’anima.
Ci sono bambini che diventano grandi accanto a fratelli con bisogni speciali, che assorbono tutto, l’attenzione e l’energia dei genitori, e imparano così che per ricevere qualcosa bisogna farsi piccoli, silenziosi e invisibili.
Qualunque sia la forma, il risultato è simile, il bambino cresce sentendo che qualcosa gli manca, ma non sapendo esattamente cosa. E per sopravvivere, costruisce dentro di sé una casa emotiva fatta di regole segrete, di stanze chiuse e di promesse non dette. Una casa che, da adulti, continuiamo ad abitare senza rendercene conto.
Se da piccoli siamo cresciuti sentendo che il mondo non ci vedeva, che dovevamo guadagnarci l’amore con il comportamento giusto, che dovevamo essere forti, autonomi, adattati, allora da adulti potremmo portare dentro una sorta di pretesa silenziosa: l’idea che la vita, prima o poi, debba restituirci ciò che ci è stato tolto.
È come se dentro di noi ci fosse una voce che dice: “adesso tocca a noi essere amati, capiti, protetti”.
E così, spesso senza rendercene conto, ci ritroviamo a cercare e a pretendere riconoscimento in ogni luogo... nel lavoro, nelle relazioni, negli sguardi degli altri. Ci arrabbiamo quando non arriva, ci sentiamo feriti quando non veniamo considerati, come se ogni piccola delusione riaprisse la vecchia ferita di quando non ci sentivamo visti.
A volte ci innamoriamo di persone che sembrano poterci riparare, figure accoglienti, forti, che sembrano promettere quel calore che ci è mancato. Ma poi scopriamo che anche loro non possono davvero colmare quel vuoto.
La vita, infatti, non risarcisce.
Non viene a compensare ciò che è mancato: ci invita, piuttosto, a prendercene cura. Ci chiede di guardare ciò che è rimasto sospeso, di imparare noi a darci quello che un tempo non abbiamo ricevuto.
Se da piccoli abbiamo imparato che chiedere non serviva, che non c’era spazio per i nostri bisogni o che l’amore si otteneva solo smettendo di pesare, allora da adulti potremmo essere diventati persone che non chiedono più nulla.
Ci convinciamo, a volte senza nemmeno accorgercene, che non meritiamo davvero le cose belle. Ci sentiamo “meno”, come se la felicità fosse una lingua che non sappiamo parlare. Ci scusiamo per esistere, ci nascondiamo dietro la nostra disponibilità, accettiamo briciole d’affetto pensando che “tanto, per noi, è già qualcosa”.
E quando qualcuno ci ama davvero, ci sentiamo quasi a disagio, come se non fossimo all’altezza, come se non potessimo restituire abbastanza.
Così, mentre la vita prova a offrirci qualcosa, ci ritraiamo. Ci proteggiamo dietro la corazza di chi si è abituato a non aspettarsi niente, custodendo quella vecchia ferita che continua a sussurrare: “non valgo abbastanza per essere amato davvero”.
Da fuori, sembrano due modi opposti di vivere: uno chiede troppo, l’altro non chiede niente. Ma dentro, l’origine è la stessa. È sempre quel bambino che, in modi diversi, continua a cercare ciò che gli è mancato. Uno lo fa gridando, l’altro tacendo. Uno reclama, l’altro rinuncia. Entrambi, però, stanno ancora bussando alla stessa porta del passato.
E poi arriva un momento, nella vita, in cui si può decidere di tornare in quella casa emotiva non più come un ospite impaurito, ma come un adulto che finalmente sa prendersi per mano. È il momento in cui smettiamo di chiedere che qualcuno venga a ripararci, e iniziamo a costruire dentro di noi il tipo di presenza che non abbiamo mai avuto.
È lì che scopriamo che non è colpa nostra se ci è mancato l’amore, ma che ora è una nostra responsabilità imparare a offrirlo a noi stessi.
Guarire significa proprio questo: non cancellare ciò che è stato, ma imparare a vivere con quello che è mancato senza farlo diventare una condanna. Significa dare valore ai nostri bisogni, riconoscere la nostra fame d’amore senza vergognarcene, imparare a ricevere senza paura e a chiedere senza sentirci deboli.
E allora quella casa interiore che un tempo era fatta di vuoti, diventa un luogo abitabile. Le stanze che odoravano di mancanza si riempiono di presenza, di tenerezza, di amore e di verità.
I bambini che eravamo possono finalmente smettere di aspettare, non perché qualcuno è arrivato a salvarli, ma perché ci siamo noi adesso insieme a loro.

