13/02/2021
Non esistono scuole per maschi o per femmine... solo limiti imposti da qualcun altro. 💪🏽😊
Chiara Cappelli, prorettrice della Scuola Normale Superiore di Pisa, professoressa di chimica-fisica e vincitrice di un bando europeo da 1,6 milioni di euro sull’interazione fra luce e materia in materiali nanostrutturati, nei meeting a volte viene scambiata per la segretaria. “È capitato. Se sono insieme a un collega uomo, lui è il professore e io la segretaria. Fa sempre dispiacere, quando accade una cosa del genere. A una collega venuta dall’estero farebbe un grande effetto, ne sono sicura. Io percepisco più che altro il segnale di una mentalità all’antica", racconta.
"Qui alla Normale, le studentesse, pur essendo poche, sono bravissime", continua, "Ma pensano di valere meno dei loro colleghi maschi. Questo si percepisce nettamente. Vanno in crisi più facilmente, di fronte all’impegno richiesto alla Normale. Da noi un 18enne fresco di liceo si trova di fronte a una mole di lavoro veramente spiazzante. Maschi e femmine vengono spiazzati allo stesso modo, ma le ragazze fanno più fatica a reagire, si deprimono più facilmente, pensano di aver fatto una scelta al di sopra delle loro capacità. Cosa che spesso non è vera”.
"Dietro ciò, c'è un problema culturale che parte dalla storia dell’Italia. Le nostre scuole sono pensate per mamme degli anni ’50, che fanno trovare il pranzo pronto ai figli e li accudiscono il pomeriggio. Le bambine, crescendo in questo ambiente, respirano quello che dovrà essere il loro ruolo nella vita. Né la scuola le incoraggia a osare. La mia storia è stata molto diversa. Nella mia famiglia mio padre cucinava spesso e mia madre aveva gli orari di lavoro più lunghi. Quando ho scelto di fare chimica all’università, pur venendo da studi classici, non mi è mai passata per la testa l’idea che la scienza potesse essere una materia poco adatta per una ragazza”.
“Alle mie studentesse dico di buttarsi. Per riuscire nei propri progetti bisogna imparare a uscire dalla propria zona di comfort. Di allontanarsi fortemente dalla propria zona di comfort”.
Sul sito di Repubblica l'intervista di Elena Dusi