Marta Napolitano Psicologa

Marta Napolitano Psicologa Pagina curata dalla Dott.ssa Marta Napolitano Psicologa

La definizione di benessere psicologico per l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) coincide con il concetto di salute, intendendo che l’individuo deve essere capace di sfruttare tutte le sue capacità emozionali e cognitive per districarsi nella quotidianità della vita, costruire relazioni gratificanti con gli altri e gestire i conflitti interni ed esterni.

L’11 ottobre, alla fine di un martedì di lavoro come tanti, i Vigili del Fuoco hanno suonato il campanello del mio appar...
15/12/2022

L’11 ottobre, alla fine di un martedì di lavoro come tanti, i Vigili del Fuoco hanno suonato il campanello del mio appartamento e hanno invitato me e la mia paziente presente a lasciare l’appartamento.
Da quel momento al momento del rientro sono passati 56 giorni.

Non mi soffermerò sul disagio profondo e personale che ho vissuto per questa vicenda, ci vorrebbe un capitolo a parte, quanto piuttosto sulla fatica del simbolismo del potenziale crollo dello spazio destinato alla terapia.

Una stanza. Una stanza che ha mille porte e mille finestre, mille colori e mille arredamenti che sono quelli che ciascuno porta con sè quando ci entra e lascia fluire, racconta, vive, sperimenta.
Molto di più che un mero contenitore, è il luogo sicuro. È casa. È familiare.
E luogo sicuro fa a cazzotti con un’evacuazione per un rischio di crollo.
Simbolicamente è destabilizzante.
Quel luogo riceve un attentato proprio alla sua caratteristica principe: la sicurezza.
Questo vale per ogni paziente a modo proprio ma vale anche per la psicoterapeuta, per me.
Perché in quella stanza ci sono due individui (almeno) e una relazione.
Una folla.

E allora, forse, senza la forza e la potenza della relazione terapeutica sarebbe stato impossibile farcela. Per chi si è dato a quel luogo sicuro e per me.

Ogni paziente, a modo proprio, ha contribuito a costruire ancora, a difendere la sicurezza interna, a offrirsi come riparo e a cercare ancora affidamento.

Grazie, è tempo di tornare nel nostro luogo sicuro. ✨

Il post è dell’anno scorso, oggi confermo e sottoscrivo ogni parola.Affrontare la perdita della stanza di terapia sarebb...
24/11/2022

Il post è dell’anno scorso, oggi confermo e sottoscrivo ogni parola.
Affrontare la perdita della stanza di terapia sarebbe stato molto più difficile di così senza la cura dei miei pazienti.

- Mio piccolo e prezioso studio, ti porto con me ♥️-

———————————————————————-
Nel corso del tempo mi è capitato più volte di raccogliere parole di gratitudine e di affetto sincero da parte dei miei pazienti, ma oggi, più di altre volte, sono io ad essere grata.

Sono grata per molti aspetti a tutte le persone che si accomodano difronte a me. Questo post, nello specifico, nasce da una profonda e intensa sensazione di gratitudine che ho sperimentato durante un colloquio di oggi.

Non è necessario raccontare il fatto, che resta nell’intimità del nostro spazio condiviso, ma è necessario sottolineare quanto la cura sia nella relazione, nello scambio, e nell’umanità.

Una cura che, più spesso di quel che si possa pensare, è reciproca.

Quindi, grazie. ✨

“Benedetti siano gli istanti, i millimetri, e le ombre delle piccole cose.” F.P.

🌸
02/07/2022

🌸

Una delle narrazioni molto diffuse del nostro tempo, veicolata tanto dalla retorica online quanto da televisioni e giornali, è l’idea che la malattia - fisica e mentale - sia un nemico da sconfiggere, e che chi riesce nell’impresa di guarire sia un eroe.
“Sta combattendo la sua guerra”, si sente spesso dire con le migliori intenzioni, rapportandosi alla sofferenza con toni bellici. “Ha sconfitto il suo nemico”, si esulta in caso di guarigione.
Il problema è che questo linguaggio, che può aiutare ad attivare energie altrimenti sopite, ha delle controindicazioni pesantissime: alla lunga può generare un clima devastante in chi affronta un momento difficile, spingendolo a pensarsi come perennemente abitato da un nemico da cui difendersi. Sentirsi sempre con la guerra dentro non aiuta sempre a trovare le risorse psicofisiche per sostenere la quotidianità del dolore.

