Fisiobuddy - Fisioterapista Monza

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Credo fortemente nella ricerca scientifica e la mia pratica è basata sulle evidenze; il mio modo di lavorare privilegia un approccio attivo, personalizzato e biopsicosociale.

Quando dormiamo poco o in modo frammentato, il sistema nervoso diventa più sensibile e fatica di più a regolare i segnal...
16/01/2026

Quando dormiamo poco o in modo frammentato, il sistema nervoso diventa più sensibile e fatica di più a regolare i segnali dolorifici.

La letteratura scientifica conferma questo legame. Una revisione del 2023 ha analizzato come cambi il dolore nelle persone con condizioni croniche quando la qualità del sonno migliora. Anche se gli studi presi in esame riguardano interventi medici, il risultato ci interessa perché mostra un punto chiave: il sonno è parte integrante del modo in cui il corpo gestisce il dolore. Quando il riposo diventa più stabile, spesso anche i sintomi risultano più gestibili .

In fisioterapia questo non significa “curare il sonno”, ma riconoscere che fa parte del quadro. Valutare insieme abitudini, orari, ritmo delle giornate e fattori che disturbano il riposo può aiutare a costruire un percorso più realistico e adatto alla tua situazione.

Se senti che il sonno e il dolore si influenzano a vicenda e vuoi capirlo meglio, possiamo approfondirlo durante la valutazione.



Andersson E, Kander T, Werner MU, Cho JH, Kosek E, Bjurström MF. Analgesic efficacy of sleep-promoting pharmacotherapy in patients with chronic pain: a systematic review and meta-analysis. PAIN Reports. 2023;8:e1061. doi:10.1097/PR9.0000000000001061

Quando il dolore nasce dopo una distorsione, una caduta o un sovraccarico, in genere il corpo recupera in poche settiman...
09/01/2026

Quando il dolore nasce dopo una distorsione, una caduta o un sovraccarico, in genere il corpo recupera in poche settimane. In una parte delle persone però il dolore resta più a lungo del previsto. Non dipende solo dall’entità dell’infortunio: alcuni fattori che accompagnano quel periodo possono rendere più lento il ritorno alla normalità. 🌿

Negli studi sulla prevenzione del dolore persistente si osserva che, quando la persona affronta l’infortunio in un momento già carico di tensione o incertezza, oppure quando teme che il movimento possa peggiorare la situazione, il sistema nervoso tende a mantenere una “soglia di allerta” più alta. Non si tratta di immaginare il dolore, ma di come il corpo gestisce un’esperienza che percepisce come minacciosa.

Un’informazione chiara su cosa aspettarsi, una guida graduale nel movimento e una valutazione che tenga conto della situazione complessiva aiutano a ridurre il rischio che un dolore acuto diventi più duraturo. La fisioterapia si inserisce esattamente qui: supportare il recupero, dare indicazioni realistiche e costruire un percorso che permetta di tornare alle proprie attività senza inutili rinunce. 🤝

Se stai facendo fatica a capire perché un dolore recente non si è ancora risolto, possiamo parlarne insieme e valutare come procedere.



Fisher E, Eccleston C. Psychological aspects of pain prevention. Pain Reports. 2021;6:e926. doi:10.1097/PR9.0000000000000926.

Il dolore che dura da mesi non è “solo” un sintomo che si ripete. Gli studi di neuroimaging mostrano che, con il tempo, ...
02/01/2026

Il dolore che dura da mesi non è “solo” un sintomo che si ripete. Gli studi di neuroimaging mostrano che, con il tempo, il sistema nervoso può cambiare il modo in cui elabora le informazioni dolorose.

Alcune aree del cervello coinvolte nella regolazione delle emozioni e dell’attenzione diventano più reattive, mentre i circuiti che normalmente aiutano a modulare il dolore funzionano con meno efficacia. Questi cambiamenti non parlano di fragilità, ma di adattamenti che il corpo mette in atto quando convive a lungo con un segnale doloroso.

Capire questo meccanismo aiuta a vedere il dolore persistente con più lucidità: non come una colpa personale, ma come una condizione che può essere trattata con un percorso mirato, che considera movimento, educazione e strategie per regolare gradualmente la sensibilità del sistema nervoso. ✨

Se stai vivendo qualcosa di simile e vuoi un primo orientamento, puoi contattarmi per capire insieme qual è il percorso più adatto a te.



