Mimmo Ciavarelli

Mimmo Ciavarelli Studio di psicoterapia e Centro di cultura, filosofia e pratica della Gestalt Therapy

25/02/2026

La Gestalt è più della somma delle sue parti.

La Gestalt è dunque, fondamentalmente, una disciplina di legame tra dimensioni che in essa trovano più la realizzazione di un prodotto, che di una somma. La Gestalt è così più di ciò che la compone: nella dimensione del pensiero, è soprattutto una visione, un modo di capire il mondo; nella dimensione dell’agire, un atteggiamento, un modo di porsi consequenziale a tale visione e nella dimensione applicativa, una prassi coerente con le prime due premesse. Questi tre aspetti, nessuno dei quali codificato con precisione, costituiscono un intreccio indissolubile, piuttosto che l’uno il proseguimento dell’altro. E proprio l’invisibile filo che li lega forma il canone invisibile ma reale, di una tradizione di riconoscibile appartenenza per gli psicoterapeuti gestaltici che, quasi mai si rassomigliano nell’azione o nello stile; ma sono assimilati nell’essenza del loro saper essere. Come jazzisti che, pur adoperando stilemi e sonorità diverse, mantengono l’appartenenza attraverso il rigore di “fondamentali” profondamente custoditi nelle radici delle loro sonorità, nel modo come esse interpretano il mondo e nell’atteggiamento con cui sono suonate. Nessuno spartito ne rivelerà il segreto, perché esso abita nel cuore, nella testa e nelle mani sapienti di chi suona, vive ed è suonato dalla sua stessa musica.

Tratto da "Fiori di montagna" di Mimmo Ciavarelli

18/02/2026

La Gestalt non è eclettismo confuso: quello sì che sarebbe pericoloso. E’ una reale sperimentazione convinta e coerente che il mondo è tondo ed è uno: qualunque direzione si prenda, persino quelle ritenute sbagliate, se prese nel modo giusto, portano dappertutto.

Tratto dalla puntata 2 di Gestalt Food – La Gestalt è pratica del paradosso di Mimmo Ciavarelli disponibile sul suo canale Youtube

10/02/2026

Preferiamo abitare in un mondo superficiale che ci illudiamo di poter decifrare, anche se pieno di delusioni e sofferenze inaspettate, piuttosto che vivere in un mondo troppo complesso e mutevole, per essere interpretato e previsto; un mondo, che potrebbe solo essere vissuto: e vivere, può essere veramente spaventoso.

Tratto dalla puntata 2 di Gestalt Food – La Gestalt è pratica del paradosso di Mimmo Ciavarelli

👉 Link al video https://youtu.be/tZYgEOPbSXk?si=Ieo7QXjV1oYn02x0

04/02/2026

Le parole per dirlo – Racconto n. 2

FARSI PIACERE CIÒ CHE NON PIACE

DI MIMMO CIAVARELLI

Il racconto tocca il tema dei conflitti caratteriali. La soluzione proposta, solo apparentemente paradossale, mostra come favorire il processo di ristrutturazione, spontaneo e istantaneo, del campo in cui il conflitto si muove, condizione essenziale per la sua dissoluzione.

