08/04/2026
ℹSport come medicina: la proposta di legge che vuole trasformare l’attività fisica in “cura attiva” per il Sistema sanitario nazionale
«Primum non nocere, secundum cavere, tertium sanare». L’antico principio della medicina diventa la bussola di una proposta di legge presentata oggi alla Camera dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, che intende rivoluzionare il ruolo dell’attività fisica e sportiva all’interno del sistema sanitario.
Non più solo tempo libero, disciplina agonistica o abitudine salutista, ma vero e proprio strumento terapeutico, preventivo e riabilitativo, da prescrivere come una cura, con protocolli scientifici, équipe multidisciplinari e strutture accreditate. È questo il cuore del disegno di legge (A.C. 2806), che mira a costruire un «sistema integrato e sostenibile» nel quale lo sport diventi «cura attiva», affiancandosi – e in alcuni casi sostituendosi – ai tradizionali interventi farmacologici.
I numeri della sedentarietà: un’emergenza silenziosa
A sostenere la proposta sono dati allarmanti. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, in Italia la sedentarietà è responsabile fino al 40 per cento del rischio di malattie croniche negli adulti e raggiunge l’89 per cento nella popolazione adolescenziale.
Il rapporto dell’Istituto superiore di sanità del 2018 – “Movimento, sport e salute” – stima che un incremento diffuso dell’attività fisica potrebbe tradursi in decine di migliaia di malattie e decessi evitabili, con un risparmio di miliardi di euro tra spesa sanitaria e costi indiretti legati alla perdita di produttività.
L’analisi economica contenuta nella proposta è ancora più puntuale: una riduzione dell’1 per cento della popolazione inattiva comporterebbe un risparmio annuo di circa 80 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale. Con un calo del 5 per cento, l’effetto economico complessivo supererebbe mezzo miliardo di euro l’anno.
Eppure, oggi solo una quota marginale del bilancio sanitario – circa il 4,7 per cento – è destinata ad attività preventive.
Un modello a tre pilastri
La proposta di legge si sviluppa lungo tre direttrici integrate:
1. Monitoraggio e valutazione.
Il Ministero della salute, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e l’Istat, dovrà istituire sistemi di sorveglianza per misurare l’impatto degli interventi in termini di salute pubblica, inclusione sociale e sostenibilità economica.
2. Strutture accreditate e “palestre della salute”.
I programmi dovranno essere realizzati in strutture conformi alla normativa su igiene, sicurezza e accessibilità, riconosciute idonee dalle Regioni. Tra queste, particolare rilievo assumono le “palestre della salute”, luoghi in cui si realizza l’integrazione tra dimensione sanitaria, sociale e sportiva. Potranno essere accreditate anche strutture scolastiche, sociosanitarie, sportive (affiliate a Coni, Cip o enti di promozione sportiva) e quelle autorizzate agli interventi assistiti con animali.
3. Formazione e équipe multidisciplinari.
Viene prevista l’istituzione di percorsi formativi interdisciplinari post‑laurea e corsi di aggiornamento, con una specifica attenzione ai medici di medicina generale e specialisti, affinché imparino a prescrivere l’esercizio fisico strutturato. L’erogazione dei programmi sarà affidata a équipe composte da medici, psicologi, fisioterapisti, chinesiologi, nutrizionisti e tecnici sportivi, in un modello di «corresponsabilità funzionale» in cui la responsabilità della prescrizione resta comunque in capo al medico.
Dalla teoria alla pratica: i tre ambiti di intervento
L’articolo 2 della proposta distingue tre ambiti operativi:
Sanitario: interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, cura e riabilitazione attraverso esercizio fisico prescritto e la rete delle palestre della salute.
Sociale: programmi motori e sportivi per favorire l’inclusione, ridurre disuguaglianze e fenomeni di devianza.
Scolastico: iniziative educative basate sul movimento, integrate nei percorsi curricolari e nel “progetto di vita” dell’alunno, come previsto dal decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62.
Per i minorenni, i programmi dovranno essere personalizzati attraverso una valutazione integrata che coinvolga pediatra o medico specialista, tenendo conto dell’età, della condizione clinica e dello sviluppo psicofisico.
Le criticità
L’impianto appare ambizioso, ma non mancano i nodi da sciogliere. Il primo è rappresentato dall’articolo 8, che prevede la classica clausola di neutralità finanziaria: «Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Le amministrazioni interessate dovranno operare «nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente».
Una previsione che rischia di scaricare sui bilanci regionali e locali i costi di accreditamento, formazione e organizzazione delle équipe, senza un fondo dedicato. I promotori confidano nei risparmi generati dalla riduzione della sedentarietà, ma l’investimento iniziale resta un tema aperto.
Altra questione delicata è il coordinamento tra professioni. Il disegno di legge delinea un modello multidisciplinare innovativo, ma in Italia le competenze tra medici dello sport, chinesiologi, fisioterapisti e tecnici sportivi sono talvolta oggetto di tensioni giurisdizionali. Sarà fondamentale che i futuri decreti attuativi chiariscano ruoli e responsabilità, evitando conflitti che potrebbero paralizzare il sistema.
Un percorso già tracciato?
La proposta si inserisce in un quadro normativo già avviato: richiama il decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36 (riforma dell’ordinamento sportivo), il Piano nazionale della prevenzione e la Missione 6 (Salute) del PNRR. Non parte da zero, insomma, ma chiede un salto di qualità: far uscire lo sport dalle politiche di promozione della salute per collocarlo a pieno titolo tra gli strumenti di cura.
Come sottolineato nella relazione illustrativa: «Nel modello sanitario tradizionale la cura si basa prevalentemente su interventi farmacologici, medici o psicologici, che in molti casi prevedono un ruolo relativamente passivo del paziente. L’attività fisica e sportiva rappresenta un’importante integrazione, poiché promuove la partecipazione consapevole del soggetto».
Prossimi passi
Il disegno di legge è stato assegnato alla Camera. Per diventare realtà dovrà superare l’esame delle commissioni competenti (Affari sociali, Istruzione, Bilancio) e ottenere il voto di entrambi i rami del Parlamento. Le disposizioni transitorie (articolo 7) salvaguardano intanto i titoli di studio e le esperienze professionali già maturate, evitando un vuoto operativo in attesa dei nuovi percorsi formativi.
Se approvata, l’Italia sarebbe tra i primi Paesi europei a dotarsi di una legge organica che riconosce l’attività fisica come «strumento stabile e riconosciuto di salute pubblica», in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione. Il messaggio, in fondo, è semplice ma rivoluzionario: muoversi non fa solo bene, può diventare una terapia. E come tale, va prescritta, monitorata e finanziata.
Di Andrea Carlino - fonte: Orizzontescuola
🎯Centro SMS
-Medicina dello Sport, Dietologia, Consulenze specialistiche
🏪Via Merliani 20, Napoli🤽♀️
☎081.556.23.88 Cell. studio 339 3225111
📨mauriziomarassi@alice.it
📞 335.522.90.06 solo urgenze
🌐 www.smsnapoli.it