Studio di Psicologia, Pedagogia Clinica e Counseling Professionale

Studio di Psicologia, Pedagogia Clinica e Counseling Professionale Consulenza,diagnosi e trattamento disturbi specifici dell’apprendimento.Supporto psicologic e pedagog

10/01/2026

UNA TRAGEDIA SILENZIOSA

C' è una tragedia silenziosa che si sta sviluppando giorno dopo giorno nelle nostre case e riguarda i nostri più preziosi gioielli: i nostri figli.
I nostri figli sono in uno stato emotivo devastante.
Negli ultimi 15 anni, i ricercatori ci hanno regalato statistiche sempre più allarmanti su un aumento acuto e costante della malattia mentale infantile che ora sta raggiungendo proporzioni epidemiche:

Le statistiche non mentono:
• 1 bambino su 5 ha problemi di salute mentale
• Si è notato un aumento del 43 % dell'ADHD
• Si è notato un aumento del 37 % della depressione adolescenziale
• Si è notato un aumento del 200 % del tasso di suicidi nei bambini tra i 10 e i 14 anni.

Cosa sta succedendo e cosa stiamo facendo di sbagliato?

I bambini di oggi sono sovra-Stimolati e sovraccarichi di oggetti materiali, ma sono privati di ciò che è veramente fondamentale per un'infanzia sana e felice, come:
• Genitori emotivamente disponibili
• Limiti chiaramente definiti
• Responsabilità
• Nutrizione equilibrata e una buona qualità del sonno
• Movimento all'aria aperta
• Gioco creativo, interazione sociale, opportunità di gioco non strutturato e spazi per la noia.

Invece, questi ultimi anni li abbiamo riempiti di:
• Genitori distratti digitalmente
• Genitori indulgenti e permissivi che lasciano che i bambini "Governino il mondo" e siano quelli che mettono le regole
• Un senso di diritto, di immeritatamente tutto senza guadagnarselo o senza essere responsabile di ottenerlo
• Sonno inadeguato e nutrizione squilibrata
• Uno stile di vita sedentario
• Stimolazione senza fine, babysitter tecnologiche, gratificazione istantanea e assenza di momenti noiosi.

Cosa fare?
Se vogliamo che i nostri figli siano individui felici e sani, dobbiamo svegliarci e tornare alle basi.
È ancora possibile...con le seguenti raccomandazioni:

• Imposta i limiti e ricorda che sei il capitano della nave. I vostri figli si sentiranno più sicuri sapendo che avete il controllo del timone.
• Offri ai bambini uno stile di vita equilibrato pieno di ciò che di cui hanno bisogno, non solo di quello che vogliono. Non aver paura di dire "no" ai tuoi figli se quello che vogliono non è quello di cui hanno bisogno.
• Fornisci alimenti nutritivi e limita il cibo spazzatura.
• Passa almeno un'ora al giorno all'aperto facendo attività come: ciclismo, camminata, pesca, osservazione degli uccelli / insetti.
• Godetevi una cena familiare quotidiana senza telefoni o tecnologia che li distragga.
• Giocate con giochi da tavola in famiglia o se i bambini sono molto piccoli per i giochi da tavola, lasciatevi trasportare dai vostri interessi e permettete che siano loro a condurre in gioco.
• Coinvolgi i tuoi figli in qualche compito o lavoro in casa secondo la loro età (piegare i vestiti, ordinare i giocattoli, appendere i vestiti, sistemare i viveri, mettere il tavolo, dare da mangiare al cane ecc.).
• Implementare una routine di sonno coerente per garantire che il tuo bambino dorma abbastanza. Gli orari saranno ancora più importanti per i bambini in età scolastica.
• Insegnare responsabilità e indipendenza. Non li proteggere in eccesso contro ogni frustrazione o ogni errore. Sbagliare li aiuterà a sviluppare resilienza e impareranno a superare le sfide della vita,
• Non caricate lo zaino dei vostri figli, non portate i loro zaini, non portategli il compito che si sono dimenticati, non gli sbucciate le banane ne’ le arance se lo possono fare da soli (4-5 anni). Invece di dare loro i pesci, educateli a pescare.
• Educateli ad aspettare e a ritardare la gratificazione.
• Fornisci opportunità per la "noia", visto che la noia è il momento in cui la creatività si sveglia. Non vi sentite responsabili di tenere sempre i bambini divertiti.
• Non usare la tecnologia come una cura per la noia, né la offrite al primo secondo di inattività.
• Evitare l'uso della tecnologia durante i pasti, nelle automobili, nei ristoranti, nei centri commerciali. Usa questi momenti come opportunità per socializzare allenando così i cervelli a saper funzionare quando saranno in modalità “noia".
• Aiutali a creare un "vasetto della noia" con idee di attività per quando sono annoiati.
• Spegnere i telefoni di notte quando i bambini devono andare a letto per evitare la distrazione digitale.
• Diventa un regolatore o un allenatore emotivo dei tuoi figli. Educali a riconoscere e a gestire le proprie frustrazioni e rabbia.
• Educateli a salutare, a prendere turni, a condividere senza rimanere senza nulla, a dire grazie e per favore, a riconoscere l'errore e scusarsi (non li obbligate ), siate modello di tutti quei valori che inculcate loro.
• Collegati emotivamente - sorrisi, abbracci, baci, solletichi, lettura, danza, salti, giocate con loro.

