21/11/2020
Mi tratti come se io non fossi come te.
Come se io non avessi sentimenti e non avessi mai pianto con tanto di mascherina, visor e tuta isolante addosso. Come se non fossi preoccupata per i miei cari come te. Come se non vivessi lo stress del sovraccarico lavorativo e del quotidiano attacco mediatico. Come se io non provassi nulla di fronte al dolore, alla malattia, solo perché fanno parte della mia professione. Come se io non accusassi il senso di perdita e la morte. Come se io fossi indifferente al tuo lutto.
Mi tratti come se io non potessi soffrire solo perché mantengo un lavoro stipendiato durante un lock down. E come se questo lavoro non avesse per me un costo altissimo, spesso.
Mi tratti come se io dovessi subire e meritare la tua rabbia. Come se avessi un ruolo in questo caos, come se avessi delle responsabilità nelle risorse che scarseggiano.
Mi tratti come se io avessi l'obbligo di sopperire a tutte le mancanze di questo sistema, come se non mi impegnassi allo stremo correndo come una trottola per ottimizzare i tempi. E come se ti dovessi sempre la mia disponibilità privata.
E soprattutto mi tratti come se io, esattamente come te, non mi sentissi spaventata e a volte sola. Come se non avessi anch'io bisogni, sogni e desideri sotto la mia divisa. Ben al di là del mio lavoro. Come se non avessi anch'io la mia fragilità. Come se non mi sentissi anch'io, a volte...triste.
Tu, sconosciuto, che mi aggredisci.
Tu, che mi conosci, e non ti preoccupi per me.
Mi tratti come se io non fossi un essere umano.
Mi tratti come se io non fossi come te.
Un medico stanco.
Una ragazza triste.
Una persona come le altre.