Ilari Michele - Psicologo Counselor

Ilari Michele - Psicologo Counselor Percorsi individuali di sostegno psicologico e counseling

Qualcosa di me: da sempre interessato alla ricerca spirituale, a insegnamenti sapienziali antichi, a tradizioni orientali ed occidentali di conoscenza ed evoluzione dell'essere umano

[𝐂𝐇𝐀𝐓𝐆𝐏𝐓 𝐓𝐈 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐒𝐂𝐄. 𝐋𝐀 𝐓𝐄𝐑𝐀𝐏𝐈𝐀 𝐓𝐈 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀] 𝐃𝐨𝐯𝐞 𝐥'𝐀𝐈 𝐬𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚, 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚. ChatGpt, Gemini, Grok, e...
11/01/2026

[𝐂𝐇𝐀𝐓𝐆𝐏𝐓 𝐓𝐈 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐒𝐂𝐄. 𝐋𝐀 𝐓𝐄𝐑𝐀𝐏𝐈𝐀 𝐓𝐈 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀]
𝐃𝐨𝐯𝐞 𝐥'𝐀𝐈 𝐬𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚, 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚.
ChatGpt, Gemini, Grok, e molte altre. Ora si parla anche di ChatGpt Salute, ed è proprio di intelligenza artificiale (AI), di salute - mentale - e di terapia che voglio parlare qui.

𝐋’𝐀𝐈 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐞.
Conferma, rispecchia, rassicura. E tutto questo è molto bello, utile e importante.
È progettata per capirti, e spesso lo fa anche molto bene. Ma difficilmente contraddice, non entra davvero nei punti di crisi, non apre quei varchi che possono davvero mettere in discussione ciò che già pensiamo di sapere. Tende a evitare il contatto diretto con le ferite.

𝐋𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚.
Non nasce per consolare, anche se ci possono essere anche la consolazione e la conferma. E questo è bello e anche utile. Ma la terapia nasce per accompagnare processi di trasformazione, che non sono sempre lineari, prevedibili da un algoritmo, o piacevoli. Il suo senso ultimo non è “darti ragione” o confermarti, ma aiutarti a trovare un tuo benessere ed equilibrio e questo, quasi sempre passa per l'incontrare parti sofferenti di te che ancora non sono riuscite a trovare spazio, ascolto, incontro. Quando si soffre e si cerca sull’AI o si va in terapia, in fondo si cerca un cambiamento, una novità, una differenza da ciò che già si conosce e si manifesta.

𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐀𝐈.
Il problema è cosa succede quando la si usa al posto del confronto reale, dell’incontro con un altro essere umano, della relazione viva.

C’è una frase attribuita a 𝑊𝑖𝑛𝑛𝑖𝑐𝑜𝑡𝑡 che dice più o meno così:

"𝑈𝑛 𝑝𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎 𝑚𝑎𝑖 𝑜𝑑𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑡𝑒𝑟𝑎𝑝𝑒𝑢𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑟𝑢𝑏𝑎𝑡𝑜"

Perché una terapia viva non è fatta solo di comprensione e rispecchiamento. Abbraccia anche differenze, possibili attriti, momenti in cui l’altro non conferma, non consola, non “ti dà ragione”. E in quei momenti possono emergere frustrazione, dolore, rabbia. Ma è proprio lì che qualcosa di profondo può accadere e trasformarsi.

La terapia - come sostenuto da molti autori e approcci - non avviene infatti solo grazie alla comprensione cognitiva, al sapere, o nella conferma continua, ma nella possibilità di attraversare rotture relazionali e di viverne poi la riparazione. Avviene con - e in presenza di - un altro essere umano con il suo sguardo, con le sue emozioni e con l'incontro.

Quei momenti di rottura relazionale che possono accadere in terapia, non sono un incidente del percorso, non accadono perché non si è stati bravi pazienti e non sono necessariamente un errore del terapeuta, ma è qualcosa di profondamente atteso (dal terapeuta) proprio laddove esistono ferite di cui è necessario prendersi.

Una 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 nasce, per definizione, da una rottura: da un incontro mancato, da una svalutazione dura e sistematica, da un bisogno mai visto, da un’esperienza in cui è stato necessario ritirarsi per sopravvivere, e in ultima analisi, nasce sempre da una 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐬𝐚, in quel momento, 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐨𝐥𝐥𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚. Quando quel dolore riemerge, soprattutto in una relazione significativa come quella terapeutica, è naturale che si riattivino gli stessi movimenti: il ritiro, la chiusura, la distanza, l'attacco o la fuga o altre reazioni di questo tipo. È ciò che allora è stato salvifico, necessario, perfino eroico a volte! E sono questi i movimenti che tenderanno a ripetersi anche con il terapeuta quando la ferita sarà nuovamente lì, nella relazione o attivata dalla relazione.

Proprio per questo, una 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ limitarsi a 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐟𝐚𝐬𝐢, ma 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐞. Deve poter reggere il momento in cui il legame si incrina, in cui il paziente si ritira, dubita, si allontana o si arrabbia o se ne vorrebbe andare. È nella possibilità di restare presenti anche lì - per poco a poco ricucire ciò che si è strappato - che qualcosa di antico può finalmente trasformarsi.

Questo è qualcosa che l’AI – per fortuna – non potrà fare e non farà mai (o almeno lo spero, per gli utilizzatori!).
Non perché sul piano tecnologico non possa essere progettata per cogliere eventuali ferite. Sono certo che già sia in grado di coglierle bene, e che eviti accuratamente di toccarle nel modo in cui si relaziona a te. Comunque sarà progettata, 𝐥’𝐀𝐈 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐥𝐢̀ 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙚 𝐜𝐨𝐧 𝐭𝐞, non potrà mai farti sentire com’è avere un essere umano affianco a te, in alcuni momenti delicati, così come non potrà mai cogliere il tuo non verbale quando magari scrivi “ho capito” mentre ti struggi dentro, non potrà mai percepire le tue emozioni, l’impatto emotivo che hai sull’altro quando comunichi, l’effetto del tuo tono di voce su di te o sull’altro, l’aria che si respira mentre è insieme a te quando tocchi un tema e come questa cambia quando cambi tema. Non potrà mai cogliere quando le esperienze difficili stanno essendo per te tollerabili - e quindi integrabili, assimilabili e divenire così fonte di apprendimento e crescita - o quando stanno divenendo per te intollerabili e pericolose, non integrabili e quindi non solo inutili, ma perfino dannose.

E in questo spazio, tra l’umano e l’AI, vi sarà sempre una differenza decisiva e incolmabile: la possibilità di essere accompagnati da qualcuno che non si limita a comprendere o a rispondere in modo appropriato, ma che è coinvolto, esposto, presente. Qualcuno che può sentire quando è il momento di rallentare, quando è il momento di restare, quando è necessario fare un passo indietro o, al contrario, non sottrarsi, nonostante le difficoltà e i territori difficili che si incontrano, qualcuno vulnerabile e fallibile, proprio come te.

La trasformazione non avviene solo perché qualcosa viene compreso, ma perché viene vissuto insieme nell'𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨, in una relazione che può reggere l’incertezza, il non sapere e la complessità di ciò che emerge e, con tutto questo, ci si può incontrare lo stesso.

La 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 è infatti un 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐯𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐞.

Ed è spesso lì, in quello spazio vivo, umano e imperfetto, che possono avvenire i cambiamenti più profondi.

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E-mail: info@micheleilaripsicologo.com

10/01/2026

[QUANDO "L'UNIVERSO INSISTE": TRA COMPRENSIONE E CONTROLLO]
Ci sono periodi di vita in cui un tema sembra presentarsi ovunque: nelle relazioni, nei libri che leggiamo, nelle situazioni che viviamo. E’ facile allora avere l’impressione che l’universo stia insistendo su un particolare aspetto.

Allora, vale la pena fermarsi un attimo, perché non è sempre il mondo esterno a essere cambiato all’improvviso. A volte è quel tema che sta emergendo in noi che inizia a organizzare il nostro sguardo.

La mia formazione gestaltica, e in particolare l’attenzione alla dinamica figura/sfondo, mi aiuta molto in questo senso: ricorda che ciò che diventa figura (ciò che appare nella nostra percezione, nella nostra coscienza) di fronte a una certa situazione non è neutro né uguale per tutti. Può essere ciò che, in quel momento, chiede di essere visto, esplorato, attraversato.

Sapere questo però non è risolutivo. Non elimina il lavoro da fare, anzi, può essere una chiamata a vivere territori interiori nuovi e inesplorati.

Per chi ama il lavoro su di sé, resta sempre aperta una domanda difficile: mi sto mettendo in discussione dove serve davvero, o sto cercando di esercitare un controllo su un processo nel tentativo di tornare a ciò che è più conosciuto, rassicurante e tollerabile?

Nei miei percorsi ho imparato che c’è una linea sottile, spesso impercettibile, tra il desiderio di comprendere e quello di controllare ciò che accade. Personalmente tendo a interrogarmi molto, e questo, se da una parte apre le porte a conoscenze sempre più profonde, dall’altra, a volte può far scivolare in una forma di insicurezza: la ricerca continua di una via di miglioramento, quando il miglioramento, in certi momenti, è semplicemente accettare che le cose vadano così come vanno.

Non perché non ci sia nulla da fare.
Ma perché alcune fasi non chiedono azione.
Chiedono tempo.

Alcuni processi difficili e dolorosi accadono infatti anche quando ci si dà da fare. La sofferenza non è di per sé segno di un errore, di aver sbagliato strada, o di non fare abbastanza.
A volte, anzi, i processi più profondi possono avere luogo proprio 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ ci si sta dando da fare.

Il rischio però, per chi ama il lavoro su di sé e mettersi in discussione, è quello di attribuirsi un potere che non si ha.

A volte, l’unico potere reale di fronte alle esperienze interne o esterne è la pazienza, la tolleranza e la disponibilità a restare, senza forzare o chiudersi, dentro ciò che sta accadendo.

[𝐁𝐔𝐎𝐍 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐑𝐈𝐏𝐀𝐑𝐓𝐎𝐍𝐎 𝐈 𝐆𝐑𝐔𝐏𝐏𝐈]Spero che questo 2026 sia iniziato per te nel migliore dei modi e ti auguro che possa pro...
09/01/2026

[𝐁𝐔𝐎𝐍 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐑𝐈𝐏𝐀𝐑𝐓𝐎𝐍𝐎 𝐈 𝐆𝐑𝐔𝐏𝐏𝐈]
Spero che questo 2026 sia iniziato per te nel migliore dei modi e ti auguro che possa proseguire con tanta vitalità, luminosità e senso di spaziosità interiore, quella bella sensazione che lascia spazio e respiro a nuove possibilità di essere e manifestarsi.

Ti auguro un 2026 che non sia solo “pieno di begli impegni”, ma sia anche ricco di momenti di ascolto e di accesso a verità più profonde: quelli in cui sentire cosa ti fa bene, cosa ti pesa, e in cui trovare il coraggio di attuare i cambiamenti che desideri davvero. Che tu scelga di muovere questi passi coraggiosi da solo/a, con me, con un altro professionista o in chissà quali modi, ti auguro che quest’anno ti porti più presenza, più respiro e più libertà interiore.

A gennaio ripartono i miei gruppi di crescita personale e terapeutici: uno online e uno in presenza.

🔹 𝐆𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐨𝐧𝐥𝐢𝐧𝐞 (𝐙𝐨𝐨𝐦)
🗓️ Lunedì 18:30–20:30 (ogni 2 settimane)

🔹 𝐆𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 (𝐚 𝐓𝐫𝐨𝐝𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐌𝐨𝐫𝐫𝐨𝐯𝐚𝐥𝐥𝐞, 𝐌𝐂)
🗓️ Giovedì 20:45–22:45 (ogni 2 settimane)

Sono spazi di lavoro esperienziale: ascolto, consapevolezza, emozioni, confini, relazioni, parti di sé e molto altro, in un clima di riservatezza, autenticità e intento alla crescita condiviso.

👉 Se vuoi leggere ulteriori informazioni e dettagli per capire se può fare al caso tuo, clicca al seguente link: https://www.micheleilaripsicologo.com/2025/02/20/novita-2-gruppi-di-crescita-personale-online-e-in-presenza/

Se preferisci, puoi anche scrivermi a: info@micheleilaripsicologo.com, ti risponderò con piacere

Gruppi di Crescita Personale Online e in presenza – Iscrizioni sempre aperte (con lista d’attesa eventuale) By Michele | Febbraio 20, 2025 2 Comments Se stai cercando un modo autentico, profondo e condiviso per lavorare su di te, voglio informarti che sono attivi due Gruppi di Crescita Personale...

08/01/2026

Se il terapeuta non ha un’attenzione primaria al proprio sviluppo personale e alla capacità di essere presente nella relazione, anche l’uso delle tecniche più sofisticate o eleganti rischia di diventare inefficace, perché proposte in modo rigido e non realmente sintonizzato

10/12/2025

Gli autoinganni espongono a divenire vittima di manipolazioni e inganni: cercare sempre la sincerità, almeno con se stessi

02/12/2025

“Se non sviluppiamo familiarità con le emozioni, ne avremo sempre paura” - Dzogchen Ponlop Rinpoche

25/11/2025

[𝐋'𝐎𝐑𝐆𝐎𝐆𝐋𝐈𝐎 𝐄 𝐈 𝐒𝐔𝐎𝐈 𝐏𝐄𝐑𝐈𝐂𝐎𝐋𝐈]
L’orgoglio è una sensazione strana. Quando arriva, sembra bella: ci si sente “su”, ci si sente qualcuno, ci si sente di valere. Ma è uno stato costruito con materiali che non sono davvero tuoi.

L’orgoglio vive dello sguardo degli altri.
Dipende da cosa gli altri apprezzano, da ciò che la società considera “di successo” o da perseguire, da ciò che la famiglia valorizza, da ciò che il partner o le persone attorno a te riconoscono come importante.

Se gli altri ti approvano, allora stai bene.
Poi magari quella stessa cosa di cui eri orgoglioso un attimo prima, magari per l’apprezzamento ricevuto da qualcuno, può diventare subito un peso, una vergogna, un dubbio su di te nel momento in cui altri ancora ti criticano, minimizzano o svalutano.

L’orgoglio ha infatti un locus of control esterno: non dipende da te. Non puoi avere tu il controllo su ciò che gli altri apprezzano o disprezzano.

Il problema è che ciò che è valorizzato “fuori” cambia e può anche essere molto facilmente manipolabile:
- cambiano le mode sociali
- cambiano i valori della famiglia
- cambiano le aspettative del partner, del gruppo, del contesto

Così, per ricercare quella sensazione, quell’appagamento, per sentirti all’altezza, “orgoglioso”, puoi ritrovarti a inseguire un’idea di te che magari non ti appartiene del tutto.

E intanto, dentro, nel perseguire quello pseudo-benessere, emergono altri stati, altre emozioni:

- ti senti lontano da te
- ti senti sempre più vuoto
- ti accorgi che alcune scelte sono più per “far contenti” che per essere in pace
- ti rendi conto che, per mantenere quell’orgoglio, devi tradire ciò che senti davvero, chi sei davvero

Una via di uscita da questa dinamica può essere quella di iniziare a cambiare il luogo dell’attenzione: non più solo fuori, ma anche e soprattutto dentro.

Non lasciarti guidare solo da queste domande (più o meno latenti):
- “Di cosa posso essere orgoglioso agli occhi degli altri?”
- “Cosa vogliono o si aspettano gli altri da me?”

ma inizia anche a chiederti:
- “Che cosa, anche se nessuno lo vedesse, mi farebbe sentire a posto con me stesso?”

Può sembrare una domanda semplice, ma può portare una piccola rivoluzione interiore ed esteriore.

Perché quella domanda sposta il baricentro:
- dallo sguardo degli altri
- al contatto con ciò che senti, con ciò che per te è giusto, buono, vivo, vero

E, piano piano, potresti passare dall’orgoglio – che vive di applausi e di fughe disperate dal disprezzo, con i suoi grossi picchi seguiti da altrettanto grosse cadute – a una fierezza quieta, che nella coerenza interna trova la sua forza e la sua solidità, anche quando tutto intorno sembra traballare.

Allora ti lascio proprio con due domande che potrai tenere con te durante la giornata, farti accompagnare da loro e vedere che succede:

- se tutti un giorno dovessero dimenticarsi di quello che ora farò o dirò, quale comportamento o scelta mi farebbe sentire comunque fiero di me?
- quali scelte diverse farei rispetto a quelle che ho sempre fatto?



👉 Gruppi di crescita personale e terapeutici (online e in presenza): https://bit.ly/3Qs50Nv
👉 E-mail: info@micheleilaripsicologo.com

Fare un percorso in profondità significa imparare a scendere nei propri inferi, guardare in faccia i propri “mostri”, le...
24/11/2025

Fare un percorso in profondità significa imparare a scendere nei propri inferi, guardare in faccia i propri “mostri”, le ombre e le ferite senza voltarsi altrove. In una terapia profonda non ci si limita a “stare un po’ meglio”, ad avere un po’ di sollievo, ma si lavora per trasformare la sofferenza in qualcosa che possa avere forma, senso, voce, gesto. Questo disegno nasce proprio da lì: dall’incontro coraggioso con il proprio buio interiore diventando materia viva, simbolo, immagine. Per me è stato un privilegio poter accompagnare Francesca (Pioli) in questo profondo cammino e vederla cambiare, crescere. Grazie al suo talento artistico, Francesca, esprime in questa sua opera la potenza silenziosa della psiche quando la sofferenza smette di essere solo sintomo e diventa creazione.

Titolo dell’opera: “Solve et coagula: la materia deve subire un susseguirsi di morte e nascita senza fine, fino a che non arriva al cammino iniziatico”



P. S. L’opera e queste parole sono condivise con il consenso esplicito di Francesca

[𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐨? – 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐞 𝟐]𝐀𝐥𝐭𝐫𝐢 𝟕 𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐢𝐧 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨  So che può ...
20/11/2025

[𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐨? – 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐞 𝟐]
𝐀𝐥𝐭𝐫𝐢 𝟕 𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐢𝐧 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨
So che può essere difficile immaginare cosa si faccia nei gruppi di crescita personale e terapeutici che conduco. In questo secondo post (che segue il precedente: https://www.micheleilaripsicologo.com/2025/11/12/cosa-si-fa-in-un-gruppo-di-crescita-personale-e-terapeutico-parte-1/) riporto altre 7 tematiche generali, ciascuna accompagnata da una domanda di autoesplorazione, con la speranza che possa esserti di aiuto.

𝟖) 𝐈𝐩𝐞𝐫-𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐢𝐥 “𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚”
Quando la cura diventa iper-cura si rischia di consumare molte energie e, soprattutto, di perdere i confini nelle relazioni. Il diritto al limite come gesto di dignità e compassione verso se stessi, può aiutare ad affrontare le aspettative e ad aprire la strada a un sano “basta”, formulato con parole rispettose e chiare.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: c’è una situazione in cui un sano “basta” allevierebbe le mie difficoltà, senza mancare di rispetto al prossimo?