Articolo scritto dal dott. Luis Rojas Marcos psichiatra.

Voi cosa ne pensate?

10/01/2026

FUGGIRE CON LA CASSA NEL PIENO DI UNA STRAGE

Se vengono confermati i rumours che raccontano che esiste un frame video che mostra la comproprietaria del locale della strage di Crans Montana fuggire con la cassa in mano nel pieno della strage, l’orrore provato per questo tremendo evento sarà amplificato oltremodo.

Ma io invito il mondo adulto a fare una riflessione che va al di là di questo singolo caso. perché in questa evenienza – fuggire con denaro mentre i ragazzi perdono la vita – c’è l’immagine decadente di una società e di una cultura che ha usato l’età evolutiva per fare cassa, senza alcuna cura della tutela dei diritti dei minori e senza alcuna assunzione di responsabilità verso i propri doveri educativi.

Nel locale svizzero si sono accumulate una serie di infrazioni spaventosamente gravi: presenza di più persone rispetto al numero permesso per legge, vendita di alcolici ai minori, chiusura di un’uscita di sicurezza per evitare l’ingresso dei non paganti, utilizzo di dispositivi che generano scintille, restrizione della scala di fuga per aumentare il numero di posti a sedere. Nessuna di queste infrazioni è avvenuta per caso: tutto contribuiva ad aumentare l’incasso. Tutto questo è in continuità logica con la scena che mostra che, nel pieno di una strage, la preoccupazione dell’adulto rimane mettere in salvo l’incasso, non i ragazzi e le ragazze che l’hanno prodotto.

Siamo la prima generazione di genitori che deve condividere il proprio progetto educativo con una società che ci viene “contro” perché quando pensa ai nostri figli, pensa all’incasso che possono generare e non ai bisogni educativi che devono essere presidiati e promossi, pensati e condivisi. Un tempo valeva il detto “Ci vuole un villaggio per crescere un figlio”, ma oggi “quel villaggio” sembra abitato da vampiri e cannibali pronti a succhiare l’ultima goccia di sangue, incuranti del fatto che ciò potrebbe uccidere quel ragazzo a cui porti via tutto, senza lasciargli nulla di ciò che gli serve per diventare grande. O addirittura per rimanere vivo.

Nell’immagine della donna che fugge con la cassa c’è la metafora di una società liberista che ha messo il denaro al centro dei propri valori. C’è un mondo occidentale che tutela i privilegi di chi ne ha già molti, incurante della sofferenza e del danno prodotto su quel sottogruppo (sempre più gigantesco) della popolazione che invece di privilegi ne ha pochi o - a volte - non ne ha nemmeno uno, ha aspetti di fragilità e vulnerabilità che devono essere tutelati e non manipolati e sfruttati a fini economici.

In questa lettura del nostro vivere, rientrano le politiche internazionali centrate sugli armamenti e sul proliferare delle guerre nel mondo. Ci sono le multinazionali del digitale che si sono mangiate i cervelli dei nostri figli, generando un “brain rot” (marcescenza dei cervelli) che nel terzo millennio e con questo livello di progresso scientifico avrebbe dovuto essere l’ultima delle cose da far avvenire nella vita di chi cresce.

Se i rumours verranno confermati, il lavoro da fare nelle nostre menti e nei nostri cuori di adulti non dovrà essere disprezzare “quella donna”, ma rivedere completamente la struttura socio-economica e culturale di una società che non ha avuto paura a mettere sull’altare sacrificale il suo bene più prezioso (cioè i nostri figli) per l’adorazione incondizionata all’unico dio che oggi regola il mondo: il Dio Danaro.

Sì: vorrei davvero che questo testo venisse condiviso e diventasse il punto di partenza di una riflessione del mondo adulto, genitoriale ed educativo perché sarebbe troppo facile pensare soltanto che “quella donna” è una criminale. E’ vero: ha commesso molti reati. Ma quei reati sono il risultato – purtroppo – di una corresponsabilità politica, economica, sociale e culturale di cui facciamo parte tutti noi.

