Da tempo immemorabile le conchiglie sono un tesoro misterioso del mare, dalle forme incantevoli, spesso simmetriche, spesso striate e spiraliformi. Il fatto che la conchiglia provenga dagli abissi ne fa il simbolo del regno marino. I loro recessi evocano la spirale sacra, il labirinto e il centro delle cose. E allo stesso tempo né riflettono la strada percorsa, gli stadi della crescita. La vita ma
rina rinchiusa al loro interno allude alla vita nascosta del nostro mondo interiore, che a volte affiora, lasciando il segno nella coscienza, a volte no. Se appoggiamo le conchiglie all’orecchio…
ascoltiamo il rumore del mare, gli eterni flussi e riflussi della vita che lasciano il segno in noi. L’orecchio umano, del resto assomiglia ad una conchiglia: raccoglie le vibrazioni dell’area nella sua cavità esterna, chiamata “conca”, e le dirige, sotto forma di suono, nei passaggi spiraliformi dell’orecchio interno, evocando simbolicamente un ascolto interiore. Ascoltare con l’orecchio interiore significa stare in silenzio, nel “qui ed ora” ed aprirsi alla risonanza della fonte sonora. Se appoggiamo le conchiglie alle labbra…
Possiamo sussurrare parole mai dette finalmente ascoltate al sicuro. Così come le divinità del mare soffiavano al loro interno per placare le onde tumultuose. E la creatura vulnerabile che dimora al suo interno lo sa, porta con sé, ovunque va la sua casa. Il delicato equilibrio tra l’uscire dal guscio e del chiudersi nel proprio guscio è un continuo lavoro tra il graduale e delicato palesarsi al mondo e il ritirarsi in intimità, al riparo e lontano da tutto. Alcuni stralci sono tratti da "Il libro dei simboli" ed.Taschen