10/05/2026
Ci hanno sempre raccontato la maternità come se fosse un luogo naturale, come se bastasse un corpo capace di generare per sapere automaticamente accudire, comprendere, reggere.
E invece no.
La maternità non scende dal cielo dentro il sangue delle donne.
Non arriva insieme a un test positivo.
Non compare magicamente nel momento in cui un bambino nasce.
La maternità si attraversa. Si impara.
A volte si desidera. A volte no.
A volte arriva insieme all’amore più feroce mai conosciuto e, nello stesso istante, insieme alla paura, alla rabbia, alla stanchezza, alla perdita di sé.
A volte non arriva mai.
Oggi gli auguri voglio farli a tutte le madri reali, non a quelle perfette.
Alle madri che crescono figli sotto le bombe e trasformano il proprio corpo in rifugio.
A quelle che lavorano mentre rispondono a un messaggio della scuola con il senso di colpa infilato tra le costole.
A quelle che si sentono inadeguate.
A quelle che amano i propri figli immensamente ma non vogliono smettere di essere donne, professioniste, compagne, persone.
A quelle che crescono figli da sole.
A quelle che avrebbero voluto esserlo e non hanno potuto.
A quelle che hanno scelto di non esserlo e continuano a essere giudicate per questo..... E gli auguri voglio farli anche alle figlie e ai figli, perché crescere non significa avere genitori perfetti.
Significa imparare insieme.
Per troppo tempo la società ha chiamato “istinto materno” ciò che in realtà era distribuzione diseguale del sacrificio.
Era comodo pensare che la cura appartenesse naturalmente alle donne.
Comodo per le istituzioni.
Comodo per il lavoro.
Comodo per gli uomini cresciuti dentro un’educazione che li teneva lontani dalla responsabilità emotiva e quotidiana della cura.
Così le donne hanno portato tutto.
Il carico mentale.
La rinuncia economica.
La doppia presenza.
La colpa.
L’idea di dover sapere sempre cosa fare solo perché madri.
Ma la cura non è femminile.
La cura è umana.
Per questo continuiamo a parlare di diritti, welfare, asili nido, reti sociali, sostegno psicologico, libertà riproduttiva, autodeterminazione.
Per questo parliamo di congedi parentali paritari, perché un padre che cura non “aiuta”, esercita semplicemente la propria responsabilità.
Per questo diciamo che nessuna donna deve essere lasciata sola dentro la maternità.
Essere madre non è un destino biologico, è una relazione complessa, fragile, potentissima e come tutte le relazioni deve essere nutrita, imparata, ripensata, talvolta anche riparata.
La vera rivoluzione oggi deve essere questa: smettere di chiedere alle donne di essere naturalmente perfette
e iniziare finalmente a costruire una società capace di prendersi cura di chi cura.
Buona Festa della Mamma.