E chi non riesce a superare velocemente la malattia, di conseguenza, appare a se stesso e agli altri come un perdente, responsabile della propria sconfitta nella guerra contro il male. Come se non bastasse il dolore ad abbattere chi soffre, si aggiunge il carico della sconfitta.

La malattia non va vista come un nemico, quindi, ma neanche necessariamente come un dono, come una retorica melensa e dannosa vorrebbe. La malattia può sì essere un’occasione per fermarsi e capire, ma non va mitizzata così come non va demonizzata; è una condizione anormale dell’organismo, da affrontare con lucidità. Senza vederci necessariamente un nemico o una possibilità, ma un fatto naturale della vita.

Andrea

Dono: “le grandi ruote del mondo, si può dire, girano tutte l’una a spese di qualcun’altra - inesistente l’autarchia iso...
23/12/2021

Dono: “le grandi ruote del mondo, si può dire, girano tutte l’una a spese di qualcun’altra - inesistente l’autarchia isolata. Ma la consapevolezza dell’interdipendenza di queste ruote può tradursi in un superamento della lotta per l’autoaffermazione, stando invece dalla parte di tutti, del bisogno e dell’affermazione di ognuno: il dono è questo.

Il dono, il donare - il dare -, schiude la base della reciprocità, uno scambio respirante, gratuito, che si apre al fuori da noi, fondamentale non solo a Natale o in qualche ricorrenza. Per donare serve coraggio (per questo ci si copre sotto le feste, per non parere stupidi a fare regali senza motivo), ma specie per donare ciò che non si può comprare col denaro, ciò che richiede tempo, energie, sentimento, ciò che davvero ci rende ricchi - e non sempre il dono viene compreso.

Ma nell’istante in cui questo avviene e veramente il dono diventa navicella di reciprocità, di alleanza, di amicizia, di tributo amorevole, è lì che la porta dell’altro si schiude - giusto la brevità di una fessura - e ci fa intendere che cosa l’altro sia, che cosa noi siamo insieme.” (Etimo, una parola al giorno.)

Oggi ho ricevuto un dono, vero. Con un valore simbolico speciale fatto di movimento, ricci da accettare, identificazioni e individuazioni.

Mi sento grata. ✨

L’imperfezionismo.
01/12/2021

L’imperfezionismo.

C'è un concetto molto bello ideato dall'astrologo di Internazionale Rob Brezsny: l'"imperfezionismo". Serve a identificare quel tipo di persone che non si lascia sopraffare dall'ansia del perfezionismo e gode delle anomalie della vita.

Gli imperfezionisti sanno, con Borges, che soltanto insieme al disordine la simmetria trova il suo senso. In altre parole, sanno che "perfetto" significa "chiuso", e cioè "che non lascia spazio" ad altri innesti.
E che, quindi, se vuoi divertirti davvero devi imparare ad accogliere l'imperfezione.

Gli imperfezionisti non escludono affatto la perfezione dalla loro vita. Semplicemente smettono di cercarla nelle azioni e nelle persone. Non costringono più il mondo ad entrare dentro le cornici: accettano che la penna assurda dell'esistenza scriva anche (e soprattutto) fuori dai bordi.

Sentono la perfezione della Vita che si manifesta nella relazione generale tra le infinite imperfezioni dei singoli. Cercano e generano la quadratura degli "errori". Perché, come ha scritto Pascoli ne Il fanciullino: “Come è necessaria l'imperfezione per essere perfetti!”.

“Come stai?” mi chiedi.“Stanca” rispondo. Rispondiamo spesso così. Mi sento, ci sento: siamo adulti, siamo tanti e siamo...
04/11/2021

“Come stai?” mi chiedi.

“Stanca” rispondo. Rispondiamo spesso così. Mi sento, ci sento: siamo adulti, siamo tanti e siamo stanchi tutti quanti.

“Come mai?” mi chiedi. Ma non è la domanda corretta. Non siamo stanchi perché lavoriamo troppo o dormiamo poco o mangiamo male o per carenza di ferro o magnesio. Non è una stanchezza chimica, è esistenziale. Non siamo stanchi per qualcosa. Siamo stanchi di qualcosa.

Io sono stanca dei miei pensieri che escono dal gregge, di non essere un buon cane pastore capace di girargli intorno, arginare, compattare. Perché spesso sono il lupo che minaccia di sbranare le certezze. Sono stanca dei sospesi: la lampadina che devo cambiare da un anno e tre mesi. Devo imbiancare, togliere gli adesivi di Cars dal mobile del salotto, dalle scale, ho ancora mezzo armadio pieno di vecchi vestiti del padre dei miei figli, me ne dovrei disfare, scarpe da calcetto, non ricordo di averlo mai visto giocare. È sempre stato più facile gettar via che sistemare.

Ma ci sono anche gli oggetti che non so buttare. L’oggetto del mio rancore, l’oggetto del desiderio, l’oggetto delle mie angosce, l’oggetto della mia malinconia, l’oggetto dell’invidia, sono un’accumulatrice seriale di piccole ossessioni. Sono stanca degli appelli mancati, quelli che manco io più di tutto, quando non ci sono nel modo giusto, sono stanca di mancare. Sono stanca di aver bisogno di questa stanchezza per sentirmi viva, perché se non sei stanca non hai fatto abbastanza.

Sono stanca perché il vero riposo per me è la soddisfazione del darmi da fare, anzi di fare fatica. Sono stanca e un po’ suonata, ogni tanto ripenso a quando ero più giovane e innamorata, così innamorata da potermi concedere il tormento che costruivamo noi, con dubbi inesistenti. Ancora mi sorprende quanta resistenza si possa fare ad accettare la felicità. Oggi sono stanca della precarietà. Sono stanca del “per ora”, delle mani avanti che sono sempre le mie, della mia incapacità di pensare per assoluti, del senso di allerta che mi abita. Io peroro, tu perori, egli perora… voce del verbo “del doman non c’è certezza”. Ci diciamo che stiamo attraversando un periodo complicato. Una fase. Ma per quanto mi riguarda questo periodo complicato è iniziato quando mia sorella mi rivelò che Nicca Costa era molto più bella di me e non si è mai esaurito. La vita è una fase complicata dell’esistenza. È che la complicazione non è circoscritta e il periodo di cui sopra non si attraversa e via, quando trovi le strisce.

Se tocchi il fondo, immagini di scendere giù, verso un abisso di tristezza, ma poi di picchiare la pianta del piede e risalire rapido. E invece no, ti aspetta la merdosissima maratona nei fondali, anfibi disperati che non siamo altro, con le branchie che fanno contatto coi condotti lacrimali.

“Sei stanca” mi chiedi? Sì, ma per ora il gregge dei pensieri è in salvo, anche stasera il lupo non si è visto arrivare. Sono stanca, siamo stanchi, ma via e pedalare.

Testo di Enrica Tesio

Da sempre le ricorrenze hanno per me valore, un peso specifico talmente grande che difficilmente ne dimentico qualcuna. ...
15/10/2021

Da sempre le ricorrenze hanno per me valore, un peso specifico talmente grande che difficilmente ne dimentico qualcuna.
Ancor prima dei ricordi di Facebook, nello specifico ieri, pensavo a questa ricorrenza: 7 anni fa la legge mi riconosceva abilitata all’esercizio della professione di psicologo, era un momento difficile, un momento di grande dolore, di perdita, di smarrimento. Mentre la legge diceva che potevo riconoscermi come psicologa, io facevo la cameriera.
E ho fatto, come tanti, altri lavori precedenti o contemporanei all’avvio della professione.

Solo quando ho raggiunto quella “meta” ho capito che non avevo capito.
La meta era continuare, ogni giorno, a credere di potercela fare, di sentire che la strada era giusta, che le “deviazioni” che qualcuno mi suggeriva di guardare e di intraprendere, non erano occasioni a cui rinunciavo (o lo erano ma solo in parte) ma erano distrazioni dalla mia meta.

Non mi sono distratta, anche se ho pianto, mi sono avvilita, mi sono sentita inadeguata, ho avuto paura, ho detto “basta, ora non ce la faccio più, mollo tutto”, anche se le uscite erano più delle entrate e l’inversione di rotta sembrava lontanissima.

Continuo a non distrarmi, e quindi a coltivare il raggiungimento della “meta”ma oggi non faccio altri lavori, le entrate sono più delle uscite, a volte ho ancora paura, mi metto in discussione senza mettermi in dubbio.

La meta la raggiungo ogni volta che continuo a muovermi verso la meta stessa, un movimento che non è mai uguale a se stesso, se non nella sua direzione e nella sua etica.

Alle neo-abilitazioni quotidiane, di ciascuno di noi.

