Psicologa Loredana Gimmelli

Psicologa Loredana Gimmelli Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Psicologa Loredana Gimmelli, Psicoterapeuta, Via III TraVia Taverna Campanile, Monteforte Irpino.

Parole sante
16/04/2026

Parole sante

"Ogni volta che la nostra vita procede in avanti e si separa dai vecchi legami non li cancella mai del tutto poiché, nel bene e nel male, quei legami hanno costituito la nostra stessa esistenza. Camminiamo in avanti portandoci dietro quello che abbiamo vissuto.

Per questa ragione Henri Bergson paragona il tempo a una valanga che, mentre scende rapidamente verso valle, accumula tutta la neve che ha potuto raccogliere nella sua corsa.

I legami che hanno nutrito la nostra vita proseguono incorporati nella nostra vita.

Non solo quei legami rispetto ai quali la nostra gratitudine dovrebbe essere grande, ma anche quelli che ci hanno ferito, fatto cadere, pugnalato.

Tutto ciò che è stato fondamentale per la mia vita (nel bene e nel male) e da cui mi sono separato fa parte della mia esistenza per quello che essa è diventata. Se il lavoro del lutto permette alla nostra vita di non portare più sulle spalle il peso di ciò che ha perduto e di ritornare a vivere, questo non significa che si possa negare la ferita che si è impressa in modo indelebile a causa di questa perdita. Si tratta di una vera e propria cicatrizzazione in divenire.

Una cicatrice è infatti una traccia che si è deposta sul corpo e che ricorda una ferita.

(...) le cicatrici psichiche, sebbene restino invisibili, sono perennemente vive, non cessano di spurgare, non cicatrizzano mai del tutto.

Sono il segno visibile del carattere necessariamente incompiuto dei nostri lutti.

È da questo resto che non può essere integrato compiutamente nel nostro io, né semplicemente dissolto nell'oblio, che scaturisce il sentimento della nostalgia".
- Massimo Recalcati

16/04/2026
07/04/2026

🌍 𝟳 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲 – 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲
𝘛𝘰𝘨𝘦𝘵𝘩𝘦𝘳 𝘧𝘰𝘳 𝘏𝘦𝘢𝘭𝘵𝘩. 𝘚𝘵𝘢𝘯𝘥 𝘸𝘪𝘵𝘩 𝘚𝘤𝘪𝘦𝘯𝘤𝘦

In occasione della Giornata Mondiale della Salute 2026, l'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un appello che non ammette ambiguità: "𝘛𝘰𝘨𝘦𝘵𝘩𝘦𝘳 𝘧𝘰𝘳 𝘏𝘦𝘢𝘭𝘵𝘩. 𝘚𝘵𝘢𝘯𝘥 𝘸𝘪𝘵𝘩 𝘚𝘤𝘪𝘦𝘯𝘤𝘦”. Schierarsi dalla parte della scienza, oggi, non è una scelta ideologica. È una 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 e, per chi come noi esercita una professione sanitaria, un obbligo deontologico.

La psicologia è una disciplina scientifica, con un corpus di ricerca consolidato, metodologie di indagine rigorose e strumenti di valutazione standardizzati e normati su popolazioni di riferimento. Ogni intervento clinico, ogni percorso psicoterapeutico, ogni azione di prevenzione o promozione della salute mentale trova il proprio fondamento in questo patrimonio di conoscenza empiricamente validata.

In un tempo in cui la circolazione di informazioni non verificate sui temi della salute psicologica raggiunge dimensioni senza precedenti — dai social media alle piattaforme di divulgazione generalista — il rischio di una distorsione culturale profonda è reale e pericoloso. Contenuti privi di basi scientifiche, pratiche prive di efficacia dimostrata, semplificazioni che travisano la complessità con cui lavoriamo quotidianamente: 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗻𝗼𝗰𝘂𝗼. Produce disorientamento nelle persone, ritarda l'accesso a cure appropriate, erode la fiducia nelle istituzioni sanitarie.

Per questo, il nostro lavoro non si esaurisce nell'intervento individuale. Include una responsabilità pubblica: contribuire a una 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗮, 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗮, 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶.

