01/05/2026
In seduta, a volte emergono storie così.
Corpi che si incontrano,
relazioni che si susseguono,
ma senza che nessuno riesca davvero ad entrare.
Non è assenza di desiderio.
Non è incapacità di stare con l’altro.
È una forma di protezione.
All’interno della cornice della neurobiologia interpersonale,
Posizioni di attaccamento come quello evitante (come li definisce Daniel J. Siegel )
insegnano proprio questo:
restare in relazione senza esporsi fino in fondo.
Ci si avvicina, ma senza aprire.
Si condivide, ma senza concedere davvero.
E allora quella citazione arriva quasi da sola, in seduta.
Come qualcosa che dà forma a ciò che ancora non ha parole.
Il lavoro terapeutico, a volte, inizia proprio da lì:
da quella distanza invisibile
che, lentamente, può diventare spazio.
“Io, quanto lascio davvero entrare l’altro nella mia vita?”