Dott.ssa Paola Moriondo Psicoterapeuta

Dott.ssa Paola Moriondo Psicoterapeuta Psicologia, Psicanalisi, Antropologia, spunti pedagogici

Con oltre ventanni di esperienza, la dottoressa Paola Moriondo esercita la libera professione a Nichelino. Dedica il suo impegno professionale a migliorare il benessere psicologico di adolescenti, giovani, adulti e coppie, accompagnandoli nei periodi di difficoltà con un sostegno psicologico o con interventi di terapia psicanalitica.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐢̀𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐧𝐞𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 Intelligenza emotiva nei bambini:Secondo molti esperti l’  non è inn...
13/03/2026

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐢̀𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐧𝐞𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢

Intelligenza emotiva nei bambini:

Secondo molti esperti l’ non è innata, ma si può imparare. Come si può insegnare ai a gestire le emozioni? John Gottman, autore di “Intelligenza emotiva per un figlio”, ha messo a punto una guida per aiutare i genitori a diventare dei bravi allenatori emotivi per i loro figli.

Gottman sostiene che un genitore deve saper accettare le negative dei figli, ma non i comportamenti, che sono sbagliati vanno corretti. Questo significa che il genitore deve sempre mettersi nei panni del figlio, gestendo i momenti di crisi con più pazienza, ascoltando tutti i sentimenti del bambino senza minimizzare o deriderlo.

Nella sua guida Gottman spiega come diventare buon allenatori emotivi in 5 passi:

1 - Capire se dietro il comportamento sbagliato c’è un disagio: quando un bambino fa i capricci, piange, è rabbioso o spaventato, il genitore deve sforzarsi di immedesimarsi in lui e capire cosa può aver scatenato quest’emozione.

2 - Considerare il momento di crisi del bambino come un’occasione di crescita: anziché innervosirsi quando il bambino è noioso o rabbioso, il genitore deve pensare a questo momento come un’opportunità per allenare il proprio figlio emotivamente, senza mai ignorare o sminuire le emozioni negative. I bambini, infatti, hanno un profondo bisogno di imparare a capire quello che provano sentendoselo dire dai genitori. È importante, inoltre, che un genitore sia in grado di risolvere i problemi insieme al bambino prima che scoppino.

3 - Ascoltare i sentimenti del bambino senza giudicare o dare soluzioni: quando il bambino vive un momento di crisi il genitore deve sforzarsi di capire quello che prova, evitando critiche e mostrandosi rilassato, ma senza fornire soluzioni.

4- Aiutare il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che prova: aiutare i figli a dare un nome alle emozioni che stanno provando è fondamentale, perché può aiutarli a trasformare una sensazione sgradevole e amorfa in qualcosa di definibile, con confini ben precisi.

5 -Porre dei paletti ai comportamenti sbagliati e aiutare il bambino a trovare la soluzione al problema da solo: è compito dei genitori porre dei limiti a capricci e atteggiamenti scorretti, ma senza mai ledere la dignità del bambino. Ad esempio: “Sei arrabbiato perché la tua amica ti ha preso la bambola, anch’io sarei infuriato, ma non va bene che la picchi. Cosa potresti fare invece?”. Per aiutare un bambino a trovare da solo la soluzione al problema che l’affligge è importante chiedergli che cosa vorrebbe, incoraggiandolo a generare in autonomia le sue idee. [Theyummimum]

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Colui che capiscequando è il momento di combatteree quando non lo è,sarà vittorioso.Sun Tzu - L'arte della guerraSe trov...
12/03/2026

Colui che capisce
quando è il momento di combattere
e quando non lo è,
sarà vittorioso.

Sun Tzu - L'arte della guerra

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𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥 𝐆𝐨𝐥𝐞𝐦𝐚𝐧 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐭𝐞𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐄𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚Servono a ben poco un cervello brillante ed un elevato quoziente...
11/03/2026

𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥 𝐆𝐨𝐥𝐞𝐦𝐚𝐧 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐭𝐞𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐄𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚

Servono a ben poco un cervello brillante ed un elevato quoziente intellettivo se non si comprende l’empatia, se non si leggono le emozioni proprie e degli altri, se si è stranieri per il proprio cuore e apolidi di quella coscienza sociale in cui imparare a connettere, a gestire la paura, ad essere assertivi… L’ è, che lo si voglia o meno, l’autentica chiave per essere felici.