08/01/2026

SE LA VITA AVESSE VOCE

Quando il dolore esonda e travolge un’intera comunità
Si perdono tutti i punti di riferimento
Ci si sente prima disorientati e poi persi.
Persi a se stessi, prima di tutto.
Ma poi anche persi alla vita. Persi nella vita.

Perché?
La tentazione di trovare una risposta a questa domanda è enorme.
Ma se la vita potesse avere voce ci direbbe “Io accado.
Sono un ponte tra ciò che c’era e ciò che ci sarà”.

Ciò che c’era e ciò che ci sarà:
ciascuno di noi è un ponte tra queste due dimensioni temporali.
Se la vita avesse voce ci direbbe:
“Non perdere tempo a chiederti: Perché?
Usa il tuo tempo per vivermi. Intensamente.
Come se ogni istante fosse l’istante che viene prima del dopo.
La risposta sta nel dopo.
Ma tu ancora non lo abiti. Perché sei nel qui ed ora.
Vivi il tuo qui ed ora.
Ama. Contempla. Celebra. Abbraccia. Respira”.

La vita è adesso.

A tutti noi, travolti da un’onda di dolore. Spaventati da ciò che era e non è più.

Se queste parole possono far bene, condividile.

31/12/2025

PER QUESTO NUOVO INIZIO

🌱 **Cose da dire ai figli e alle figlie.
E ai bambini e alle bambine che siamo stati.**

Ci sono cose che andrebbero dette ai figli e alle figlie.
Non come lezioni.
Ma come verità autentiche e gentili - balsamo per anima e cuore - da consegnare piano, quando il cuore è pronto.

Dire che il fallimento non è una colpa, ma una possibilità. Che si cade. E ci si rialza.
E che l’apprendimento vero nasce lì, non altrove.

Dire ai figli maschi che il pianto non toglie forza, ma la restituisce. Dire alle figlie femmine che il corpo può essere potente, libero, rumoroso, senza dover chiedere permesso.
Perché le emozioni non hanno genere. E neppure il gioco.

Dire che la noia non è vuoto da riempire, ma tempo buono per incontrarsi. Spazio fertile in cui qualcosa può nascere.

Dire che esistono pensieri spaventosi.
Che arrivano.
Che passano.
E che non serve averne paura.

Dire che si può morire.
E insieme dire che esiste la magia. Quella che non nega il dolore, ma lo attraversa.

Dire che il giorno del matrimonio non è “il più bello della vita”. Che esistono giorni luminosi e giorni opachi.
E che hanno tutti la stessa dignità nel so-stare.

Dire che a volte basta saper stare. Senza aggiustare. Senza correre. Senza riempire. Senza mediare.
E che il dolore non si evita, ma si può attraversare.

Dire ai figli maschi che non sono eroi né salvatori. E alle figlie femmine che non devono essere salvate da nessuno. Perché quando cresciamo dentro ruoli rigidi, la relazione si spezza e la violenza trova spazio.

Dire che il tempo c’è. Fino a quando finisce.
E che spesso ce ne accorgiamo troppo tardi.
Perché è il Qui ed Ora che va vissuto con presenza, dedizione e cura.

Dire che la vita non è una gara. Che non esistono vincitori né sconfitti. E che la lotta non è un destino.

Dire che la cattiveria esiste. E può abitare dentro ciascuno di noi. Conoscere quella piccola parte, quella ombra nera, è il primo passo per non esserne guidati.

Dire che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro.
Che alcuni fari fanno quello che possono, ma non sempre riescono a fare luce.
E che questo non è colpa dei figli e delle figlie.

Dire che senza gli altri non siamo nulla. Che la relazione è ciò che ci tiene umani.

Dire che possono stare male.
Che la sofferenza non è un errore.
Che spesso spinge in avanti.
E che, anche se sembra eterna, prima o poi passa.

Dire che si può vivere senza successo e approvazione, e sentirsi pieni lo stesso. Forse persino di più.

Dire che non tutti i desideri si realizzano, ma che desiderare è ciò che ci tiene vivi.
Fino alla fine.

Dire che si può non sposarsi. Non avere figli e figlie.
E vivere una vita buona lo stesso.

Dire che il mondo ha bisogno del loro impegno.
Che la povertà esiste. E che prendersene cura è una responsabilità collettiva.

Dire che possono essere ciò che vogliono. Ma non a costo di perdersi. Non a costo di tradirsi.

Dire che esiste il perdono ma esiste solo accedendo ai propri veri sentimenti e al proprio profondo sentire. E dire che perdonare non è dimenticare.

Dire che possono andare lontano. Molto lontano.
Fino a sparire dal nostro sguardo.
E dire - con una presenza d’animo che non trattiene - che noi saremo qui. Quando vorranno tornare.
Senza condizioni e aspettative.