Nel corso del tempo mi è capitato più volte di raccogliere parole di gratitudine e di affetto sincero da parte dei miei ...
30/09/2021

Nel corso del tempo mi è capitato più volte di raccogliere parole di gratitudine e di affetto sincero da parte dei miei pazienti, ma oggi, più di altre volte, sono io ad essere grata.

Sono grata per molti aspetti a tutte le persone che si accomodano difronte a me. Questo post, nello specifico, nasce da una profonda e intensa sensazione di gratitudine che ho sperimentato durante un colloquio di oggi.

Non è necessario raccontare il fatto, che resta nell’intimità del nostro spazio condiviso, ma è necessario sottolineare quanto la cura sia nella relazione, nello scambio, e nell’umanità.

Una cura che, più spesso di quel che si possa pensare, è reciproca.

Quindi, grazie. ✨

“Benedetti siano gli istanti, i millimetri, e le ombre delle piccole cose.” F.P.

È già successo che chiudere un percorso mi abbia fortemente scosso, si è ripetuto oggi. E anche attraverso questo post d...
27/07/2021

È già successo che chiudere un percorso mi abbia fortemente scosso, si è ripetuto oggi.

E anche attraverso questo post dedicato cerco di elaborare le emozioni che mi accompagnano.

Mi rivolgo direttamente a te, S., alla ragazzina che ho conosciuto in un caldo giugno 2018 e che saluto come giovane donna piena di vita e progetti.

Ti sono grata perchè ti sei fidata e affidata, perché hai messo in discussione le tue convinzioni che rasentavano la rigidità, perché mi hai fatto rincontrare alcuni aspetti di me adolescente, ho riconosciuto il tormento ma anche la speranza viva.
Ti sono grata perché siamo cresciute in due, insieme.
Con un andamento incostante che ha caratterizzato la nostra relazione, e su cui ho dovuto riflettere e lavorare con non poca frustrazione, ma ci siamo accompagnate con rispetto e attenzione reciproca.

Ho sentito nitidamente che era tempo di saluti e lo sapevi anche tu.

“Non mi sembra vero” hai detto mentre guardavi ogni angolo della stanza, mi hai commossa profondamente.

So che ora le redini le tieni forte, e puoi cavalcare ancora meglio e rimetterti in sella, da sola. ✨

Qualche giorno fa è stato il mio compleanno e tra l’amore e le attenzioni delle persone care, ho ricevuto anche le stamp...
23/06/2021

Qualche giorno fa è stato il mio compleanno e tra l’amore e le attenzioni delle persone care, ho ricevuto anche le stampe di queste meraviglie. (Resto vaga perché sarebbe improprio definirle).
L’autore è e dubito abbia bisogno di presentazioni, se non lo conoscete, rimediate velocemente.

Una delle due è la mia rappresentazione (esistenziale) preferita.
L’amico e collega che me le ha regalate non credo si aspettasse la scelta di appenderle nel mio studio, invece in pochi giorni sono già stati occasioni di poetiche riflessioni…
grazie! 🌷

Più li guardo più penso che quella parete, difronte al divano, sia il posto perfetto.

E più passa il tempo più confermo che questa piccola stanzetta è proprio il mio studio. Potrei scegliere uno spazio più ampio, sbizzarrirmi con mobilia e arredamento, liberarmi e far liberare i pazienti dalle mascherine offrendo una distanza maggiore, invece il mio studio, il mio posto è proprio questo.

E ho motivo di credere che anche chi entra lo sente.

Sono una “ragazza” fortunata. ✨

Nella vita di ciascuno di noi accadono eventi, incontri, imprevisti che ci possono destabilizzare o far soffrire, ci met...
12/05/2021

Nella vita di ciascuno di noi accadono eventi, incontri, imprevisti che ci possono destabilizzare o far soffrire, ci mettono nella condizione di rivedere i nostri progetti o, a volte, a rinunciare a quelli che credevamo fossero i nostri desideri.

Ma ci possiamo anche stupire e assaggiare la meraviglia e scoprire che i desideri si rigenerano.

Qualche giorno fa, un paziente, dopo mesi di “complicazioni relazionali” mi ha detto: “Lei è stata proprio una grande sorpresa.”

Non avrebbe potuto esprimere meglio anche la mia sensazione nei suoi riguardi.

Ora possiamo partire, i punti di inserimento per le ali ci sono. 🧚‍♀️✨

Indirizzo

Via Giuseppe Orsi 18
Naples
80128

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
Martedì 09:00 - 15:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 14:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00
Sabato 10:00 - 18:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Marta Napolitano Psicologa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare