Ausilia Parrinello Psichiatra Catania

Ausilia Parrinello Psichiatra Catania Psichiatra a Nicolosi -Maletto
Medico psichiatra responsabile CTA Villa Letizia
Master in terapia cognitivo-comportamentale.

Master in psicologia investigativa conseguito con la dr.ssa Bruzzone.master sui disturbi alimentari La Dott.ssa Ausilia Parrinello si Laurea in Medicina e Chirurgia, presso l’Università di Catania, il 24/10/1995, con votazione 110/110 e lode, con una Tesi dal titolo “Eventi stressanti e Mania”. Abilitata all’esercizio della professione medica, presso l’Università degli Studi di Catania, I sessione1996. Iscritta all’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Catania dal 04/07/1996
Si specializza in Psichiatria, presso l’Università di Catania, il 23/10/2001, con votazione 70/70 e la lode, con una Tesi dal titolo: “Deficit attentivo nella schizofrenia”
Consegue il dottorato di ricerca in medicina neurovegetativa
presso l’università di Catania nell’aprile 2009. Il suo curriculum vanta di un Master “Approccio cognitivista e biofeedback in psichiatria,psicoterapia e medicina psicosomatica” presso l’ istituto superiore per le scienze cognitive,ALETEIA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOTERAPIA COGNITIVA RICONOSCIUTA DAL MURST di Enna e di un MASTER in terapia integrata e riabilitazione della schizofrenia (Catania, 21 giugno 2000). E' Autrice di numerosi articoli scientifici, pubblicati su riviste nazionali ed internazionali.

Non tutte le depressioni nascono dal dolore.Alcune nascono dal buio.Ogni anno, tra novembre e febbraio, migliaia di pers...
20/01/2026

Non tutte le depressioni nascono dal dolore.

Alcune nascono dal buio.
Ogni anno, tra novembre e febbraio, migliaia di persone cominciano a sentirsi diverse da sé stesse.
Non c’è un lutto.
Non c’è una crisi.
Eppure qualcosa si spegne.
Dormono di più ma sono stanche.
Mangiano senza fame o non mangiano affatto.
Si sentono lenti, vuoti, meno interessati alla vita.
E la frase che più spesso pronunciano è:
“Non mi riconosco.”
Questo quadro ha un nome preciso in psichiatria:
Disturbo depressivo a andamento stagionale (Seasonal Affective Disorder – SAD).
Lucia ha 42 anni, insegna, ha una famiglia, una vita normale.
Arriva in ambulatorio a fine novembre.
Non piange.
Non è disperata.
È spenta.
Racconta che ogni anno, più o meno nello stesso periodo, accade la stessa cosa:il corpo diventa pesantela mente rallentala voglia di uscire, di vedere persone, di progettare scompare
il cibo diventa un rifugioil letto un richiamo irresistibile.Non si sente triste.
Si sente svuotata.
Alla valutazione clinica emergono:
umore deflesso
anedonia
ipersonnia
ridotta motivazione
pensieri autosvalutanti
Quando dice:
“Se potessi, dormirei fino a primavera”
la diagnosi è chiara.
Perché succede
La depressione stagionale non è una fragilità caratteriale.
È una alterazione biologica del ritmo luce–cervello.
Quando la luce naturale diminuisce:
aumenta la melatonina (ormone del sonno)
diminuisce la serotonina (stabilità emotiva)
si altera la dopamina (motivazione e piacere)
Il cervello entra in una sorta di letargo chimico.
Il corpo rallenta.
Il pensiero si oscura.
L’emotività si appiattisce.
Non è pigrizia.
Non è mancanza di volontà.
È neurobiologia.
La cura non è “reagire”
A Lucia non viene detto “devi reagire”.
Le viene detto:“Il tuo cervello è in inverno.”
Il trattamento prevede:
esposizione quotidiana alla luce
light therapy
movimento mattutino
regolazione del sonno
supporto psicologico
e, se necessario, una modulazione farmacologica mirata
Dopo alcune settimane, la nebbia si dirada.
Lucia dice:“Non è che la mia vita sia cambiata.Sono tornata io.”
Un messaggio fondamentale
La depressione stagionale non è una debolezza.
È una condizione clinica reale, curabile e prevedibile.
Chi ne soffre non ha perso se stesso.
Sta solo attraversando una stagione senza sole.
E come ogni inverno,anche questo
può finire.