Dott.ssa Lucia Vichi
Atelier della Pedagogista


30/12/2025
https://vm.tiktok.com/ZNRjB4bVS/
25/12/2025

https://vm.tiktok.com/ZNRjB4bVS/

5958 Mi piace, 21 commenti. "Questo Natale ti auguro tutto ciò che desideri. E se potessi farti avere qualcosa anche io, ti regalerei gesti di cura, atti di coraggio e attenzioni che restano.🎄🎁”

Buone Feste🎄💫🥂
24/12/2025

Buone Feste🎄💫🥂

19/12/2025

Una delle verità più potenti dello sviluppo infantile è questa:
un bambino diventa ciò che il suo cervello sente, vive e ripete ogni giorno.

E ciò che spesso dimentichiamo è che il suo cervello è sempre in fase di costruzione:
ogni esperienza ripetuta crea circuiti, ogni parola rinforza una direzione, ogni feedback diventa identità.

Quando ti fermi a notare i piccoli progressi, la gentilezza, lo sforzo, la capacità di risolvere un problema o quel gesto di coraggio… non stai semplicemente elogiando.
Stai attivando la neuroplasticità.
Stai rafforzando i percorsi che sviluppano fiducia, cooperazione, autoregolazione e resilienza.

I bambini non imparano chi sono per caso.
Lo imparano dai segnali che ricevono: ciò che viene notato diventa “ciò che è vero su di me”.
Allo stesso modo, critiche costanti possono costruire percorsi di vergogna, ansia o evitamento.
Il loro cervello non ascolta solo le parole: si modella attorno ad esse.

E la parte più rassicurante è questa:
non serve essere perfetti per lasciare un segno profondo.
Basta un’attenzione rapida, una frase detta entro pochi secondi, un gesto che riconosce la forza dietro l’azione:

“Ho visto la tua pazienza.”
“Ho notato il tuo impegno.”
“Sei stato coraggioso a riprovare.”

Questi momenti non cambiano solo il comportamento…
cambiano il cervello che guida quel comportamento.
Perché quando un bambino si sente visto, il suo sistema nervoso si organizza verso sicurezza, crescita e cooperazione.

Questo è il cuore della genitorialità consapevole:
guidare il sistema nervoso, non controllare il bambino.

👉 Segui per altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:

1. Perry, B. D., & Szalavitz, M. (2006).
The Boy Who Was Raised as a Dog: Neuroplasticity and relational experience in child development.

2. Feldman, R. (2017).
The Neurobiology of Human Attachments. Annual Review of Psychology.

3. Harvard Center on the Developing Child (2016).
Serve and Return Interaction Shapes Brain Architecture.

20/11/2025

Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?
Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire...
Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.
Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.
È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte: una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.
La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende; il dolore che non distrugge, ma trasforma;
il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.
Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.
È un ritorno di luce - quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via.

Massimo Recalcati

18/11/2025

Insegna a tuo figlio a mettere sani confini, non soltanto a essere sempre gentile.
La gentilezza senza confini non è più gentilezza: diventa compiacenza, paura di deludere, ricerca di approvazione.
Molti adulti che oggi faticano a dire “no”, che si sentono in colpa se non sono sempre disponibili o che finiscono spesso in relazioni sbilanciate, sono stati bambini educati a essere “bravi” più che a essere “autentici”.
Dal punto di vista psicologico, saper mettere confini è la base dell’autostima:
significa sentire che “io ho diritto di esistere anche quando non accontento l’altro”.
Quando un bambino impara a riconoscere ciò che è troppo, ciò che non lo fa stare bene e ciò che non vuole, sta costruendo identità, dignità e autoregolazione emotiva.
Sta imparando a rispettare sé stesso.
Educarlo a “non disturbare”, “fare il carino”, “essere sempre disponibile” può sembrare cortesia… ma spesso diventa rinuncia a sé. Cresce così un adulto che dice sì quando vorrebbe dire no.
Al contrario, insegnare i confini non rende egoisti: rende liberi.
Permette al bambino di dire “mi fermo”, “non mi piace”, “non ora”, senza percepire queste frasi come mancanza di valore o rischio di perdere affetto.
Un figlio che conosce i propri confini diventerà un adulto che:
-non si lascia manipolare
-non si svuota per essere accettato
-sceglie quando essere disponibile
-resta gentile, ma senza scomparire, senza annullarsi.
Germana Verganti psicoterapeuta

Indirizzo

Monteprandone

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393473212998

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio di Psicologia, Pedagogia Clinica e Counseling Professionale pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Studio di Psicologia, Pedagogia Clinica e Counseling Professionale:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram