Fisiomed Montepaone

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16/04/2026

4 tipi di dolore al PIEDE e al TALLONE: sedi diverse, causa comune (ecco qual è).

Non tutti i dolori al piede sono uguali, e sapere dove senti dolore ti dice molto su cosa sta succedendo.

Ma c'è un aspetto che sorprende: nonostante le sedi siano diverse, nella maggior parte dei casi la causa di fondo è la stessa.

Vediamo i quattro più comuni.

🔴 Fascite plantare: il dolore è sotto il piede, nella zona dell'arco plantare, spesso concentrato verso il tallone.

È il classico dolore che ti rovina i primi passi al mattino e poi si attenua camminando.

La fascia plantare è una lamina di tessuto connettivo che va dal calcagno alle dita, e quando è cronicamente sotto tensione le fibre si logorano e degenerano.

🔵 Tallonite: il dolore è direttamente sotto il tallone, nel punto di appoggio.

Spesso è legato all'assottigliamento del cuscinetto di grasso che protegge il calcagno, oppure a un'irritazione dell'osso stesso per eccesso di carico.

Fa più male su superfici dure e tende a essere un dolore "sordo", diverso dalla f***a della fascite.

🟢 Tendinopatia d'Achille: lo senti nella parte posteriore della caviglia, qualche centimetro sopra il tallone.

Il tendine può essere rigido, gonfio, dolente alla pressione.

Peggiora con l'attività fisica e spesso al mattino è accompagnato da una forte rigidità.

🟡 Entesite del calcagno: il dolore è nel punto esatto dove il tendine d'Achille si attacca all'osso del tallone, nella parte posteriore-inferiore.

È una zona molto specifica, spesso dolorosa al tatto, e rappresenta il punto dove la trazione meccanica del tendine si concentra di più sull'osso.

Quattro problemi, quattro sedi diverse, quattro nomi diversi.

Ma ora guarda cosa hanno in comune.

La fascia plantare è la diretta continuazione del tendine d'Achille: sono un unico sistema che "gira" intorno al calcagno.

Il tendine d'Achille è il punto di arrivo dei muscoli del polpaccio.

Il calcagno è l'osso che sta in mezzo, stretto tra la trazione del tendine dall'alto e quella della fascia dal basso.

E il cuscinetto sotto il tallone è la struttura che ammortizza tutto il carico che questo sistema scarica a terra.

In pratica, sono tutti parte della stessa catena meccanica.

E la tensione che alimenta tutti e quattro arriva dallo stesso posto: dall'alto.

Polpacci rigidi tirano il tendine d'Achille. Il tendine tira il calcagno. Il calcagno scarica tensione sulla fascia plantare. E tutto il sistema preme sul cuscinetto del tallone.

Più la catena posteriore è rigida (polpacci, ischiocrurali, glutei), più ogni struttura della zona del piede è sotto stress.

Ecco perché spesso questi problemi si sovrappongono: chi ha la fascite plantare spesso ha anche rigidità al tendine d'Achille, e chi ha dolore al tallone spesso ha anche fastidio alla fascia.

Non sono quattro sfortune separate: sono quattro manifestazioni diverse della stessa tensione.

E la buona notizia è che se la causa è comune, la soluzione è comune.

Ricondizionare i polpacci, lavorare sugli ischiocrurali, riattivare i glutei, e progressivamente adattare tutte le strutture del piede a reggere meglio il loro carico.

Un lavoro completo sulla catena posteriore migliora tutti e quattro i problemi, perché toglie la tensione che li alimenta 💪

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Ogni dolore cronico, ogni rigidità, ogni postura di chiusura porta con sé una memoria.
Il tuo sistema nervoso ha registrato tutto: ogni pericolo, ogni abbandono, ogni momento in cui non ti sei sentito al sicuro, e continua a rispondere come se quel momento fosse ancora presente.
Non è una tua mancanza di forza di volontà. Non è "solo stress". È neurobiologia.
Le memorie somatiche sono modificazioni plastiche nelle reti neurali che riflettono esperienze emotivamente intense. Si manifestano nel corpo prima ancora che la mente le riconosca: nel modo in cui respiri, nel modo in cui tieni le spalle, nella risposta viscerale che scatta prima ancora che tu abbia il tempo di pensare.
La psicoterapia delle memorie somatiche lavora esattamente su questo livello: non solo attraverso le parole, ma attraverso il corpo — perché è lì che la storia è stata scritta, ed è lì che può essere riscritta.
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25/03/2026

FASCITE PLANTARE: non è un'infiammazione (ecco perché non passa).

Ti alzi dal letto al mattino, appoggi il piede a terra, e senti quella f***a sotto il tallone che ti fa zoppicare per i primi passi.

Poi cammini un po' e migliora.

Ti siedi al lavoro per un'ora, ti rialzi, e la f***a è di nuovo lì.

È il biglietto da visita della fascite plantare: il dolore che va e viene, che non è mai abbastanza forte da bloccarti del tutto, ma che non se ne va.

E non se ne va per un motivo molto preciso, che ha a che fare con il tipo di tessuto coinvolto.

La fascia plantare non è un muscolo.

È una lamina di tessuto connettivo che va dal tallone alle dita: una specie di "corda dell'arco" che sostiene tutta la volta del piede.

Il suo nome, "fascite", suggerisce un'infiammazione.

Ma nella stragrande maggioranza dei casi non c'è infiammazione: c'è degenerazione.

Le fibre di collagene si logorano, si disorganizzano, si frammentano.

È un problema di usura, non di "fuoco da spegnere".

Ed è per questo che ghiaccio e anti-infiammatori non risolvono: possono dare sollievo temporaneo, ma il tessuto non va spento, va ricostruito.

E il tessuto connettivo ha un grosso "difetto": si adatta molto lentamente.

Un muscolo, se lo alleni bene, risponde in settimane.

Il tessuto connettivo ha bisogno di mesi.

Ecco perché la fascite diventa facilmente cronica: non perché sia un problema grave, ma perché la gente si aspetta tempi muscolari da un tessuto che muscolo non è.

Ora, la domanda importante: perché quel tessuto si è logorato?

Nella grande maggioranza dei casi, la risposta è: sovraccarico.

La fascia plantare è l'ultimo anello di una catena che parte da molto più in alto: polpacci, tendine d'Achille, muscoli posteriori della coscia, fino ai glutei e alla schiena.

Quando i polpacci sono rigidi (e lo sono quasi sempre, soprattutto in chi sta molto seduto o in piedi), la tensione si scarica verso il basso e la fascia plantare paga il conto.

È un po' come una catena di montaggio: se un pezzo a monte rallenta, l'ultimo della fila si ritrova sommerso di lavoro.

Ed è per questo che lavorare solo sul piede spesso non basta.

Massaggiare la pianta con la pallina, allungare le dita: tutto utile, ma se non lavori anche sui polpacci e sulla catena posteriore, stai trattando l'ultimo anello senza occuparti di quelli che lo stanno sovraccaricando.

Il tessuto connettivo ha bisogno di due cose: togliere il sovraccarico che arriva da monte e poi adattarsi progressivamente a reggere di più.

Ci vuole pazienza, ci vuole il lavoro giusto, ma la stragrande maggioranza delle persone migliora in modo importante.

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25/03/2026

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Martedì 09:00 - 13:00
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