13/02/2026
Alcune persone neurodivergenti raccontano che con altre persone neurodivergenti si sentono più libere.
Non perché siano “tutte uguali”, ma perché in un ambiente ND spesso c’è meno pressione sociale. I silenzi sono più tollerati, le intensità emotive non devono essere smussate, le sensibilità sensoriali vengono comprese senza doverle spiegare o giustificare continuamente. Questo riduce lo sforzo di adattamento e abbassa drasticamente il bisogno di masking.
Nelle relazioni ND–ND, quando c’è consapevolezza, succede spesso qualcosa di importante: non viene richiesto di essere socialmente perfetti.
Non serve riempire ogni spazio, non serve performare, non serve “funzionare bene” per essere accettati. E questo può aumentare il senso di sicurezza e di appartenenza.
Allo stesso tempo, però, non è automatico.
Quando una persona neurodivergente non ha ancora consapevolezza del proprio funzionamento, può percepire l’altro come “strano”, troppo intenso, troppo diverso. In questi casi può prendere le distanze, soprattutto se il funzionamento dell’altro è diverso dal proprio o più visibile. Anche tra neurodivergenti, quindi, la relazione richiede ascolto e comprensione.
Le relazioni ND–NT possono funzionare, ma spesso richiedono più traduzione, più spiegazioni, più energia. Quelle ND–ND, quando sostenute dalla consapevolezza, tendono invece a essere più permissive, meno giudicanti, più abitabili dal punto di vista del sistema nervoso.
Per questo le consiglio spesso come spazio in cui poter essere se stessi senza doversi costantemente adattare.
E per molte persone neurodivergenti, questa libertà è già una forma di cura.