Tommaso Montini

Tommaso Montini Uno spazio per "essere famiglia" con tutti i nostri bambini! Un divano per stare insieme, rilassati!
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Indovinello: Quale è per un piccino una esperienza che può stimolare e sviluppare tutti i sensi contemporaneamente gener...
15/04/2026

Indovinello:

Quale è per un piccino una esperienza che può stimolare e sviluppare tutti i sensi contemporaneamente generando un benessere profondo?

Un qualcosa che può creare una vera “full immersion” di tatto olfatto vista gusto e udito?

Risposta facile: l’allattamento al seno!

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Per un piccino infatti…

Tatto: non c’è niente di più piacevole del sentirsi abbracciato nel morbido liscio e caldo al seno di mamma!

Olfatto: niente ha un profumo più bello e attraente! “eau de maman” please! Altro che Chanel!

Vista: il seno è il posto migliore per mettere bene a fuoco e ammirare il panorama più bello che esista: gli occhi di mamma!

Udito: dal seno la voce di mamma si sente benissimo! Wow che musica! E’ meglio di Mozart!

Gusto: Che buono il latte della mia mamma! E’ dolce, ma mica un dolce qualsiasi!
Ogni giorno è una sinfonia di gusti che cambiano in rapporto a quello che mangia lei!
E’ come andare in un ristorante quattro stelle Michelin!

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Il seno di mamma è la possibilità di coinvolgere contemporaneamente e intensamente, tutti i sensi.
Sensazioni che, generando benessere e piacere, mandano al cervello istruzioni per costruire circuiti e attivare (o spegnere) geni!

Chissà perchè lo chiamano solo "allattamento"!
Ancora devono inventare un multisistema integrato capace di fare tutto questo!

P.S.
Il nuovo libro “che buono il latte di mamma!” che racconta e spiega nei dettagli tutto questo è finalmente anche in libreria!

"Il lattante deve succhiare con regolarità. Circa ogni tre ore !!"---Ma... "Davvero volete sapere meglio di me quando ho...
13/04/2026

"Il lattante deve succhiare con regolarità. Circa ogni tre ore !!"

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Ma... "Davvero volete sapere meglio di me quando ho fame ?!"

"...E poi dicono che noi piccoli siamo complicati!"
"Valli a capire questi grandi!!"

“E basta!!! Non lo far piangere!”   Frase istintiva.Il pianto infatti innesca allarme e fastidio e la spinta ad interven...
11/04/2026

“E basta!!! Non lo far piangere!”
Frase istintiva.

Il pianto infatti innesca allarme e fastidio e la spinta ad intervenire per risolvere il disagio è immediato.

Giusto? Certo!

Ma riflettiamo sulle emozioni che si manifestano dai due lati: il nostro e quello del bambino che piange.

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Nel primo anno di vita con il pianto i bambini esprimono solo bisogni o dolori. A quella età infatti i piccoli non hanno “vizi” e non “fanno capricci”.

Quindi banalizzare della serie “il pianto apre i polmoni!” o lasciarli piangere per “non viziarli” o per “farli abituare” a qualcosa è completamente sbagliato!

Significa infatti lasciarli nella disperazione di un abbandono e scrivere nella loro testolina che il mondo è cattivo ed è inutile chiedere aiuto!

In due parole: un disastro!

Trovare invece sempre un aiuto e una risposta al bisogno permette al loro cervello in formazione di costruirsi aperto alle possibilità ed essere disposto ad affrontare la vita in modo positivo.

Quindi… bambino piccolo che piange? Aiuto immediato!
Può essere fame, sete, sonno, c***a, dolore, necessità di un ruttino, solo bisogno di contatto con la mamma… Proviamole tutte ma attiviamoci!

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Ma dai due anni le cose cambiano.
Il pianto può diventare “arma” e il bambino può imparare ad usarla per modificare il comportamento dei grandi a suo vantaggio.

Non essere quindi solo espressione di disagio o dolore, ma anche scarica di adrenalina in un momento oppositivo.
In pratica essere la difficoltà a gestire la rabbia in una situazione di scontro.