19/04/2026

SIAMO TUTTI NARCISISTI E MANIPOLATORI?

Spesso sento dire che “ormai sono tutti narcisisti” o che “la gente manipola sempre”. La realtà è più sfumata: sì, la maggior parte delle persone ha tratti narcisistici e manipolatori ma questo non significa che la maggior parte delle persone abbia un disturbo narcisistico.

🔹 Tutti abbiamo tratti narcisistici. Il narcisismo non è solo mancanza di empatia o senso di grandiosità. È anche bisogno di essere visti e desiderio di riconoscimento, costruzione dell’identità e capacità di dire “io valgo”.

Sono aspetti sani, necessari allo sviluppo.
Diventano un problema solo quando diventano rigidi, difensivi, incapaci di creare reciprocità.

🔹Tutti abbiamo anche tratti manipolatori e sono più comuni di quanto pensiamo: la manipolazione non è sempre tossica. Fin da bambini impariamo strategie per ottenere ciò che vogliamo. Da adulti, alcune forme di influenza reciproca sono normali: persuadere, negoziare, convincere.

Diventa una manipolazione disfunzionale quando c’è intenzione di controllare l'altro, mancanza di empatia e uso dell’altro come oggetto e non come soggetto.

La differenza sta nella consapevolezza e nella responsabilità.

🧠 Perché questi tratti sono così diffusi?

1. Siamo animali sociali: per sopravvivere abbiamo bisogno di essere accettati, riconosciuti, considerati. Quindi sviluppiamo strategie per farci spazio.

2. La società contemporanea amplifica il narcisismo: i social media, la filosofia della performance, la competizione costante. Non creano il narcisismo ma lo potenziano.

3. La manipolazione è spesso un adattamento: quando non sappiamo comunicare bisogni e limiti in modo diretto, usiamo delle scorciatoie come compiacere, colpevolizzare, evitare, sedurre o fare la vittima.

Sono strategie apprese e non diagnosi.

🌱 La domanda più utile non è “ce l’hanno tutti?”, ma come distinguere i tratti normali dai pattern di comportamento disfunzionali?

Il punto non è demonizzare, ma comprendere partendo da noi. Il narcisismo può essere una ferita, una difesa, una fase evolutiva, una maschera. La manipolazione può essere un linguaggio appreso quando non abbiamo avuto modelli educativi e familiari di comunicazione chiara.

Comprendere questi aspetti ci permette di:
- proteggerci meglio;
- comunicare in modo più autentico;
- riconoscere i nostri bisogni;
- costruire relazioni più sane.

Questi aspetti influenzano, nel bene e nel male, le dinamiche relazionali attuali almeno fino a quando non cambieranno i modelli sociali di riferimento.

16/04/2026

Ci hanno insegnato a stare sempre “nel gioco”. Ma nessuno ci ha insegnato a fermarci.
Eppure, il recupero è parte dell’allenamento.
La pausa non è una debolezza: è strategia.
Il confine non è un muro: è una linea di forza.
Quando impari ad ascoltarti, a dirti “basta” prima di crollare, a scegliere dove mettere l’energia…
Stai già performando meglio.
I confini non frenano. Guidano.

15/04/2026
Un ragionamento può essere sbagliato, un'emozione mai.
12/04/2026

Un ragionamento può essere sbagliato, un'emozione mai.

10/04/2026

“Se vai dal pensiero, porta il cuore con te. Se vai dall’amore, porta la testa con te. Vuoto è l’amore senza il pensiero, vuoto il pensiero senza l’amore.”
_C.G.Jung_

05/04/2026

Buona rinascita!
Da tutte noi di

Buon nuovo inizio
buon ricominciare
quella magnifica
avventura che è
lavorare
all’opera di sé.

03/04/2026

"Almeno tre volte al giorno prenditi un momento per chiedere a te stesso cosa sia davvero importante.
E abbi la saggezza e il coraggio di costruire la tua vita intorno alla tua risposta."
_Lee Jampolsky_

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