Istituto Internazionale per lo Studio del Settecento Musicale Napoletano

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Istituto Internazionale per lo Studio del Settecento Musicale Napoletano Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Istituto Internazionale per lo Studio del Settecento Musicale Napoletano, Via Port'alba 30, Naples.

17/05/2026

Jommelli Niccolò
Nasce ad Aversa da Francesco Antonio e Margherita Cristiano il 10 settembre1 del 1714 e muore a Napoli il 25 agosto 1774. All’età di undici anni, dopo aver ricevuto i primi rudimenti della musica nella sua Città natale probabilmente dal canonico Mozzillo, si trasferisce a Napoli dove studia inizialmente presso il Conservatorio di Sant’Onofrio con Ignazio Prota e Francesco Feo, per trasferirsi nel 1728 al Conservatorio della Pietà dei Turchini, diventando allievo di Nicola Fago, Andrea Basso e don Giovanni Sarcuni. Le sue prime opere sono rappresentate a Napoli, ma successivamente ottiene un successo internazionale che lo porta per quattordici anni alla Corte del Duca di Württemberg, dove scrive tra l’altro uno splendido Requiem ed una insuperabile Messa. Questi lavori sono stati rappresentati in tempi moderni grazie alla Associazione Domenico Scarlatti. Nel 1737 il suo esordio come operista infatti a Napoli presso il Teatro Nuovo, va in scena L'errore amoroso. Il successo ottenuto con questo lavoro lo porta rapidamente a proporre le sue opere e i suoi lavori sacri nelle maggiori città italiane ed europee: Napoli, Palermo, Roma, Bologna, Venezia, Torino, Piacenza, Ferrara, Padova, Milano, Vienna, Parma, Spoleto, Stoccarda, Ludwigsburg, Wiesbaden, Koblenz, Lisbona, Mannheim. Molti dei lavori di Niccolò Jommelli sono su libretto di Metastasio, con cui il musicista aversano scambiava una salda amicizia. Nel 1750 è attivo a Roma come virtuoso del Papa presso San Pietro e presso la Ca****la Giulia. Il primo gennaio del 1754 Niccolò Jommelli è ufficialmente Sovrintendente Musicale della Corte di Stoccarda. Figura per fama e talento musicale tra i benemeriti della Congregazione di Santa Cecilia di Roma. Le sue spoglie sono custodite nella Chiesa di Sant’Agostino della Zecca di Napoli. L’autografo del suo Veni sancte spiritus in re maggiore per doppio coro e basso continuo del 1752 è conservato presso l’Archivio Musicale della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma.

16/05/2026
16/05/2026

Il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo

In Piazza dei Girolamini, slargo di Via dei Tribunali nel centro antico di Napoli, oltre che la facciata dell’omonima chiesa, si trovano il palazzo che fu del Marchese di Villa, Giambattista Manzo, frequentato tra gli altri da Torquato Tasso, e la casa di Giovan Battista Vico. Le origini risalgono al 1592, quando un frate laico cappuccino, Marcello Fossataro di Nicotera, cominciò a raccogliere in una Napoli depressa per effetto della carestia, nel luogo chiamato Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, fanciulli orfani, poveri e senza tetto, che al grido “fate la ca**tà ai Poveri di Gesù Cristo” provvedevano al sostentamento dello stesso.
In questo luogo si raccoglievano fanciulli dai sette agli undici anni, e, oltre all’insegnamento religioso, si insegnava loro a leggere, a scrivere e a fare Musica. La Chiesa di pertinenza del Conservatorio era dedicata alla Madonna del Pilar.
Inizialmente i fanciulli del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo erano vestiti con il panno grigio francescano, ma il Cardinale Caracciolo volle che vestissero come l’iconografia sacra ci mostra Gesù, con la sottana rossa e la zimarra azzurra.
Nel 1620 così si presentava il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo: nella Sala di ingresso vi era un mobile e una grande tavola, un attaccapanni ed un crocifisso alla parete.
All’interno del Conservatorio una delle aule, con cinque banchi, sette scanni, una lampada di vetro, un tavolino e due sedie di legno. Nel refettorio sei tavole, sette scanni e un quadro rappresentante l’ultima cena: Coena Domini.
I governatori si radunavano in una “Camera del Conseglio” dove vi erano un tavolo, due campanelli, una cassettiera chiusa da una catena, una cassapanca ed un armadio, appoggiati alle pareti, una scala e cinque croci di legno.
Nella dispensa si trovavano tre contenitori di ottone, una cassetta, una giara per conservare l’olio, vario pentolame di rame e attrezzi da cucina, in cantina, due mezze botti e due barili grandi.
Nella stalla una sega per la paglia, una barda e due somari.
Nel guardaroba, coperte, materassi, lenzuola, camicie e tovaglie.
Nella camera dell’udienza, due casse chiuse da serrature, cinque sedie di cuoio su due delle quali erano poggiati due cuscini sempre di cuoio, un tavolo con panno verde con cassetti chiusi a chiave, su cui era poggiato un calamaio in ottone, un mobile con serratura e quadri alle pareti.
Gaetano Greco fu chiamato alla fine del Seicento alla direzione del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo.
Nel 1728 alla sua morte fu sostituito da Francesco Durante, poi da Francesco Feo e Girolamo Abos.
Si delinea così la storia musicale del Settecento Napoletano. Si ebbe in questo periodo il massimo splendore. Nel 1730 un grave fatto di cronaca nera sconvolge l’apparente tranquillità del Conservatorio preso di mira già da un po’di tempo dai potenti Padri Filippini che vantavano la protezione addirittura del Santo Padre.
I Padri adducevano che la confusione prodotta dal funzionamento del Conservatorio li infastidiva nelle ore dei loro esercizi spirituali.
In quell’anno, Domenico Lanotte, giovane allievo del Conservatorio, viene barbaramente trucidato dai “Corsori”, la terribile milizia della Curia Arcivescovile, con la complicità dell’allora rettore che, fomentato dai Filippini, decide di soffocare con la forza un malcontento da lui stesso provocato con il suo malgoverno.
Nel 1744, a causa di ulteriori tumulti che causarono all’interno del conservatorio seri problemi disciplinari, numerosi giovani vennero espulsi, per cui l’Arcivescovo Spinelli, allora responsabile del Conservatorio, preferì scioglierlo, distribuendo gli alunni negli altri tre istituti musicali nel frattempo sorti a Napoli.

Nel video il Maestro Enzo Amato parla del libro La voce degli dei. Gli evirati cantori, e la Scuola vocale napoletana, c...
02/05/2026

Nel video il Maestro Enzo Amato parla del libro La voce degli dei. Gli evirati cantori, e la Scuola vocale napoletana, che ha scritto con Mario Brancaccio, Sandro Cappelletto, Umberto Rosario Del Giudice, Aurelio Gatti e Francesco Nocerino, pubblicato nel 2024 dall’Associazione Domenico Scarlatti, con il contributo del Ministero della Cultura.

Il libro è il frutto della ricerca e di un Convegno di studi, che si è svolto nei giorni 19 e 20 dicembre 2023 presso la Sala della Loggia del Maschio Angioino di Napoli, con Sandro Cappelletto, Enzo Amato, Marino Niola, Umberto Rosario Del Giudice e il sopranista Francesco Divito.
Napoli, nella prima metà del Settecento era senza dubbio una delle città più vivaci dal punto di vista musicale: artisti come Alessandro Scarlatti, Nicolò Porpora o Leonardo Leo avevano proposto con successo lo stile musicale napoletano nelle corti di tutta Europa e non è sorprendente che nel 1739 l'appassionato di musica Charles de Brossese, scrittore e Presidente del Parlamento di Borgogna, riferendosi alla città partenopea la definisse capitale mondiale della musica.

Gli evirati cantori e la Scuola vocale napoletana

Nel video il Maestro Enzo Amato parla del suo libro La Musica del Sole, Viaggio attraverso l’insuperabile Scuola Musical...
02/05/2026

Nel video il Maestro Enzo Amato parla del suo libro La Musica del Sole, Viaggio attraverso l’insuperabile Scuola Musicale Napoletana del Settecento, pubblicato nel 2012 da Controcorrente edizioni.

La Scuola Musicale Napoletana, nonostante l’arco temporale in cui si concentra, dal 1685 al 1850 circa, da Francesco Provenzale, Alessandro Scarlatti e Francesco Durante a Saverio Mercadante, Nicola Zingarelli e Vincenzo Bellini, nonostante l’alto numero di compositori rinomati in tutto il mondo dell’epoca, nonostante la copiosa produzione musicale sacra e profana, strumentale e vocale sparsa in biblioteche di mezzo mondo, è rimasta pressoché sconosciuta al grande pubblico.
La prima scuola musicale in Italia, ma forse in Europa, fu istituita a Napoli da Fernando I di Aragona, che coinvolse i maggiori musicisti dell’epoca, tra cui Johannes Vaerwer detto Tinctoris, dal 1474 “ca****lano di musica del re di Sicilia” e precettore di sua figlia Beatrice.

L'insuperabile Scuola Musicale Napoletana del Settecento

Nel video il Maestro Enzo Amato, intervistato nel marzo 2026, parla del Festival internazionale del '700 musicale napole...
02/05/2026

Nel video il Maestro Enzo Amato, intervistato nel marzo 2026, parla del Festival internazionale del '700 musicale napoletano fondato nel 1999 dall’Associazione Domenico Scarlatti.
Napoli nel XVIII secolo era la capitale mondiale della musica, così fu definita nel 1739 dallo scrittore e presidente del parlamento di Borgogna Charles de Brosses, una città dove artisti come Alessandro Scarlatti, Niccolò Porpora, Leonardo Leo avevano già proposto con successo lo stile musicale napoletano nelle corti di tutta Europa in tutte le forme musicali, dall’opera lirica fino alla musica sacra e alla musica strumentale.

Un Festival internazionale

08/04/2026

Un Festival internazionale

Alessandro Scarlatti.Nacque a Palermo il 2 maggio 1660, secondogenito di Pietro Scarlata, musicista trapanese, e di Eleo...
31/03/2026

Alessandro Scarlatti.
Nacque a Palermo il 2 maggio 1660, secondogenito di Pietro Scarlata, musicista trapanese, e di Eleonora d’Amato; fu battezzato con i nomi di Pietro Alessandro Gasparo.
Pietro ed Eleonora si erano sposati il 5 maggio del 1658 a Palermo in S. Antonio Magno Abate, testimoni Pietro Cannella e il cantante Marc’Antonio Sportonio, già allievo di Giacomo Carissimi al Collegio germanico di Roma, attivo a Palermo dal 1653 e coinvolto nell’allestimento della prima opera in città, il Giasone di Francesco Cavalli (1655). Eleonora era parente di don Vincenzo Amato, sacerdote, maestro di ca****la in duomo: fu lui a battezzare la primogenita dei giovani sposi, Anna Maria Antonia Diana, nata l’8 febbraio 1659, morta di otto mesi. Dopo Alessandro la coppia ebbe altri sei figli: Anna Maria (8 dicembre 1661, cantante documentata nei teatri di Venezia e Napoli dal 1680 al 1689, morta a Napoli il 14 dicembre 1703) e Melchiorra Brigida (5 ottobre 1663, morta a Napoli il 2 dicembre 1736), anch’esse battezzate da Amato; Vincenzo Placido (15 ottobre 1665), Francesco Antonio Nicola (5 dicembre 1666, violinista a Napoli e Palermo, compositore attivo anche a Londra tra il 1719 e il 1724, morto a Dublino dopo il gennaio 1741) e Antonio Giuseppe (15 gennaio 1669); in data non precisata, probabilmente nel 1674-1675, Tommaso (tenore, documentato nei teatri di Crema e Napoli dal 1701 al 1740 e impiegato nella ca****la reale a Napoli dal 1722, dove morì il 1° agosto 1760).
La prima formazione musicale di Alessandro dovette avvenire in famiglia. La tradizione storiografica lo vorrebbe allievo di Giacomo Carissimi (morto nel 1674), ma non ci sono documenti che lo comprovino: è più probabile che, in Roma, egli abbia completato gli studi musicali con Bernardo Pasquini, Antonio Foggia e Pietro Simone Agostini, compositore di musica da chiesa e operista.
La partenza degli Scarlatti da Palermo è stata messa in rapporto con la carestia che colpì la città nel 1672, anno probabile dell’arrivo della famiglia a Roma. Il primo documento che accerti la presenza del giovanissimo musicista in città sono gli Stati d’anime della parrocchia di S. Andrea delle Fratte: nel 1676 risulta abitante a Strada nova, l’odierna via della Panetteria, con la madre già vedova e cinque fratelli (Della Libera, in corso di stampa). Intorno a quell’anno risulta, altresì, affiliato all’arciconfraternita di S. Maria Odigitria dei siciliani. Il 12 aprile 1678 Alessandro sposò Antonia Anzalone nella medesima parrocchia – la stessa dove furono poi battezzati tutti i figli nati in Roma – dirimpetto all’insula dei Bernini, dove, nello stesso anno, è documentata anche la prima abitazione della coppia. Da allora, Scarlatti ebbe rapporti determinanti con la famiglia Bernini e gli architetti a essa collegati, tra cui Matthia De’ Rossi (nel suo palazzo in strada Felice, l’odierna via Sistina, è documentata l’abitazione del musicista nel 1681-82), Giovanni Battista Contini e la famiglia Schor. Il fiorentino Cosimo Scarlatti, forse un lontano parente, all’epoca maestro di casa di Gian Lorenzo Bernini, potrebbe essere stato il tramite tra Alessandro e il migliore ambiente artistico romano (Pagano, 2015, p. 23).
A Roma, Scarlatti visse e operò almeno fino al 1683, attivo come maestro di ca****la in varie istituzioni religiose, fruendo della protezione di diversi mecenati.
In questo periodo nacquero cinque figli: Pietro Filippo, battezzato l’11 gennaio 1679, padrino Pietro Filippo Bernini, madrina donna Cinzia Maffei (divenne compositore, fu maestro di ca****la a Urbino e poi organista della ca****la reale a Napoli, dove morì il 22 febbraio 1750); A Napoli nacquero altri cinque figli: Giuseppe Domenico (26 ottobre 1685, clavicembalista e compositore), Giuseppe Nicola Roberto Domenico Antonio (17 febbraio 1689), Caterina Eleonora Emilia Margherita (15 novembre 1690), Carlo Francesco Giacomo (5 maggio 1692) e Giovanni Francesco Diodato (7 maggio 1695). I primi quattro furono tenuti al sacro fonte da aristocratici, evidentemente protettori del musicista; nell’ordine: Eleonora Cardines, principessa di Colobrano, e Domenico Marzio Carafa, duca di Maddaloni; Domenico Carafa, principe di Colobrano, e Giulia Spinelli, principessa di Tarsia; Marino Caracciolo, principe d’Avellino, ed Emilia Carafa, duchessa di Maddaloni rappresentata dalla principessa di Colobrano; Nicola Gaetani, primogenito di Antonio Gaetani duca di Laurenzano, in vece di Carlo Caracciolo duca d’Ajrola, e la famosa Aurora Sanseverino (che protesse pure Händel), allora consorte di Gaetani. Nell’atto di battesimo di Giovanni Francesco Diodato compare soltanto la levatrice Caterina de Giglio (si sarà trattato di un battesimo precauzionale).
Da allora Scarlatti visse stabilmente a Napoli in qualità di maestro di ca****la della corte, senza però tralasciare le frequenti commissioni che continuarono ad arrivargli dai patrocinatori romani, in questa fase principalmente Ottoboni, la regina Maria Casimira di Polonia, il principe Ruspoli (per i melodrammi e gli oratori) e il cardinale Acquaviva per l’importante Messa di santa Cecilia in stile concertato (ottobre del 1720) unitamente al Vespro completo.
A questo periodo risalgono con certezza una quarantina di drammi per musica, composti in gran parte per Napoli, ma anche per Roma e Firenze, più una decina di serenate. Spiccano i sontuosi spettacoli marittimi a Posillipo come L’Olimpo in Mergellina (1686; vi suonarono e cantarono più di cento musicisti); una decina di oratori, tra cui la Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem, annoverata tra i capolavori del compositore (Poensgen, 2004, pp. 63, 98); l’unica sua raccolta a stampa (Mottetti sacri, Napoli 1702), dedicata a Giorgina, la cantante amante ufficiale del viceré Medinaceli, con un esplicito cenno alla memoria di Cristina di Svezia e almeno una sessantina di cantate per soprano e basso continuo. In una lettera del 1696 da Napoli un confidente dei Colonna riferisce al conestabile Filippo II che la serenata Il Genio di Partenope fu bellissima «pues Escarlati compuso todo diferentemente de su solito», con probabile riferimento alla ricerca del grande effetto mediante il ricorso a manierismi armonici, come il subitaneo cambio di modo tra tonalità parallele e l’alterazione cromatica della melodia, tanto nei recitativi quanto nelle arie (Griffin, in Devozione e Passione. Alessandro Scarlatti..., 2013, p. 440). Questa sperimentazione espressiva per via armonica prima ancora che melodica coincide, nel tempo e nello spazio, con il momento storico in cui si assiste a una svolta radicale verso la standardizzazione formale delle cantate da camera, dal 1697 in poi tagliate sul modello delle due arie con il daccapo precedute da recitativi (Boyd, 1964, p. 22). Tra la musica strumentale di quegli anni risultano due suites per flauto e basso continuo, datate 16 giugno 1699 (oggi nella Biblioteca diocesana di Münster, Santini 3975; sulla base dell’inattendibile indice del manoscritto vengono talvolta erroneamente menzionate come «sinfonie» per cembalo). Lo sfruttamento di soggetti drammatici spagnoli continuò per tutto il periodo del viceregno di Carpio; addirittura La Psiche (libretto di De Totis da una tragicomedia di Calderón, gennaio del 1684) echeggerebbe melodie del compositore spagnolo Juan Hidalgo, forse in omaggio allo stesso viceré, che da giovane aveva patrocinato in Madrid l’allestimento di comedias originali di Calderón e Hidalgo (Stein, 2016).
Sul versante sacro, il maestro regio, spesso richiesto da numerose chiese cittadine, lavorò anche da libero professionista per le maggiori feste religiose promosse dalle confraternite. Anche se la data di composizione non è stata accertata, egli compose lo Stabat mater per la confraternita di Nostra Signora de’ Sette dolori, rimpiazzato dal più celebre Stabat mater di Giovanni Battista Pergolesi negli anni Trenta del nuovo secolo.

Morì a Napoli il 22 ottobre 1725; fu sepolto nella ca****la di S. Cecilia in S. Maria di Montesanto: la lapide lo dice «musices instaurator maximus» e «optimatibus regibusque apprime carus».

QUESTA LA SUPPLICA DI ALESSANDRO SCARLATTI A PAPA CLEMENTE XI PER L'AMMISSIONE AI CAVALIERI DELL'ORDINE DI GESU' CRISTO

La prima fonte archivistica nella quale compare l'appellativo di «cavaliere» è la La Gazzetta di Napoli, che I'll dicembre 1715 informa: Mercordl il mattina giorno di S. Barbara ch'è il Nome di Sua Ecc[ellenza] ta Signora Vice Regina [...] e la sera fecero to medesimo tutte le Dame della nostra Città, quali ascoltarono una vaghissima Serenata, che si cantö in Iode di detta Ecceilentiss[ima] Signora posta in note dal célébré Primo Maestro della Real Ca****la, Cavalier Scarlatti.

Archivio Segreto Vaticano, Segreteria dei Brevi, Reg. 2393, cc. 22sr-228v.
c. 226r:

Beatissimo Padre
Alesandro Scarlatti, umilissimo servo, e suddito di Vostra Santità havendo già ottenuto
l'onore, che la Messa, et il Miserere picciole sue fatighe musicali fatte per servitio della Ca****la Pontificia, siano poste fra quelle di tanti uomini illustri délia Ca****la medesima; supplica la paterna clemenza di Vostra Santità a volerlo ammettere netl'ordine dei
Cavalieri potendo presentemente sperare un gran sollievo alla sua disastrata famiglia dal conseguimento di questa gratia, quam Deus

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