Non vi sorprenderà sapere che al giorno d’oggi il dibattito su cosa sia l’intelligenza sembra non essersi ancora del tutto spento. L’evidenza empirica sostiene, per esempio, l’esistenza del fattore “G” di Spearman, inteso come un fondamento basilare ed essenziale che definisce ogni comportamento intelligente. Esiste anche la teoria triarchica di Robert J. Sternber, così come la nota teoria delle intelligenze multipli di Howard Gardner.

Dove si posiziona, dunque, la così detta “intelligenza emotiva” di Daniel ? In realtà è interessante sapere che quest’idea, questo concetto e quest’essenza è da sempre presente nella storia della psicologia. Il professor Goleman non l’ha formulata, bensì l’ha resa popolare nel 1995 grazie al suo libro Intelligenza Emotiva, che conta più di 5 milioni di copie vendute.

Edward L. Thorndike, per esempio, già nel 1920 definì quella che chiamò “intelligenza sociale”, ovvero l’abilità di base per comprendere e motivare altre persone. David Wechsler, da parte sua, negli anni 40 rese chiaro a tutti che nessun test di intelligenza poteva essere valido se non si teneva conto degli aspetti emozionali. In seguito, lo stesso Howard Gardner avrebbe stabilito le basi dell’idea di settima intelligenza, la cosiddetta intelligenza interpersonale, senz’altro molto simile a quella emotiva.

Nonostante tutto, fu solo nel 1985 che apparve per la prima volta il termine “intelligenza emotiva”, grazie alla tesi di dottorato di Wayne Payne intitolata A Study of Emotion: developing Emotional Intelligence (“Uno studio delle emozioni: sviluppo dell’Intelligenza Emotiva”). Solo 10 anni più tardi, lo psicologo e giornalista nordamericano Daniel Goleman diede inizio ad un fenomeno ancora in voga che ha permesso a tutti noi di scoprire l’enorme potere che le emozioni hanno sulla nostra persona, su quello che facciamo e sul nostro modo di relazionarci.(...)

𝗖𝗼𝘀’𝗲̀ 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗹’𝗜𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗘𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗮?

Questa dimensione risponde ad un modo diverso di comprendere l’intelligenza, che va al di là degli aspetti cognitivi – come la memoria o la capacità di comprendere problemi. Si parla, innanzitutto, della capacità di dirigersi in maniera efficace agli altri esseri umani e a sé stessi, di connettersi con le proprie emozioni, di gestirle, di auto-motivarsi, di frenare gli impulsi, di vincere la frustrazione…

Goleman spiega che il suo approccio all’intelligenza emotiva prevede quattro dimensioni di base:

- La prima è l’ , e fa riferimento alla nostra capacità di comprendere quello che sentiamo e di restare attaccati ai nostri valori, alla nostra essenza.
- Il secondo aspetto è quello dell’auto-motivazione e della nostra abilità di orientarci verso le nostre mete, di recuperare i contrattempi, di gestire lo .
- La terza ha a che vedere con la coscienza sociale e con l’ .
- La quarta dimensione è senz’altro la pietra filosofale dell’Intelligenza Emotiva: la nostra capacità di relazionarci per , raggiungere accordi e creare connessioni positive e rispettose con gli altri.

Nei suoi libri Daniel Goleman ci ricorda la necessità di essere competenti in tutte e quattro le aree. Altrimenti c’è il rischio di ritrovarsi nello scenario classico del capo preparato in Intelligenza Emotiva, ma che è riuscito a raggiungere soltanto il livello di auto-coscienza ed è, quindi, incapace di empatizzare con gli altri, di comprendere mondi diversi dalle proprie necessità e valori. Le quattro aree vanno intese dunque come un tutto.

𝗟’𝗜𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗘𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗮 𝘀𝗶 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮

Sia nel suo libro Intelligenza Emotiva (1995) che in quello Intelligenza Sociale (2006) l’autore ci spiega che parte di questa capacità risiede nella nostra epigenetica. In altre parole, è possibile attivarla o disattivarla a seconda dell’ambiente emotivo e sociale nel quale si cresce e si viene educati.

Tuttavia, e qui risiede l’autentica magia, l’Intelligenza Emotiva risponde a quell’elasticità cerebrale dove qualsiasi stimolo, pratica continuata o apprendimento sistematico porta a dei cambiamenti, costruisce connessioni e nuove aree che incrementano la competenza in ciascuna delle 4 dimensioni segnalate. [lamenteèmeravigliosa]

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Ho le rughe...Mi sono guardata allo specchio e ho scoperto di avere molte rughe, intorno agli occhi, alla bocca, sulla f...
10/03/2026

Ho le rughe...
Mi sono guardata allo specchio e ho scoperto di avere molte rughe, intorno agli occhi, alla bocca, sulla fronte.