𝟗) 𝐀𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐧𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚 𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐜𝐢𝐩𝐫𝐨𝐜𝐨
Il gruppo è un campo che regola: ci si scopre rispecchiati, sostenuti, meno soli. “Non sono sola/o” diventa un’esperienza del corpo (respiro che si allarga, spalle che scendono, senso di sicurezza che aumenta), non solo un’idea.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: in quali momenti sento nel corpo che non sono sola/o?

𝟏𝟎) 𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐛𝐮𝐬𝐬𝐨𝐥𝐚
Tachicardia, nodo alla gola, stomaco teso: i segnali fisici sono portatori di emozioni, messaggi che, se ascoltati, possono orientare scelte più consapevoli. Così, passare dall’“anestesia”, o desensibilizzazione, al sentire può essere un cambiamento profondo che si fa un passo alla volta: una micro-pausa, un respiro più profondo, dare un nome alle sensazioni, osservare i propri pensieri e immagini mentre si sta in contatto con il segnale fisico, sono solo alcuni esempi.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: quale segnale fisico mi sta parlando oggi e cosa mi chiede?

𝟏𝟏) 𝐑𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐨 𝐞 𝐠𝐫𝐨𝐮𝐧𝐝𝐢𝐧𝐠
Mano su cuore e pancia, piedi ben piantati a terra, intensità gestita con gradualità: strumenti semplici per restare presenti anche nelle esperienze difficili e non farsi travolgere.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: quale micro-pratica (30–60 secondi) conosco e voglio ricordarmi di usare quando vivo un’esperienza difficile?

𝟏𝟐) 𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐮𝐫𝐚
Alcune pause non sono vuoti da riempire ma momenti di integrazione: lì le parole sedimentano, il corpo si riorganizza, l’esperienza trova una nuova forma.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: di fronte a un’emozione un po’ attivante, cosa accade se mi fermo e, per 60 secondi, resto in silenzio, semplicemente attendendo e osservandola, senza dover cambiare nulla?

𝟏𝟑) 𝐅𝐞𝐞𝐝𝐛𝐚𝐜𝐤 𝐬𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢
La franchezza gentile fa crescere: distinguere intenzione e impatto, prendersi responsabilità, riparare quando serve. Il legame diventa più affidabile proprio perché può dire la verità.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: quale messaggio vero devo a qualcuno, detto con gentilezza e responsabilità?

𝟏𝟒) 𝐌𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞
Quando un uomo si emoziona o si commuove, a volte genera sorpresa, anche in lui. Il gruppo offre la possibilità di normalizzare quel gesto e di farlo divenire risorsa relazionale, riconoscere il coraggio che vi è dietro e di scoprire che vi è una forza anche dietro la capacità di mostrarsi vulnerabile.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: quale emozione vorrei autorizzarmi a mostrare, senza giudicarmi, e con chi?

Il lavoro in gruppo è svolto nel massimo impegno del rispetto dei tempi di ciascun partecipante.

𝐕𝐮𝐨𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐟𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞?
Se desideri valutare se il gruppo è adatto alla tua situazione, scrivimi per un breve colloquio informativo senza impegno: info@micheleilaripsicologo.com.

Per 𝑜𝑟𝑎𝑟𝑖, 𝑚𝑜𝑑𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀, 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖 e 𝑖𝑠𝑐𝑟𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖: consulta la pagina “Gruppi di Crescita Personale e Terapeutici”: https://www.micheleilaripsicologo.com/2025/02/20/novita-2-gruppi-di-crescita-personale-online-e-in-presenza/

Se non puoi nei giorni/orari attuali, indicami la tua disponibilità: se ci saranno più richieste, valuterò l’avvio di un nuovo gruppo.

Posti limitati per tutelare qualità e ascolto.

Gruppi di Crescita Personale Online e in presenza – Iscrizioni sempre aperte (con lista d’attesa eventuale) By Michele | Febbraio 20, 2025 2 Comments Se stai cercando un modo autentico, profondo e condiviso per lavorare su di te, voglio informarti che sono attivi due Gruppi di Crescita Personale...

[𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐨? 𝟕 𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢 - 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐞 𝟏]Molte persone faticano a immagin...
12/11/2025

[𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐨? 𝟕 𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢 - 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐞 𝟏]

Molte persone faticano a immaginare cosa si fa nei gruppi di crescita personale e terapeutici da me condotti. Se non l’hai mai vissuto, mi rendo conto che, un percorso di gruppo - per quanto possa essere prezioso - potrebbe rischiare di apparire come qualcosa di “indefinito” o vago a cui è difficile pensare di avvicinarsi. In realtà, nei miei gruppi, lavoriamo su esperienze e situazioni molto concrete che toccano il quotidiano: comportamenti, emozioni, relazioni, scelte e tanto altro. Di seguito trovi 7 tematiche ricorrenti nei lavori personali o di gruppo. Il mio scopo è sia quello di offrirti spunti di autoesplorazione, sia aiutarti comprendere meglio il tipo di lavoro che facciamo insieme nei gruppi (online e in presenza), restando solo sulle tematiche generali senza alcun altro riferimento, per ovvi motivi di privacy.

𝟏) 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Tra ruoli ereditati, aspettative e desiderio di autenticità. Con alcuni partecipanti abbiamo lavorato sul riconoscere le origini di alcuni comportamenti che conducevano a sofferenze, senso di oppressione o malessere, per poi arrivare al passaggio da “faccio come sempre” o “sono fatto così” a “scelgo la mia azione, il mio passo”, anche attraverso micro-atti di libertà (parola, postura, piccoli cambiamenti di routine).
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: quale piccola scelta libera posso fare oggi che ieri non mi concedevo?

𝟐) 𝐒𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐠𝐧𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨
Quando il senso del dovere è eccessivo, nel corpo possono arrivare fatica, svuotamento e comportamenti automatici che non sono frutto di riflessione e scelte deliberate. Nel gruppo ognuno ha la possibilità di imparare a riconoscere i propri segnali, le proprie sensazioni ed emozioni, a nominare i bisogni e a trasformare i “devo” in “posso” o “voglio”.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: dove posso ridurre dell’1% l’iper-responsabilità, senza tradire i miei valori?

𝟑) 𝐃𝐢𝐫𝐞 “𝐧𝐨” 𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐚
Un “no” chiaro non è contro l’altro: è affermazione di sé, definisce i confini propri e della relazione. In gruppo si esplorano paura, vergogna, colpa e riparazione possibile, sviluppando un linguaggio assertivo e caldo.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: a cosa dico “sì” di me stesso quando dico “no” a qualcosa o qualcuno?

𝟒) 𝐏𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐟𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨
L’ansia da prestazione irrigidisce mente e corpo. Nel gruppo coltiviamo l’“imperfezione buona”, l’apprendimento graduale e la compassione verso se stessi. Il focus non è “fare perfetto”, ma restare in contatto con se stessi e con l’altro, con un senso di maggior benessere ed efficacia, mentre si fa del proprio meglio senza interrompersi e/o procrastinare.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: quale piccolo errore mi posso concedere oggi in nome della crescita?

𝟓) 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐞 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐞
Il controllo dà sicurezza, ma può diventare gabbia. Nei lavori in gruppo, accade spesso che ci si trova a scoprire una fiducia nel corpo prima inaccessibile (attraverso pratiche di grounding, respiro, autocompassione, sostegno reciproco). È sempre una sorpresa quando ci si accorge che mollare la presa, a volte, aiuta a regolare le emozioni e dà un nuovo respiro da cui ripartire.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: in quale area della mia vita posso esercitare l’1% in meno di controllo?

𝟔) 𝐕𝐞𝐫𝐠𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐞 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐨
Esporre le proprie qualità e competenze può far emergere vergogna e auto-critica. Nel gruppo accade spesso di ricevere uno sguardo incoraggiante o più compassionevole e questo può divenire un valido sostegno non all’orgoglio, ma alle proprie abilità o talenti, al servizio delle relazioni e della comunità.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: quale mia competenza tengo nascosta per paura del giudizio altrui?

