Psicologa Dott.ssa Cristina Canino

Psicologa Dott.ssa Cristina Canino Laureata in psicologia clinica e di comunità con una tesi ad indirizzo psicodinamico sulle fobie.

Effettua consulenze individuali, di coppia e familiari

Ideatrice del Metodo Biodanza Terapia
Direttrice della Scuola di Biodanza Terapia

Oggi nella festa della mamma, ricevo questo splendido messaggio.Perché è proprio vero mamma è prendersi cura. È accoglie...
12/05/2024

Oggi nella festa della mamma, ricevo questo splendido messaggio.
Perché è proprio vero mamma è prendersi cura. È accogliere. È aprire la strada.

Grazie a te che mi hai espresso tutto questo bel sentire. E a tutti gli altri.
Cristina

"Buongiorno mia cara Cristina. Oggi ti penso più del solito, e mi viene automatico fare tanti auguri anche a te in questo giorno speciale.
Sono convinta che nella vita tutto succeda per una ragione, che le cose devono andare in un certo modo perché è l’unico possibile e giusto.
Tu, mia cara, carissima, sei mamma di tutti noi.
Ci ascolti, ci culli, ci curi, ci conduci in luoghi inimmaginabili.
Sei ferma quando serve.
Sei sincera, e onesta.
Quando penso a te, al calore dei tuoi abbracci, mi viene difficile individuare differenze nette rispetto a quelli della mia mamma.
Io ti voglio bene dal profondo del mio cuore, e non smetterò mai di ringraziare la vita, forse anche un po’ il destino, che mi ha condotto a te.
Sei così piena di tante cose belle da dare…forse è per proprio questo che fai il lavoro che fai.
Grazie davvero❤️"

25/10/2022
A volte credo che il fine ultimo della terapia sia innamorarsi. Imparare ad amarsi, ad essere amato, e trovare il coragg...
12/05/2022

A volte credo che il fine ultimo della terapia sia innamorarsi. Imparare ad amarsi, ad essere amato, e trovare il coraggio di amare un altro essere umano diverso da noi.
Dedico questa poesia di Pessoa a tutti coloro che non smettono di cercare questo "fine ultimo".

Il dipinto è Un bacio rubato di Ron Hicks

L’amore, quando si rivela,
Non si sa rivelare.
Sa bene guardare lei,
Ma non le sa parlare.

Chi vuol dire quel che sente
Non sa quel che deve dire.
Parla: sembra mentire…
Tace: sembra dimenticare…

Ah, ma se lei indovinasse,
Se potesse udire lo sguardo,
E se uno sguardo le bastasse
Per sapere che stanno amandola!

Ma chi sente molto, tace;
Chi vuol dire quello che sente
Resta senz’anima né parola,
Resta solo, completamente!

Ma se questo potesse raccontarle
Quel che non oso raccontarle,
Non dovrò più parlarle,
Perché le sto parlando…

Questa è una foto potente della fotografa Cassandra Jones, che parla di traumi transgenerazionali: come il dolore non el...
08/05/2022

Questa è una foto potente della fotografa Cassandra Jones, che parla di traumi transgenerazionali: come il dolore non elaborato delle madri passa attraverso la cura delle loro figlie.
Il trauma viaggia attraverso generazioni finché qualcuno non è abbastanza forte da sopportare tutto quel dolore e guarirlo.
Portiamo le nostre mamme e i loro dolori sulla schiena, così come loro portavano la loro mamma e il loro dolore non guarito, proprio come le nostre figlie, se smettiamo di fare il nostro lavoro, ci portano sulle spalle.
Il dolore e il trauma si trasmettono come un salto transgenerazionale: una madre ferita e sofferente, traumatizzata, non collegata è incapace di connettersi al bambino.
Un bambino senza mamma presente, connesso, sarà un bambino che assorbe tutto il dolore e lo porta avanti.
Molte di noi sono donne " forti".
Una donna forte doveva diventare così perché ha sofferto molto.

Buona festa della mamma a tutte quelle donne, con o senza figli, che essendo figlie, lottano ogni giorno per guarire queste ferite che arrivano da molto lontano e onorano il principio materno che è in ognuna di loro portando il loro prezioso e creativo contributo alla collettività per il tramite della loro splendente presenza.
E auguri a tutte quelle madri che lavorano quotidianamente per guarire le loro ferite, testimoni di un amore infinito, grazia e liberazione per le loro figlie e i loro figli

Orietta De Sarno P. Avena

Fonte: Psypedia Net

C’è un film meraviglioso con Anthony Hopkins che interpreta la parte di un antropologo che si dedica allo studio dei gor...
05/05/2022

C’è un film meraviglioso con Anthony Hopkins che interpreta la parte di un antropologo che si dedica allo studio dei gorilla di montagne che è scomparso da circa due anni sulle montagne del Ruanda. La causa della scomparsa è dovuta al fatto che aveva deciso entrare a far parte del gruppo dei gorilla abbandonando definitivamente la civiltà.
In seguito, Hopkins viene accusato di avere ucciso due guardie forestali e viene estradato negli USA. Si scoprirà poi che lo aveva fatto a seguito dello sterminio dei gorilla con cui aveva vissuto.
Cuba Gooding Jr., è un giovane psichiatra in carriera presso l’Università di Miami, al quale viene affidato l’incarico di realizzare la perizia psichiatrica dell’antropologo.

Vorrei riportare alcune frasi dal film a mio parere fondamentali del dibattito tra controllo e libertà.
Nei primi colloqui ad un certo punto Hopkins dice allo psichiatra: “Non voglio che lei mi aiuti, voglio che lei mi ascolti.”
Tra i due comincia un dialogo intenso, Hopkins vorrebbe che lo psichiatra divulgasse la sua storia ma ad un certo punto l’atmosfera si surriscalda, c’è rabbia, quando l’antropologo lo afferra, lo imbavaglia e gli chiede di scrivere cosa sta perdendo in questo momento.
Dialogo tra i due: Hopkins: cosa mi sono preso da te? Cosa hai perso? Lo psichiatra: il controllo.
Hopkins: Sbagliato! Non hai mai avuto il controllo, hai solo avuto l’illusione di averlo. Che cos’è che controllo per certo? Il volume del tuo stereo, l’aria condizionata nella tua macchina. Riprova. Che cosa hai perso?
Lo psichiatra: La libertà.
Hopkins: Sei uno stupido! Credevi di essere libero? Dove andrai oggi alle 14 alla palestra? La mattina, la tua brava sveglia, in piena notte quando ti svegli con il cuore che va all’impazzata! Che cos’è che ti fa sentire vincolato e paralizzato? E’ l’ambizione. Per me non sei un mistero, ero come te… Ultima volta e non sbagliare: che cosa hai perso? Che cosa mi sono preso da te?
E lo psichiatra scrive: Le mie illusioni
Molto spesso, si ha la convinzione, l’illusione appunto di poter controllare il processo, la vita dell’altro. Ma è solo accettando l'alterità dell'altro che cadono le nostre certezze. E comunichiamo da uomo a uomo

C’è un film meraviglioso con Anthony Hopkins che interpreta la parte di un antropologo che si dedica allo studio dei gor...
05/05/2022

C’è un film meraviglioso con Anthony Hopkins che interpreta la parte di un antropologo che si dedica allo studio dei gorilla di montagne che è scomparso da circa due anni sulle montagne del Ruanda. La causa della scomparsa è dovuta al fatto che aveva deciso entrare a far parte del gruppo dei gorilla abbandonando definitivamente la civiltà.
In seguito, Hopkins viene accusato di avere ucciso due guardie forestali e viene estradato negli USA. Si scoprirà poi che lo aveva fatto a seguito dello sterminio dei gorilla con cui aveva vissuto.
Cuba Gooding Jr., è un giovane psichiatra in carriera presso l’Università di Miami, al quale viene affidato l’incarico di realizzare la perizia psichiatrica dell’antropologo.

Vorrei riportare alcune frasi dal film a mio parere fondamentali del dibattito tra controllo e libertà.
Nei primi colloqui ad un certo punto Hopkins dice allo psichiatra: “Non voglio che lei mi aiuti, voglio che lei mi ascolti.”
Tra i due comincia un dialogo intenso, Hopkins vorrebbe che lo psichiatra divulgasse la sua storia ma ad un certo punto l’atmosfera si surriscalda, c’è rabbia, quando l’antropologo lo afferra, lo imbavaglia e gli chiede di scrivere cosa sta perdendo in questo momento.
Dialogo tra i due: Hopkins: cosa mi sono preso da te? Cosa hai perso? Lo psichiatra: il controllo.
Hopkins: Sbagliato! Non hai mai avuto il controllo, hai solo avuto l’illusione di averlo. Che cos’è che controllo per certo? Il volume del tuo stereo, l’aria condizionata nella tua macchina. Riprova. Che cosa hai perso?
Lo psichiatra: La libertà.
Hopkins: Sei uno stupido! Credevi di essere libero? Dove andrai oggi alle 14 alla palestra? La mattina, la tua brava sveglia, in piena notte quando ti svegli con il cuore che va all’impazzata! Che cos’è che ti fa sentire vincolato e paralizzato? E’ l’ambizione. Per me non sei un mistero, ero come te… Ultima volta e non sbagliare: che cosa hai perso? Che cosa mi sono preso da te?
E lo psichiatra scrive: Le mie illusioni.
Trovo questa scena davvero geniale. Molto spesso soprattutto quando si è terapeuti ma non solo, si ha la convinzione, l’illusione appunto di poter controllare il processo, la vita dell’altro. Ma è solo accettando

“La depressione è una signora in nero, quando appare non bisogna scacciarla ma invitarla alla nostra tavola per ascoltar...
23/03/2022

“La depressione è una signora in nero, quando appare non bisogna scacciarla ma invitarla alla nostra tavola per ascoltare cosa ci dice.”
C. G. Jung

È un’ospite scomoda, la signora in nero. Non scomoda come Thanatos che fa visita a Sisifo. Ma scomoda. Spesso arriva senza essersi annunciata, e la troviamo lì, seduta accanto a noi. Solo con il tempo capiamo che arriva per un motivo. Solo se l’ascoltiamo e quindi la patiamo, senza cercare di uscirne con il “fare” a tutti i costi. Bisogna fermarsi, tacere, ascoltare. Non è una resa, è un affinarsi nel silenzio nostro e nelle parole e immagini sue. Può essere feconda, in realtà, se ci insegna a non avere illusioni, ad affrontare davvero ciò che ci sussurra dalla bocca del vulcano. È un piccolo viaggio negli Inferi. E il mito c’insegna che chi passa attraverso gli Inferi ne esce comunque mutato: Alcesti torna muta e velata dalla morte; Teseo, prigioniero di Ade, viene liberato ma Eracle nel farlo gli lacera i glutei e la carne resta incollata sullo scranno di pietra su cui l’eroe era confinato; Pelope, macellato e cucinato per gli dei dal padre Tantalo, viene riportato in vita da Zeus, ma gli manca la spalla di cui s’è nutrita l’inconsapevole Demetra durante il pranzo blasfemo. Qualcosa deve cadere, se vogliamo emergere dagli Inferi. Qualcosa deve essere sacrificato. Quel che in noi non è più vivo ma che non vogliamo abbandonare e che rischia di trascinarci e lasciarci sul fondo.
Solo così, forse, può rinascere il futuro.

Alessandro De Filippi psicoanalista

Le nuove generazioni (ma non solo!) rifuggono il dolore. Evitandolo, evadendo e/o passando nel caso di una fine di una r...
14/02/2022

Le nuove generazioni (ma non solo!) rifuggono il dolore. Evitandolo, evadendo e/o passando nel caso di una fine di una relazione, da una storia a un'altra. Come se ci fosse una br**ta reputazione del dolore e di altre emozioni che qualcuno definisce negative. E che dovremmo nascondere. Si sa, la società ci vuole sempre al Top. E allora tutti Up!

Trovo questa scena del film di Troisi geniale poiché ci mostra come imparare, a stare in quel che c'è, ad accettare il dolore che vuol dire accoglierlo senza giudicare e, in definitiva, vivere il presente.

Evitiamo di fuggire dalle emozioni. Viviamole.
Sono messaggeri per la nostra vita.

“Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce se stesso.”– Erich Fromm
07/01/2022

“Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce se stesso.”

– Erich Fromm

Il mio studio resterà chiuso dal 23 dicembre al. 3 gennaio.
15/12/2021

Il mio studio resterà chiuso dal 23 dicembre al. 3 gennaio.

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