25/03/2026
Vittoria del NO al referendum: gioia sì ma adesso calma e sangue freddo.
La vittoria del NO al referendum ha molte radici: difesa costituzionale dell’equilibrio dei poteri, ma anche politica nel senso di un voto contro Meloni e il suo governo. Gli italiani ancora una volta hanno voluto difendere la carta fondamentale, sintesi delle diverse culture politiche che concorsero alla sua stesura, ma hanno anche mandato un chiaro messaggio di protesta per la situazione economica, sociale e delle libertà aggravate, anche, dalle guerre. Guerre scatenate da Netanyahu e Trump, con il nostro Paese sostanzialmente silente o complice.
La vittoria del NO al referendum costituzionale sull’ordinamento giudiziario è un fatto enorme per qualità e quantità: affluenza al voto (buona), distacco tra sì e no (chiaro), distribuzione nel Paese (nelle zone rosse e al sud un NO soverchiante), nelle città (NO prevalente nelle grandi città), all’interno delle città (il NO vince, finalmente, fuori dalle "ZTL") e voto giovanile (tanti e in netta prevalenza per il NO) sono, per i progressisti al lavoro per la costruzione di una alternativa alla destra, elementi carichi di grande potenzialità. Potenzialità, non dato acquisito di consenso per la coalizione progressista in fase di costruzione.
Due elementi, in particolare, sconsigliano di intestarsi questa vittoria e di proiettarla in tale senso:
1) il numero di astensionisti alle ultime elezioni politiche del 2022 e recenti europee del 2024 che sono tornati alle urne stimato in, rispettivamente, 23% e 36% (circa 5 milioni!);
2) il voto giovanile massiccio per numero (70% circa) e per contributo al NO (60% circa).
Pensare che questi “nuovi voti” siano automaticamente voti per il cosiddetto “campo largo” sarebbe un errore clamoroso. Il tema vero è come intercettare questo ritorno al voto degli astensionisti e la partecipazione dei giovani e trasformarli in consenso politico e programmatico attraverso il coinvolgimento nel percorso di definizione della coalizione progressista. Non bastano i partiti promotori della coalizione, Pd/AVS/M5S, vanno pensati “luoghi”, “spazi” specifici, civici o tematici, in cui chi, gli astensionisti che tornano a votare e giovani che mostrano forte interesse alla politica, possano partecipare al percorso di definizione programmatica e di profilo del progetto alternativo alle destre.
Non è questione di generare contenitori moderati, anche perché molte nuove idee dei giovani sono più “radicali”, ma spazi in cui i loro bisogni e le loro proposte possano divenire parte del progetto.
Non serve fare precipitare da subito queste forze aggiuntive essenziali in “duelli rusticani” (primarie) ma serve il lavoro certosino, aperto e generoso, di coinvolgimento e responsabilizzazione per un progetto di cambiamento del Paese. Insomma, trattenere questi 5 milioni di votanti che si sono aggiunti e fare sentire protagonisti i tanti giovani nella costruzione di una proposta progressista, su base valoriale costituzionale e democratica è la sfida per i partiti che hanno sostenuto il NO.
Anche da noi, in Emilia-Romagna e in provincia di Modena, i numeri indicano un aumento della partecipazione rispetto alle europee e alle regionali del 2024 e un “plus” di NO rispetto alla somma dei voti di Pd/AVS/M5S :
In E-R, quasi 600.000 votanti in più rispetto alle ultime regionali e 180.000 rispetto alle europee; il NO si afferma in E-R con 500.000 voti in più rispetto alla somma Pd/AVS/M5S delle regionali e 290.000 rispetto alle europee;
A Modena, stessa dinamica, 90.500 votanti in più rispetto alle ultime regionali e 22.500 rispetto alle europee; il NO si afferma con 72.500 voti in più rispetto alla somma Pd/AVS/M5S delle regionali e 36.000 rispetto alle europee sempre del 2024.
Per l’Emilia-Romagna e per Modena valgono le medesime prescrizioni, processi e obiettivi, indicati per l’Italia. In una terra, la nostra, di alta affluenza e partecipazione giovanile, tempratasi nei recenti movimenti contro guerre, genocidi e cambiamento climatico, bisogna abbandonare ogni pretesa di volere ricondurre tutto agli schemi di partito e dare forma al coinvolgimento e apertura. La missione è questa mentre la “anatra zoppa” Meloni tenterà reiterate operazioni di tenuta in vita di un governo, nato minoritario e divenuto minoritario e impopolare, per deficit di idee, cultura regressiva e personale politico inadeguato.