Dal mio ambulatorio quando la mente chiede ascolto Il disturbo esplosivo intermittente(quando la rabbia arriva prima del...
20/01/2026

Dal mio ambulatorio quando la mente chiede ascolto

Il disturbo esplosivo intermittente
(quando la rabbia arriva prima del pensiero)

Ci sono persone che non sono arrabbiate.
Sono gentili, educate, persino accomodanti.
Poi, all’improvviso, esplodono.
Non per cattiveria.
Non per scelta.
Perché in quel momento il cervello ha premuto invio prima di aprire il documento.
Questo è il Disturbo Esplosivo Intermittente: una condizione in cui la reazione emotiva è sproporzionata rispetto allo stimolo, improvvisa, breve, intensa… e spesso seguita da un profondo senso di colpa.
Cosa succede davvero?
Nel disturbo esplosivo intermittente:
l’amigdala (centralina dell’allarme) si accende come se ci fosse un incendio,
la corteccia prefrontale (quella che dice “aspetta, conta fino a dieci”) arriva in ritardo, il risultato è un comportamento impulsivo, verbale o fisico, non premeditato.
È come se il freno fosse lì, ma… un po’ consumato.

Un caso clinico

M., 42 anni, impiegato modello.
Educato, puntuale, affidabile.
Non beve, non fuma, non ha precedenti.
Arriva in studio perché:
«Dottoressa, io sono una persona tranquilla… però ogni tanto scatto.»
Racconta l’episodio scatenante: la stampante dell’ufficio non stampa.
Non prende fuoco. Non cade. Non esplode.
Semplicemente… non stampa.
Marco urla.
Batte il pugno sulla scrivania.
Lancia una risma di fogli come coriandoli di Carnevale.
Poi si ferma, si siede e dice:
«Non sono io. O almeno… non quello che vorrei essere.»La cosa interessante?
Cinque minuti dopo, Marco è mortificato. Chiede scusa a tutti. Ha gli occhi bassi di chi non capisce cosa gli è successo.
Questo è il disturbo esplosivo intermittente: l’evento scatenante è minimo, la reazione è massima, la consapevolezza arriva dopo.
La chiave clinica (che fa la differenza)
Non è:
bipolarità,
personalità antisociale,
“caratteraccio”.
È un disturbo del controllo degli impulsi.
Chi ne soffre:non pianifica l’aggressività,non trae piacere dall’esplosione,vive l’episodio come qualcosa che gli accade, non che sceglie.
E spesso dice una frase che riconosco subito:«In quel momento mi si è spento il cervello.»Esatto.
O meglio: si è acceso solo quello emotivo.E si cura?Sì.Con:
psicoeducazione (capire cosa succede abbassa già l’intensità),
psicoterapia mirata sull’impulsività e la regolazione emotiva,quando indicato, farmaci che aiutano il cervello a non saltare i passaggi.
La vera terapia, però, è una parola che amo: responsabilità senza colpa.
Non sei colpevole di avere un’esplosione emotiva. Ma sei responsabile di imparare a riconoscerla e gestirla.
Conclusione (da psichiatra e da umana)
Il disturbo esplosivo intermittente non è una mancanza di educazione.
È una mancanza di tempo tra emozione e azione.
Il nostro lavoro è allungare quel tempo.
Anche solo di qualche secondo.
Perché in quei secondi, spesso,nasce la possibilità di scegliere.
E quando una persona riesce a dire:
«Stavo per esplodere… ma mi sono fermato»io, in silenzio, so che sta guarendo.

13/01/2026
LA DEPRESSIONE AGITATA: QUANDO IL DOLORE NON STA FERMOMolti pensano che la depressione sia solo silenzio, letto, buio e ...
09/01/2026

LA DEPRESSIONE AGITATA: QUANDO IL DOLORE NON STA FERMO
Molti pensano che la depressione sia solo silenzio, letto, buio e immobilità.
Non sempre.
A volte la depressione corre.
Si agita.
Trema.
Urla dentro.
Si chiama depressione agitata ed è una delle forme più sofferte e meno riconosciute.
È quella della persona che:
non riesce a stare ferma
cammina avanti e indietro
si gratta, si torce le mani, batte i piedi
non dorme
ha la mente in allarme continuo
sente un’angoscia fisica, nello stomaco, nel petto, nei muscoli
E tutti le dicono: “Ma non sembri depressa.” “Sei nervosa.” “Stai esagerando.”
No.
Sta soffrendo.
Nella depressione agitata il cervello è in tempesta neurochimica: serotonina, noradrenalina, dopamina e cortisolo non lavorano in armonia.
Il risultato è un dolore psichico che diventa tensione del corpo.
È una depressione ad alto rischio, perché: la persona non vuole solo smettere di soffrire… vuole smettere subito.
Come psichiatra vedo spesso questi pazienti arrivare dopo mesi di:
diagnosi sbagliate
antidepressivi che aumentano l’agitazione
benzodiazepine usate per spegnere un incendio che invece richiede un impianto antincendio
La depressione agitata non è ansia.
Non è “carattere”.
Non è debolezza.
È una malattia seria, biologica e psicologica insieme.
E si può curare, ma solo se viene riconosciuta.
Se ti senti: irrequieto, disperato, insonne, teso fino a farti male, con pensieri scuri che non si fermano… non sei “strano”. Potresti essere malato.
E i malati non si giudicano.
Si curano.

Dott.ssa Ausilia Parrinello, psichiatra
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Via Roma, 25
Nicolosi
95030

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