Qualche tempo fa, durante un viaggio in treno piuttosto noioso, m'imbattei in un curioso personaggio, un uomo di una certa età dall'aria gioviale. Seppur silenzioso, non dava l'idea di voler stare sulle sue, così, per passare il tempo, attaccai bottone. Come accade a volte con gli estranei disponibili, ci trovammo a parlare di argomenti di un certo tipo. "La felicità, caro Signore - gli dissi - sta tutta nel riuscire sempre a fare quel che ci piace". Lui mi guardò sorridendo come si fa con un bimbo che ha appena scoperto com'è il mondo: "Caro Signore - mi rispose con distaccata condiscendenza - Seppure ci riuscisse potrebbe sì essere felice, ma non completamente". "Perchè mai? -gli chiesi" Mi rispose prontamente: "Perché la sua presunta felicità sarebbe solo la dimostrazione che Lei non è libero. - Poi, abbassando la voce, fin quasi ad un sussurro - Chi non è libero non potrà mai essere veramente felice." Lo guardai sorpreso, e gli chiesi una spiegazione, che lui condensò in una frase che mi colpì oltremodo: "Vede, se Lei vuol essere felice, deve imparare a farsi piacere ciò che non Le piace." Sbigottito, mi lanciai in reiterate richieste di chiarimento di quello che mi sembrava lì per lì uno scherzetto, un paradosso. Per essere felice avrei dovuto imparare a non esserlo. Ma il brav'uomo, sempre con gentilezza, evase tutte le successive domande, rifiutandosi di fornire alcuna spiegazione alla sua affermazione. La mia stazione era ormai in vista e lo salutai raccattando il mio piccolo bagaglio. Scesi un po' turbato, ma fui ben presto catturato dalla mia vita quitidiana, scordando quell'incontro così inusuale. Solo tempo dopo mi ritrovai a ripensare a quelle parole che mi sembrarono nascondere qualcosa di meno banale di quel che sembravano. Stavo rincasando, quando sentii lungo le scale qualcuno che canticchiava allegramente. Era l'uomo delle pulizie intento a lavare i gradini, uno dopo l'altro, seguendo un ritmo evidente, con maestria ed efficacia. Un lavoro sicuramente faticoso e noioso, che tuttavia, e per me del tutto immotivatamente, mi sembrava gradire. Era questo che il mio compagno di viaggio voleva intendere? Ma no, mi risposi, a lui questo compito piaceva, non ne capivo il perchè, ma era evidente che stava solo seguendo la sua inclinazione e il suo diletto. Non avrebbe mai sofferto mentre eseguiva quel compito. Io invece non mi immaginavo affatto di poter fare quelle cose allegramente. Entrai a casa e mi diressi lentamente nel mio studio dove mi aspettava il solito disordine di carte e libri che affollavano senza motivo la mia scrivania. Ecco una cosa che assolutamente non mi piaceva: riordinare tutto quel trambusto. Non lo avevo mai voluto fare, né mi piaceva che altri lo facessero per me. Anche io in fondo seguivo la mia natura, sopportandone con malanimo e con lamenti, tutte le conseguenze. Mentre fissavo tutto quel disordine fui colto da uno strano e nuovo desiderio. Mi stava venendo voglia di riordinare tutto, ma non come una ineluttabile necessità, il cui unico esito, lo sapevo, sarebbe stato il procrastinare o il farlo solo superficialmente, o peggio di malavoglia. No, stavolta il desiderio di metter mano al caos che dilagava sullo scrittoio ingoiando con tenacia ogni angolo ancora libero non retrocedeva, anzi diventava ancor più grande. Cosa mi succedeva? Stavo desiderando ciò che non mi piaceva con una forza sconosciuta. Ogni resistenza sembrava svanita e, senza quasi accorgermene, cominciai a metter ordine. Dapprima timidamente, quasi toccando a caso gli oggetti, poi, con sempre più lena. Il desiderio non retrocedeva, anzi aumentava man mano che il lavoro procedeva, fino a trasformarsi in un vero piacere. Cominciai anche a canticchiare, proprio come l'uomo delle pulizie mentre lavava le scale. Passai molte ore, scordandomi del tempo che scorreva, e quando ebbi finito, mi allontanai dalla scrivania per ammirare l'opera compiuta. Mi sentivo un'artista che finalmente ha completato la sua creazione e la contempla soddisfatto. Una strana gioia mi prese e sentivo lacrime di commozione affacciasi ai miei occhi. Avevo compreso. Come era tutto semplice e ovvio: ero libero. Uscii dallo studio che era sera. Andai nel salotto e uscii sul balcone per prendere una boccata d'aria. Respirai a fondo e in silenzio ringraziai il mio sconosciuto compagno di viaggio. Mi aveva fatto dono della chiave della vita.

IL SAPORE DELLA VERITÀI cercatori di verità hanno palati sensibili. Assaggiano i pensieri per sentirne il sapore: la ver...
03/02/2026

IL SAPORE DELLA VERITÀ
I cercatori di verità hanno palati sensibili. Assaggiano i pensieri per sentirne il sapore: la verità ne ha uno inconfondibile, è agrodolce!
(Tracce d'essenza)

DENTRO CI SIETE VOI. Concluso, domenica 18 gennaio 2026, il Seminario Residenziale invernale del progetto GESTALT ROAD a...
20/01/2026

DENTRO CI SIETE VOI.
Concluso, domenica 18 gennaio 2026, il Seminario Residenziale invernale del progetto GESTALT ROAD a cura de "La Bottega accademia di Gestalt" e condotto da Mimmo Ciavarelli. Il progetto è rivolto a Psicologi, Psichiatri, Psicoterapeuti e Counselor che vogliano avvicinarsi, approfondire e sperimentare le metodologie della Gestalt Tradizionale. L'incontro è anche parte integrante del percorso di formazione per Psicologi e psichiatri in Gestalt therapy tradizionale ARTE DEL FARE.
Il Seminario si è svolto (da venerdì 16 a domenica 18 gennaio 2026) a Vo di Padova, ospite della Tana del Tasso Retreat.
Per informazioni sui prossimi eventi:
Mimmo Ciavarelli 3333625679
mimmo.ciavarelli@gmail.com

GESTALT ROAD Sono aperte (fino al 15 dicembre 2025) le iscrizioni al Training Workshop invernale del progetto Gestalt Ro...
08/12/2025

GESTALT ROAD
Sono aperte (fino al 15 dicembre 2025) le iscrizioni al Training Workshop invernale del progetto Gestalt Rood a cura de "La Bottega accademia di Gestalt" e condotto da Mimmo Ciavarelli, che si svolgerà dal 16 al 18 gennaio 2026 a Vò (Padova) presso "La Tana del Tasso" (via Cà Mariani 266).
Rivolto a tutti coloro che si occupano professionalmente di disagio psicologico e che vogliono incontrare, formarsi o approfondire l’approccio della Gestált tradizionale, questi incontri sono il crocevia esperienziale dl percorsi conoscitivi, formativi e post-formativi, secondo la prassi gestaltica della trasmissione che non prevede nessuna formalizzazione scolastica dell’apprendimento. Mostrare, stimolare e assorbire in diretto contatto con le circostanze, trasforma l’insegnamento che in-forma in una pratica creativa che forma. Da una generazione all’altra, è questa la Gestált viva che passa di mano.

06/12/2025

Le parole per dirlo – Racconto n. 1

LA CHIAVE

di Guido Ferra

La distrazione è un difetto o un’esercizio di libertà? In questo racconto, in modo sorprendente, ma ovvio, si scioglie l’enigma e si dissolvono i conflitti grazie a una chiave.