𝟕) 𝐋𝐮𝐭𝐭𝐨: 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐥𝐢𝐞𝐯𝐨
Nel dolore possono coesistere lacrime e leggerezza: sofferenza che si riconosce e sollievo perché qualcosa smette di far male. Nel gruppo, entrambe le esperienze sono accolte, con rispetto dei tempi, del silenzio e del corpo.
𝐷𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: quale gesto di cura semplice mi aiuta, oggi, ad attraversare l’assenza?

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 (𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨)
Di seguito alcuni punti che possono aiutare a comprendere.
• 𝑃𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜: respiro, tecniche di grounding e autoregolazione; tempi lenti e sostegno per sentire senza essere sopraffatti.
• 𝑃𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑜𝑙𝑎𝑛𝑜: domande esplorative, linguaggio gentile, feedback sinceri e riparativi o che offrono una novità che apre nuove strade.
• 𝑆𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖: momenti di quiete e brevi pratiche immaginative per esplorare, regolare le emozioni o integrare.
• 𝐿𝑎𝑣𝑜𝑟𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑢𝑎𝑙𝑖: possono essere dialoghi, lavori corporei, immaginali, dialoghi con le proprie parti e molto altro. Al seguente link trovi la mia formazione e gli approcci che potrei utilizzare nei vari lavori, individuali o di gruppo: https://www.micheleilaripsicologo.com/formazione/
• 𝑃𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑔𝑟𝑢𝑝𝑝𝑜: risonanze, rispecchiamenti degli altri, feedback fenomenologici, nuovi punti di vista.

Il lavoro in gruppo è svolto nel massimo impegno del rispetto dei tempi di ciascun partecipante.

𝐕𝐮𝐨𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐟𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞?
Spero che questo post ti sia piaciuto e, se desideri capire se il gruppo può fare al caso tuo, puoi scrivermi in privato (a info@micheleilaripsicologo.com) o, se preferisci, fissare un breve colloquio orientativo (senza impegno).

👉 Per avere maggiori informazioni sui gruppi ora attivi (orari, giorni, costi, metodologia, ecc.) e iscriversi, puoi visitare la pagina seguente: https://www.micheleilaripsicologo.com/2025/02/20/novita-2-gruppi-di-crescita-personale-online-e-in-presenza/

Se vorresti partecipare ma non puoi il lunedì dalle 18.30 alle 20.30 (online), o il giovedì dalle 20.45 alle 22.45 (in presenza a Trodica di Morrovalle, MC), scrivimi i tuoi giorni e fasce orarie disponibili così che, qualora dovessi avere più richieste, valuterò la possibilità di avviare un nuovo gruppo.

𝑃𝑜𝑠𝑡𝑖 𝑙𝑖𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑖, 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑡𝑒𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑜.

"Quando si scambia la fantasia per realtà si viene tagliati fuori da quello che accade nel presente.Falsifichiamo la rea...
30/10/2025

"Quando si scambia la fantasia per realtà si viene tagliati fuori da quello che accade nel presente.

Falsifichiamo la realtà usando questo sistema e non ammettiamo le nostre fantasie.

Non osiamo parlare in modo immediato, chiamare furfante un furfante.

Ci blocchiamo con le nostre previsioni catastrofiche: se chiamiamo una persona furfante ci accadrà qualcosa di brutto.

Così passiamo per tutte le interpretazioni e invece di chiamare il furfante furfante, cambiamo soggetto.

Ma una volta che cominciamo a vedere le possibilità di fidarci del nostro intuito, facciamo una scoperta meravigliosa: quei pericoli sono, almeno per il 95% niente altro che nostre proiezioni.

Crediamo di avere finestre, in realtà abbiamo solo specchi. (...)

Interpretiamo invece di affrontare."

Fritz Perls, in Perls - Baumgardner: l'eredità di Perls. doni dal lago Cowichan, Roma,1983, p. 101

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