Tracey I, Bushnell MC. How neuroimaging studies have challenged us to rethink: Is chronic pain a disease? The Journal of Pain. 2009;10(11):1113-1120. doi:10.1016/j.jpain.2009.09.001

In questi giorni lo studio rallenta un po’ i ritmi.È il momento di respirare, di dare spazio a ciò che fa stare bene, de...
23/12/2025

In questi giorni lo studio rallenta un po’ i ritmi.
È il momento di respirare, di dare spazio a ciò che fa stare bene, dentro e fuori.

A chi in quest’anno ha trovato il coraggio di prendersi cura di sé,
a chi sta ancora cercando il proprio equilibrio,
a chi tornerà a gennaio con nuovi obiettivi o semplicemente con più consapevolezza:
grazie.

Vi auguro giornate leggere, movimento senza fretta e una pausa che sia davvero rigenerante.

Dott.ssa Fabiana Badetti | Fisiobuddy

A volte il mal di schiena arriva senza avvisare e può creare preoccupazione. È una delle condizioni più comuni al mondo ...
19/12/2025

A volte il mal di schiena arriva senza avvisare e può creare preoccupazione. È una delle condizioni più comuni al mondo e riguarda persone di ogni età 📍

Le ricerche mostrano che nella maggior parte dei casi non è legato a una causa strutturale precisa. Il dolore nasce spesso da una combinazione di fattori: come ci muoviamo, quanto riposiamo, quanto ci sentiamo sotto pressione e come il sistema nervoso interpreta gli stimoli del corpo. Questo spiega perché il mal di schiena può essere intenso anche quando gli esami non mostrano problemi specifici.

La buona notizia è che molti episodi migliorano nel giro di poche settimane, e restare attivi aiuta il recupero. È utile anche comprendere quando serve una valutazione più accurata: sintomi come febbre, perdita di forza importante o difficoltà nella gestione della vescica richiedono un controllo medico, perché possono indicare condizioni meno frequenti ma che meritano attenzione.

Il percorso fisioterapico può sostenere chi convive con un mal di schiena ricorrente o persistente, aiutando a capire come gestirlo, come muoversi in modo più sicuro e come ridurre il rischio di ricadute. Ogni situazione è diversa, e trovare una strategia adatta alla propria quotidianità fa la differenza 🌿

Vuoi capire meglio cosa sta succedendo alla tua schiena e quali passi possono esserti utili? Parliamone insieme.



Hartvigsen J et al. What low back pain is and why we need to pay attention. Lancet. 2018. doi:10.1016/S0140-6736(18)30480-X.

Il dolore non riguarda solo i tessuti. Riguarda anche il contesto in cui viviamo.Le ricerche più recenti mostrano che al...
12/12/2025

Il dolore non riguarda solo i tessuti. Riguarda anche il contesto in cui viviamo.
Le ricerche più recenti mostrano che alcuni fattori sociali possono aumentare il rischio di avere dolore persistente o di ricevere cure meno efficaci. 📚

Non significa che il dolore sia “nella testa”. Significa che corpo e ambiente dialogano: stress prolungato, accesso limitato alle cure, condizioni di lavoro sfavorevoli o risorse economiche ridotte possono influire sul modo in cui il sistema nervoso gestisce il dolore.

Capire questi aspetti non sostituisce la fisioterapia, ma aiuta a scegliere percorsi più realistici e adatti alla propria situazione. È un modo per restituire al dolore la sua complessità, senza giudizio e senza semplificazioni.

Se senti che il dolore dura da troppo, o non sai da dove iniziare, possiamo ragionarci insieme. 🤝
Vuoi capire meglio come affrontarlo? Parliamone.



Grol-Prokopczyk H et al. Over 50 years of research on social disparities in pain and pain treatment: a scoping review of reviews. PAIN. 2025;166(11):2458-2472. doi:10.1097/j.pain.0000000000003676

Quando una frattura guarisce, il dolore dovrebbe diminuire gradualmente.A volte però non succede: settimane dopo il trau...
05/12/2025

Quando una frattura guarisce, il dolore dovrebbe diminuire gradualmente.
A volte però non succede: settimane dopo il trauma, anche quando le radiografie mostrano che l’osso sta consolidando, il dolore resta.

Succede più spesso di quanto si pensi. Le ricerche mostrano che una parte delle persone può sviluppare un dolore persistente dopo una frattura, collegato a due meccanismi:

• le fibre nervose dell’osso diventano più sensibili durante il processo di guarigione
• l’infiammazione, se si prolunga, può mantenere attivi i segnali di dolore anche dopo la riparazione del tessuto

La fisioterapia può aiutare a gestire questa fase: movimento graduale, carico progressivo e tecniche per migliorare la sensibilità dei tessuti vengono integrati nel percorso di recupero, sempre in accordo con le indicazioni ortopediche.

Se senti che il dolore non sta cambiando come dovrebbe, parlarne è spesso il primo passo per capire cosa sta succedendo e impostare un piano adeguato. 🤝

Vuoi capire meglio il tuo recupero? Parliamone insieme. ✨



Nishimura H et al. A bad break: mechanisms and assessment of acute and chronic pain after bone fracture. PAIN. 2025;166:e491–e505. doi:10.1097/j.pain.0000000000003646.

Quando il dolore dura da mesi, può essere naturale pensare ai farmaci come prima opzione. Ma non sempre quello che succe...
28/11/2025

Quando il dolore dura da mesi, può essere naturale pensare ai farmaci come prima opzione. Ma non sempre quello che succede nella pratica clinica corrisponde a ciò che ci dicono gli studi scientifici.

Una recente ricerca ha confrontato i dati di pazienti reali con quelli dei partecipanti a studi clinici sui farmaci per il dolore muscoloscheletrico cronico primario (cioè senza causa organica identificabile). Il risultato? Una discrepanza significativa.

📌 Nei trial clinici:

*Molti pazienti vengono esclusi se hanno anche ansia o depressione.
*Si testano soprattutto farmaci di prima linea (come paracetamolo o FANS), meno quelli più complessi o procedure invasive.

📌 Nella realtà dei reparti ospedalieri:

*Quasi un paziente su quattro riceve trattamenti classificabili come interventi invasivi (es. anestetici locali, blocchi nervosi).
*I disturbi psichiatrici sono tra le comorbidità più frequenti.

Questo significa che le decisioni su quale farmaco usare nella vita reale si confrontano con situazioni molto più complesse rispetto a quelle studiate nei trial.

📍Un dato importante? Molti farmaci mostrano solo effetti modesti rispetto al placebo. Ecco perché le linee guida raccomandano di affiancare sempre approcci non farmacologici, come la fisioterapia.

👀 Vuoi capire meglio quali opzioni possono aiutarti nella gestione del dolore? Parliamone insieme.



Koechlin H et al. Pharmacological interventions for patients with chronic primary musculoskeletal pain: disparity between synthesized evidence and real-world clinical practice. PAIN Reports. 2025;10:e1216. doi:10.1097/PR9.0000000000001216

📍Dolore cronico e relazioni: quando la comprensione diventa parte della curaIl dolore cronico non riguarda solo il corpo...
21/11/2025

📍Dolore cronico e relazioni: quando la comprensione diventa parte della cura

Il dolore cronico non riguarda solo il corpo. Entra nella vita di chi lo vive ogni giorno e anche in quella delle persone più vicine.
Proprio per questo, oggi la scienza considera le relazioni un tassello fondamentale nella gestione del dolore persistente.

Una revisione sistematica pubblicata su Pain Reports nel 2025 ha analizzato undici studi su coppie in cui uno dei due partner convive con un dolore cronico (come artrosi, lombalgia, fibromialgia o dolore pelvico).
I risultati sono chiari: quando chi sta accanto risponde in modo empatico e “validante”, cioè riconoscendo il dolore dell’altro come reale e legittimo, la persona con dolore tende ad avere una migliore funzione fisica, maggiore attività quotidiana e una relazione più stabile e soddisfacente.

Questo accade perché sentirsi compresi riduce lo stress, migliora la regolazione emotiva e rafforza la collaborazione nella gestione del dolore.
Al contrario, atteggiamenti svalutanti o commenti come “non è poi così grave” o “devi solo distrarti” possono amplificare la sofferenza e rendere più difficile affrontare la riabilitazione.

👉 L’empatia, in questi casi, non è “compatire”, ma riconoscere: significa comunicare che ciò che l’altro prova è reale e che non è solo.
È un aspetto che fa parte, a pieno titolo, del percorso di cura.



Teichmüller K, Galstyan H, Bas LM, Kindl G, Kanske P, Rittner HL, Reiter AMF. Empathy and validation in chronic pain couples: a systematic review. Pain Reports. 2025;10:e1343. doi:10.1097/PR9.0000000000001343.