L'OMS ricorda che i progressi nella salute pubblica si costruiscono sulla solidarietà e sulla collaborazione globale, e che la scienza serve tutti, ovunque. L’Ordine degli Psicologi della Regione Campania è parte attiva, e consapevole, di questo impegno.

Oggi riaffermiamo allora con ancora più forza la nostra 𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀: professionisti della salute radicati nella scienza, al servizio della comunità.

25/03/2026
23/02/2026

A volte la compagnia migliore sei tu.
A volte il posto più bello è casa tua.

Lontano dal rumore,
tra le tue cose,
i tuoi libri,
la tua musica.

A volte non servono soldi,
né viaggi lontani,
né grandi lussi.

A volte basta rientrare,
chiudere la porta,
indossare i vestiti più vecchi e comodi,
e sentire che lì, proprio lì,
sei esattamente dove devi essere.

Perché la felicità, certe sere,
non fa rumore.
Ha il profumo di casa
e il silenzio che ti somiglia.

18/02/2026

🧵Buon lunedì da Psifia...

18/02/2026

Per un bambino, la perdita di un nonno è spesso il primo, traumatico confronto con il concetto di morte.

«Al giorno d'oggi si cerca in tutti i modi di evitare questo tema», spiega a 𝐿𝑒𝑔𝑔𝑜 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐦𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚𝐫, psicologa e psicoterapeuta, già referente del Gruppo di Lavoro Perinatalità, Infanzia e Adolescenza del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.

«Possiamo usare metafore e analogie proprio come le piante che, se non hanno più acqua o sono molto vecchie, appassiscono. È un modo per dire che il nostro corpo a un certo punto smette di funzionare. Quello del "si è addormentato" non è una buona immagine: il bambino potrebbe associare il dormire al morire e sviluppare il terrore di andare a letto», suggerisce la psicologa.

La partecipazione ai riti ha una funzione importante: «Il funerale è l'esperienza che le persone reggono meglio perché senti che non sei solo, condividi la sofferenza con gli altri. È un atto di consolazione collettiva che fa bene anche ai più piccoli, dai 7-8 anni in su», prosegue.

Se il nonno sta morendo, fingere che tutto vada bene non protegge davvero il bambino. È meglio prepararlo con gradualità: «Se sappiamo che è questione di mesi, dobbiamo prepararlo. Questo gli permette di fare un saluto particolare, di dire ai nonni cose belle che diventeranno un pensiero consolante dopo. Sapere di aver detto "ti voglio bene" nel momento giusto è un farmaco potente contro il senso di colpa e il vuoto».

Infine, la memoria si coltiva nella quotidianità. «Oggi che abbiamo fotografie ovunque, è importante ricordare i nonni nei fatti, nelle cose che abbiamo fatto insieme o in quello che loro dicevano dei nipoti. Raccontare storie li tiene in vita», conclude.

Per l’articolo completo 👇
https://www.leggo.it/italia/cronache/11_febbraio_2026_morte_nonni_bambini_come_spiegare_psicologa_roberta_bommassar-9339217.html?refresh_ce

12/02/2026

Dicono che le lacrime che si vedono siano quelle che pesano di meno.
Perché almeno trovano una via d’uscita.

Ma ce ne sono altre…
Quelle che non scorrono sulla pelle,
che non bagnano il viso,
che nessuno nota.

Lacrime silenziose, invisibili.
Che scendono verso l’interno.
E logorano l’anima.

Sono quelle che si formano quando fingi di stare bene,
quando sorridi solo per non preoccupare nessuno,
quando ripeti “non è niente”
mentre dentro si sgretola un mondo che nessuno conosce.

Sono lacrime che nascono da ciò che hai taciuto,
da ciò che hai perso,
da tutto ciò che hai aspettato e non è mai arrivato.

Fanno male proprio perché nessuno le vede.
Perché non c’è abbraccio che arrivi in tempo,
né parola che riesca a fermarle.

Perché non si piange solo con gli occhi.
Si piange dentro.
Per i ricordi che pesano,
per i vuoti che restano,
per le storie che non sono finite come il cuore sognava.

Eppure anche quelle lacrime hanno un senso.
Pulisono.
Scolpiscono.
Rendono l’anima più forte, più saggia, più vera.

Sono la prova che sentire non è una debolezza.
È il segno che, dentro, la vita batte ancora.

E un giorno — senza rumore —
quella lacrima silenziosa smette di cadere.
Perché anche l’anima,
stanca di rompersi,
impara a brillare di nuovo.

E tu, senza dirlo a nessuno,
torni a ritrovarti.

12/02/2026

A volte la vita ci porta a vedere le nostre risorse più nascoste nel modo più duro.
Questi eventi, quelli che non avremmo mai voluto vivere, ci obbligano a una ristrutturazione cognitiva. Non potendo tornare indietro, siamo costretti a trovare il COME dentro di noi e vi dico una cosa che ho toccato con mano e vissuto sulla mia pelle: siamo più forti di quello che immaginiamo e possediamo più risorse di quanto sapevamo di avere. È qui che avviene la vera riscrittura del sé. Non farti schiacciare mai dagli eventi.
Dobbiamo anche scardinare l’idea che la crescita debba essere sempre un percorso di self-improvement curato e sotto controllo.
Vivi. È la scuola più scuola che c’è quando lo fai con il giusto training neuromentale.

Pensa a qual è stata quella risorsa che hai scoperto di avere solo nel momento del bisogno? Se ti va scrivimi in direct o nei commenti


10/02/2026

Il genitore non dovrebbe programmare un figlio, né tantomeno la sua vita. Dovrebbe insegnargli l’autonomia e la responsabilità, giorno dopo giorno, per poi dargli il timone e lasciarlo guidare verso le proprie mete, con i propri tempi.

Troppo spesso, per amore o per paura, cadiamo nell’errore di voler tracciare ogni singola rotta per i nostri figli. Ma un figlio non ha bisogno di un programma predefinito: ha bisogno di strumenti, di fiducia e di quella consapevolezza che si conquista solo un passo alla volta.

Insegnare l’autonomia significa:

- Accettare che i loro tempi non siano i nostri.
- Lasciare che prendano il timone, anche se la rotta non è quella che avremmo scelto noi.
- Trasmettere la responsabilità delle proprie scelte.

Solo così potranno diventare i veri capitani della propria vita, pronti a raggiungere quelle mete che troppo spesso sognano, ma che non raggiungono per paura di fallire.

La paura si supera con l’azione. Troppi ragazzi mollano perché non sanno come usare le proprie risorse e preferiscono rinunciare. Lo vediamo all'università quando si bloccano, lo vediamo nei primi lavori quando non riescono a gestire le pressioni sociali e professionali. Dobbiamo lavorare d'anticipo, potenziando le loro risorse interiori.

Basta "aggiustare" tutto al posto loro: i ragazzi devono viversi e sperimentarsi, altrimenti questa pandemia di blocchi e abbandoni continuerà a dilagare.

Se credi che l'autonomia sia il regalo più grande che possiamo fare ai nostri ragazzi, condividi questo post. Aiutaci a diffondere una nuova cultura dell'educazione

09/01/2026
09/01/2026

"Un’ora di attività fisica al giorno per bambini e adolescenti è sufficiente per generare benefici fisici e psicologici significativi. Eppure, ancora oggi, molti bambini e ragazzi si muovono troppo poco o non praticano alcuna attività fisica".
(Jama Pediatrics)

👉 Il movimento è un vero e proprio carburante per corpo, mente, cervello: stimola attenzione, memoria, capacità di apprendimento, regolazione emotiva e gestione dello stress. Un cervello che si muove è un cervello che impara meglio.

🧠 Incide positivamente, infatti, anche sul rendimento scolastico, sulla motivazione e sulla capacità di affrontare le sfide quotidiane.

💡 Per bambini e adolescenti muoversi non significa solo “fare sport”, ma:
📌 allenare il pensiero
📌 imparare a gestire le emozioni
📌 sviluppare competenze relazionali
📌 costruire fiducia e autonomia

Lavoriamo ogni giorno proprio su questo: integriamo attività fisica, neuroscienze ed educazione in percorsi dedicati a scuole e associazioni sportive, per trasformare il movimento in uno strumento di crescita reale e duratura.

📩 Per informazioni sui nostri progetti e percorsi dedicati scrivici a: osservatorioadolescenza@gmail.com

Indirizzo

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