Dottoressa Elena Ialongo psicologa-psicoterapeuta

Dottoressa Elena Ialongo psicologa-psicoterapeuta Psicologa, psicoterapeuta e mediatrice familiare

La delusione è anche una grande maestra di vita!Ti sta semplicemente dicendo che, per qualche motivo, sei finito nel pos...
18/04/2026

La delusione è anche una grande maestra di vita!

Ti sta semplicemente dicendo che, per qualche motivo, sei finito nel posto sbagliato. Ti avverte che stai vivendo una situazione che non ti piace e, dunque, dovrebbe trasformarsi in uno stimolo per il cambiamento, un motivo per reagire e uscire da quel posto in cui non ti senti a tuo agio.

Chiediti:perché sei finito lì? Cosa puoi fare per non tornare nella stessa situazione?

E se da solo non riesci puoi chiedere aiuto.

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19/03/2026

19.3.2026, Incontro di Supervisione presso lo studio di psicologia La Quercia con Camilla, Chiara, Elena, Valentina, Wilma.
Genitori in difficoltà e adattamenti creativi dei figli 🧚‍♀️

15/03/2026

La Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, richiama a un impegno collettivo di fronte a una realtà sempre più drammatica: oltre tre milioni di persone in Italia soffrono oggi di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA).
Ulteriore elemento di preoccupazione è l’età di esordio che si sta progressivamente abbassando, rendendo sempre più urgente un intervento specifico in età evolutiva.

Il riconoscimento precoce dei segnali, il superamento dello stigma e l’orientamento verso servizi appropriati possono cambiare radicalmente il decorso del disturbo.
Si tratta di una profonda sofferenza fisica, relazionale ed emotiva che investe anche il sistema familiare di riferimento e che necessita di una diagnosi precoce e di percorsi di trattamento adeguati, in particolar modo durante l’adolescenza.

07/03/2026

Effetto Dunning-Kruger: quando l’ignoranza non sa di esserlo

Il Dunning–Kruger effect è una distorsione cognitiva per cui persone con scarsa conoscenza o competenza in un determinato ambito tendono a sopravvalutare drasticamente le proprie abilità, mostrando una marcata incapacità di riconoscere i propri limiti.

Il fenomeno è stato descritto dagli psicologi David Dunning e Justin Kruger, che dimostrarono come l’incompetenza non produca solo errori, ma impedisca anche di accorgersi di commetterli.

In altre parole:
chi sa poco non solo sbaglia, ma spesso è convinto di avere ragione.

Una categoria particolare: gli “appropriatori di competenze”

L’osservazione clinica e sociale mostra che accanto alla forma classica dell’effetto Dunning-Kruger esiste una variante particolarmente problematica:

i soggetti che si appropriano di competenze che non possiedono.

Parliamo di individui che:
• inventano esperienze professionali mai avute
• millantano qualifiche o expertise inesistenti
• sconfinano con disinvoltura in ambiti professionali complessi
• utilizzano linguaggio tecnico in modo confuso e improprio
• trasformano opinioni personali in presunte verità scientifiche

Il risultato è spesso grottesco dal punto di vista tecnico e imbarazzante per chi possiede davvero le competenze necessarie.

Il profilo di personalità tipico

Questi soggetti presentano frequentemente alcune caratteristiche psicologiche ricorrenti:

1. Bassa metacognizione
Non possiedono la capacità di valutare realisticamente il proprio livello di competenza.

2. Narcisismo compensatorio
Spesso costruiscono un’immagine grandiosa per compensare fragilità profonde.

3. Bisogno patologico di riconoscimento
Ricercano visibilità e legittimazione sociale anche attraverso narrazioni false o esagerate.

4. Pensiero semplificato
Temi complessi vengono ridotti a slogan, pseudo-spiegazioni o concetti mal digeriti.

5. Resistenza alla critica
Ogni obiezione viene vissuta come attacco personale, non come occasione di verifica.

Non è una questione di genere

È importante chiarire un punto:
questo fenomeno non ha sesso.

L’effetto Dunning-Kruger può manifestarsi tanto negli uomini quanto nelle donne, perché riguarda meccanismi cognitivi e dinamiche di personalità, non caratteristiche di genere.

Perché possono diventare pericolosi

Il problema non è solo il ridicolo.

Questi individui possono essere seriamente dannosi, perché:
• diffondono informazioni tecnicamente scorrette
• confondono il pubblico con linguaggio pseudo-scientifico
• delegittimano le competenze reali
• prendono posizione su temi complessi senza possedere gli strumenti per farlo

In pratica sbrodolano concetti che non comprendono, generando rumore cognitivo e disinformazione.

Chi possiede realmente conoscenze sa che ogni disciplina ha limiti, complessità e margini di incertezza.

Al contrario, l’incompetenza è spesso accompagnata da una sicurezza granitica.

Ed è proprio questa sicurezza — non supportata da alcuna reale competenza — che rende il fenomeno Dunning-Kruger così riconoscibile.

Il ritiro sociale non nasce nel vuoto. Nasce dentro un patto educativo fragile. Chiediamo ai ragazzi di essere forti, ma...
21/02/2026

Il ritiro sociale non nasce nel vuoto. Nasce dentro un patto educativo fragile. Chiediamo ai ragazzi di essere forti, ma mostriamo poco come si attraversa una difficoltà. Diciamo “parlane”, ma poi siamo i primi a minimizzare, correggere, aggiustare.