Sono distratto, questo me lo ripeto da molti anni. Sempre con la testa tra le nuvole a inseguire qualche interessantissimo pensiero, mi trovo spesso nei guai per le tante cose p***e. Patenti da duplicare, portafogli lasciati in luoghi inusitati, chiavi tragicamente dimenticate in oscuri meandri, oppure lavate in lavatrice, o lasciate in casa e rammentate solo dopo aver chiuso la porta. A questi accadimenti seguono infallibilmente autoaccuse, mea culpa, assoluzioni, solenni promesse di cambiamento, tentativi di correzione, tutti inutili. Infatti, il male è difficile da eradicare perché porta il mio nome. Veniamo dunque a sabato scorso. Rincasando con l'auto, poco prima della mezzanotte, mi appresto a parcheggiare. Penso: “Che fortuna avere trovato questo garage, il prezzo è buono, praticamente è sotto casa, il personale è gentile. Poche regole, anzi solo una: lasciare le chiavi in auto dopo averla parcheggiata”. Ovvio, dato che i posti non sono assegnati, ma cambiano con le esigenze di ingressi ed uscite dei clienti, e può essere sempre possibile doverla spostare anche durante la notte. Ammetto che un paio di volte ho dimenticato anche questa semplice regola. Perso nella consueta nuvola di pensieri, in quei casi, ho eseguito automaticamente la sequenza di gesti che ripeto dappertutto, ma che in garage erano assolutamente da evitare: ho sfilato le chiavi dal quadro, mettendo il volante in posizione di blocco, per poi, con le malcapitate in tasca, dirigermi tranquillamente a casa. Certo, ora non lo faccio più. Sono stato richiamato, con gentilezza in quelle occasioni, ho chiesto scusa ed ho capito la lezione. Basta solo stare più attenti! Con questi pensieri, sabato, dopo aver parcheggiato, torno a casa, e dopo un po' vado a letto. Verso le sei del mattino il campanello della mia porta sembra impazzito. Qualcuno lo sta suonando convulsamente. Mi sveglio, tutto insonnolito. Sbircio il cellulare sul comodino e vedo che mi segnala trentadue chiamate p***e. Mia madre in fin di vita? Controllo: sono tutte di Mario-Garage. Capisco di colpo e mi precipito alla porta. Apro, è Mario: “Dottò, vi siete ancora una volta portato le chiavi”. Ancora in pigiama, controllo nella tasca del giubbotto. Ha ragione. Farfuglio un “mi dispiace - mentre le recupero e gliele do”. Lui va via. Torno a letto, mortificato, dispiaciuto. Ora basta, vanno presi provvedimenti seri, stavolta. Non posso continuare così. Decido di elaborare una soluzione che mi inchiodi, e che mi impedisca di farlo ancora. Devo costringermi all'attenzione! La mia colpa deve avere una conseguenza, devo assumerne la piena responsabilità. Così, più tardi, verso le otto e mezza, decido di scrivere al garagista: “Mi dispiace molto, Mario, non lo rifarò più. Per assicurarle che questo avvenga davvero, mi impegno, qualora accadesse di nuovo, a pagarle, oltre alla mensilità in corso, altre due in sovrapprezzo, come multa”. Alle otto e trentotto Mario-Garage mi risponde: “Dottò, ma quando mai. Non vi preoccupate. Facciamo la copia delle chiavi e me la date a me, così stiamo tranquilli”.
Rimango di sasso, poi mi metto a ridere. La soluzione di Mario mi sorprende perché è ovvia, perfetta, a prova di errore: “Come ho fatto a non pensarci?” Mette in scacco la mia distrazione, senza cambiarla, e senza punirla. “Che succederà la prossima volta? Niente”. La vera soluzione non può che avere questa estetica.

23/11/2025

Breve storia della Gestalt

Perls raggiunse dunque efficacia e fama solo negli ultimi sette anni della sua vita, dopo quasi dieci anni di inattività professionale e dopo aver molto viaggiato e vissuto. Il Fritz settantenne che ricompare come terapeuta in California, a Esalen, è un uomo molto cambiato. Un uomo capace ormai di incarnare la sua filosofia e che ha ben compreso la differenza tra un’idea e la realtà che essa rappresenta. È diventato diffidente verso le teorie perché ritiene che giochino con i concetti anziché viverli, che ne parlino anziché esperirli. Conosce la differenza tra il facile discutere in sede filosofica del qui e ora e la difficile disciplina che occorre per incarnare la posizione fenomenologica insita nella presenza. È lui stesso la sua Gestalt. Ha trovato la sua sintesi, la sua posizione, il vuoto fertile, l’indifferenza creativa di un guru. La sua Gestalt non è più una teoria né una tecnica, ma un modo di essere. Sa che la strada è difficile, personale, coraggiosa e non offre scorciatoie. Ormai è un maestro che mostra la sua arte e la trasmette rigorosamente con l’essere. Senza scuole né teorie, perché nel suo essere ci sono scuola e teoria incarnate. E non vi è scuola che possa contenere quell’essere che è l’essenza del suo insegnamento.

Tratto da "Fiori di montagna" di Mimmo Ciavarelli

Le uniche tecniche riconosciute in Géstalt, come veramente gestaltiche, sono quelle che si utilizzano per lavorare senza...
03/11/2025

Le uniche tecniche riconosciute in Géstalt, come veramente gestaltiche, sono quelle che si utilizzano per lavorare senza tecniche.
Domenica 2 novembre si è svolto a Napoli il penultimo appuntamento mensile del 2025 di "Arte del Fare" (percorso formativo quadriennale in Géstalt Therapynde "La Bottega accademia di Géstalt"). Trentottesimo incontro

Indirizzo

Via Michelangelo Da Caravaggio 250
Naples
80126

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00

Telefono

+393333625679

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