Anna Biancardi - Psicologa

Anna Biancardi - Psicologa Supporto Psicologico Online / Esperto in Tecniche per la Gestione dell'ansia ® / Coaching Relazionale Percorsi Online

Dai bambini ci aspettiamo che sappiano già come gestire quello che sentono. Che si calmino, che si controllino, che “cap...
29/05/2026

Dai bambini ci aspettiamo che sappiano già come gestire quello che sentono. Che si calmino, che si controllino, che “capiscano”. Ma i bambini non arrivano qui con queste competenze già pronte.

Arrivano in un mondo nuovo, grande, veloce e pieno di stimoli, dove gli adulti intorno a loro sono a loro volta stanchi, tesi, distratti o di corsa. E in mezzo a tutto questo, chiediamo loro di sapersi autoregolare.

Ma l'autoregolazione emotiva non nasce da sola. Si costruisce dentro la relazione, attraverso la presenza di un adulto che prova a restare, a comprendere, a dare un nome a quello che accade, e a riparare quando serve.
I bambini imparano soprattutto così: non da quello che gli diciamo, ma da come stiamo noi mentre succedono le cose.

E quello di cui hanno davvero bisogno non è un adulto perfetto. Hanno bisogno di un adulto che ci provi.

Che sia presente.
Che li aiuti a dare senso a quello che sentono.
E che resti, anche quando è difficile.
Perché è lì che imparano cosa significa stare dentro le emozioni senza esserne travolti.

Queste cose non arrivano già pronte, ma soprattutto ci scivolano dalle mani se non prestiamo attenzione. A volte si perd...
28/05/2026

Queste cose non arrivano già pronte, ma soprattutto ci scivolano dalle mani se non prestiamo attenzione.

A volte si perdono, a volte hanno bisogno di essere ricostruite. E richiedono impegno.

Tutto ciò che conta davvero richiede tempo, presenza e un modo di stare dentro le cose che non è mai immediato.

Ci sono momenti in cui il corpo sembra iniziare a parlare da solo.Il cuore accelera anche se sei ferma.Lo stomaco si chi...
26/05/2026

Ci sono momenti in cui il corpo sembra iniziare a parlare da solo.

Il cuore accelera anche se sei ferma.
Lo stomaco si chiude o si attiva all’improvviso.
La gola si stringe senza una spiegazione chiara.
A volte compaiono vertigini o una sensazione di instabilità che non riesci a collegare a nulla preciso.

Spesso, dopo controlli e visite, tutto risulta “nella norma” e viene detto che è ansia. Dal punto di vista clinico, questi sintomi possono comparire quando il sistema nervoso autonomo resta in uno stato di attivazione prolungata: il corpo, cioè, rimane in una condizione di allerta anche in assenza di un pericolo reale immediato. Questo può influenzare la respirazione, la digestione, la tensione muscolare e la percezione generale di stabilità interna.

Ma nella vita reale non si presenta come una spiegazione tecnica.
Si presenta come confusione.
Perché una parte di te continua a vivere normalmente, mentre un’altra parte del corpo sembra reagire in modo diverso, difficile da interpretare.

E quando questa discrepanza si ripete nel tempo, può diventare faticoso capire come stare con ciò che si prova.

Se ti ritrovi in quello che hai letto, può essere utile iniziare a esplorarlo con più chiarezza e capire meglio cosa sta succedendo nel tuo caso.

25/05/2026

A volte il corpo parla prima della testa: tachicardia, stomaco chiuso, vertigini, nodo alla gola. E la prima cosa giusta da fare è sempre capire che cosa sta succedendo a livello medico.

Il problema è quando arrivi dopo visite, controlli, esami… e ti senti dire “è solo ansia”.

Perché lì non è che ti passa la paura. Anzi. Spesso resta proprio una sensazione di confusione: ok, ma allora quello che sento nel corpo che cos’è?

Nel lavoro con l’ansia somatica quello che vedo spesso è questo: non è solo il sintomo in sé, ma il modo in cui lo interpretiamo mentre lo stiamo vivendo. Il corpo si attiva, la mente si spaventa, e tutto diventa più intenso.

E piano piano si può lavorare proprio su questo: non sull’idea di “far sparire” quello che senti, ma sul modo in cui lo leggi, così da ridargli un senso diverso e riportare un po’ di sicurezza dentro il corpo.

Non è qualcosa che si spegne.
È più un modo diverso di stare dentro quello che succede.

✉️ Se ti ritrovi in quello che hai letto o stai vivendo qualcosa di simile e non sai bene come orientarti, puoi scrivermi in privato. A volte basta iniziare da lì per fare un po’ più di chiarezza su quello che sta succedendo.

🌱 Sono una Psicologa specializzata in Neuroscienze Cognitive e mi occupo di ansia, sintomi fisici e somatizzazione, con un lavoro centrato sull’integrazione tra corpo e mente.

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Per anni ci hanno insegnato che per essere prese sul serio dovevamo diventare un po’ più dure.Un po’ meno sensibili.Un p...
20/05/2026

Per anni ci hanno insegnato che per essere prese sul serio dovevamo diventare un po’ più dure.
Un po’ meno sensibili.
Un po’ meno “facili da sentire”.

Così abbiamo iniziato a contrarci.
A parlare meno di quello che ci attraversava.
A fidarci meno di quello che sentivamo.

E a un certo punto non ce ne siamo nemmeno accorte: abbiamo iniziato a guardare con sospetto tutto ciò che in noi era morbido.
Come se la dolcezza fosse ingenua.
Come se la sensibilità fosse un errore da correggere.

Il rosa, in fondo, non è mai stato davvero un colore.
È stato tutto ciò che abbiamo imparato a non essere: leggere, esposte, spontanee, vulnerabili senza difese.

E allora lo abbiamo lasciato indietro.
In silenzio.

Ma la cosa più strana è che la guarigione non arriva quando diventi più forte.
Arriva quando smetti di combattere quello che sei.

E piano piano non hai più bisogno di difenderti da te stessa.
Non hai più bisogno di scegliere tra essere forte o essere delicata.
Perché capisci che quella frattura non era reale: era solo un modo che avevi trovato per proteggerti.

E forse “fare pace con il rosa” è proprio questo:
non tornare indietro.
ma tornare intera.

18/05/2026

A volte nelle relazioni succede una cosa difficile da mettere a fuoco, ma molto riconoscibile quando la si sente.

Quando c’è stabilità, presenza, chiarezza… può capitare che dentro non arrivi subito una sensazione forte. A volte è quasi come un silenzio, o come se mancasse qualcosa che faccia “scattare” il coinvolgimento.

E poi, quando invece la relazione diventa più incerta, meno leggibile, più altalenante… qualcosa cambia. La mente si attiva di più, resta agganciata, torna lì, cerca segnali, cerca conferme. E tutto diventa più intenso.

È una cosa che ha a che fare con il modo in cui, nelle relazioni, il nostro sistema emotivo si abitua a riconoscere la sicurezza. In alcune persone, l’attivazione — quella che arriva quando c’è distanza o dubbio — viene percepita come coinvolgimento, come “questa cosa conta”.
Mentre la calma, la continuità, la presenza… all’inizio possono essere più difficili da sentire, quasi meno “leggibili”.

E questo può creare molta confusione, perché si finisce per associare l’intensità alla connessione, anche quando non è l’unica forma possibile di legame.

A volte, quando si inizia a guardare questa dinamica con più calma, ci si accorge che non è che manchi qualcosa nella stabilità. È che è più silenziosa, meno rumorosa dentro.

E nel tempo può cambiare proprio il modo in cui si vivono le relazioni: non solo andando verso ciò che attiva di più, ma imparando anche a riconoscere ciò che semplicemente è presente.

Se ti sei riconosciuto anche solo in parte, può valere la pena restarci un attimo.

06/05/2026

Il “corpo da spiaggia” è una di quelle idee che sembrano innocue, ma che nel tempo ti insegnano a rimandarti.
A non vivere davvero il tuo corpo finché non diventa qualcosa di diverso.

E intanto ti abitui a guardarti con uno sguardo che non è nemmeno tuo, ma costruito nel tempo, ripetuto ovunque, normalizzato al punto da sembrare naturale.
Uno sguardo che ti tiene sempre leggermente distante, come se mancasse sempre qualcosa.
Quando in realtà un corpo ha bisogno di stare bene nel senso più concreto: sentirsi forte, funzionare, permetterti di fare le cose che ti piacciono, farti stare a tuo agio mentre vivi.
Non essere continuamente valutato.

E così resti in attesa di una versione di te che cambia ogni volta che pensi di esserci arrivata.

Oggi puoi scegliere di non aspettare più.
Di non trattare il tuo corpo come un progetto da finire, ma di iniziare a viverlo, adesso. Perché non ti serve diventare qualcun altro per sentirti a tuo agio.

Una cosa che succede spesso nei momenti in cui siamo attivati è che diciamo esattamente le cose che non vorremmo dire. N...
03/05/2026

Una cosa che succede spesso nei momenti in cui siamo attivati è che diciamo esattamente le cose che non vorremmo dire. Non perché non sappiamo comunicare, ma perché in quel momento non siamo davvero in grado di farlo come faremmo a mente fredda.

Quando si attiva il sistema nervoso, cambia proprio il modo in cui reagiamo: diventa tutto più veloce, più impulsivo, meno pensato. E in quello spazio è facile dire cose che allontanano, irrigidiscono, complicano.

Per questo avere in mente alcune frasi può aiutare.
Non sono frasi perfette e possono variare, ma nei momenti giusti ti permettono di rallentare quel tanto che basta per non perdere completamente la direzione.

Lavorare insieme non per eliminare il conflitto, ma imparare a starci dentro senza trasformarlo in qualcosa che rompe. E spesso la differenza non sta nel se parli,
ma in come scegli di farlo, proprio quando sarebbe più facile fare il contrario.

29/04/2026

Se ogni volta che senti qualcosa di intenso pensi che ci sia qualcosa da sistemare… è lì che inizia il problema.

Non perché stai sbagliando, ma perché è esattamente così che il tuo sistema nervoso impara che quella sensazione è pericolosa.

Nel lavoro sulle emozioni c’è un passaggio fondamentale che spesso viene saltato: smettere di trattare tutto come qualcosa da risolvere. Non tutto quello che senti richiede un’azione. A volte richiede solo di essere attraversato.

In clinica si parla di distress tolerance: la capacità di restare dentro a un’attivazione emotiva senza doverla spegnere subito. Ed è proprio questa capacità che, nel tempo, cambia completamente il rapporto con quello che provi.

Perché quando inizi a fare esperienza del fatto che un’emozione può salire, restare e poi scendere… senza che succeda nulla di catastrofico, succede qualcosa di molto concreto. Il tuo sistema nervoso smette di leggerla come una minaccia. E lì inizi davvero a fidarti.
Non del fatto che smetterai di sentire.
Ma del fatto che puoi reggerlo.

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