30/09/2021
Le condotte delle persone dello spettro autistico, per quanto incomprensibili, bizzarre, ripetitive possano sembrare, sono sempre dei tentativi di comunicare qualcosa di sé (di come o cosa sentono e del modo in cui sperimentano se stessi e il mondo circostante). «Il bambino autistico - scrive Laurent Danon-Boileau - vorrebbe comunicare ma non può farlo» (o non può farlo adeguatamente) se non attraverso manovre con cui poter preservare la "giusta distanza" (quella che lo fa sentire più al sicuro).
Molto spesso, le persone dello spettro autistico sono considerate come espressione di una diversità preoccupante che attacca le nostre certezze e mina i nostri limiti per cui, al contrario di prendersi cura di loro e avvicinarsi al loro peculiare modo di essere, si tenta di "riabilitarli", per farli diventare "normali", secondo un modello che non prevede modi di essere differenti.
In un contesto terapeutico, piuttosto che cercare di correggere un comportamento "sbagliato", credo fermamente sia importante vedere ed accogliere il bambino, l'adolescente o il giovane adulto per ciò che è (e non per ciò che dovrebbe essere!). Ció significa predisporre uno spazio di condivisione e di accoglienza in cui permettere a poco a poco al bambino l'emergere delle SUE potenzialità, nel rispetto della sua personalità.
Nella presa in carico di bambini, adolescenti o adulti in condizioni dello spettro autistico, riteniamo sia assolutamente fondamentale predisporre interventi che si focalizzino sulla dimensione emotivo-relazionale mediante tecniche fondate sulla creatività e sul gioco spontaneo (impiegate, ad esempio, nella psicoterapia e la musicoterapia psicoanaliticamente orientate).
Un piano terapeutico che contempli esclusivamente approcci comportamentisti o cognitivisti (ad esempio ABA, TEACCH e affini) può rivelarsi, a nostro avviso, inadeguato ma soprattutto rischioso per uno sviluppo sano e armonioso della persona nello spettro autistico.
«Quando si gioca con un bambino che presenta dei tratti autistici, si presenta costantemente uno scoglio: la sua risposta può organizzarsi come l'effetto di un addestramento. Se questo è il caso, la condivisione è mancata. Perché possa veramente stabilirsi, è necessario all'inizio che l'adulto abdichi a qualsiasi prospettiva di figurazione. [...]
Se sono favorevole alla condivisione dei giochi non rappresentazionali è perché sono convinto che qualsiasi forzatura comporti un rischio. [...] Quello che qui dico a proposito dei giochi rappresentazionali è rigorosamente parallelo a quello che penso dei metodi che mirano a inculcare nel bambino dei comportamenti sociali. [...] in qualsiasi tipo di apprendimento, se si vuole che l'allievo assimili quello che gli si propone, se si vuole che le acquisizioni che può fare in superficie non rimangano in lui come un corpo estraneo, è necessario che si senta parte integrante del processo [...] è necessario che il bambino provi gusto ad avere uno scambio con la persona da cui impara. Il ricorso esclusivo ai metodi comportamentisti comporta il rischio di un adattamento di facciata. In un primo momento, permette di stabilire un'indispensabile comunicazione di sopravvivenza. D'altra parte è rassicurante per l'apparato medico-sociale, perché questa dà rapidamente un'impressione di riuscita e di efficacia. A lungo termine, il rischio è di bloccare il bambino in una pseudo-normalità e di scinderlo dalla sua personalità profonda. Come quando s'impara una lingua straniera con un metodo audiovisivo senza mai andare nel paese dove la si parla. [...] non bisogna più pensare che il bambino autistico non abbia niente nella testa né nel cuore e che si debba semplicemente addestrarlo. [...]
Il lavoro di un [terapeuta "sufficientemente buono"] consiste dunque nell'aiutare il bambino a sganciarsi dal fascino ripetitivo della stereotipia che il bambino pratica nei confronti del mondo, senza affrettarne l'ingresso nello scambio. Si tratta, infatti, di portarlo lentamente al piacere della condivisione dei giochi sensomotori, poi di favorire l'insorgere della figurazione e del gioco simbolico.»
(da "L'autismo: un altro modo di comunicare" ~ L. Danon-Boileau, 2012)
[nella foto: ritratto del piccolo Pierre realizzato dal padre, Henri Matisse, nel 1909]