Parliamo di questo:

Nel primo anno di vita tutto gira intorno al bambino, ma con la crescita gradualmente il mondo si allarga e si deve scoprire che siamo fatti per le relazioni. ...E le relazioni hanno regole sociali da rispettare.

Il bambino scopre di avere una volontà sua che può essere diversa da quella di mamma e papà e per metterla bene a fuoco deve provare e riprovare a sperimentarla opponendosi a quello che dicono loro! I "terrible two" hanno un chiaro perchè.

Tutto questo innesca l’emozione più difficile da gestire: la rabbia!
Della mamma (e papà) e del bambino!

La rabbia è energia.
E’ mossa da ormoni potenti che pompano forza nei muscoli, fanno alzare la pressione, la frequenza cardiaca, la voce…
Ma hanno anche la capacità di annebbiare l’attività corticale critica.

Purtroppo per questo spesso, in preda alla rabbia, si fanno sciocchezze irrazionali (che qualche volta diventano anche tragedie!).

Ma quella energia è pensata per aiutare a superare un ostacolo! E’ un meccanismo fisiologico utile in situazioni di emergenza.

Quello che è indispensabile per una crescita sana, ed è l’obiettivo della educazione, è aiutare il bambino a gestirla.
Controllarla con l’attività critica della corteccia per incanalarla in un percorso costruttivo!

Il contesto domestico affettuoso dove ci si "bisticcia per piccole cose" intorno ai due tre anni, è allora una "grande palestra" per prepararsi alle difficoltà che verranno fuori nella vita vera.

I motivi per "arrabbiarsi" in seguito saranno infiniti e il successo spesso dipende proprio dalla capacità di gestirli.

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Qualcuno dice "La rabbia? “Meglio farla sfogare!”.
Questa è una grande stupidaggine perché, a parte i danni del possibile rompere tutto o farsi e far male, “sfogare” significa pompare ulteriore adrenalina ed entrare in un circolo vizioso difficile da placare.

L’esempio del pupazzo da prendere a pugni dell'esperimento di Bandura, raccontato nel post precedente, era un pessimo insegnamento degli adulti per gestire la rabbia “sfogandosi”.

Il sistema migliore è “staccare”, cioè fermarsi senza far niente o distrarsi, semplicemente per dare al corpo il tempo di metabolizzare l’adrenalina e riprendere il controllo razionale.

E allora: davanti alla rabbia di un bambino che urla e batte i piedi non serve la rabbia di mamma che urla ancora più forte e perde il controllo (e che forse fa partire anche una sberla di cui si pentirà)!

Ma una fermezza che sia contenimento. Cioè un aiuto al bambino in preda ad una emozione forte che lo travolge.

Come si fa?

Si resta calmi e fermi. Il NO resta no. Il volto e lo sguardo restano decisi.
Poche parole chiare, con voce bassa (arrivano in modo molto più incisivo di urla sceneggiate e mille discorsi) e attesa.

Aspettiamo che l’adrenalina del bambino sia smaltita.

Appena possibile l’abbraccio di mamma cancella tutto e “mandiamo via questa br**ta rabbia che ci ha fatto stare male!”

Quando il cervello è di nuovo connesso e l’intimità riannoda i fili della relazione bella, è il momento in cui si può dire qualcosa per spiegare i perché “non si fa”.
(Spiegazioni semplici! Perché a due anni il cervello non può seguire concetti complessi ed astrazioni.)

Il NO e la fermezza chiara sono sempre sul “fare sbagliato”!
Mai sull’essere.

Il bambino è sempre bello bravo e buono. Ma il No resta no. Sempre chiaro.

Lo so, è facile da dire e le battaglie sembrano continue, ma quando il bambino si sente "contenuto" e il genitore definisce e sa far rispettare regole chiare, gli scontri si diradano perché la prevedibilità delle risposte, sempre costanti e coerenti, stabilizzano confini.

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E allora niente “Basta!! Non lo far piangere!” per risolvere un nostro fastidio.

Perchè questi sono i momenti in cui siamo chiamati a fare i genitori. Mettiamo da parte i nostri umori, e rispondiamo al bisogno di confini che siano sempre bilanciati da affettuosa dolcezza.

Perché intorno ai due tre anni, come per qualsiasi età, i bambini hanno bisogno di sentirsi amati, stimati e accolti per quello che sono, così come sono.

…Ma hanno un uguale bisogno anche di imparare a controllare la loro impulsività e superare frustrazioni senza abbattersi.

L’arte è farli sentire sempre amati anche quando è NO.

Eccolo qua! E' entrato nella copertina della mia pagina, merita di essere presentato!E' una anteprima perché arriverà in...
06/04/2026

Eccolo qua! E' entrato nella copertina della mia pagina, merita di essere presentato!
E' una anteprima perché arriverà in libreria il 14 aprile (non so se già disponibile on line).

Signore e signori è nato un nuovo “montinino”!
Un altro “figlioletto” che ho scritto dopo anni di silenzio.

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Parla di allattamento al seno, ma vi racconto come è nato:

Da pediatra pensavo di sapere tutto sul latte materno. I latti sono un argomento di base dell’esame di pediatria! Così per anni ho fatto il “bravo pediatra” e ho “raccomandato” di allattare.

Poi con questa pagina, nata non so nemmeno come perchè me la fece mia figlia, ho incontrato tutte voi.

Dovete sapere che quello che leggete è solo una piccola parte. Scrivo post un po’ generici, ma poi mi arrivano le vostre lettere. Tante, e non riesco nemmeno a leggerle tutte!

Mi raccontano problemi semplici e difficoltà quotidiane, ma anche emozioni profonde, ansie, vissuti, sofferenze, problemi importanti. Lettere riservate che ovviamente restano tali.
Siamo abituati a far correre i pollici sui video ma scrivere resta qualcosa di profondo. Permette di dire cose che altrimenti sarebbe difficile esprimere e spesso capita che io davvero non sappia rispondere.

Ebbene, leggendo negli anni le emozioni delle mamme, ho capito che di “allattamento” non sapevo quasi niente!
I libri infatti non raccontano i vissuti personali e ognuna ha il suo!

Io non avevo mai allattato! E mi è sembrato sempre più chiaro che la pretesa di "insegnare" ad una donna una esperienza che può essere solo sua, era una presunzione!
E allora umilmente, ho cercato di entrare in punta di piedi in un mondo meraviglioso e delicatissimo per ascoltare e imparare: quello della maternità.

Questo libro è il tentativo di raccontarlo.

E’ dedicato a tutte le neo mamme (meglio quelle che non hanno ancora partorito).

Ma anche a tutti quelli che come me, in buona fede, pensano di sapere tutto: i pediatri, le ostetriche, le consulenti dell’allattamento, le infermiere.
(Per i professionisti ho aggiunto anche delle pagine “scientifiche”. Loro le conoscono già, ma forse sono utili perché sono aggiornate secondo le ultime evidenze.)

Questo libro però è dedicato anche a quelli che forse pensano che il “problema allattamento” non sia il loro: i papà e con loro anche le famiglie, gli amici, tutti quelli che compongono il variegato mondo che gravita intorno ad una mamma.

Insomma eccolo! E' un mio nuovo “figlioletto”. Buona lettura!!!
Spero possa aiutare davvero le neo mamme a perdersi con gli occhi chiusi in un abbraccio caldo e tenero!

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P.S.
Il libro costa 21 euro. Secondo me troppo!
Questo editore però pubblica solo testi universitari e di spessore scientifico. Sono contento che mi abbia accettato (come fece con "4 chiacchiere col pediatra") ma non è una edizione di massa che si trova nelle vetrine e il prezzo, che non dipende da me, forse tiene conto di questo.

Comunque io non guadagnerò proprio niente, perché tutti i miei eventuali diritti andranno a sostenere i progetti UNICEF nel mondo.

Spesso si usa “la beneficenza” come spot pubblicitario. Questa cosa è schifosa ed è l’ultima che mi verrebbe in testa di fare. Quindi lo dico solo alla fine. Ma è giusto saperlo.
Non danno molto agli autori, ma mi piace pensare che ogni libro può essere una piccola carezza ad un bambino che ne ha bisogno!

