28/02/2022
“Qual è l’obiettivo che vuoi raggiungere con la terapia?”
La risposta a questa domanda è sempre complicata. Il paziente, spesso, arriva in terapia perché “sta male” e l’unica cosa che riesce a dire è “voglio stare bene”.
A volte questa intenzione è formulata sotto forma di frasi ambigue e astratte ma quel che è certo, è che sente un senso di urgenza. Vorrebbe dirci “fai qualcosa ma fallo subito, non ce la faccio più!”
E con questo vorrebbe lasciare al terapeuta la responsabilità del suo percorso, sedersi sulla sedia e alzarsi che qualcosa è cambiato.
Avessimo la bacchetta di sambuco di Harry Potter…
Il problema è che il paziente è parte attiva del percorso terapeutico ed è necessario che sia disposto a lavorare su di sé alla scoperta dei suoi stati interni e dei meccanismi che mantengono la sofferenza.
Il paziente deve agire in prima persona durante gli esercizi comportamentali.
E come si fa?
Solo se si condivide con il paziente ciò che è emerso dall’assessment, si concorda l’obiettivo e la strada necessaria per raggiungerlo, solo se si è disposti a rivedere questo accordo in itinere, solo allora si potrà lavorare insieme verso il cambiamento desiderato.