Fisiobuddy - Fisioterapista Monza

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Credo fortemente nella ricerca scientifica e la mia pratica è basata sulle evidenze; il mio modo di lavorare privilegia un approccio attivo, personalizzato e biopsicosociale.

"La tua postura fa schifo." 🙃Quante persone arrivano in studio avendo sentito qualcosa di simile, magari con parole più ...
24/04/2026

"La tua postura fa schifo." 🙃

Quante persone arrivano in studio avendo sentito qualcosa di simile, magari con parole più tecniche: "hai l'iperlordosi", "il bacino è antiverso", "le spalle sono in avanti".

La base scientifica di queste valutazioni è molto meno solida di quanto sembri. La ricerca non ha trovato un'associazione consistente tra postura lombare, inclinazione pelvica e dolore alla schiena. In una popolazione adulta senza sintomi, l'85% degli uomini e il 75% delle donne ad esempio presenta un'inclinazione anteriore del bacino. Non è una disfunzione: è una variante normale.

Il problema più sottile sta altrove. Chi arriva a credere che il proprio corpo sia difettoso o fragile, che "si rompe" se non si muove in un certo modo, tende ad avere più dolore e meno probabilità di recupero.

Questo cambia anche l'obiettivo del lavoro. La postura non è il traguardo. Lo è tornare a fare quello che si era smesso di fare: camminare a lungo, sollevare pesi, fare sport, stare seduti senza contare i minuti. Si parte da quello che il corpo sa già fare e si costruisce da lì, con progressione e con un obiettivo concreto.



Tumminello N, Silvernail J, Cormack B. The corrective exercise trap. Personal Training Quarterly. 2016;4(1):6-15.

Se hai avuto un episodio di mal di schiena e ti sei appena ripreso, una delle domande più comuni è: cosa faccio adesso p...
17/04/2026

Se hai avuto un episodio di mal di schiena e ti sei appena ripreso, una delle domande più comuni è: cosa faccio adesso per evitare che si ripeta?

La risposta dipende da dove parti. Per chi non fa già attività fisica regolare, un programma di cammino progressivo costruito su misura, affiancato da un lavoro di educazione al dolore, ha dimostrato di ridurre le ricadute e la disabilità correlata nel tempo. Non è una passeggiata libera: è un percorso con una dose iniziale, una progressione pianificata e sessioni di verifica con il fisioterapista.

Per chi ha già una base di movimento, o per chi ha bisogno di recuperare forza e controllo motorio, il ragionamento cambia. Il cammino non è l'unica strada, né necessariamente la più indicata in tutti i casi.

Quello che conta è che ci sia un piano, costruito sul tuo punto di partenza e su quello che vuoi tornare a fare. Ridurre il dolore è un obiettivo, ma non è l'unico: mantenere un livello di attività che ti permetta di lavorare, muoverti, fare sport o semplicemente stare bene è parte integrante del percorso.



Pocovi NC, Lin C-WC, French SD, Graham PL, van Dongen JM, Latimer J, et al. Effectiveness and cost-effectiveness of an individualised, progressive walking and education intervention for the prevention of low back pain recurrence in Australia (WalkBack): a randomised controlled trial. Lancet. 2024;404:134-44. doi:10.1016/S0140-6736(24)00755-4

"Riposati" è probabilmente il consiglio più comune che riceve chi sta affrontando un trattamento oncologico.È dato in bu...
10/04/2026

"Riposati" è probabilmente il consiglio più comune che riceve chi sta affrontando un trattamento oncologico.

È dato in buona fede. Ma non regge a quello che sappiamo oggi.

Il riposo prolungato riduce la capacità cardiorespiratoria, aumenta la fatica e lascia il corpo in una condizione peggiore rispetto a dove potrebbe essere. I pazienti che restano sedentari durante le terapie tendono a perdere forma fisica. Quelli che si muovono, anche con intensità moderata, tendono a mantenerla o migliorarla.

Il movimento calibrato, camminata, esercizi con elastici, yoga, Tai Chi, agisce su meccanismi biologici concreti: riduce l'infiammazione sistemica, contrasta la perdita di massa muscolare, e aiuta a gestire dolore, fatica e disturbi del sonno, che sono tra i sintomi più frequenti durante e dopo le terapie oncologiche.

Questo vale prima dei trattamenti, durante e dopo. Prima si inizia, meglio è.

Il compito della fisioterapia è capire da dove parte la persona, cosa riesce a fare, e costruire un programma che abbia senso per quella persona in quel momento.



Kleckner IR, Dunne RF, Asare M, Cole C, Fleming F, Fung C, Lin PJ, Mustian KM. Exercise for toxicity management in cancer: a narrative review. Oncol Hematol Rev. 2018;14(1):28-37.

Quante volte hai smesso di muoverti perché temevi che il dolore durante l'esercizio fosse un segnale di pericolo? 🤔Quest...
03/04/2026

Quante volte hai smesso di muoverti perché temevi che il dolore durante l'esercizio fosse un segnale di pericolo? 🤔

Questa paura è reale, diffusa, e spesso diventa il principale ostacolo verso un percorso di recupero attivo. Ma la ricerca scientifica sta cambiando la prospettiva su questo punto.

Uno studio del 2025 ha confrontato oltre mille persone con dolore cronico a schiena, spalle e arti inferiori: una parte si è allenata accettando una certa quota di dolore durante l'esercizio, l'altra ha cercato di evitarlo del tutto. A distanza di mesi, i risultati tra i due gruppi erano sostanzialmente gli stessi, in termini di dolore, capacità di movimento e qualità della vita. 💡

Questo non significa ignorare il dolore o spingersi oltre ogni limite. Significa che muoversi, anche quando il corpo fa male, non è necessariamente pericoloso. La scelta su quanto dolore permettere durante l'esercizio si costruisce insieme, tra la persona e il professionista che la segue, sulla base della storia clinica, delle preferenze e degli obiettivi di ciascuno.

Perché l'obiettivo non è solo ridurre il dolore. È aiutarti a tornare a fare ciò che conta per te: camminare, lavorare, allenarti, stare con le persone che ami. Una vita attiva e soddisfacente, non condizionata dalla paura del movimento. 🙌

Se stai affrontando un dolore cronico e vuoi capire come l'esercizio può entrare nel tuo percorso di cura, scrivimi o prenota una valutazione. Parliamone insieme. 💬



Fonte: Tran I, Gibbs MT, Yu N, Powell JK, Smith BE, Jones MD. Effectiveness of painful versus nonpainful exercise on pain intensity, disability, and other patient-reported outcomes in adults with chronic musculoskeletal pain: an updated systematic review with meta-analysis. J Orthop Sports Phys Ther. 2025;55(8):527-537.

Quasi un adulto su tre nel mondo non raggiunge i livelli minimi di attività fisica raccomandati dall'OMS. 🌍Non è una sti...
27/03/2026

Quasi un adulto su tre nel mondo non raggiunge i livelli minimi di attività fisica raccomandati dall'OMS. 🌍

Non è una stima approssimativa: è il risultato di un'analisi su 507 studi di popolazione con 5,7 milioni di partecipanti, pubblicata su The Lancet Global Health nel 2024.

La soglia protettiva è 150 minuti di attività moderata a settimana, o 75 minuti di attività vigorosa. Chi non la raggiunge ha un rischio aumentato di patologie cardiovascolari, metaboliche e muscoloscheletriche.

La percentuale di adulti insufficientemente attivi è cresciuta dal 23,4% nel 2000 al 31,3% nel 2022. Tra le donne la prevalenza è più alta: 33,8% contro il 28,7% degli uomini. 📊

Questo non significa che basti "muoversi di più". Quando c'è dolore, una limitazione funzionale o un recupero in corso, il movimento va calibrato su quella persona, in quella fase. La fisioterapia individua cosa fare, come farlo e quando, tenendo conto di ciò che il corpo sta attraversando. 🙋‍♀️

Se stai rimandando perché hai dolore o non sai da dove iniziare, possiamo parlarne insieme.



Fonte: Strain T et al. Lancet Glob Health. 2024;12:e1232-43. doi: 10.1016/S2214-109X(24)00150-5

Quante cose tieni in mente in questo momento?La visita dal pediatra da prenotare. La mail di lavoro a cui rispondere. La...
20/03/2026

Quante cose tieni in mente in questo momento?
La visita dal pediatra da prenotare. La mail di lavoro a cui rispondere. La cena da organizzare. Il compleanno della suocera. Il collega che non ha fatto la sua parte. E nel mezzo di tutto questo, anche prenderti cura di te.
Questo si chiama carico mentale. Ed è quasi sempre sulle spalle delle donne.

Non è una sensazione soggettiva: è un dato che emerge chiaramente dalla ricerca scientifica. Le donne svolgono circa tre volte più lavoro non retribuito degli uomini: cura, gestione domestica, organizzazione familiare, e chi lo vive come fonte di stress cronico mostra livelli di cortisolo più elevati e un recupero più lento dopo situazioni di tensione. Il cortisolo è il nostro principale ormone dello stress, e quando rimane alto per troppo tempo, ha effetti profondi su tutto l'organismo, sistema immunitario incluso.

E non a caso, un ampio studio svedese pubblicato su JAMA su oltre 100.000 persone ha dimostrato che chi sviluppa un disturbo correlato allo stress ha un rischio significativamente più alto di sviluppare successivamente una malattia autoimmune. Le donne, già di per sé più colpite da queste patologie, partono con un carico di stress strutturalmente più pesante.
Non si tratta di colpa. Si tratta di un sistema sociale che chiede troppo, per troppo tempo.

Come fisioterapista, questo mi ricorda quanto sia importante leggere il corpo nella sua interezza: la stanchezza che non passa, il dolore che non ha una causa apparente, la tensione che diventa cronica, spesso raccontano qualcosa che le parole non riescono ancora a dire. 🤍



Seedat S, Rondon M. Women's wellbeing and the burden of unpaid work. BMJ. 2021;374:n1972. doi:10.1136/bmj.n1972
Reich-Stiebert N, et al. Gendered Mental Labor: A Systematic Literature Review on the Cognitive Dimension of Unpaid Work. Frontiers in Psychology. 2023;14. doi:10.3389/fpsyg.2023.1134140
Song H, et al. Association of Stress-Related Disorders With Subsequent Autoimmune Disease. JAMA. 2018;319(23):2388-2400. doi:10.1001/jama.2018.7028

Hai mai avuto la sensazione che il tuo dolore non venisse preso abbastanza sul serio? 🤔Non è solo una percezione soggett...
13/03/2026

Hai mai avuto la sensazione che il tuo dolore non venisse preso abbastanza sul serio? 🤔

Non è solo una percezione soggettiva. La ricerca scientifica lo conferma: esistono differenze reali nel modo in cui il dolore cronico viene valutato e trattato a seconda del genere della persona.

Una revisione della letteratura pubblicata su Pain Research and Management ha analizzato 77 studi scientifici e ha evidenziato come le donne con dolore cronico ricevano, in media, meno farmaci analgesici efficaci rispetto agli uomini, vengano indirizzate più frequentemente verso una spiegazione psicologica del loro dolore, anche in assenza di evidenze che lo giustifichino, e facciano più fatica a essere credute e ascoltate durante le visite mediche.

Allo stesso tempo, gli uomini si trovano spesso intrappolati in aspettative culturali che li spingono a minimizzare o negare il dolore, ritardando così l'accesso alle cure.

Tutto questo non dipende dalla biologia, ma da norme sociali e culturali profondamente radicate, che influenzano inconsapevolmente anche i professionisti della salute.

Perché ne parlo qui? 💙

Perché credo che ogni persona meriti di essere ascoltata, valutata e accompagnata nel proprio percorso di cura senza pregiudizi. Un approccio fisioterapico attento alla persona significa partire da te, dalla tua storia, dal tuo vissuto corporeo, non da uno schema precostituito.

Se hai dolori che ti sembrano non ascoltati o difficili da spiegare, parliamone insieme. 🌿



amulowitz A, Gremyr I, Eriksson E, Hensing G. "Brave Men" and "Emotional Women": A Theory-Guided Literature Review on Gender Bias in Health Care and Gendered Norms towards Patients with Chronic Pain. Pain Res Manag. 2018;2018:6358624. doi: 10.1155/2018/6358624

Invecchiare non significa automaticamente stare peggio.Ma vivere più a lungo non garantisce più anni in buona salute.Ogg...
06/03/2026

Invecchiare non significa automaticamente stare peggio.
Ma vivere più a lungo non garantisce più anni in buona salute.

Oggi sappiamo che molte persone arrivano a età avanzata senza un reale miglioramento delle capacità fisiche o mentali rispetto alle generazioni precedenti. Per questo il punto non è solo “quante malattie ci sono”, ma come funziona il corpo nella vita quotidiana.

La salute, con l’età, si misura soprattutto sulla capacità funzionale:
quanto riesci a muoverti, a essere autonomo, a fare le cose che per te contano davvero.

Questa capacità dipende da più fattori insieme:

*Le tue risorse fisiche e mentali,
*L’ambiente in cui vivi,
*Il modo in cui ti muovi e lo usi.

Non esiste un’età precisa in cui “si diventa vecchi”.
Le capacità calano gradualmente, e in modo molto diverso da persona a persona. Ci sono ottantenni che funzionano meglio di adulti molto più giovani.

E soprattutto: il percorso non è scritto una volta per tutte.
Anche quando le capacità diminuiscono, possono essere mantenute o migliorate lavorando sulla funzionalità e sul movimento.

In fisioterapia l’obiettivo è questo: non fermare il tempo, ma aiutarti a usare al meglio il tuo corpo, oggi.

Muoversi bene resta possibile. Anche avanti negli anni.

Quando si parla di salute, spesso si pensa subito ai farmaci.Eppure, grandi studi scientifici mostrano una cosa semplice...
27/02/2026

Quando si parla di salute, spesso si pensa subito ai farmaci.
Eppure, grandi studi scientifici mostrano una cosa semplice: in molte situazioni, muoversi in modo adeguato aiuta quanto alcune terapie farmacologiche, sugli esiti che contano davvero per la salute.

Per esempio, in persone con problemi cardiovascolari, dopo un ictus o con diabete, l’attività fisica guidata è associata a benefici importanti. In alcuni casi, come nella riabilitazione dopo un ictus, il movimento risulta persino più efficace di alcune cure solo farmacologiche.

Questo non significa “buttare via le medicine”.
Significa che il movimento, se scelto bene e adattato alla persona, è una vera parte del percorso di cura.

In fisioterapia l’esercizio non è fare ginnastica a caso.
È un lavoro costruito su misura: partire da come stai oggi, rispettare il dolore e aiutarti a tornare a muoverti con più sicurezza e fiducia. 💬

Vuoi capire se e come il movimento può aiutarti nella tua situazione? Possiamo parlarne insieme.



Naci H, Ioannidis JPA. Comparative effectiveness of exercise and drug interventions on mortality outcomes. Br J Sports Med. 2015;49:1414–1422. doi:10.1136/bjsports-2015-f5577rep

Quando il dolore viene percepito come una minaccia, alcune persone riducono le attivita per proteggersi.Succede piu spes...
20/02/2026

Quando il dolore viene percepito come una minaccia, alcune persone riducono le attivita per proteggersi.

Succede piu spesso di quanto si pensi. Dopo un episodio doloroso, alcune persone iniziano a evitare certi movimenti o attivita per timore di peggiorare la situazione. Nel breve periodo puo sembrare una strategia protettiva. Nel tempo, pero, questo circolo puo mantenere il dolore e ridurre la qualita della vita.

La ricerca descrive questo meccanismo come modello della paura ed evitamento del dolore. In sintesi:
• il dolore viene interpretato come una minaccia
• nasce la paura del movimento
• il movimento viene evitato
• l’evitamento porta a rigidita, perdita di fiducia nel corpo e maggiore interferenza nella vita quotidiana

Il punto chiave e che il dolore non coincide sempre con un danno in atto. In molti casi persiste anche quando i tessuti hanno recuperato. Continuare a evitare il movimento rinforza l’idea di pericolo, anche se il corpo e in grado di muoversi in sicurezza.

La fisioterapia, in questi casi, lavora su un recupero graduale e guidato del movimento, aiutando a ridurre l’evitamento e a ricostruire fiducia nelle capacita del corpo. Non si tratta di forzare, ma di riprendere a muoversi con criterio, passo dopo passo, rispettando la persona e il suo contesto.

🤍 Capire cosa sta succedendo e gia parte del percorso.

Vuoi capire meglio se questo meccanismo riguarda anche la tua situazione? Possiamo parlarne insieme.



Vlaeyen JWS, Crombez G, Linton SJ. The fear-avoidance model of pain. PAIN. 2016;157(8):1588-1589. doi:10.1097/j.pain.0000000000000574

💬 “Con il dolore cronico non riesco a fare attività fisica.”È comprensibile. Quando il dolore va avanti da mesi o anni, ...
13/02/2026

💬 “Con il dolore cronico non riesco a fare attività fisica.”

È comprensibile. Quando il dolore va avanti da mesi o anni, anche il movimento più semplice può sembrare troppo. Ma l’attività fisica, se adattata, può essere parte della soluzione.

Diversi studi mostrano che muoversi in modo regolare, con gradualità e senza forzature, può migliorare la qualità della vita in chi convive con dolore cronico. Il beneficio sul dolore è lieve, ma il miglioramento si estende anche ad aspetti come il sonno, l’umore e la funzionalità quotidiana.

Camminare, fare esercizi aerobici leggeri, lavorare su forza, equilibrio o resistenza: non esiste un’attività migliore in assoluto, ma molte opzioni possono funzionare, se inserite in un percorso personalizzato e sostenibile.

Non sono emersi effetti collaterali gravi legati all’attività fisica nei casi analizzati. Anche per questo vale la pena prenderla in considerazione, con il giusto supporto.

Se ti stai chiedendo da dove partire, possiamo valutarlo insieme.



Geneen LJ et al. Physical activity and exercise for chronic pain in adults: an overview of Cochrane Reviews. Cochrane Database Syst Rev. 2017;(1):CD011279. doi:10.1002/14651858.CD011279.pub3

Non sempre. Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena migliora spontaneamente nel giro di qualche settimana, ma pe...
06/02/2026

Non sempre. Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena migliora spontaneamente nel giro di qualche settimana, ma per alcune persone può diventare un disturbo persistente, che condiziona la qualità della vita e le attività quotidiane.

La fisioterapia ha un ruolo importante nella gestione del mal di schiena, sia acuto che cronico. Le prove più solide ci dicono che:

🔹 L’attività fisica (mirata, personalizzata) è l’intervento con i risultati migliori a lungo termine
🔹 La terapia manuale può aiutare, ma ha effetti più modesti e temporanei
🔹 Evitare il riposo assoluto e rimanere attivi è spesso più utile di quanto sembri

Non esiste una formula valida per tutti. Il trattamento più efficace parte sempre da una valutazione attenta della persona, del tipo di dolore e dei fattori che lo mantengono.

Vuoi capire meglio da dove nasce il tuo mal di schiena e cosa può aiutarti davvero a gestirlo? Parliamone insieme.



George SZ et al. Interventions for the management of acute and chronic low back pain: revision 2021. J Orthop Sports Phys Ther. 2021;51(11):CPG1–CPG60. doi:10.2519/jospt.2021.0304

Indirizzo

Via Mentana 28/Monza
Monza
20900

Orario di apertura

Lunedì 13:00 - 20:00

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