Erano smarriti...Spaventati...Non sapevano più che fare...Ogni speranza era infranta...Tutti i progetti, gli investiment...
05/04/2026

Erano smarriti...
Spaventati...
Non sapevano più che fare...
Ogni speranza era infranta...
Tutti i progetti, gli investimenti sul futuro...
Tutto perso.

Erano... noi.

Una donna, raccontò loro una cosa assurda!
Era una ex pr******ta, di quelle che spesso dicevano bugie!
Ignorante, una che non contava niente.
Disse: “E’ risorto!”

Come si fa a crederle?

Ho visto bene il volto della morte!!
Ho provato i morsi del vuoto assoluto!!
Il senso della caduta senza fondo…

“Sei un medico perbacco!”
“Conosci la biologia, sai come funziona il ciclo cellulare…” “Mica puoi credere a queste storie!”

Si lo sono. Ma il cuore batte forte.
E’ attratto e si sente amato da quella storia… Oltre ogni possibilità razionale.

Il cuore mi dice che è bello scoprire che non c’è buio che può resistere alla luce!
Mi dice che tutte le croci, le mie e tutte quelle del mondo, non saranno mai l’ultima parola.

E allora voglio fare a tutti i miei auguri!
Quelli di credere che c’è sempre una possibilità quando non esiste altra possibilità.
Quando ogni speranza è persa.
C'è sempre una via di uscita quando il buio è totale e non ci possono essere vie di uscita!

Oggi quella donna ex pr******ta, ignorante, che grida una cosa f***e e straordinaria... voglio essere io! La morte non vince!

Buona Pasqua!

Ma i bambini che all’età della scuola dell’infanzia sono aggressivi, danno pugni e calci altri bambini ecc… Sono psicopa...
03/04/2026

Ma i bambini che all’età della scuola dell’infanzia sono aggressivi, danno pugni e calci altri bambini ecc…

Sono psicopatici? Maleducati? Malati? O che?

E se casi di aggressività sono sempre più diffusi nonostante la marea di iniziative scolastiche su bullismo, pace, inclusione ecc…

Cosa è che non funziona?
Che hanno questi bambini che non va?

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Mi ha colpito la rilettura di un vecchissimo esperimento, addirittura del 1961, fatto da un ricercatore che si chiamava Bandura.

Questo ricercatore ipotizzò che i comportamenti aggressivi possono essere appresi attraverso l'osservazione, senza la necessità di esperienze dirette.

L'idea centrale era che i bambini potessero imitare comportamenti visti in adulti.

La cosa se ci pensiamo è banale: certo che i bambini apprendono dagli adulti!
Ma lui lo dimostrò con un esperimento semplice semplice:

Divise 38 bambini (18 maschi e 18 femmine) con età 3-6 anni in tre gruppi.

- Ad un gruppo fece vedere degli adulti che si comportavano in modo aggressivo urlando e colpendo un pupazzo gonfiabile (detto Bobo Doll).

- Un secondo gruppo vide adulti comportarsi in modo neutro verso il pupazzo Bobo Doll.

- Un terzo gruppo non vide nessun modello di comportamento adulto e nessun pupazzo

Dopo aver fatto assistere a queste scene con il pupazzo, i bambini furono messi in una stanza con giocattoli attraenti, ma subito dopo ne furono allontanati per creare uno stato di frustrazione.

Subito dopo essere stati privati dei giocattoli, i bambini furono poi portati in una stanza con il pupazzo gonfiabile Bobo Doll e altri giocattoli.

I ricercatori osservarono il loro comportamento.

• I bambini che avevano osservato il modello aggressivo tendevano a imitare il comportamento dell'adulto, colpendo il Bobo Doll e ripetendo le stesse frasi aggressive.

• I bambini che avevano visto il modello neutro non mostravano comportamenti aggressivi verso il pupazzo.

• Le bambine tendevano a imitare comportamenti aggressivi in misura minore rispetto ai maschi, ma comunque presentavano segni di imitazione

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Questo esperimento semplicissimo dimostrò che i bambini apprendono comportamenti osservando gli adulti, senza necessità di rinforzo diretto.

Cioè non è necessario che siano coinvolti direttamente per apprendere modelli di comportamento. Guardano, apprendono e rielaborano tutto.

Il “grande fratello” è arrivato tardi!! O forse ha rubato l'dea dai bambini.

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Evidenze più recenti confermano che la violenza assistita è estremamente tossica.

Oggi è dimostrato che per un bambino assistere ad una qualsiasi violenza verso la mamma fa più male di qualsiasi violenza ricevuta direttamente!

Nelle mille cause di separazione dove i bambini sono calpestati all'interno di un ring non mi pare che si pensi anche a questo aspetto fondamentale.
La violenza assistita è gravissima!

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Nel 1961 Bandura, non avrebbe mai potuto immaginare che oggi la violenza si porta in tasca anche quando si va a dormire!!

Altro che “Bobo doll” !!!

E allora mi chiedo:

i bambini piccoli che danno pugni e calci ad altri bambini per imitare qualche super eroe o solo per una semplice matita presa da un compagno:

Sono psicopatici?
Oppure semplicemente bambini che… ?

Una mamma al mio studio... uno sguardo profondo, velato da una tristezza che un bel sorriso non riesce a nascondere.Un b...
27/03/2026

Una mamma al mio studio...

uno sguardo profondo, velato da una tristezza che un bel sorriso non riesce a nascondere.
Un bel bambino molto amato, curato e ben vestito ha solo un po' di raffreddore...

Forse ho davanti solo una mamma un po' ansiosa, ma improvvisamente una frase cambia completamente lo scenario:

"Il papà è andato via con un'altra donna..." "Dottore, ormai per me conta solo mio figlio!"

Un "cazzotto" nello stomaco: resto colpito e rattristato.

Naturalmente non posso entrare nelle storie personali. Non è il mio ruolo e devo stare nei miei binari di pediatra.
Mi "tocca" solo rassicurare e "curare" il raffreddore del bambino.

Ma quella frase "ora per me conta solo mio figlio!" mi martella. Non posso non dire niente.

Sento di avere davanti una ragazza ferita, che soffre.
Non so quanto sia arrabbiata o rassegnata, ma certamente è una donna che ha bisogno di colmare vuoti!

So che quel bambino ha bisogno di recuperare stabilità e sicurezza. Ha bisogno che le tempeste si plachino prima possibile...

Dico solo poche parole:

"Per me conta solo il bambino..." Che frase bella!
Racconta un grande amore, ma se davvero è così... Chi sostiene chi?

Sei il bambino ora ha "il carico" di riempire il vuoto affettivo della mamma... No! Non va bene.

E' la mamma che deve sempre essere il sostegno del bambino. Mai l'inverso!
E quel sostegno della mamma serve perchè lui possa crescere bene e prima o poi volare via! Lontano da lei.

So che è un passaggio difficile.
Ma lo racconto qui perchè purtroppo so anche che queste situazioni non sono rare.

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La vita familiare è impegnativa e molto difficile.
Si cambia, e ogni giorno quella "bambina" speciale che si chiama coppia, richiede una cura particolare.

Trascurarla per "il bene dei bambini" o per "i mille impegni della vita" che sembrano sempre più importanti di una tenerezza tra innamorati (fuori tempo perchè ormai sono genitori!), prima o poi la fa ammalare.

Spesso i sintomi sono negati o nascosti e si lascia che la "malattia" cammini silenziosamente fino ad esplodere in modo irreparabile.

Questo è il motivo per cui tante volte prescrivo di lasciare i bambini e "fuggire"!
Anche solo per poco, anche "sotto al letto" o in posti improbabili!
"Fuggire" come coppia! Come bambini innamorati. Dimenticando ogni tanto, per un momento di essere "bravi genitori"!

Quando lo scrissi nel mio libro "me lo dici in bambinese?" Qualcuno mi criticò per le mie "mamme con i tacchi a spillo!" Ma credo che questa mia "prescrizione" resti una dei più importanti del mio repertorio di pediatra, per i "miei bambini!"

