Fisiobuddy - Fisioterapista Monza

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Credo fortemente nella ricerca scientifica e la mia pratica è basata sulle evidenze; il mio modo di lavorare privilegia un approccio attivo, personalizzato e biopsicosociale.

Hai mai avuto la sensazione che il tuo dolore non venisse preso abbastanza sul serio? 🤔Non è solo una percezione soggett...
13/03/2026

Hai mai avuto la sensazione che il tuo dolore non venisse preso abbastanza sul serio? 🤔

Non è solo una percezione soggettiva. La ricerca scientifica lo conferma: esistono differenze reali nel modo in cui il dolore cronico viene valutato e trattato a seconda del genere della persona.

Una revisione della letteratura pubblicata su Pain Research and Management ha analizzato 77 studi scientifici e ha evidenziato come le donne con dolore cronico ricevano, in media, meno farmaci analgesici efficaci rispetto agli uomini, vengano indirizzate più frequentemente verso una spiegazione psicologica del loro dolore, anche in assenza di evidenze che lo giustifichino, e facciano più fatica a essere credute e ascoltate durante le visite mediche.

Allo stesso tempo, gli uomini si trovano spesso intrappolati in aspettative culturali che li spingono a minimizzare o negare il dolore, ritardando così l'accesso alle cure.

Tutto questo non dipende dalla biologia, ma da norme sociali e culturali profondamente radicate, che influenzano inconsapevolmente anche i professionisti della salute.

Perché ne parlo qui? 💙

Perché credo che ogni persona meriti di essere ascoltata, valutata e accompagnata nel proprio percorso di cura senza pregiudizi. Un approccio fisioterapico attento alla persona significa partire da te, dalla tua storia, dal tuo vissuto corporeo, non da uno schema precostituito.

Se hai dolori che ti sembrano non ascoltati o difficili da spiegare, parliamone insieme. 🌿



amulowitz A, Gremyr I, Eriksson E, Hensing G. "Brave Men" and "Emotional Women": A Theory-Guided Literature Review on Gender Bias in Health Care and Gendered Norms towards Patients with Chronic Pain. Pain Res Manag. 2018;2018:6358624. doi: 10.1155/2018/6358624

Invecchiare non significa automaticamente stare peggio.Ma vivere più a lungo non garantisce più anni in buona salute.Ogg...
06/03/2026

Invecchiare non significa automaticamente stare peggio.
Ma vivere più a lungo non garantisce più anni in buona salute.

Oggi sappiamo che molte persone arrivano a età avanzata senza un reale miglioramento delle capacità fisiche o mentali rispetto alle generazioni precedenti. Per questo il punto non è solo “quante malattie ci sono”, ma come funziona il corpo nella vita quotidiana.

La salute, con l’età, si misura soprattutto sulla capacità funzionale:
quanto riesci a muoverti, a essere autonomo, a fare le cose che per te contano davvero.

Questa capacità dipende da più fattori insieme:

*Le tue risorse fisiche e mentali,
*L’ambiente in cui vivi,
*Il modo in cui ti muovi e lo usi.

Non esiste un’età precisa in cui “si diventa vecchi”.
Le capacità calano gradualmente, e in modo molto diverso da persona a persona. Ci sono ottantenni che funzionano meglio di adulti molto più giovani.

E soprattutto: il percorso non è scritto una volta per tutte.
Anche quando le capacità diminuiscono, possono essere mantenute o migliorate lavorando sulla funzionalità e sul movimento.

In fisioterapia l’obiettivo è questo: non fermare il tempo, ma aiutarti a usare al meglio il tuo corpo, oggi.

Muoversi bene resta possibile. Anche avanti negli anni.

Quando si parla di salute, spesso si pensa subito ai farmaci.Eppure, grandi studi scientifici mostrano una cosa semplice...
27/02/2026

Quando si parla di salute, spesso si pensa subito ai farmaci.
Eppure, grandi studi scientifici mostrano una cosa semplice: in molte situazioni, muoversi in modo adeguato aiuta quanto alcune terapie farmacologiche, sugli esiti che contano davvero per la salute.

Per esempio, in persone con problemi cardiovascolari, dopo un ictus o con diabete, l’attività fisica guidata è associata a benefici importanti. In alcuni casi, come nella riabilitazione dopo un ictus, il movimento risulta persino più efficace di alcune cure solo farmacologiche.

Questo non significa “buttare via le medicine”.
Significa che il movimento, se scelto bene e adattato alla persona, è una vera parte del percorso di cura.

In fisioterapia l’esercizio non è fare ginnastica a caso.
È un lavoro costruito su misura: partire da come stai oggi, rispettare il dolore e aiutarti a tornare a muoverti con più sicurezza e fiducia. 💬

Vuoi capire se e come il movimento può aiutarti nella tua situazione? Possiamo parlarne insieme.



Naci H, Ioannidis JPA. Comparative effectiveness of exercise and drug interventions on mortality outcomes. Br J Sports Med. 2015;49:1414–1422. doi:10.1136/bjsports-2015-f5577rep

Quando il dolore viene percepito come una minaccia, alcune persone riducono le attivita per proteggersi.Succede piu spes...
20/02/2026

Quando il dolore viene percepito come una minaccia, alcune persone riducono le attivita per proteggersi.

Succede piu spesso di quanto si pensi. Dopo un episodio doloroso, alcune persone iniziano a evitare certi movimenti o attivita per timore di peggiorare la situazione. Nel breve periodo puo sembrare una strategia protettiva. Nel tempo, pero, questo circolo puo mantenere il dolore e ridurre la qualita della vita.

La ricerca descrive questo meccanismo come modello della paura ed evitamento del dolore. In sintesi:
• il dolore viene interpretato come una minaccia
• nasce la paura del movimento
• il movimento viene evitato
• l’evitamento porta a rigidita, perdita di fiducia nel corpo e maggiore interferenza nella vita quotidiana

Il punto chiave e che il dolore non coincide sempre con un danno in atto. In molti casi persiste anche quando i tessuti hanno recuperato. Continuare a evitare il movimento rinforza l’idea di pericolo, anche se il corpo e in grado di muoversi in sicurezza.

La fisioterapia, in questi casi, lavora su un recupero graduale e guidato del movimento, aiutando a ridurre l’evitamento e a ricostruire fiducia nelle capacita del corpo. Non si tratta di forzare, ma di riprendere a muoversi con criterio, passo dopo passo, rispettando la persona e il suo contesto.

🤍 Capire cosa sta succedendo e gia parte del percorso.

Vuoi capire meglio se questo meccanismo riguarda anche la tua situazione? Possiamo parlarne insieme.



Vlaeyen JWS, Crombez G, Linton SJ. The fear-avoidance model of pain. PAIN. 2016;157(8):1588-1589. doi:10.1097/j.pain.0000000000000574

💬 “Con il dolore cronico non riesco a fare attività fisica.”È comprensibile. Quando il dolore va avanti da mesi o anni, ...
13/02/2026

💬 “Con il dolore cronico non riesco a fare attività fisica.”

È comprensibile. Quando il dolore va avanti da mesi o anni, anche il movimento più semplice può sembrare troppo. Ma l’attività fisica, se adattata, può essere parte della soluzione.

Diversi studi mostrano che muoversi in modo regolare, con gradualità e senza forzature, può migliorare la qualità della vita in chi convive con dolore cronico. Il beneficio sul dolore è lieve, ma il miglioramento si estende anche ad aspetti come il sonno, l’umore e la funzionalità quotidiana.

Camminare, fare esercizi aerobici leggeri, lavorare su forza, equilibrio o resistenza: non esiste un’attività migliore in assoluto, ma molte opzioni possono funzionare, se inserite in un percorso personalizzato e sostenibile.

Non sono emersi effetti collaterali gravi legati all’attività fisica nei casi analizzati. Anche per questo vale la pena prenderla in considerazione, con il giusto supporto.

Se ti stai chiedendo da dove partire, possiamo valutarlo insieme.



Geneen LJ et al. Physical activity and exercise for chronic pain in adults: an overview of Cochrane Reviews. Cochrane Database Syst Rev. 2017;(1):CD011279. doi:10.1002/14651858.CD011279.pub3

Non sempre. Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena migliora spontaneamente nel giro di qualche settimana, ma pe...
06/02/2026

Non sempre. Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena migliora spontaneamente nel giro di qualche settimana, ma per alcune persone può diventare un disturbo persistente, che condiziona la qualità della vita e le attività quotidiane.

La fisioterapia ha un ruolo importante nella gestione del mal di schiena, sia acuto che cronico. Le prove più solide ci dicono che:

🔹 L’attività fisica (mirata, personalizzata) è l’intervento con i risultati migliori a lungo termine
🔹 La terapia manuale può aiutare, ma ha effetti più modesti e temporanei
🔹 Evitare il riposo assoluto e rimanere attivi è spesso più utile di quanto sembri

Non esiste una formula valida per tutti. Il trattamento più efficace parte sempre da una valutazione attenta della persona, del tipo di dolore e dei fattori che lo mantengono.

Vuoi capire meglio da dove nasce il tuo mal di schiena e cosa può aiutarti davvero a gestirlo? Parliamone insieme.



George SZ et al. Interventions for the management of acute and chronic low back pain: revision 2021. J Orthop Sports Phys Ther. 2021;51(11):CPG1–CPG60. doi:10.2519/jospt.2021.0304

“Cosa funziona davvero per la fibromialgia?”Una delle ricerche più ampie mai condotte su questo tema ha analizzato 224 s...
30/01/2026

“Cosa funziona davvero per la fibromialgia?”

Una delle ricerche più ampie mai condotte su questo tema ha analizzato 224 studi clinici su quasi 30.000 persone. L’obiettivo? Capire quali terapie aiutano davvero a ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita.

Il risultato: molte terapie mostrano effetti piccoli e spesso poco rilevanti per chi convive con questa condizione. Alcuni trattamenti possono avere un impatto nel breve e medio termine, ma nessuno risulta decisivo sul lungo periodo.

📌 Per esempio:

*La terapia cognitivo-comportamentale può aiutare sul dolore a breve termine.
*Alcuni farmaci (antidepressivi e sedativi del sistema nervoso centrale) mostrano effetti su dolore e qualità della vita a medio termine.
*Anche l’esercizio fisico, se ben calibrato, può portare benefici. Ma serve tempo, pazienza, e un programma adatto alla persona.

❗Importante: nessuno di questi approcci elimina completamente i sintomi. La fibromialgia è complessa e richiede percorsi su misura, costruiti con attenzione e realismo.

Vuoi capire meglio quali opzioni possono aiutarti? Parliamone insieme.



Mascarenhas RO et al. Association of therapies with reduced pain and improved quality of life in patients with fibromyalgia: a systematic review and meta-analysis. JAMA Intern Med. 2020. doi:10.1001/jamainternmed.2020.5651

Quando pensiamo a “fare movimento” spesso ci viene in mente camminare o correre. Meno spesso pensiamo a quanto conti all...
23/01/2026

Quando pensiamo a “fare movimento” spesso ci viene in mente camminare o correre. Meno spesso pensiamo a quanto conti allenare i muscoli. 💪

Una grande revisione di studi di coorte su oltre 250.000 adulti ha messo a confronto chi svolgeva esercizi di rinforzo muscolare e chi non li faceva. Il risultato è interessante: circa 30–60 minuti a settimana di esercizi di forza si associavano a un rischio più basso di:
• morte per tutte le cause
• malattie cardiovascolari
• alcuni tumori
• diabete di tipo 2

Il beneficio cresceva fino a circa un’ora a settimana, poi tendeva a stabilizzarsi. Non è una “polizza assicurativa” contro le malattie, ma un tassello concreto della prevenzione.

Per “esercizi di rinforzo” non si intende solo la palestra con carichi elevati. Rientrano anche:
• esercizi con elastici
• esercizi a corpo libero (squat, affondi, rialzi da sedia)
• piccoli carichi progressivi per braccia e gambe

L’aspetto importante è che siano adattati alla tua situazione: eventuali dolori articolari, patologie già presenti, livello di allenamento, obiettivi di vita quotidiana.

In fisioterapia questi esercizi possono entrare sia in un percorso di riabilitazione, sia in un lavoro di prevenzione, con carichi e progressioni calibrati, monitorando come risponde il corpo e rispettando i tuoi tempi.

Vuoi capire come integrare esercizi di rinforzo in modo sicuro e adatto a te, anche se parti “da zero” o hai già qualche disturbo? Parliamone insieme in studio.



Momma H, Kawakami R, Honda T, et al. Muscle-strengthening activities are associated with lower risk and mortality in major non-communicable diseases: a systematic review and meta-analysis of cohort studies. Br J Sports Med. 2022;56(13):755-763. doi:10.1136/bjsports-2021-105061.

Quando dormiamo poco o in modo frammentato, il sistema nervoso diventa più sensibile e fatica di più a regolare i segnal...
16/01/2026

Quando dormiamo poco o in modo frammentato, il sistema nervoso diventa più sensibile e fatica di più a regolare i segnali dolorifici.

La letteratura scientifica conferma questo legame. Una revisione del 2023 ha analizzato come cambi il dolore nelle persone con condizioni croniche quando la qualità del sonno migliora. Anche se gli studi presi in esame riguardano interventi medici, il risultato ci interessa perché mostra un punto chiave: il sonno è parte integrante del modo in cui il corpo gestisce il dolore. Quando il riposo diventa più stabile, spesso anche i sintomi risultano più gestibili .