💬 Mal di testa, mal di schiena, collo rigido: il dolore non aspetta l’età adulta.Uno studio su oltre 2.700 adolescenti t...
14/11/2025

💬 Mal di testa, mal di schiena, collo rigido: il dolore non aspetta l’età adulta.

Uno studio su oltre 2.700 adolescenti tra i 10 e i 19 anni ha mostrato che il dolore muscoloscheletrico è molto comune già in età scolare.
Oltre il 76% ha riferito almeno un dolore nella settimana precedente, e più dell’83% nell’ultimo anno.

📊 I sintomi più frequenti?

*Mal di testa
*Dolore al collo e alle spalle
*Dolore lombare e muscolare generalizzato

📌 Le ragazze riportano dolore più spesso dei ragazzi, soprattutto dai 15 anni in su.
Il dolore è più frequente anche nei soggetti che riferiscono maggiore stress scolastico o psicologico, ma le cause esatte sono multifattoriali e non sempre visibili a occhio n**o.

💡 Lo studio mette in luce un fatto chiaro: il dolore nei giovani esiste, è diffuso, ed è spesso invisibile. Riconoscerlo è il primo passo per evitarne la cronicizzazione.



Keeratisiroj O, Siritaratiwat W. Prevalence of self-reported musculoskeletal pain symptoms among school-age adolescents: age and s*x differences. Scand J Pain. 2018;18(2):273–280. https://doi.org/10.1515/sjpain-2017-0150

🗣️ La voce racconta più di quanto pensiamo.Un recente studio pubblicato su PAIN Reports (2025) ha mostrato che il modo i...
07/11/2025

🗣️ La voce racconta più di quanto pensiamo.

Un recente studio pubblicato su PAIN Reports (2025) ha mostrato che il modo in cui parliamo cambia quando proviamo dolore.
Durante un episodio doloroso, tendiamo a parlare più velocemente e con pause più brevi. E c’è di più: parlare può ridurre l’intensità del dolore. in particolare quando il linguaggio è complesso e coinvolge attenzione e memoria, come in una conversazione o in un racconto.

Questo accade perché il cervello, impegnato nell’organizzare il linguaggio, riduce l’attenzione verso lo stimolo doloroso.
Non significa che “basta parlare” per farlo sparire, ma che la comunicazione, anche quella verbale, è parte integrante del modo in cui il nostro corpo gestisce il dolore.

🩺 Capire come il dolore si manifesta, e come viene modulato, aiuta anche il fisioterapista a scegliere percorsi più mirati e personalizzati.

Vuoi approfondire come la fisioterapia può aiutarti a gestire il dolore in modo consapevole?
📞 Parliamone insieme: ogni percorso parte dall’ascolto.



Gonzales A, Yao K, Vogel AP, Egorova-Brumley N. What can speech tell us about pain? PAIN Reports. 2025;10:e1293. doi:10.1097/PR9.0000000000001293

Uno studio ha cercato di capire perché alcune donne, dopo un incidente stradale, sviluppano dolore muscoloscheletrico cr...
31/10/2025

Uno studio ha cercato di capire perché alcune donne, dopo un incidente stradale, sviluppano dolore muscoloscheletrico cronico (CMSP) e sintomi da stress post-traumatico (PTSS), mentre altre no.

🔬 I ricercatori hanno analizzato il sangue di donne coinvolte in incidenti e identificato 40 geni localizzati sul cromosoma X collegati allo sviluppo di dolore cronico e stress.
Tra questi, 11 geni sfuggono al meccanismo di silenziamento del secondo cromosoma X, un fenomeno tipico solo delle donne, risultando più attivi proprio in chi sviluppa dolore e stress persistenti.

📌 Questi geni sono legati a funzioni immunitarie, risposta allo stress e sensibilità al dolore.
Non si tratta solo di fattori emotivi o psicologici: la biologia femminile ha caratteristiche specifiche che possono influenzare la risposta al trauma e la cronicizzazione del dolore.



📖 Yu S, Chen C, Pan Y, et al. Genes known to escape X chromosome inactivation predict co-morbid chronic musculoskeletal pain and posttraumatic stress symptom development in women following trauma exposure. Am J Med Genet B Neuropsychiatr Genet. 2019;180(6):415–427. https://doi.org/10.1002/ajmg.b.32706

Indirizzo

Via Mentana 28/Monza
Monza
20900

Orario di apertura

Lunedì 13:00 - 20:00

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