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I bambini hanno bisogno di supporti stabili su cui arrampicarsi!
E allora speriamo mai, ma l'amore per i bambini non sia mai il salvagente su cui aggrapparsi per non annegare!

Una mamma resta una donna. Una donna che può e deve restare donna che ha diritto di avere le sue relazioni affettive, la sua consapevolezza, la sua autostima e il piacere di essere quello che è davanti allo specchio!

Una mamma che è una donna consapevole, con prospettive, con entusiasmo verso un futuro tutto da costruire e non piegata dal peso dello zaino della sua storia, può dare meglio al suo bambino quello di cui lui ha davvero bisogno: la sicurezza che lo accompagnerà per andare lontano, ma poter tornare sempre per trovare rifugio!

Carezze...Tutti ne abbiamo un bisogno continuo.  Tutti.  Noi come i nostri bambini. Viviamo invece in una società che no...
26/03/2026

Carezze...

Tutti ne abbiamo un bisogno continuo. Tutti.
Noi come i nostri bambini.

Viviamo invece in una società che non “coccola”, non "accarezza", e addirittura ridicolizza le “coccole” e carezze!
Se qualcuno ci sorride attiviamo i nostri meccanismi di difesa perché… Ci hanno insegnato così!

"Attento!" "Non fidarti!" "Impara a guardarti sempre le spalle..."
Perfino il sesso, la quintessenza delle coccole e delle carezze, sembra altro...

Invece abbiamo sofisticati sistemi per avere e procurare benessere incontrandoci.
Siamo fatti per l’incontro! E’ un nostro bisogno innato.

I nostri bambini crescono bene con le "coccole" e le carezze!
Di tutti i tipi! Da quelle tenere e delicate dei momenti intimi, a quelle fatte di gioco, capriole, condivisione di emozioni belle!

Carezze: sentire quell' "io ci sono per te!" è un bisogno di tutti! ...Ed è la base di una crescita sana per i nostri figli!

Niente di speciale!
Anche una passeggiata mano nella mano o un impastare delle pizzette insieme bastano per scrivere nel cuore dei bambini.

I video, i telefonini, le varie "Lucille" che cantano canzoncine... fanno star fermi, ma non sanno accarezzare!

Carezze. Non le sappiamo fare?
Lasciamo che ce le insegnino i nostri bambini quando si abbandonano tra le nostre braccia fidandosi completamente di noi!

E' difficile che un adulto riesca a farlo come loro, ma quando ci riesce...

Abbiamo parlato dei piccoli. Siamo cresciuti: parliamo dell'età della scuola…---Quando sono piccoli, nel periodo dei “te...
22/03/2026

Abbiamo parlato dei piccoli. Siamo cresciuti: parliamo dell'età della scuola…

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Quando sono piccoli, nel periodo dei “terribili due anni”, le battaglie sono impegnative ma tutto sommato parliamo di piccole cose.

Si, ci arrabbiamo, urliamo, perdiamo la pazienza… Non dovremmo e lo sappiamo, ma facciamo quello che possiamo e quel periodo fortunatamente passa.

Arriva la “benedetta” scuola che finalmente ci aiuta a respirare e ritrovare un tempo che pensavamo di aver perso completamente!

Il problema è che quando sono piccoli possiamo renderli “soldatini obbedienti” o lasciarli dilagare come “piccoli tiranni” prepotenti, ma quello che abbiamo seminato diventa il “raccolto” dopo qualche anno: gli strumenti che abbiamo dato per affrontare il mondo.

Qualsiasi vissuto del nostro bambino quando “non capiva” o era “troppo piccolo per ricordare” ha costruito circuiti neuronali e strutturato un sistema operativo interno.

Ogni esperienza si è archiviata negli scaffali polverosi della memoria profonda. Quella che non affiora alla coscienza, ma resta lì per sempre.

Potrà essere un motore in più o anche uno zaino pesante.

Le basi della relazione, del rispetto, delle regole, la stima in sé stesso, la sicurezza, la resilienza cioè la capacità di ripartire e non avvilirsi davanti agli insuccessi, si impostano nei primi 1000 giorni. Con quelle basi il bambino inizia ad affrontare i problemi da solo.

Se la storia remota avrà costruito un bambino represso, o arrabbiato, o sfiduciato, o emotivamente fragile, incapace di tollerare frustrazioni e insuccessi, o che non ha stima di sé stesso… Avremo da lavorare.

Nessun processo, tutto si può aggiustare, ma se qualcosa non è andata come avremmo voluto guardiamo avanti e facciamo del nostro meglio per migliorarci.

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Il primo mondo esterno da affrontare senza mamma e papà si chiama scuola.

A scuola ci sono altri bambini con educazioni diverse, altre figure di riferimento, altri spazi, altre regole, altri mondi con cui interagire… Mille stimoli nuovi.

Gli strumenti per affrontarli sono quelli che abbiamo fornito noi, ma ora il nostro bambino deve usarli da solo.

E allora il nostro ruolo cambia.
Il nostro posto non è più davanti perché lui metta i piedini dove li abbiamo messi noi, ma accanto.
Ora conta la nostra mano che sostiene, ma è lui che deve decidere dove mettere i suoi piedini.

Che dobbiamo fare? Semplicemente “esserci”.
Non più necessariamente come presenza fisica, ma sempre come presenza emotiva e porto sicuro dove poter tornare per scaricare ogni tensione.

Quindi ascoltare, essere disponibili, rassicurare, consigliare… Ma lasciar fare, infondendo stima e fiducia.

A scuola non possiamo entrare, il nostro bambino deve “cavarsela” da solo. Ma noi ci siamo!

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I bambini vogliono raccontarci tutto perché è il loro bisogno di ritrovare la nostra mano sicura e scaricare ogni tensione...

Ma non lo fanno se mamma e papà hanno sempre “da fare”.
Se sono sempre impegnati in qualcosa, se un televisore sempre acceso zittisce tutti, se non si sentono davvero ascoltati.

Come si fa allora ad ascoltarli davvero e affiancarli con una presenza significativa ma non invadente?

Non con interrogatori su “cosa ti ha fatto/detto il compagno di banco” o “se hai mangiato tutto” o “che ha detto la maestra…”, ma con sorriso, abbraccio e presenza, tempo, solo per esserci e accogliere.

Dobbiamo creare situazioni e tempi giusti. Come?
Basta essere facilmente “accessibili”: star lì disponibili senza far niente, .

Una mamma ferma che non sta facendo niente di importante, è una attrazione irresistibile per andarle in braccio e farsi coccolare.
Sono quelli i momenti magici che abbassano la tensione e aiutano i bambini a comunicare quello che vivono.

In quei momenti abbiamo la possibilità di ascoltarli, di far sentire la nostra presenza emotiva: la conferma, i consigli, l’incoraggiamento, le carezze che infondono sicurezza e voglia di fare.

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La scuola significa anche "dovere" e quindi fare i compiti.

Il bambino deve farli da solo, accettando la possibilità di sbagliarli senza ansia o paura, perché gli errori servono per imparare.
Mamma e papà incoraggiano e danno fiducia, ma non si mettono a fare i compiti con/per lui.
Perchè la scuola è una grandissima occasione per crescere, confrontarsi, ma anche imparare a cadere e rialzarsi.

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Gli insegnanti rappresentano “l’adulto di riferimento” che è un continuum “dell’adulto di riferimento” che siamo noi.
La loro voce deve essere in sintonia con la nostra per essere una unica voce educante.

Quindi mai commenti negativi davanti ai bambini!
Un brutto voto è una forte motivazione per riprovare e far meglio! Non un "che razza di professore cattivo!".

Gli insegnanti sono formati come educatori e hanno competenze che non sempre abbiamo noi, quindi se abbiamo dubbi cerchiamo di capire il loro punto di vista confrontandoci, ma sempre tenendo fuori i bambini.

E poi età della scuola, tanti dubbi, tante nuove emozioni...
Tanto bisogno di "pit stop" e risposte: tanti momenti intimi in braccio a mamma o papà per leggere insieme libri e favole…

Libri da leggere insieme? Macché! Mattoni solidi per costruire caratteri e personalità forti!

