10/02/2026
Oggi ricorre il safer Internet day e questa riflessione nata per caso stamattina ci sta tutta.
Si sta diffondendo tra i giovani, ma anche tra i meno giovani, l'abitudine di "parlare" con l'intelligenza artificiale dei propri problemi emotivi e relazionali. Ora già i termini artificiale e relazionale insieme non vanno bene ed è abbastanza intuitivo. Ma questo fenomeno solleva alcuni interrogativi.
Siamo così soli che non abbiamo più qualcuno di fidato con cui condividere un problema? Eppure siamo la società iperconnessa per eccellenza.
Pensiamo che un'applicazione sia preparata abbastanza da fronteggiare la complessità del reale più di quanto possa esserlo una persona vera dunque che parere abbiamo delle persone che ci circondano? Dove sono finite le figure di riferimento? È un problema dei grandi che riferimento non sanno più essere, incapaci di porsi come guida esperta, o è un problema dei piccoli che non sanno più chiedere e mostrarsi fragili?
E poi pensiamo davvero che l'intelligenza artificiale abbia tutte le risposte e sia infallibile? Sappiamo veramente come funziona e su cosa si basano le sue risposte? Le fonti che usa sono attendibili? E se non lo sono, non sarebbe allora meglio affidarsi a una persona reale che pur nella sua limitatezza possa anche abbracciarci oltre che consigliarci?
Ho la fortuna di lavorare in un ambito in cui continua a prevalere l'umanità sulla macchina ma mi chiedo se sarà sempre così e quali saranno le conseguenze. Ed è tutto molto preoccupante.
Ma quindi cosa possiamo fare? Informare e informarci sull' AI che seppur abbia tanti vantaggi ha anche molti limiti. Parlare con i nostri figli, incoraggiarli al dialogo in presenza. Parlare a scuola, nelle associazioni, nei luoghi di incontro. Limitare al massimo l'uso del cellulare e dei dispositivi nei bambini (ma anche negli adulti ricordandoci che i piccoli ci guardano e si insegna con l'esempio), proporre attività fuori casa e lasciare che i momenti di noia e vuoto vengano riempiti con altro e non con la tecnologia. Tutto molto difficile, siamo d'accordo. Ma l'educazione al dialogo parte da piccoli e dopo tanta fatica, forse, se ne raccolgono i frutti. Avremo la casa sicuramente più in disordine ma forse i nostri figli ci guarderanno negli occhi.