20/01/2026
Non tutte le depressioni nascono dal dolore.
Alcune nascono dal buio.
Ogni anno, tra novembre e febbraio, migliaia di persone cominciano a sentirsi diverse da sé stesse.
Non c’è un lutto.
Non c’è una crisi.
Eppure qualcosa si spegne.
Dormono di più ma sono stanche.
Mangiano senza fame o non mangiano affatto.
Si sentono lenti, vuoti, meno interessati alla vita.
E la frase che più spesso pronunciano è:
“Non mi riconosco.”
Questo quadro ha un nome preciso in psichiatria:
Disturbo depressivo a andamento stagionale (Seasonal Affective Disorder – SAD).
Lucia ha 42 anni, insegna, ha una famiglia, una vita normale.
Arriva in ambulatorio a fine novembre.
Non piange.
Non è disperata.
È spenta.
Racconta che ogni anno, più o meno nello stesso periodo, accade la stessa cosa:il corpo diventa pesantela mente rallentala voglia di uscire, di vedere persone, di progettare scompare
il cibo diventa un rifugioil letto un richiamo irresistibile.Non si sente triste.
Si sente svuotata.
Alla valutazione clinica emergono:
umore deflesso
anedonia
ipersonnia
ridotta motivazione
pensieri autosvalutanti
Quando dice:
“Se potessi, dormirei fino a primavera”
la diagnosi è chiara.
Perché succede
La depressione stagionale non è una fragilità caratteriale.
È una alterazione biologica del ritmo luce–cervello.
Quando la luce naturale diminuisce:
aumenta la melatonina (ormone del sonno)
diminuisce la serotonina (stabilità emotiva)
si altera la dopamina (motivazione e piacere)
Il cervello entra in una sorta di letargo chimico.
Il corpo rallenta.
Il pensiero si oscura.
L’emotività si appiattisce.
Non è pigrizia.
Non è mancanza di volontà.
È neurobiologia.
La cura non è “reagire”
A Lucia non viene detto “devi reagire”.
Le viene detto:“Il tuo cervello è in inverno.”
Il trattamento prevede:
esposizione quotidiana alla luce
light therapy
movimento mattutino
regolazione del sonno
supporto psicologico
e, se necessario, una modulazione farmacologica mirata
Dopo alcune settimane, la nebbia si dirada.
Lucia dice:“Non è che la mia vita sia cambiata.Sono tornata io.”
Un messaggio fondamentale
La depressione stagionale non è una debolezza.
È una condizione clinica reale, curabile e prevedibile.
Chi ne soffre non ha perso se stesso.
Sta solo attraversando una stagione senza sole.
E come ogni inverno,anche questo
può finire.