15/03/2026
Quando si parla di disturbi del comportamento alimentare si parla quasi sempre di peso, controllo e rapporto con il cibo. Molto più raramente si parla di un’altra dimensione profondamente coinvolta: la sessualità. Eppure tutto accade nello stesso luogo, il corpo. Il corpo che sente fame, ma anche desiderio. Il corpo che può diventare casa o campo di battaglia.
Nei disturbi alimentari il rapporto con il corpo cambia radicalmente. Non è più un luogo da abitare, ma qualcosa da controllare, ridurre, correggere. Quando questo accade, anche la sessualità ne risente. Per alcune persone il desiderio si spegne: il corpo diventa distante, anestetizzato, difficile da sentire e da condividere con qualcun altro. Per altre può accadere il contrario: la sessualità diventa uno spazio dove cercare conferme, sentirsi desiderati, provare a colmare quel senso di vuoto o di inadeguatezza che il disturbo alimentare alimenta.
In entrambi i casi il nodo è lo stesso: il corpo non è più percepito come alleato, ma come oggetto di giudizio. Esporsi allo sguardo dell’altro può diventare difficile, a volte insopportabile. L’intimità richiede presenza, ma chi vive un disturbo alimentare spesso ha imparato a dissociarsi dal proprio corpo, a viverlo come qualcosa da osservare dall’esterno, non da sentire.
Per questo parlare di sessualità nei percorsi di cura dei disturbi alimentari è fondamentale. Non riguarda solo il piacere, ma la possibilità di tornare ad abitare il proprio corpo con meno vergogna, meno controllo e più ascolto. Recuperare un rapporto più gentile con sé stessi significa, lentamente, poter riscoprire anche il diritto di sentire.
In questa giornata dedicata ai disturbi del comportamento alimentare è importante ricordare che la guarigione non riguarda solo il rapporto con il cibo. Riguarda la possibilità di tornare a vivere nel proprio corpo senza sentirsi sbagliati. Perché il corpo non è solo il luogo dove si combattono le battaglie: può tornare a essere anche il luogo dove si sente la vita.