Ho le rughe perché ho avuto amici, e abbiamo riso, abbiamo riso tanto, fino alle lacrime.

E ho conosciuto l'amore, che mi ha fatto strizzare gli occhi di gioia.
Ho le rughe perché ho avuto dei figli, e mi sono preoccupata per loro fin dal concepimento, e ho sorriso a ogni loro nuova scoperta e ho passato notti a cullarli.
E poi ho pianto.

Ho pianto per le persone che ho amato e che sono andate via, per poco tempo o per sempre oppure senza sapere il perché.
Ho vegliato, trascorso ore insonni per progetti andati bene, andati male, mai partiti, per la febbre dei bambini, per leggere un libro o fare l’amore.

Ho visto posti splendidi, nuovi, che mi hanno fatto aprire la bocca stupita, e rivisto i posti vecchi, antichi, che mi hanno fatto commuovere.
Dentro a ogni solco sul mio viso, sul mio corpo, si nasconde la mia storia, le emozioni che ho vissuto, la mia bellezza più intima e se cancellassi questo, cancellerei me stessa.

Ogni ruga è un aneddoto della mia vita, un battito del mio cuore, è l’album fotografico dei miei ricordi più importanti.
Marinella Canu

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𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐩𝐨𝐬𝐚 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨?Il cervello si riposa mai? Spesso ci viene consigliato di “spegnere” il  , ovvero di ri...
09/03/2026

𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐩𝐨𝐬𝐚 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨?

Il cervello si riposa mai? Spesso ci viene consigliato di “spegnere” il , ovvero di ridurne l’attività. Tuttavia, anche in condizioni di calma e tranquillità, come nel caso della meditazione o del riposo notturno, questo meraviglioso organo non smette mai di lavorare. C’è da dire che variano, però, gli impulsi elettrici e il modo in cui stabilisce le connessioni tra neuroni.

Ogni organismo vivente è in continuo funzionamento. Le cellule portano a termine costanti cambiamenti metabolici, quindi il termine “riposo” non può certo essere associato agli organi che svolgono funzioni vitali. Se l’attività delle cellule si ferma, queste muoiono. Sulla base di queste premesse, viene spontaneo chiedersi se il cervello si riposa ogni tanto.

Spesso pensiamo di avere il controllo assoluto sul cervello. In qualità di entità che articola i nostri ragionamenti e decisioni e che racchiude desideri o progetti, siamo convinti di poterlo dominare, quando in realtà non è così.

Quando dormiamo, il cervello non dorme, anzi è incredibilmente attivo. Nei periodi di maggiore stress e ansia, la disconnessione che manifesta è maggiore perché non può gestire troppi stimoli. Per questo abbiamo problemi di memoria o confusione. Il cervello è una macchina perfetta che merita di essere studiata a fondo.

Il cervello si riposa mai?

Il cervello ha una funzione vitale, come tutte le cellule vive, i tessuti, gli organi e gli apparati del corpo. Oltre alle semplici funzioni indispensabili per la vita, legate al metabolismo, alla produzione di proteine, al consumo di ossigeno, il cervello ha altri obiettivi.

Ospita i centri di potere dove si articolano la cognizione, la coscienza e tutti i processi inconsci che non possiamo controllare. Il cervello è costantemente occupato, sia nelle fasi di veglia sia nella fase del sonno. Nella fase R.E.M., infatti, gli impulsi elettrici del cervello sono molto intensi.

L’energia oscura il cervello e l’attività inconscia

Neurobiologi come il dottor Marcus E. Raichle, dell’Università Washington di Saint Louis, nel Missouri, ha denominato “energia oscura” quei processi e quelle decisioni che spesso portiamo a termine senza esserne del tutto consapevoli. Ad esempio: stiamo riposando e all’improvviso una mosca si posa sul nostro naso.

In meno di un secondo siamo in grado di allontanare l’insetto con una manata. Non c’è bisogno di pensarci, la risposta è automatica. Il celebre David Eagleman, nel suo libro In incognito: la vita segreta della mente, ci invita a riflettere su un semplice aspetto per sapere se il cervello riposa o meno: se facesse davvero una pausa, smetteremmo di essere tutto quello che siamo. Siamo obbligati, inoltre, ad accettare che effettivamente esiste un lato oscuro di quest’organo, una dimensione velata su cui non abbiamo alcun controllo.

