04/01/2026
Lettera aperta ai genitori:
Cari genitori difronte alla tragedia avvenuta in Svizzera, come pediatra e come adulta, sento il bisogno di rivolgermi a voi, non per giudicare ma per richiamare a una responsabilità che non può più essere rimandata.
Dal punto di vista medico sappiamo che il cervello degli adolescenti e dei giovani adulti è ancora in fase di maturazione, in particolare in quelle aree che regolano il senso del pericolo e la capacità di prendere decisioni rapide in situazioni di emergenza. Questo non è un difetto, è fisiologia. Proprio per questo i ragazzi hanno bisogno di adulti che anticipino, spieghino, allenino.
Quando un giovane resta immobile davanti a un incendio, filma, non scappa o non chiede aiuto, non è solo superficialità. È spesso incapacità di riconoscere il pericolo reale, di tradurlo in un’azione immediata. Il corpo va in blocco, la mente cerca uno schermo dietro cui rifugiarsi. Ma questo non può essere normalizzato.
Educare al rischio non significa spaventare, ma rendere consapevoli. Significa spiegare che la vita è preziosa e fragile, e che in alcune circostanze la priorità assoluta è mettersi in salvo e chiedere aiuto, senza mediazioni, senza schermi.
La prevenzione non è solo caschi, cinture o regole. È spiegare che in certe situazioni non si riprende, non si aspetta, non si delega. Si scappa, si aiuta, si chiede soccorso. Subito.
Questa tragedia non deve diventare solo cronaca o indignazione. Deve essere un punto di svolta: torniamo a fare il nostro lavoro di adulti, di genitori, di educatori. Perché i ragazzi non imparano il valore della vita da soli. Glielo insegniamo noi.
Come pediatri possiamo informare e sensibilizzare, ma è nel quotidiano educativo che si costruisce il senso del limite, del pericolo e del valore della vita.
Parlarne con i nostri figli non è allarmismo. È cura
La vostra pediatra ❤️