Dott.ssa Imma Di Laora-psicologa/psicoterapeuta

Dott.ssa Imma Di Laora-psicologa/psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Imma Di Laora-psicologa/psicoterapeuta, Medicina e salute, Via Vivenzio, 7, Nola.

06/10/2022
17/06/2022

"come può una mamma arrivare a tanto?"
"E come può arrivarci un figlio?"
"Dottorè...datemi una risposta!"

Mi dispiace...risposte non ne ho 🥺

È molto difficile che sia il proprio aggressore a dirigersi verso la soluzione...Donna, se sei in difficoltà chiedi aiut...
25/11/2021

È molto difficile che sia il proprio aggressore a dirigersi verso la soluzione...
Donna, se sei in difficoltà chiedi aiuto...abbi il coraggio!

03/10/2021

LA FRETTA DI GUARIRE
Quando stiamo male vorremmo poter guarire subito. Ma se una guarigione immediata fosse una finzione? Occorre imparare a regalarsi il lusso del tempo per guarire.
La nostra è una società veloce, performante, una società che chiede efficienza, competenza, abilità, tutto in poco tempo. Devi correre, devi dimostrare.
E anche quando siamo malati ci aspettiamo lo stesso. Vorremmo guarire subito. Le nostre case sono colme di farmaci per ogni tipo di problema: febbre, cefalea, congiuntivite, dolori muscolari, insonnia, integratori alimentari perché si è troppo giovani o perché si è troppo vecchi.
Le pubblicità stigmatizzano il malessere:
"Hai mal di schiena? Usa un cerotto e riparti subito."
"Hai sintomi influenzali? Non puoi perderti il cinema con la tua amica! Assumi una compressa e stai subito meglio!"
E noi ci siamo abituati, abituati a dover stare subito bene. Allora, quando ci troviamo di fronte a patologie che non si curano velocemente? A vere e proprie malattie che vanno accudite ogni giorno?
O quando il malessere non ha un riscontro fisico? Quando è la tristezza a farci stare male? O la rabbia? O l'ansia? Quando sono le relazioni il problema? O il nostro posto di lavoro? Quando è la gestione dei figli che ci fa sentire impotenti? O la fine del nostro matrimonio?
Anche lì vorremmo che passasse tutto, subito!
Ma non esiste una pillola magica. Perché quel malessere è frutto del nostro modo di reagire alle situazioni della vita. Racconta di noi, lo abbiamo costruito nella nostra crescita. Non in maniera volontaria, no, ma è una nostra creazione e solo noi possiamo guarirlo.
Pensiamo a tutto quello che ci è successo nella vita, alle conquiste ma anche alle sconfitte, alle gioie ed ai dispiaceri, ai sogni realizzati ed a quelli infranti. Ognuno di questi pezzi ci ha permesso di essere quelli che siamo oggi. Ogni giorno, ogni esperienza, ogni conoscenza ed incontro hanno plasmato il nostro modo di essere, il nostro modo di reagire alla vita.
E allora se abbiamo costruito il nostro "essere" in anni, in decenni, perché ci aspettiamo che tutto cambi velocemente?
Anche se sembra difficile, i grandi cambiamenti avvengono nel tempo. La storia ce lo racconta. L'evoluzione, le scoperte, i vaccini. Tutto ha avuto bisogno di tempo.
E anche nella nostra vita c'è un tempo per la sofferenza, un tempo per la consapevolezza, un tempo per il cambiamento e un tempo per il consolidamento. Non lo definirei un processo lungo ma un percorso necessario. La fretta non è amica del buon risultato. Anzi, può portare a delusioni, ad esiti insoddisfacenti.
Pensiamo alla gestazione, a quanto ogni settimana sia importante per la formazione del bimbo, per lo sviluppo degli organi, per la possibilità di adattarsi al mondo, di conoscere, di prepararsi….Lo stesso è per il processo di cambiamento, ogni giorno, ogni settimana è fondamentale, ogni minuscolo movimento traghetta verso una nuova nascita.
Allora permettiamo a noi di prenderci il tempo per stare bene, permettiamoci di non avere fretta, di non aspettarci sempre il tutto e subito ma di coltivare il nostro cambiamento, la nostra guarigione.
La fretta di stare bene è una finzione della nostra società, ma in quanto finzione non porta a risultati reali ma ad artefatti.
Una celebre canzone recita: "lasciare che lo scorrere del tempo renda tutto un po' più chiaro…"(Sono solo Parole, Noemi).
Permettiamoci il lusso di darci un tempo per guarire, un tempo per poter poi stare bene.

30/03/2021

Come gestire le reazioni emotive degli adolescenti? In che modo riuscire a mantenere la calma tra i familiari?
Se il "mestiere" del genitore di per sé è difficile, ai tempi del Coronavirus lo è ancora di più. Questo lungo tempo di convivenza forzata ci fa rendere conto di quanto il concetto contemporaneo di "famiglia" a cui siamo abituati, sia lontanissimo dalla condivisione h24 delle giornate. Molte famiglie, se va bene, trascorrono insieme la sera e parte dei fine settimana, non molto di più. Forse ci stiamo accorgendo di quanto poco ci conosciamo e di quanto occorra riorganizzare, in tempi stretti, gli equilibri relazionali interni al nucleo familiare, se non vogliamo uscire da questa esperienza con il peggior senso di frustrazione. Momenti di sconforto, di paura e di rabbia stanno accompagnando ormai la giornata di tanti genitori e figli. Tutto è cambiato: è stata stravolta la quotidianità e sono state messe in crisi sicurezze date per scontate.
Ad un anno dal primo lockdown, che, tutto sommato, in svariate forme e restrizioni continua ad accompagnarci, nelle famiglie con adolescenti potrebbero essere sorte difficoltà, problemi relazionali e dubbi su come gestirli. Molti adolescenti, come noi adulti, non si aspettavano un isolamento forzato. Si trovano nella condizione in cui il tempo sembra aver perso il suo senso. Il tempo per molti ragazzi è scandito dalla scuola, dalle attività fuori casa e dalle relazioni con i coetanei. Nel momento in cui manca tutto questo, sentono di non avere più punti di riferimento, si sentono persi, talvolta "schiacciati" e impotenti . Alcuni adolescenti negano il problema per eludere la paura legata ad esso, mostrandosi oppositivi, arrabbiati e scontrosi; altri ragazzi, invece, reprimono l'emotività e tendono a isolarsi chiudendosi in camera. Appaiono disinteressati e demotivati.
Come gestire le reazioni emotive degli adolescenti? In che modo riuscire a mantenere la calma tra i familiari?
1. Innanzitutto, fate un bel respiro! Calma! In questo momento più che mai bisogna essere pazienti. Evitate di cedere alle provocazioni innescando cosi liti infinite, che rischiano di appesantire di più la situazione. Tener bene a mente che gli adolescenti spesso esprimono la loro ansia e preoccupazione attraverso l'aggressività. E' importante disinnescare, non fare il braccio di ferro con loro e andargli incontro il più possibile
2. Ascoltiamoli,...può essere interessante e stimolante sfruttare quest'occasione che abbiamo per imparare qualcosa in più sui nostri ragazzi. Rendiamoci disponibili a farci incuriosire dalla musica che ascoltano e dalle serie Tv che li appassionano
3. Aiutiamoli a tirar fuori le emozioni, in particolare la rabbia, la tristezza e la paura
4. Parliamo con loro, condividiamo le nostre emozioni. Condividiamo le nostre esperienze. Questo potrebbe essere un buon momento per cercare le cose che ci accomunano e vorremo condividere con loro. Forse se troviamo qualche punto di contatto in più, sarà poi meno improbabile che anche loro accettino di accogliere le nostre proposte e le nostre regole
5. Non avere aspettative irrealistiche: non bisogna aspettarsi che i figli intuiscano da soli come è meglio comportarsi, ma costruire un dialogo con loro in grado di indirizzarli e aiutarli ad affrontare un momento così delicato. Aiutiamoli ad accedere a fonti di informazione ufficiali attraverso i loro canali preferiti (web, immagini). Questo potrà aiutarli ad essere più consapevoli ed a gestire le loro paure
6. Stabilire tempi e spazi da preservare per ciascuno dividendo le stanze, i tavoli, i pc con cui si lavora o si studia e gli orari in cui ognuno ha diritto a non essere disturbato
Ridefinire le regole, diamo loro compiti in casa adatti alle loro capacità e ai loro talenti all'interno di un programma familiare condiviso
7. Flessibilità, in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo, alcune regole che generalmente venivano applicate, possono venir meno perché l'intera famiglia è in emergenza. Cerchiamo di essere più tolleranti e solidali nei loro confronti. I ragazzi stanno dimostrando di avere tantissime risorse e potenzialità, proprio adesso che hanno più tempo per dedicarlo alla loro interiorità. Diamogli fiducia
Questo "tempo sospeso" può essere occasione per scoprire nuove strategie per stare insieme e nuove risorse sia personali che familiari.

06/02/2021

Ti è mai capitato di avere paura del successo?
Per alcune persone l'eccitazione per il successo può essere una sensazione simile all'ansia...
Ognuno di noi ha le sue complessità e il modo in cui reagiamo alle situazioni e anticipiamo i risultati è basato su fattori fisiologici e psicologici. Questi fattori sono molteplici a tal punto che risulta difficile generalizzare perché personalità diverse possono gestire il successo come il fallimento in modi particolarmente drastici. Per esempio, in pazienti con disturbo post traumatico da stress (dpts) l'eccitazione per il successo richiama allo stesso tipo di "arousal" vissuto durante l'esperienza traumatica.
In poche parole, questi soggetti evitano quelle situazioni che portano all'eccitazione, che li porta a provare di conseguenza ansia circa il successo.
L'altro aspetto da considerare circa la paura del successo riguarda la questione delle "aspettative elevate". Molti di noi sono portati a pensare che la strada verso il successo implichi dei rischi come appunto "avere aspettative elevate" che costituisce una sorta di minaccia implicita come la delusione nel caso in cui quelle aspettative non fossero raggiunte.
Altro fattore è la possibilità di essere stati sottoposti ad una continua violenza verbale, fatta di svalutazioni costanti per buona parte della nostra vita "Sei un fallito", " Non ci riuscirai mai! " "Sei davvero capace ?
Tutti questi vissuti vengono internalizzati a tal punto da indurre in noi la credenza che non siamo meritevoli di successo. Anche chi non ha subito violenza verbale o qualche forma di trauma potrebbe associare il successo a cose spiacevoli come la competizione e l'invidia.
Per avere una relazione sana con il successo e anche la sua parte opposta, ossia il fallimento o la delusione, il primo passo è cominciare a differenziare tra la sensazione di eccitazione e la "reazione traumatica".
Dopo tutto quando esperiamo la paura, il nostro corpo reagisce con un'accelerazione del respiro, del battito cardiaco, aumento della sudorazione e siamo anche più portati ad agire sulla base dell'istinto. Quando siamo entusiasti o eccitati, il corpo non reagisce esattamente allo stesso modo?
Le reazioni fisiologiche allo stress e all'eccitazione sono in realtà molto simili. Di conseguenza, quando viviamo un'esperienza traumatica, come un incidente in auto o l'essere bullizzati a scuola, il nostro corpo associa la paura provata con le sensazioni fisiologiche che sentiamo quando siamo eccitati.
Se abbiamo vissuto esperienze traumatiche, finiamo per evitare tutte quelle situazioni che attivano in noi i ricordi di quelle esperienze di forte terrore. Per questa ragione le vittime del trauma hanno la tendenza ad evitare le emozioni forti e di conseguenza tendono ad evitare il successo stesso...

27/10/2020

ABBIAMO AVUTO, e abbiamo ancora, l'ansia da contagio, quando nelle prime fasi della pandemia i dipartimenti di salute mentale hanno visto aumentare di un terzo le richieste di aiuto, trecentomila persone circa che si sono aggiunte alle novecentomila già presenti. Poi è arrivata l’ansia da reclusione, durante il lockdown, seguita dalla sindrome della capanna, percepita da coloro che, dopo mesi di casa, non erano più in grado di riprendere una vita normale all’esterno.
Oggi quello che preoccupa la Società italiana di psichiatria (Sip) è una nuova forma di ansia, cosiddetta 'da limbo': una situazione di 'sospensione’, di 'stasi' che, nell'era del Covid, sta cominciando ad abbracciare un numero elevato di persone.
C'è chi aspetta di fare il test e chi freme per avere il risultato, chi è malato e vive da mesi un’alternanza sfiancante di alti e bassi, chi conta i giorni della quarantena o dell’isolamento fiduciario. L’ansia da limbo è un disagio che si inquadra tra gli effetti psichici indiretti del Covid-19 ma non è un’ansia generalizzata, bensì specifica che nasce dalla sospensione della propria vita.
È uno spicchio separato della più conosciuta ansia 'anticipatoria', collegata alla singola malattia: l'attesa del referto, delle indagini successive, della terapia. Ma assume forme diverse a causa del clamore mediatico, della mancanza di un trattamento specifico per affrontare il Covid, dell’assenza di un vaccino. L’ansia da limbo porta a una sospensione più dilatata del tempo, a reazioni emotive che sfociano nella rinuncia o nell’aggressività. Nel primo caso, il ‘non agire’ può condurre alla depressione, nel secondo caso a reazioni di insofferenza, come violare le regole, la quarantena, fino ad arrivare a forme più violente. Chi ne soffre ha disturbi del sonno, di concentrazione, avverte una sensazione di costante spaesamento.
Cosa fare allora?
Mantenere le proprie abitudini nel rispetto delle regole sanitarie, seguire un'alimentazione sana, fare esercizi di rilassamento, leggere e ascoltare musica. Gli strumenti social sono utili per scongiurare isolamento o solitudine, ma alla base di tutto un progetto collettivo, come la prevenzione personale e altrui, potrebbe essere l’antidoto giusto!

