Dott.ssa Sabrina Esposito Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Sabrina Esposito Psicologa-Psicoterapeuta “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi” Proust

🎄 Il Grinch non odiava il Natale.La verità è che non sopportava tutto ciò che ci gira intorno:i sorrisi di circostanza, ...
07/12/2025

🎄 Il Grinch non odiava il Natale.
La verità è che non sopportava tutto ciò che ci gira intorno:
i sorrisi di circostanza, le parole dette solo perché “si usa”,
le foto perfette che cercano di raccontare emozioni che non sempre esistono davvero.

Non era allergico alle luci.
Era allergico alla finzione.

Guardava le persone correre tra regali, appuntamenti, auguri in serie,
e si chiedeva perché aspettiamo dicembre per essere gentili.
Perché abbiamo bisogno di una festa per dire “ti penso”.
Perché riempiamo le tavole, ma spesso dimentichiamo di riempire le relazioni.

Il Grinch non odiava il Natale.
Odiava l’ipocrisia della gente:
quella che predica bontà ma non ascolta,
che dice “famiglia” e poi non trova tempo durante l’anno,
che parla di amore mentre guarda solo ciò che luccica.

Forse non era cattivo.
Forse era solo stanco di un mondo che brilla fuori e resta spento dentro.
Forse cercava un Natale autentico, semplice, umano.
Un Natale fatto di parole sincere, di gesti spontanei,
di presenze che non hanno bisogno di essere mostrate per valere.

Il Grinch non odiava il Natale.
Odiava tutto ciò che lo rendeva finto.
E, diciamolo…
è difficile non capirlo.

23/11/2025
01/08/2025

CONTRO L’ABUSO DELLA PSICOTERAPIA
Giuseppe Raniolo

La psicoterapia è un atto di cura: silenzioso, complesso, trasformativo. Implica rispetto per la soggettività e per i tempi della psiche. Ma oggi questo spazio “sacro” è spesso travolto da logiche di mercato, potere, narcisismo e spettacolo. Occorre ricordare cosa la psicoterapia è e cosa non deve mai diventare.
1. Non è una merce.
Quando è confezionata come prodotto, venduta con slogan, pacchetti o “risultati garantiti”, la psicoterapia perde la sua anima. La cura non è consumo: non si misura in efficienza né in stelle su una piattaforma.
2. Non è una chiesa.
Le scuole che si chiudono in dogmi e carismi tradiscono il pensiero clinico. La clinica viva non ripete formule: interroga, ascolta, si trasforma.
3. Non è esercizio di potere.
Chi cura non domina, accompagna. Non offre soluzioni preconfezionate, ma sostiene la soggettivazione. Ogni sfruttamento, anche sottile, è abuso.
4. Non è un surrogato affettivo.
La relazione terapeutica non sostituisce legami mancati: li elabora. Se resta nella fusione idealizzante, produce dipendenza, non libertà.
5. Non conferma l’Io: lo interroga.
La psicoterapia non adatta, non potenzia. Non promette benessere o successo, ma consente di abitare la propria verità, anche scomoda.
6. Non è uno spettacolo.
La narrazione clinica non è materiale da brand. Esibire il dolore altrui o il proprio ruolo di “guaritore” è una violazione etica.
7. Non deve servire il dominio.
La cura psichica non normalizza, non addomestica. Interroga i codici del potere, non li conferma.
8. Richiede pensiero e formazione continua.
Non basta un titolo. Serve un percorso personale, una supervisione costante, una responsabilità etica attiva.
9. È sempre un atto etico.
Curare è sostenere il soggetto, non la prestazione. È tollerare il silenzio, custodire l’invisibile, resistere alla semplificazione.

Chi cura deve proteggere il confine tra parola e potere, tra incontro e invasione, tra cura e dominio.

"In questo capitolo la protagonista Riley entra nella fase dell’adolescenza: alle emozioni che erano già presenti - gioi...
26/06/2024

"In questo capitolo la protagonista Riley entra nella fase dell’adolescenza: alle emozioni che erano già presenti - gioia, rabbia, tristezza, paura e disgusto - si aggiungono l’imbarazzo, l’ansia, l’invidia e la noia.

Come spiegato dalla Dott. ssa Stefania Andreoli, che ha partecipato al comitato scientifico per la realizzazione della versione italiana del film, queste sono le emozioni secondarie. Al contrario di quelle primarie, che si sviluppano spontaneamente nei bambini, quelle secondarie derivano dal nostro rapporto col mondo e sono culturalmente apprese, e tramite loro in Inside Out 2 viene raccontata la complessità dei cambiamenti che caratterizzano la crescita.
Grazie a questo film è più facile immaginare il mondo delle emozioni perché la rappresentazione animata le rende meno astratte."

[Fonte Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi]

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