16/04/2026
Parole sante
"Ogni volta che la nostra vita procede in avanti e si separa dai vecchi legami non li cancella mai del tutto poiché, nel bene e nel male, quei legami hanno costituito la nostra stessa esistenza. Camminiamo in avanti portandoci dietro quello che abbiamo vissuto.
Per questa ragione Henri Bergson paragona il tempo a una valanga che, mentre scende rapidamente verso valle, accumula tutta la neve che ha potuto raccogliere nella sua corsa.
I legami che hanno nutrito la nostra vita proseguono incorporati nella nostra vita.
Non solo quei legami rispetto ai quali la nostra gratitudine dovrebbe essere grande, ma anche quelli che ci hanno ferito, fatto cadere, pugnalato.
Tutto ciò che è stato fondamentale per la mia vita (nel bene e nel male) e da cui mi sono separato fa parte della mia esistenza per quello che essa è diventata. Se il lavoro del lutto permette alla nostra vita di non portare più sulle spalle il peso di ciò che ha perduto e di ritornare a vivere, questo non significa che si possa negare la ferita che si è impressa in modo indelebile a causa di questa perdita. Si tratta di una vera e propria cicatrizzazione in divenire.
Una cicatrice è infatti una traccia che si è deposta sul corpo e che ricorda una ferita.
(...) le cicatrici psichiche, sebbene restino invisibili, sono perennemente vive, non cessano di spurgare, non cicatrizzano mai del tutto.
Sono il segno visibile del carattere necessariamente incompiuto dei nostri lutti.
È da questo resto che non può essere integrato compiutamente nel nostro io, né semplicemente dissolto nell'oblio, che scaturisce il sentimento della nostalgia".
- Massimo Recalcati