24/11/2025
La casa nel bosco e il supremo interesse del minore.
La notizia è virale e fa discutere, l'allontanamento dei figli dalla famiglia è certamente un provvedimento estremo che va disposto in situazioni estreme.
Non mi addentrerò nella specificità del caso, andrebbero conosciuti bene i fatti e non li conosco a sufficienza.
Mi limiterò a dire in proposito che ritengo che le polarizzazioni in atto basate sui titoli dei giornali mi preoccupano perché credo siano il sintomo di una comunicazione che tende sempre più verso la ipersemplificazione delle questioni complesse.
Farò invece due riflessioni che questa vicenda mi ha ispirato.
La prima è che questo caso come altri di questo momento storico, ci interroga su un punto che ci riguarda tutti come cittadini: fino a che punto riteniamo che lo Stato debba intervenire nelle scelte scelte individuali? Dove poniamo il confine tra tutela pubblica e libertà soggettiva?
La questione è complessa e riguarda l'etica e la politica.
Le riguarda quando parliamo di eutanasia, di ab**to, di accanimento terapeutico, di obbligo vaccinale, di unioni civili, di home schooling, di TSO, di immigrazione e di regolamentazione delle professioni e del mercato, di minori e di minoranze.
Ognuno di noi su ognuno di questi argomenti metterebbe probabilmente il confine in luoghi diversi.
I nostri rappresentanti istituzionali, quelli che hanno preso il maggior numero dei nostri voti, sono chiamati a tracciare tali confini e a costruire apparati atti a sorvegliarne il rispetto, a non consentire lo sconfinamento.
Talvolta accade di chiederci se da questi confini ci sentiamo protetti o se ci sentiamo rinchiusi.
La seconda è quella su cosa sia "il supremo interesse del minore".
E su questo inizierò con quella verrà forse letta come una provocazione e cioè che prima di tutto, almeno da una certa età in poi, che collocherei intorno ai sei anni, occorrerebbe chiederglielo al minore quale pensa che sia il suo supremo interesse.
Non perché possa decidere autonomamente, ma perché spesso il minore sa dare molti elementi su quali siano per lui le cose importanti che non sempre gli adulti vedono e che troppo spesso gli adulti ritengono con supponenza di sapere.
La salute, certo, garantire che i bambini siano in salute lo riconosciamo tutti come un parametro fondamentale ma... la salute non è fatta solo di assenza di patologie del corpo è fatta di potersi specchiare negli occhi della madre, del padre, di potersi sentire visto, ascoltato, riconosciuto.
E mi chiedo se siamo attenti come società a garantire questa salute ai nostri minori.
Mi chiedo se lo siamo nel pensare gli spazi urbani, le infrastrutture, nel pensare un mondo del lavoro che consenta tempi e modi che agevolino questa possibilità.
E poi l'educazione, certo è importante, fondamentale che i bambini apprendano nozioni di vario genere, che imparino a leggere, scrivere... ma soprattutto a pensare... a creare...
Ma per farlo li mettiamo in aule in cui pretendiamo che stiano per ore seduti, composti, in silenzio e mantenendo l'attenzione...
Mi viene in mente la mia fatica di adulta nello stare ferma e zitta quando frequento corsi che pure mi sono scelta, su argomenti che mi interessano e che pure pago... e scuoto la testa pensando ai miei figli a scuola...
Fermi e composti ad imparare nozioni che devono ripetere... e mi viene in mente mio figlio che non sa disegnare e prende brutti voti ad arte che compensa con le interrogazioni e che dice: mi porti in musei dove ci sono installazioni, fotografie, sculture, oggetti che rappresentano un concetto... ma io devo essere valutato ad "Arte" su una cosa che non so fare... potrebbe dare un tema e lasciare che ognuno di noi lo sviluppi trovando la propria forma di espressione artistica... invece devo essere valutato su come disegno... quale arricchimento dovrei trarne?
Il pensiero si sviluppa nelle sfumature, nello spazio tra lo 0 e l'1 eppure a scuola spesso si insegna un codice binario: domanda-risposta esatta.
Non intendo sminuire con questo le importanti funzioni della scuola né generalizzare, ci sono ottimi insegnanti e ottime iniziative a macchia di leopardo e talvolta la scuola ha anche una funzione salvifica rispetto a famiglie altamente disfunzionali.
Tuttavia mi chiedo se non possa essere questa una delle occasioni di riflessione anche sulle modalità didattiche, sullo scollamento rispetto alla natura.... Ove per natura non mi riferisco solo a boschi e fiumi e contatto con gli animali, ma alla natura umana, quella di bambini che hanno bisogno di muovere il proprio corpo, di esprimere entusiasmi e curiosità, di acquisire nozioni attraverso i cinque sensi non limitandosi alla vista e all' udito.
Ecco in questa storia io non so se il supremo interesse dei minori coinvolti sia vivere nel bosco senza il bagno in casa con i genitori o se sia in una struttura che garantisce servizi igienici, scuola, socialità... ci sono troppi aspetti che non conosco.
Ma spero che questa vicenda possa farci riflettere ad un livello più profondo rispetto allo schierarsi di qua o di là, spero che possiamo compiere, almeno noi psicologi, l' operazione di complessificare invece di quella di segno opposto.