Come diceva Sigmund Freud, il cervello e la mente umana si basano in buona parte su attività e azioni inconsce, quelle che non possiamo controllare.

Il cervello durante il sonno e la compartimentazione delle sinapsi

Sappiamo che il cervello di notte non dorme. Non importa se siamo immersi nel più profondo universo onirico, il nostro cervello rimane sempre incredibilmente attivo. Lavora, però, in modo diverso e “permette” ad alcune cellule di riposarsi. Giulio Tonioni, studioso della coscienza e dei disturbi del sonno presso l’Università di Wisconsin-Madison, ha condotto un’interessante ricerca che ha portato ai seguenti risultati:
Dire che il cervello di notte riposa è un errore a metà. Non lo fa, infatti presenta un’attività elettrica molto intensa. Tuttavia, invia ordini affinché una serie di cellule e zone cerebrali si riposino.

Tale condizione è nota come compartimentazione: si spengono determinate sinapsi che non sono utili durante la notte. Al mattino si riattivano in maniera intensa e salutare.
In base a questo fenomeno, si attivano altre zone che facilitano l’integrazione delle informazioni, le stesse che daranno forma, ad esempio, a parte della nostra memoria a lungo termine.

Il cervello non riposa, ma possiamo aiutarlo a funzionare meglio

Oltre alla domanda in apertura dell’articolo, molti sono curiosi di sapere se è possibile rendere più efficiente il cervello. In questo senso, sappiate che l’iperstimolazione è uno dei peggiori nemici del cervello. La pressione, lo stress, le preoccupazioni costanti, l’utilizzo continuo di dispositivi elettronici hanno un impatto molto serio per la salute cerebrale.

Di conseguenza, l’ideale è favorire quelle attività che arricchiscano il cervello in condizioni di tranquillità e armonia. Alcuni processi ne riequilibrano le funzioni, lo stimolano in maniera positiva e ne potenziano l’efficacia.

Sono le seguenti:
- La meditazione
- Camminare
- Sognare a occhi aperti
- Riposare per 20 minuti
- Svolgere attività piacevoli: leggere, disegnare, passeggiare nella natura, avere conversazioni interessanti.

In conclusione, vi ricordiamo ancora una volta che il cervello non riposa mai. Questo, però, non significa che non dobbiamo farlo noi: seguire una routine, prenderci cura delle nostre emozioni e rispettare i ritmi del sonno è fondamentale per il benessere nostro e del nostro cervello. [La mente è meravigliosa]

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Il cervello è come un muscolo. Quando pensiamo bene, ci sentiamo beneCarl SaganSe trovi interessanti questi contenuti cl...
08/03/2026

Il cervello è come un muscolo.
Quando pensiamo bene, ci sentiamo bene
Carl Sagan

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𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐡𝐚 𝐜𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞 “𝐞𝐫𝐞”: 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐯𝐞𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥’𝐞𝐭𝐚̀ 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐚Il cervello umano non cresce seguend...
07/03/2026

𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐡𝐚 𝐜𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞 “𝐞𝐫𝐞”: 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐯𝐞𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥’𝐞𝐭𝐚̀ 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐚

Il cervello umano non cresce seguendo una linea retta né matura tutto in una volta. Nuove ricerche neuroscientifiche mostrano invece che l’intero arco della vita è scandito da cinque vere e proprie “ere cerebrali”, ciascuna caratterizzata da profonde trasformazioni nella struttura e nel funzionamento delle connessioni neurali. Questa visione rivoluziona l’idea tradizionale secondo cui la maturità arriverebbe intorno ai 20 anni, rivelando un quadro molto più complesso e affascinante.

𝗗𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝟵 𝗮𝗻𝗻𝗶: 𝗹𝗮 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘀𝗮

La prima grande era si estende dalla nascita ai 9 anni. È una fase di crescita esplosiva: la materia grigia si espande, la materia bianca aumenta e le sinapsi si moltiplicano a ritmi vertiginosi. È anche il periodo in cui il cervello compie un processo fondamentale: la cosiddetta “potatura sinaptica”, che elimina le connessioni meno utili per rafforzare e rendere più efficienti quelle più importanti. In questi anni si gettano le basi delle capacità cognitive, linguistiche e sociali che accompagneranno la persona per tutta la vita.

