18/05/2026
Sanità, consenso e “riconoscenza”: un confine troppo pericoloso da ignorare
A Terzigno, come purtroppo in troppi territori della Campania, esiste un fenomeno sociale che non può più essere sottovalutato.
Sempre più cittadini vivono la sensazione di dover dipendere da conoscenze personali, intercessioni o canali preferenziali per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito normalmente e in modo uguale a tutti:
una visita specialistica, un esame urgente, un ricovero ospedaliero o una risposta sanitaria in tempi compatibili con la dignità della persona.
Quando una TAC urgente viene fissata dopo mesi attraverso i canali ordinari, ma può diventare disponibile in pochi giorni grazie all’intervento di qualcuno, si crea inevitabilmente un meccanismo pericoloso di riconoscenza personale e dipendenza psicologica.
Spesso questo nasce “a fin di bene”, fatto da persone considerate corrette e disponibili, che cercano sinceramente di aiutare chi soffre.
Ma proprio qui si nasconde il problema.
Perché anche senza una volontà esplicita di voto di scambio, si genera un sistema che rischia di condizionare la libertà delle persone, alimentando una forma silenziosa di consenso costruito sul bisogno sanitario.
La salute non può diventare terreno di mediazione politica.
Non possono esistere cittadini di serie A e cittadini costretti ad aspettare mesi solo perché non conoscono nessuno.
È necessario aprire una riflessione seria, istituzionale e civile su questo fenomeno.
Occorre:
aumentare trasparenza e controlli sulle liste d’attesa
garantire criteri chiari e verificabili per le urgenze
rafforzare i servizi territoriali
eliminare ogni zona grigia che possa generare dubbi, sospetti o dipendenze
La politica deve liberare i cittadini dal bisogno, non gestire il bisogno per ottenere consenso.
Per questo rivolgo un appello alle istituzioni sanitarie, al Tribunale per i Diritti del Malato, agli organi di controllo e alla magistratura affinché si faccia piena luce su dinamiche che rischiano di compromettere non solo il diritto alla salute, ma anche la libertà e la dignità democratica delle persone.
Perché la salute è un diritto.
E i diritti non devono mai diventare favori.