Mio figlio ha 6 anni. E’ il figlio di una storia complessa e il padre non ha mai voluto sapere niente di lui (La prego d...
18/03/2026

Mio figlio ha 6 anni. E’ il figlio di una storia complessa e il padre non ha mai voluto sapere niente di lui (La prego di non giudicarmi!). Io non ho voluto rinunciare al grande dono che la vita mi stava facendo, può sembrare una scelta egoistica, ma lo rifarei anche adesso.
Oggi è un bambino sereno, allegro, intelligente. Il nonno è una figura maschile positiva che gioca spesso con lui e il clima in cui vive è tranquillo.
Fino ad ora l'assenza della figura paterna aveva generato solo qualche domanda e la mia risposta "anche tu hai un papà ma è lontano" gli era bastata. Ora invece mi fa domande sempre più insistenti... Vuole sapere dov’è, come è fatto, perché non torna.
Mi si stringe il cuore e non so bene cosa dire. Tra pochi giorni a scuola sarà la festa del papà… Esiste un modo non troppo triste per raccontargli la verità dura che lui un papà non lo vedrà mai?
P.S. vorrei tanto preoccuparmi anche io esclusivamente di tosse e raffreddore…

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Cara signora stia serena: io non giudico mai! Mai.

Dunque abbiamo un bel bambino intelligente e una bella mamma che lo ama con immensa delicatezza. Mi sembra un bellissimo quadro!

Sono arrivate delle domande. Servono delle risposte. Che dobbiamo dire?
Ai bambini si deve dire sempre la verità!

Il punto è: ma che colore ha questa verità? E’ bianca o nera?
Chi me lo dice?

Il suo piccolo non ha un dolore particolare per non avere un papà, la sua è una legittima curiosità!

“Mamma perché io non ho un papà?”
“Perché il tuo papà è andato via prima che tu nascessi” Punto.

E’ una cosa br**ta? Devo preoccuparmi?

La lettura emotiva di questa frase non sta nelle parole ma nella comunicazione non verbale che la mamma veicola con queste parole.

E’ un fatto di cronaca distante, che non scalfisce la serenità della sua vita, o una scoperta angosciante che è improvvisamente venuta alla luce?

“Perché è andato via papà?”
“Perché non voleva bene alla tua mamma”. Punto.

Queste parole possono rispondere ad un bisogno di conoscenza, ma anche ad una richiesta emotiva.
Nel suo bambino sereno, che chiede perché vuole sapere, siamo al bisogno di conoscenza.
Il bisogno di sentire la certezza di una base sicura affidabile che non lo lascerà mai ora è soddisfatto dalla sua mamma.

Verrà il tempo in cui affronterà la sua storia in modo critico e trarrà le sue conclusioni. Lo farà da solo, elaborando la sua esperienza di bambino molto amato e difeso fin dal suo concepimento, ma rifiutato dal suo papà.

Scriverà la sua lettera per la festa del papà. Non su un foglio, ma nel cuore.
Quello che scriverà lo aiuterà ad essere lui stesso un vero papà.

--

Ora il problema da gestire non è il “cosa dire”, ma il disagio della mamma che mi scrive un “la prego di non giudicarmi…” e si giudica per una “scelta egoistica… ecc.”.

Quello che vedo io nella storia (anche se non la conosco) è una scudisciata in faccia ad una ragazza innamorata e tradita che fortunatamente è finita bene grazie alla forza dell’amore immenso per questo bambino!

Il bruciore di quella scudisciata probabilmente è ancora lì e allora io credo che sia venuto il momento di guarire per sempre da quella ferita!

Come?

Liberandosi del peso dello zaino dei mille giudizi di un passato che continua a far male e guardando avanti serena e libera, senza più cose da nascondere!

Felice e orgogliosa della sua maternità che è stata ed è la grande vittoria dell’amore. Una fioritura rigogliosa di mille stupendi colori su un deserto che non c'è più.

Forse il rispondere al suo bambino le farà bene.

Indirizzo

Via Salvatore Ferrara 15
Naples
80124

Sito Web

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