𝗗𝗮𝗶 𝟭𝟬 𝗮𝗶 𝟯𝟮 𝗮𝗻𝗻𝗶: 𝗹’𝗮𝗱𝗼𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗮

Dai 10 anni fino a oltre i 30, il cervello vive una fase che gli scienziati definiscono “adolescenza lunga”. Può sembrare sorprendente, ma secondo i dati questa è una delle fasi più dinamiche e delicate dell’intera vita. Le connessioni neurali continuano a riorganizzarsi, la sostanza bianca cresce e si consolida, migliorano funzioni come il ragionamento astratto, la pianificazione, l’autocontrollo e la capacità decisionale. In questo lunghissimo intervallo si concentrano anche molte vulnerabilità legate agli squilibri emotivi e ai disturbi mentali, proprio perché il cervello è impegnato in un rinnovamento costante.

𝗜𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘁𝗮̀ 𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗮: 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝟯𝟮 𝗮𝗻𝗻𝗶

Il momento di svolta che segna l’ingresso nella vera “età adulta” si colloca attorno ai 32 anni. È qui che la maggior parte delle reti cerebrali raggiunge la stabilità, mostrando un’organizzazione più definita e meno soggetta a cambiamenti repentini. Questo passaggio rappresenta la trasformazione più netta nella traiettoria evolutiva del cervello: è il punto in cui maturano capacità come la gestione degli impulsi, la comprensione profonda delle conseguenze delle azioni e la piena regolazione emotiva.

𝗗𝗮𝗶 𝟯𝟮 𝗮𝗶 𝟲𝟲 𝗮𝗻𝗻𝗶: 𝗹𝗮 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲

L’era dell’età adulta, secondo i ricercatori, è un periodo di equilibrio che dura circa tre decenni. Le caratteristiche strutturali del cervello restano relativamente stabili e le connessioni funzionano in modo efficiente e ben organizzato. Molti tratti della personalità e il livello di intelligenza mostrano in questa fase una grande costanza, mentre l’individuo raggiunge un picco di stabilità mentale e cognitiva. Nonostante ciò, il cervello non smette mai del tutto di adattarsi: continua a modificarsi in risposta alle esperienze, anche se a un ritmo più lento.

𝗜 𝟲𝟲 𝗮𝗻𝗻𝗶: 𝗹’𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗲𝗿𝗲𝗯𝗿𝗮𝗹𝗲

Attorno ai 66 anni inizia una nuova fase: quella dell’invecchiamento iniziale. A questo punto si osserva una diminuzione graduale della materia bianca e un declino progressivo nella qualità delle connessioni neurali. Si tratta di cambiamenti fisiologici che non implicano necessariamente una perdita immediata delle capacità cognitive, ma indicano che il cervello entra in una fase più vulnerabile, sensibile ai fattori legati allo stile di vita, alla salute cardiovascolare e alle stimolazioni mentali.

𝗗𝗼𝗽𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝟴𝟯 𝗮𝗻𝗻𝗶: 𝗹’𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘇𝗮𝘁𝗼

L’ultima era identificata dagli scienziati si colloca intorno agli 83 anni. Qui l’invecchiamento cerebrale diventa più evidente: la connettività tra le regioni cerebrali si riduce ulteriormente e possono comparire più facilmente difficoltà di memoria, rallentamenti cognitivi o disturbi legati all’età avanzata. Tuttavia, anche in questa fase, il cervello mantiene una certa plasticità: apprendere, interagire, allenarsi mentalmente può ancora fare una grande differenza.

𝐔𝐧𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨

Questa nuova visione del cervello umano offre implicazioni importanti. Capire quali sono i periodi più vulnerabili ai disturbi mentali, quando intervenire sulla salute cognitiva e in che modo supportare un invecchiamento attivo permette di agire in modo più consapevole lungo tutto il corso della vita. E, soprattutto, ci invita a ripensare il concetto stesso di maturità: non solo una conquista psicologica o sociale, ma un traguardo biologico che richiede tempo, trasformazioni e un lungo viaggio dentro le connessioni del nostro cervello. [Focustech]

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In ogni cosa ho voglia di arrivaresino alla sostanza.Nel lavoro, cercando la mia strada,nel tumulto del cuore.Sino all'e...
06/03/2026

In ogni cosa ho voglia di arrivare
sino alla sostanza.
Nel lavoro, cercando la mia strada,
nel tumulto del cuore.
Sino all'essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.
Eternamente aggrappandomi al filo
dei destini, degli avvenimenti,
, , ,
effettuare scoperte.
B. Pasternàk

