18/01/2026
📅In questi giorni, complice anche il lancio della nuova👩 🎧Barbie autistica della Mattel (che, letteralmente tra parentesi, non mi convince proprio...) siamo tornat* a interrogarci su cosa possa favorire il nostro percorso verso una mentalità e, di conseguenza, verso delle condizioni, concretamente, inclusive. Non credo ci sia una risposta semplice. 👩🏾🏫
Da un lato è frustrante accettare che "dobbiamo diventare capaci" di pensare che possano esserci esigenze diverse da quelle della maggioranza, che ci sia ancora bisogno di questo "upgrade" ⏫️.
📚Occupandomi prevalentemente di studio, di clinica e di psicoterapia, penso che un elemento importante sia la prospettiva da cui interpretiamo i fenomeni. 🔎
Dovremmo recuperare idee basilari, la nostra radice umana.
Pensando all'autismo, tanti comportamenti (sovraccarico sensoriale e reazioni connesse ad esempio) ci apparirebbero così sotto una nuova luce; se tenessimo presente che sono radicati nel corpo, se tenessimo presente che tutti siamo evoluti per rispondere a segnali di minaccia e di sicurezza.
Forse, se tenessimo a mente questo, potremmo avere più chiara la, spesso sottile, differenza tra reazione e sintomo, e sarebbe più evidente quanto questa demarcazione sia stata anche dettata da aspetti normativi e culturali, che forse andrebbero rivisti alla luce delle tante nuove evidenze, restituiti come conoscenze aggiornate, testimoniati, divulgati e applicati come strumenti e buone prassi.