23/10/2025
Un testo, dunque, elaborato in era pre-psicofarmacologica e pre-statistico-nosografica, fondato su una clinica e su una descrittiva rigorose, con un retroterra umanistico di prim’ordine, che intercetta, da “revenant”, una svolta che si è solo di recente compiuta nell’ambito delle scienze umane, delle scienze cognitive, della psicodinamica e della fenomenologia: la “affective turn”. Dentro questa svolta “affettiva”, che riscatta tutto il “fondo” genericamente emotivo dall’accantonamento dove il razionalismo lo aveva costretto, ci sta il ve**re in primo piano della corporeità vissuta, delle atmosfere, della paticità su cui ogni singola esistenza umana è fondata, e su cui le singole esistenze fondano la loro tessitura intersoggettiva, ma soprattutto intercorporea, incarnata e vitale. (Gilberto Di Petta e Mario Rossi Monti, p. VIII Toma 2)
“[…]. È possibile che la vita moderna crei uno stato di angoscia diffusa e che, pertanto, la cristallizzazione morbosa sia più frequente; di questo ci occuperemo opportunamente in questo libro. Ma, in tutti i modi, risulta evidente che l’uomo angosciato va più dal medico rispetto a prima; di conseguenza, “se il paziente è quello che va dal medico”, come dice “unamunescamente” von Weizsäcker, è naturale che esistono più pazienti d’angoscia che prima. A questo punto, gli internisti con orecchio fino possono avere una propria opinione in base alle tante conoscenze dei fatti, come gli psichiatri. Ed anche i chirurghi.” (Juan José López-Ibor p. XVIII Tomo 1)
“Quando López Ibor iniziò la sua attività universitaria e professionale nella medicina dominava il metodo scientifico-naturale e le prospettive anatomo-clinica, fisiopatologiche e l’eziologia erano alla base delle indagini sulla malattia, tralasciando la prospettiva umanistica dell’umano ammalarsi. Tuttavia, già allora, il pensiero di López Ibor sulla psicopatologia si muoveva all’interno di una profonda convinzione che: “nell’uomo vivente non c’è solo corpo e anima come dicono i classici ma c’è la presenza unitaria di un corpo animato”. (Libro: La Medicina come poder, 1975)”. (María Inés López-Ibor p. VII Tomo 1)
“Nel circolo timopatico troviamo le psicosi maniaco-depressive, la timopatia ansiosa, le diencefalosi e la fatica vitale. Per poterlo descrivere usa quella che Stanghellini definisce la macchina delle differenze, il suo obiettivo finale però non è quello di domesticare il disordine ma di lasciarci attraversare da questo flusso vitale, in un certo senso informe, che invade e pervade tutte queste categorie nosografiche.” (Giuseppe Ceparano p. XV Tomo 1)
Questo libro si trova situato alle frontiere della psicologia, della psichiatria, della neurologia e della medicina interna. Lo so che proprio la situazione di frontiera …