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𝐒𝐢𝐞𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐞? 𝐄𝐜𝐜𝐨 𝟔 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐥𝐨Nessuno è perfetto, ma alcune caratteristiche ci aiutano a man...
05/03/2026

𝐒𝐢𝐞𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐞?
𝐄𝐜𝐜𝐨 𝟔 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐥𝐨

Nessuno è perfetto, ma alcune caratteristiche ci aiutano a mantenere la calma, a crescere a livello personale e a godere di una vita piena. Vi spieghiamo come capire se siete persone mentalmente sane.
Siete persone mentalmente sane? Ecco 6 segnali per capirlo
Molte volte trascorriamo la nostra vita inseguendo la felicità. Aspiriamo a uno stato continuo di gioia e appagamento, qualcosa che è innaturale e quasi impossibile. Invece, potremmo concentrarci sul coltivare la calma, la stabilità e il benessere, caratteristiche che dovrebbero piacervi, se siete persone mentalmente sane.

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Vale la pena dire che la salute mentale non è qualcosa con cui si nasce. Sì, ci sono fattori genetici che possono condizionarci e, come affermato in un articolo pubblicato su Integral Pediatrics, la maggior parte dei disturbi psichiatrici deriva in una certa misura da aspetti genetici.

Tuttavia, questo è solo un punto di partenza. L’ambiente che ci circonda e il lavoro personale che svolgiamo possono fare la differenza (Dempster et al., 2011). Quindi, come fare a capire se siete persone mentalmente sane? State per scoprirlo.

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Chi è la persona mentalmente sana?
Per definizione, una persona mentalmente sana è una persona che gode di buona salute mentale. Cosa significa questo? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), essere sani non significa solo vivere liberi da malattie o infermità, ma godere di uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale.

Parimenti, l’istituzione fa presente che la salute mentale non è definita solo come assenza di condizioni psichiatriche; è anche l’ equilibrio interno e in relazione all’ambiente socioeconomico. In questo modo, l’OMS include aspetti come sviluppare il nostro potenziale individuale, saper affrontare lo stress quotidiano e lavorare in modo produttivo contribuendo alla società.

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Caratteristiche di una persona con una salute mentale sana
Una buona salute mentale si riflette nella qualità dei pensieri, nella gestione delle emozioni e nell’adozione di comportamenti adattivi e appropriati per funzionare bene nella vita quotidiana. Quindi, come fare a capire se siete persone mentalmente sane? Le seguenti sono alcune delle qualità che vi aiutano a capirlo.

1. Autostima e fiducia in se stessi
L’autostima è un aspetto di cui si parla così tanto che potrebbe essere considerato banale, ma in realtà è fondamentale per la salute mentale ed emotiva. Senza questa componente, è difficile rimanere stabili e sentirsi sicuri quando si affronta la quotidianità e si traccia un percorso.

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Una buona autostima implica avere una percezione positiva di noi stessi e provare un forte apprezzamento per ciò che siamo. Ciò include l’ascolto, il rispetto e la priorità reciproca ogni volta che è necessario, oltre ad essere compassionevoli verso se stessi e costruire la fiducia necessaria per vedersi l’un l’altro nei momenti difficili e andare avanti.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Interdisciplinary, l’autostima è un importante fattore protettivo per la salute mentale; infatti, è uno dei principali elementi di differenziazione tra la popolazione clinica e la popolazione generale.

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2. Flessibilità psicologica
Gran parte dell’essere una persona mentalmente sana è adattarsi alle mutevoli situazioni della vita. Ed è che è facile sentirsi felici e calmi quando tutto va bene, ma è essenziale rimanere calmi e stabili in caso di avversità. La flessibilità cognitiva è la capacità che ci consente di raggiungere questo obiettivo, poiché contribuisce ai seguenti aspetti:

Avere una mente aperta.
Accetta i cambiamenti senza sentirti troppo frustrato.
Trova modi efficaci per rispondere alle sfide e risolvere i problemi.
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Infatti, è stato dimostrato che questa capacità ci rende meno inclini a soffrire di disturbi mentali come la depressione e più propensi a sviluppare e praticare la resilienza (Soltani et al., 2013).

3. Intelligenza emotiva
Una persona con una buona salute mentale ha un’elevata intelligenza emotiva. In altre parole, sa identificare ciò che sente e ha imparato a regolare le sue emozioni. Ciò significa che non viene dirottato da stati molto intensi e che non reagisce automaticamente quando appare un’emozione.