In fisioterapia questo non significa “curare il sonno”, ma riconoscere che fa parte del quadro. Valutare insieme abitudini, orari, ritmo delle giornate e fattori che disturbano il riposo può aiutare a costruire un percorso più realistico e adatto alla tua situazione.

Se senti che il sonno e il dolore si influenzano a vicenda e vuoi capirlo meglio, possiamo approfondirlo durante la valutazione.



Andersson E, Kander T, Werner MU, Cho JH, Kosek E, Bjurström MF. Analgesic efficacy of sleep-promoting pharmacotherapy in patients with chronic pain: a systematic review and meta-analysis. PAIN Reports. 2023;8:e1061. doi:10.1097/PR9.0000000000001061

Quando il dolore nasce dopo una distorsione, una caduta o un sovraccarico, in genere il corpo recupera in poche settiman...
09/01/2026

Quando il dolore nasce dopo una distorsione, una caduta o un sovraccarico, in genere il corpo recupera in poche settimane. In una parte delle persone però il dolore resta più a lungo del previsto. Non dipende solo dall’entità dell’infortunio: alcuni fattori che accompagnano quel periodo possono rendere più lento il ritorno alla normalità. 🌿

Negli studi sulla prevenzione del dolore persistente si osserva che, quando la persona affronta l’infortunio in un momento già carico di tensione o incertezza, oppure quando teme che il movimento possa peggiorare la situazione, il sistema nervoso tende a mantenere una “soglia di allerta” più alta. Non si tratta di immaginare il dolore, ma di come il corpo gestisce un’esperienza che percepisce come minacciosa.

Un’informazione chiara su cosa aspettarsi, una guida graduale nel movimento e una valutazione che tenga conto della situazione complessiva aiutano a ridurre il rischio che un dolore acuto diventi più duraturo. La fisioterapia si inserisce esattamente qui: supportare il recupero, dare indicazioni realistiche e costruire un percorso che permetta di tornare alle proprie attività senza inutili rinunce. 🤝

Se stai facendo fatica a capire perché un dolore recente non si è ancora risolto, possiamo parlarne insieme e valutare come procedere.



Fisher E, Eccleston C. Psychological aspects of pain prevention. Pain Reports. 2021;6:e926. doi:10.1097/PR9.0000000000000926.

Il dolore che dura da mesi non è “solo” un sintomo che si ripete. Gli studi di neuroimaging mostrano che, con il tempo, ...
02/01/2026

Il dolore che dura da mesi non è “solo” un sintomo che si ripete. Gli studi di neuroimaging mostrano che, con il tempo, il sistema nervoso può cambiare il modo in cui elabora le informazioni dolorose.

Alcune aree del cervello coinvolte nella regolazione delle emozioni e dell’attenzione diventano più reattive, mentre i circuiti che normalmente aiutano a modulare il dolore funzionano con meno efficacia. Questi cambiamenti non parlano di fragilità, ma di adattamenti che il corpo mette in atto quando convive a lungo con un segnale doloroso.

Capire questo meccanismo aiuta a vedere il dolore persistente con più lucidità: non come una colpa personale, ma come una condizione che può essere trattata con un percorso mirato, che considera movimento, educazione e strategie per regolare gradualmente la sensibilità del sistema nervoso. ✨

Se stai vivendo qualcosa di simile e vuoi un primo orientamento, puoi contattarmi per capire insieme qual è il percorso più adatto a te.



Tracey I, Bushnell MC. How neuroimaging studies have challenged us to rethink: Is chronic pain a disease? The Journal of Pain. 2009;10(11):1113-1120. doi:10.1016/j.jpain.2009.09.001

In questi giorni lo studio rallenta un po’ i ritmi.È il momento di respirare, di dare spazio a ciò che fa stare bene, de...
23/12/2025

In questi giorni lo studio rallenta un po’ i ritmi.
È il momento di respirare, di dare spazio a ciò che fa stare bene, dentro e fuori.

A chi in quest’anno ha trovato il coraggio di prendersi cura di sé,
a chi sta ancora cercando il proprio equilibrio,
a chi tornerà a gennaio con nuovi obiettivi o semplicemente con più consapevolezza:
grazie.

Vi auguro giornate leggere, movimento senza fretta e una pausa che sia davvero rigenerante.

Dott.ssa Fabiana Badetti | Fisiobuddy

Indirizzo

Via Mentana 28/Monza
Monza
20900

Orario di apertura

Lunedì 13:00 - 20:00

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