06/09/2020

Grazie al Servizio Bergamasco Neuropsicologia per aver pubblicato questo bellissimo post sul corpo.

STORIA QUALSIASI DI UN CORPO

Grazie corpo.

Per aver sopportato il freddo e il caldo.
Per aver retto alle lunghe camminate senza cedere. Grazie anche perché un tempo hai saputo rigenerare irrispettose bruciature e scottature e accettare scelte alimentari discutibili.

Ma soprattutto ti ringrazio per aver fatto finta di non sentire gli insulti che ti ho mandato e le innumerevoli preghiere di essere diverso da come sei.

Grazie anche per non aver ceduto quando c'era il rischio di danneggiarti per un capriccio e quando ho pensato che sarebbe stato meglio che fossi come il corpo di qualcun altro.

Grazie per aver retto al rifiuto e al rinnego e per aver aspettato paziente il giorno in cui sono diventata capace di vederti sotto un'altra luce.

C'è voluto un po', lo ammetto, a capire che non esistono categorie, né sacrifici e che la bellezza risiede nelle profondità dello stare bene.

Ma poi ho iniziato ad amarti e coccolarti, a vivere con te e non "per te" o "nonostante te".

Potevi ribellarti il giorno in cui ho finalmente capito che sei già perfetto per la tua unicità.

Ma tu no, in quel momento hai preferito splendere ancora di più e mostrare la pelle liscia e i nervi distesi di chi non solo si accetta, bensì si ama.

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Seguite la pagina del Servizio Bergamasco Neuropsicologia

07/08/2020

"Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce se stesso", Erich Fromm.

Ci sono parti di noi che tendiamo a non mostrare agli altri. Possono essere pensieri, opinioni, orientamento sessuale/politico/religioso, eventi accaduti o emozioni che nascondiamo per diverse ragioni. Forse per timore di essere giudicati sbagliati e ve**re esclusi o feriti. Forse perché se le rivelassimo potremmo deludere le aspettative delle persone che amiamo. Forse perché il solo pensiero di metterle in luce ci può far sentire vulnerabili e fragili. Forse perché pensiamo che gli altri non capirebbero. Che succede se mi smaschero e rivelo a tutti il mio segreto? E che succede se non lo faccio? Queste nostre parti nascoste possono spingerci a rimanere in allerta: sempre attenti a quello che diciamo o non diciamo e sempre intenti a monitorare atteggiamenti che non devono rivelare ciò che desideriamo tenere segreto. Diventa molto difficile però sostenere questa fatica, non credi? Esprimere la nostra identità può diventare a lungo termine un nostro punto di forza: comprendere meglio noi stessi ci permette di avere un maggior controllo sui nostri comportamenti, può farci sentire più soddisfatti, meno ansiosi. Un altro effetto collaterale dell'autenticità è il senso di libertà che possiamo provare nel chiedere e ricevere più supporto dalle persone importanti per noi.
Tuttavia, mettere in mostra la nostra identità non rappresenta una ricetta in grado di impedire agli eventi dolorosi di presentarsi; nessuno possiede strategie difensive per questi avvenimenti. Il dolore, infatti, fa parte della natura animale, è sempre presente: a tutti capiterà di sperimentare frustrazioni, delusioni, rifiuti da parte degli altri, un fallimento e la perdita di una persona cara. Tali accadimenti portano con sé emozioni spiacevoli che ci portano a percepire la sofferenza. A volte sono così dirompenti che ci mettono nelle condizioni di desiderare la loro scomparsa. Possiamo in questi casi sentire il bisogno di connetterci ai nostri veri bisogni, quelli che possiamo trovare se ci concediamo di ascoltare anche le nostre parti nascoste chissà che non siano proprio loro a saperci ve**re in soccorso.

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Nola
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