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Invece, sii consapevole di te stesso e applica strategie per modulare o gestire quelle emozioni in modo sano e produttivo. Inoltre, è in grado di eseguire gli stessi processi quando si relaziona con altre persone; cioè può capire cosa provano e di cosa hanno bisogno e sa come agire di conseguenza.

Ciò ha un vantaggio importante poiché, come suggerito da una meta-analisi condivisa in Personality and Individual Differences, l’intelligenza emotiva è positivamente associata alla salute mentale e psicosomatica.

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4. Lavoro interno
Nella maggior parte dei casi, le persone mentalmente sane lavorano su se stesse. È possibile che, a causa di fattori come l’educazione o le esperienze di crescita, abbiano già un buon background e una serie di competenze acquisite. Tuttavia, lavorare su se stessi è fondamentale per evolversi, conoscersi meglio e non essere in balia degli eventi.

5. Cura di sé
Un altro elemento molto caratteristico di queste persone è la consapevolezza dell’importanza della cura di sé. In altre parole, sanno dare priorità e organizzare il proprio tempo per dare spazio al lavoro, sviluppare buone abitudini e prendersi cura dei propri rapporti umani. In qualche modo, cercano e creano un equilibrio nelle diverse aree della loro vita.

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6. Buone capacità comunicative
Potete capire se siete persone mentalmente sane analizzando le vostre relazioni, ottimi specchi del nostro stato interno. Se siamo feriti, danneggiati o non lavoriamo dentro, è facile che qualsiasi commento o azione degli altri scateni emozioni intense e negative, reagiamo impulsivamente e danneggiamo gli altri o permettiamo a noi stessi di essere danneggiati.

Uno studio pubblicato su Procedia-Social and Behavioral Sciences indica che avere buone capacità comunicative e saper dire “no” in modo assertivo sono aspetti che si correlano favorevolmente con una buona salute mentale.

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Come rimanere tali, se già siete persone mentalmente sane?
La salute mentale non è un aspetto immutabile e varia a seconda delle circostanze. Per questo è importante sapere quali pratiche aiutano a coltivare quel benessere psicologico e sociale fin dall’inizio o a mantenerlo nel tempo. Di seguito alcuni suggerimenti in merito:

Prendetevi cura del vostro dialogo interno. Cercate di parlare a voi stessi con parole di affetto, incoraggiamento e compassione; Evitate di criticarvi e giudicarvi.
Lavorate sull’accettazione e sulla non resistenza ai cambiamenti. Trovate una lezione in ogni esperienza avversa e sviluppate la resilienza.
Restare in azione. Questa è la chiave per una personalità mentalmente forte, poiché significa avere la determinazione e la motivazione per perseguire con i propri obiettivi.
Imparare ad ascoltare se stessi. Leggete i segnali e le sensazioni del vostro corpo per sapere cosa sentite e di cosa avete bisogno in ogni momento. Il silenzio e scrivere un diario collaborano a questo obiettivo.
Coltivate legami positivi e significativi con altre persone. Imparate a stabilire dei limiti, ad esprimervi in modo chiaro e rispettoso e a selezionare con cura coloro di cui vi circondate.
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Una persona mentalmente sana può essere il risultato della psicoterapia
Infine, va notato che una buona salute mentale non è il risultato del caso o della fortuna. C’è lavoro dietro, abitudini e competenze da coltivare. E, in molti casi, quello stato di benessere è il prodotto della psicoterapia.

Questo può essere il punto di partenza per guarire o sviluppare strategie efficaci; è anche un grande aiuto per chi, in certi momenti, ha bisogno di un sostegno extra senza soffrire di un disturbo.

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Insomma, la salute mentale va esercitata e curata quotidianamente, proprio come la salute fisica. È sempre un buon momento per iniziare ad attuare alcuni cambiamenti positivi in questo senso.

La vostra visione diventerà chiara solo quando guarderete nel vostro cuore. Chi guarda all'esterno, sogna. Chi guarda al...
04/03/2026

La vostra visione diventerà chiara
solo quando guarderete nel vostro cuore.
Chi guarda all'esterno, sogna.
Chi guarda all'interno, apre gli occhi.
Carl Gustav Jung

# ̀virtuale

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𝐋'𝐞𝐬𝐚𝐮𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐈oLa teoria dell'  è molto simile all'esaurimento fisico, ma si associa alla mente.𝗧𝗲𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗲𝘀𝗮𝘂𝗿𝗶...
03/03/2026

𝐋'𝐞𝐬𝐚𝐮𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐈o

La teoria dell' è molto simile all'esaurimento fisico, ma si associa alla mente.