Gli hikikomori non sono un’anomalia da correggere. Sono un segnale. Ci stanno dicendo che per una parte delle nuove generazioni vivere è diventato troppo costoso emotivamente. E che, tra soffrire fuori o soffrire meno dentro, scelgono la seconda opzione.

Continuare a leggerli come fragili serve solo a salvare la nostra coscienza.
La domanda vera, quella scomoda, è un’altra: che tipo di adulti siamo diventati, se crescere nel nostro mondo porta così spesso a desiderare di sparire in silenzio?

16/02/2026

12.2.2026, Incontro di Supervisione presso lo studio di psicologia La Quercia con Camilla, Chiara, Elena, Valentina, Wilma.
Lavorare con i pazienti e le loro famiglie…anche per differenziarsi 🪷

20/01/2026

“Lo guardavamo insieme. Quindi andava bene.”

È una frase che molti genitori dicono.
In buona fede.

Perché se sei lì,
se commenti,
se spieghi,
se tuo figlio ride…
allora non può fargli male.

Invece no.

Guardare insieme non rende adatto un contenuto che non lo è.

Un bambino può:
– non spaventarsi
– non piangere
– dire che “gli piace”

Ma il suo cervello registra comunque.

Prendiamo Mercoledì.
Non è horror.
Non fa saltare sulla sedia.
Ed è proprio per questo che passa.

C’è:
– morte raccontata con leggerezza
– solitudine resa identità
– sarcasmo che raffredda le emozioni
– distacco emotivo scambiato per forza

Un bambino non lo guarda “con spirito critico”.
Lo assorbe.

E quando l’emozione è troppo intensa
o troppo fredda,
non viene elaborata.
Resta lì.

Il problema non è la singola scena.
È il clima emotivo continuo.

Il prezzo non si paga sul divano.
Si paga dopo:
– nel sonno che cambia
– nelle paure che spuntano dal nulla
– in un modo diverso di stare al mondo

La presenza dell’adulto non basta.
Spiegare non basta.
Condividere non basta.

Proteggere non è censurare.
È rispettare i tempi.

Un contenuto può essere giusto a 12 anni
e sbagliato a 7.
Non perché il bambino sia fragile,
ma perché è in costruzione.

Essere genitori oggi significa anche questo:
accorgersi,
fermarsi,
e fare meglio.

Questa è educazione.
Non perfezione.

15/01/2026

15.1.2026, Incontro di Supervisione presso lo studio di psicologia La Quercia con Camilla, Chiara, Elena, Valentina, Wilma.
Bambini, coppie e famiglie tra dipendenza e autonomia 🎈

Dal web. ✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle SoglieEVITANTE: Mi avvicino, poi sparisco: ma senza colpa -  Il legame inter...
03/01/2026

Dal web. ✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

EVITANTE: Mi avvicino, poi sparisco: ma senza colpa - Il legame interrotto senza responsabilità

Ti sento, poi scompaio
Il dramma silenzioso dell’evitamento affettivo

Il dramma principale per una struttura evitante non è il ritiro in sé.
È l’assenza di responsabilità rispetto alla propria danza relazionale. L’evitante entra in contatto, spesso in modo intenso, a volte seduttivo, a volte profondamente umano.
Attiva legame, attiva speranza, attiva presenza. Poi, quando il contatto comincia a chiedere realtà, continuità, esposizione emotiva, si ritrae. Il punto clinico non è il ritrarsi. È ritrarsi senza riconoscere l’effetto che questo ha sull’altro.
L’evitante spesso vive il ritiro come protezione legittima di sé, come bisogno personale, come diritto inviolabile.
Ma non vede o non vuole vedere che quel movimento non è neutro: è un atto relazionale che produce ferita, confusione, senso di colpa nell’altro.
In terapia, la soglia vera è questa:
passare da “mi chiudo perché ne ho bisogno”
a “mi chiudo e questo ha conseguenze, e me ne assumo la responsabilità”. Finché questo passaggio non avviene, l’evitante resta in una posizione infantile mascherata da autonomia:
entra quando vuole, esce quando vuole,
ma senza mai sostare nel peso etico del legame che ha attivato. La guarigione non è diventare più presenti a tutti i costi.
È diventare responsabili del proprio entrare e del proprio andarsene. Assumersi la responsabilità significa poter dire:
Sono entrato, e questo ha significato qualcosa per te.”
Mi ritiro, e so che questo può farti male.”
Non ti chiedo di capire per non sentire. Quando l’evitante comincia a sentire questo, non diventa improvvisamente più stabile.
Diventa però adulto. E solo lì la terapia smette di girare in tondo e comincia davvero a trasformare.

Ai miei pazienti in carico, a quelli persi e a quelli che arriveranno….alla fiducia che hanno nel loro percorso anche qu...
24/12/2025

Ai miei pazienti in carico, a quelli persi e a quelli che arriveranno….alla fiducia che hanno nel loro percorso anche quando i risultati attesi sono lontani e le battaglie interiori gravose… Riempiamo assieme lo spazio del Sè di autenticità e pensieri colorati! Buon Natale 🎄❤️

Indirizzo

Via Gaslini, 2
Monza
20900

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