𝗧𝗲𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗲𝘀𝗮𝘂𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗜𝗼: 𝗰𝗼𝘀'𝗲̀?

Quando siamo così stanchi da non poter controllare le nostre emozioni, significa che abbiamo perso tutte le nostre abilità sociali? Non si arriva a questa condizione in modo così drastico, ma in parte è anche vero l’opposto e questo è quanto sostenuto dalla teoria dell’esaurimento dell’Io.

Nel caso non ve ne foste accorti, dopo un litigio, la fine di una storia o un periodo di forte , prendere delle decisioni diventa difficile, e così portare a termine qualunque compito, essere gentili e persino educati. Tutto questo non dura per sempre, ma può durare di più o di meno in base al tempo di esposizione a una determinata situazione.

Ed è questo aspetto che diversi psicologi si sono impegnati a studiare: il motivo per cui si verificano questi fatti in specifiche circostanze; tutto questo ha dato origine a una teoria interessante, che spiega perché si verificano questi eventi. L’aspetto più affascinante è che quando scopriamo il perché siamo anche un po’ più vicini alla soluzione.

𝗜𝗻 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝘁𝗲𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘀𝗮𝘂𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗜𝗼?

Secondo questa teoria, quando una persona affronta un intensissimo deterioramento della propria energia mentale perde la capacità di autoregolarsi per un certo periodo.

Vale a dire che il soggetto in questione non è in grado di controllare del tutto le proprie emozioni, i propri impulsi e, quindi, il proprio comportamento, visto che caratteristiche importanti come la colpa, l’assertività e l’empatia risultano fortemente alterate.

L’ego, ovvero l’io, è quella parte della nostra psiche che deve adattarsi a situazioni esterne. Per questo è così importante che sappia reagire quando insorgono desideri, capricci, tensioni, ecc. Da ciò dipenderà se ci lasceremo travolgere o se sapremo controllarci e gestire le situazioni al meglio.

Ma cosa succede quando a causa della gravità della situazione o della sua durata, l’ego viene represso a livelli estremi? Quando l’Io viene contenuto per molto tempo oppure in un momento estremamente delicato, esauriamo le energie e non riusciamo a dare il meglio di noi.

Accade lo stesso al corpo dopo aver corso una maratona; si sente così affaticato a causa dello sforzo eseguito per un certo arco temporale che persino il più semplice movimento gli costa moltissimo.

Di conseguenza, dopo una fase di esaurimento mentale e psichico, il nostro Io avrà a disposizione meno energie da investire nell’autoregolazione, secondo quanto sostenuto dalla teoria dell’esaurimento dell’Io.

Baumeister e il suo studio esaustivo sulla teoria dell’esaurimento dell’Io
Il primo a sviluppare questa ipotesi è stato Roy Baumeister, rinomato psicologo. Secondo lui, quando l’Io non è in forma come dovrebbe, in quanto ha consumato più risorse di quanto non faccia di solito, la conseguenza diretta è che non può svolgere determinate funzioni, come le seguenti

- Intervenire per modificare i comportamenti nocivi per la persona.
- Prendere decisioni.
- Mettere in atto l’autoregolazione.

Questo significa che il soggetto non si muoverà psicologicamente in modo ottimale, ma non perché non voglia, bensì perché non può, visto che ha consumato parte delle sue risorse, motivo per cui si lascerà andare a capricci, voglie, emozioni, ecc.

𝗧𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗶𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘁𝗲𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘀𝗮𝘂𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗼

Sebbene le conseguenze dell’incapacità di autoregolazione delle emozioni siano piuttosto serie, riprendersi non è difficile ed è possibile in modo relativamente semplice. Bisognerà seguire questi passaggi:

- 𝐴𝑙𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑟𝑒𝑠𝑠.
- 𝑅𝑖𝑝𝑜𝑠𝑎𝑟𝑒.
- 𝐷𝑜𝑟𝑚𝑖𝑟𝑒.
- 𝑅𝑒𝑔𝑎𝑙𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑒𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑛𝑡𝑖.

𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶

Consideriamo l’esaurimento fisico come assolutamente normale, alla pari di riposarci. Provate dunque a far riposare anche il vostro Io per guarire o per prevenire l’esaurimento e per poter risolvere al meglio i problemi della vita quotidiana. Vi sentirete più felici e renderete anche gli altri più felici, mentre le vostre condizioni fisiche e i vostri rapporti miglioreranno notevolmente.

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